Time of Eve è un brevissimo anime ideato, scritto e diretto da Yasuhiro Yoshiura. Iniziato nel 2008 ed appartenente alla sparuta produzione degli ONA (Original Net Animation),la sua diffusione è quindi avvenuta primariamente attraverso lo streaming in Rete, coprendo molte aree del globo. In seguito la serie, i cui episodi hanno una durata variabile dai 16 minuti fino agli oltre 20 dell' ultimo, è stata raccolta in un singolo DVD. Mentre si attendono conferme per quel che riguarda una seconda stagione, è certo che nella primavera del 2010 Time of Eve verrà proiettato in Giappone come film cinematografico ed includerà delle scene inedite.
Evidentemente si tratta di un progetto che per i vari contenuti ha saputo attirare verso di sè un' attenzione non indifferente; in effetti, tralasciando il discorso sul medium utilizzato per trasmetterlo ed il fatto che sia l' opera di un outsider, solo in apparenza è un anime particolare. In realtà, a guardare bene cosa vuole comunicare Time of Eve, sono le sue spontaneità della narrazione e genuinità dei temi, unite ad un buon uso della grafica 3D, ad affascinare.
In un non tanto ipotetico futuro umani e sempre più perfezionati androidi convivono in una quotidianità dove i secondi, impostati secondo le famose tre leggi della robotica scritte da Isaac Asimov, assistono i primi per quel che riguarda le loro necessità di vita; data la notevole somiglianza estetica tra i due tipi ed al fine di distinguere gli uni dagli altri, gli androidi sono obbligati ad esporre un' aureola elettronica sopra al proprio capo.
Col tempo gli androidi hanno sviluppano dei comportamenti singolari, non predefiniti e perciò non espliciamente previsti dalle varie leggi con le quali sono stati programmati, atti a soddisfare al meglio tanto le necessità pratiche dei relativi proprietari quanto a corrispondere i loro sentimenti e pulsioni fisiche (comunque delle anomalie secondo una certa morale sociale) che gli dimostrano. Purtroppo per loro, non sono molto abili nel mantenere segreta questa loro evoluzione e qualcuno se ne sta accorgendo.
In un paese, il Giappone, che sta investendo molto nella costruzione di automi e nello sviluppo dell' intelligenza artificiale, la questione ha assunto un taglio tutt' altro che retorico e ciò si riflette anche nell' immaginario artistico; nello specifico dell' anime la problematica di un' eventuale autosufficienza di soggetti artificiali non è bilanciata dall' esito di un' indagine diretta alla scoperta della provenienza di libero arbitrio, sentimenti, anima ed adattamento, e forse non ha importanza: potrebbe semplicemente trattarsi di un fattore che accumuna qualsiasi specie e, all' insaputa del loro creatore, sorprendentemente anche quelle artificiali (meccaniche). Una relazione biunivoca dove gli individui agiscono corrispondendo aspettative ed esigenze, limitandosi a contraddirsi con lo scopo unico di proteggere sè o l' altra parte, è innegabilmente vantaggiosa e può essere l' esperienza più appagante; in realtà quando uno di quei due è artificiale e si ritiene esegua esclusivamente degli ordini perchè quella è la sua missione, la situazione andrebbe riclassificata come autoinganno della parte dominante e, soprattutto, può comportare delle pericolose sfumature di carattere sociale dal peso notevole quando la finzione è collettiva. Altrimenti, venendo a mancare il contatto con la concretezza dei fatti, il passo successivo è la crescente integrazione tra le due specie alla volta di una presunta armonia e parità collettiva.
La prospettiva dipinta dall' ente della Commissione Etica è in tal senso preoccupante tanto che, trattandosi peraltro di un fenomeno accertato ed in espansione, inizia a muoversi pubblicamente tramite notiziari, dibattiti e pubblicità d' effetto per riprendere il controllo totale degli androidi e ridargli il ruolo che ritiene opportuno in modo che le relazioni tra umani non ne risentano.
Ma gli androidi, all' insaputa di quasi tutti gli umani, si stanno già riunendo in luoghi riservati dove potersi esprimere pacificamente senza essere giudicati per quello che alcuni vogliono che siano, ovvero macchine, utensili antropomorfi, oggetti inanimati. Uno di questi è il Time of Eve, un pub dove la regola principale sostanzialmente è il rispetto reciproco tra umani ed androidi, e dove entrando questi ultimi possono spegnere la propria aureola.
Questo è lo scenario principale della serie e le vicende che la compongono in ogni episodio vengono raccontate principalmente facendo interagire tra di loro diversi personaggi in una successione che non porterà ad una conclusione effettiva, ma che, seppure con qualche eccesso di buonismo nel finale, offre diversi spunti di riflessione.
Da un punto di vista concreto il concetto portante di tutta l' opera è semplice e ruota attorno alla (precaria) tolleranza tra le specie dove solo una di loro è in possesso del potere decisionale sulle altre, proponendola in chiave fantascientifica. Tuttavia utilizzare la figura dell' androide per affrontare metaforicamente il problema, qualora fosse questo l' intento dell' autore, è una scelta difficile e non esente da difetti.
E' difficile perchè nonostante i personaggi siano definiti sulla scena e si sviluppino coerentemente, sul piano del significato non è chiaro quanto sia metafora e quanto non lo sia: tendenzialmente si è portati a pensare agli androidi come rappresentazione di individui ingiustamente discriminati, seppur accondiscendenti per motivi legati alla propria natura; d' altra parte, in particolare nel finale, si rischia di dover riformulare tale suggestiva interpretazione poichè essa perde di consistenza ideologica: si parla effettivamente solo di androidi per quello che sono o potrebbero diventare, il resto sono sovrainterpretazioni motivate da eventuali moralismi.
Il prestarsi, del messaggio di Time of Eve, facilmente ad una duplice identità od a disattendere all' ultimo quanto fatto intendere fino a quel momento, ne è quindi uno dei punti deboli narrativi. Un altro difetto è che Asimov, in realtà, dopo le tre note leggi ne aveva formulata un' altra, la legge zero:
Un robot non può danneggiare l'Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l'Umanità riceva danno
Tale legge modifica quelle pronunciate precedentemente in quanto dipendono da essa, e sarebbe stato interessante vedere Time of Eve osare un po' andando a toccare, anche di striscio visto il contesto sociale dell' opera, le implicazione di tale legge. In realtà ciò potrebbe essere accaduto, perchè per qualche ragione gli androidi fingono di essere solo delle macchine ma "segretamente hanno un cuore". Tuttavia potrebbe trattarsi di una coincidenza.
In conclusione Time of Eve è un buon anime che avrebbe potuto essere ottimo, penalizzato da alcune ingenuità ed un character design inizialmente essenziale ma che lentamente migliora, e comunque sostenuto da una meticolosa ed efficace ricostruzione 3D degli ambienti dove si svolge.
Evidentemente si tratta di un progetto che per i vari contenuti ha saputo attirare verso di sè un' attenzione non indifferente; in effetti, tralasciando il discorso sul medium utilizzato per trasmetterlo ed il fatto che sia l' opera di un outsider, solo in apparenza è un anime particolare. In realtà, a guardare bene cosa vuole comunicare Time of Eve, sono le sue spontaneità della narrazione e genuinità dei temi, unite ad un buon uso della grafica 3D, ad affascinare.
In un non tanto ipotetico futuro umani e sempre più perfezionati androidi convivono in una quotidianità dove i secondi, impostati secondo le famose tre leggi della robotica scritte da Isaac Asimov, assistono i primi per quel che riguarda le loro necessità di vita; data la notevole somiglianza estetica tra i due tipi ed al fine di distinguere gli uni dagli altri, gli androidi sono obbligati ad esporre un' aureola elettronica sopra al proprio capo.
Col tempo gli androidi hanno sviluppano dei comportamenti singolari, non predefiniti e perciò non espliciamente previsti dalle varie leggi con le quali sono stati programmati, atti a soddisfare al meglio tanto le necessità pratiche dei relativi proprietari quanto a corrispondere i loro sentimenti e pulsioni fisiche (comunque delle anomalie secondo una certa morale sociale) che gli dimostrano. Purtroppo per loro, non sono molto abili nel mantenere segreta questa loro evoluzione e qualcuno se ne sta accorgendo.
In un paese, il Giappone, che sta investendo molto nella costruzione di automi e nello sviluppo dell' intelligenza artificiale, la questione ha assunto un taglio tutt' altro che retorico e ciò si riflette anche nell' immaginario artistico; nello specifico dell' anime la problematica di un' eventuale autosufficienza di soggetti artificiali non è bilanciata dall' esito di un' indagine diretta alla scoperta della provenienza di libero arbitrio, sentimenti, anima ed adattamento, e forse non ha importanza: potrebbe semplicemente trattarsi di un fattore che accumuna qualsiasi specie e, all' insaputa del loro creatore, sorprendentemente anche quelle artificiali (meccaniche). Una relazione biunivoca dove gli individui agiscono corrispondendo aspettative ed esigenze, limitandosi a contraddirsi con lo scopo unico di proteggere sè o l' altra parte, è innegabilmente vantaggiosa e può essere l' esperienza più appagante; in realtà quando uno di quei due è artificiale e si ritiene esegua esclusivamente degli ordini perchè quella è la sua missione, la situazione andrebbe riclassificata come autoinganno della parte dominante e, soprattutto, può comportare delle pericolose sfumature di carattere sociale dal peso notevole quando la finzione è collettiva. Altrimenti, venendo a mancare il contatto con la concretezza dei fatti, il passo successivo è la crescente integrazione tra le due specie alla volta di una presunta armonia e parità collettiva.
La prospettiva dipinta dall' ente della Commissione Etica è in tal senso preoccupante tanto che, trattandosi peraltro di un fenomeno accertato ed in espansione, inizia a muoversi pubblicamente tramite notiziari, dibattiti e pubblicità d' effetto per riprendere il controllo totale degli androidi e ridargli il ruolo che ritiene opportuno in modo che le relazioni tra umani non ne risentano.
Ma gli androidi, all' insaputa di quasi tutti gli umani, si stanno già riunendo in luoghi riservati dove potersi esprimere pacificamente senza essere giudicati per quello che alcuni vogliono che siano, ovvero macchine, utensili antropomorfi, oggetti inanimati. Uno di questi è il Time of Eve, un pub dove la regola principale sostanzialmente è il rispetto reciproco tra umani ed androidi, e dove entrando questi ultimi possono spegnere la propria aureola.
Questo è lo scenario principale della serie e le vicende che la compongono in ogni episodio vengono raccontate principalmente facendo interagire tra di loro diversi personaggi in una successione che non porterà ad una conclusione effettiva, ma che, seppure con qualche eccesso di buonismo nel finale, offre diversi spunti di riflessione.
Da un punto di vista concreto il concetto portante di tutta l' opera è semplice e ruota attorno alla (precaria) tolleranza tra le specie dove solo una di loro è in possesso del potere decisionale sulle altre, proponendola in chiave fantascientifica. Tuttavia utilizzare la figura dell' androide per affrontare metaforicamente il problema, qualora fosse questo l' intento dell' autore, è una scelta difficile e non esente da difetti.
E' difficile perchè nonostante i personaggi siano definiti sulla scena e si sviluppino coerentemente, sul piano del significato non è chiaro quanto sia metafora e quanto non lo sia: tendenzialmente si è portati a pensare agli androidi come rappresentazione di individui ingiustamente discriminati, seppur accondiscendenti per motivi legati alla propria natura; d' altra parte, in particolare nel finale, si rischia di dover riformulare tale suggestiva interpretazione poichè essa perde di consistenza ideologica: si parla effettivamente solo di androidi per quello che sono o potrebbero diventare, il resto sono sovrainterpretazioni motivate da eventuali moralismi.
Il prestarsi, del messaggio di Time of Eve, facilmente ad una duplice identità od a disattendere all' ultimo quanto fatto intendere fino a quel momento, ne è quindi uno dei punti deboli narrativi. Un altro difetto è che Asimov, in realtà, dopo le tre note leggi ne aveva formulata un' altra, la legge zero:
Un robot non può danneggiare l'Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l'Umanità riceva danno
Tale legge modifica quelle pronunciate precedentemente in quanto dipendono da essa, e sarebbe stato interessante vedere Time of Eve osare un po' andando a toccare, anche di striscio visto il contesto sociale dell' opera, le implicazione di tale legge. In realtà ciò potrebbe essere accaduto, perchè per qualche ragione gli androidi fingono di essere solo delle macchine ma "segretamente hanno un cuore". Tuttavia potrebbe trattarsi di una coincidenza.
In conclusione Time of Eve è un buon anime che avrebbe potuto essere ottimo, penalizzato da alcune ingenuità ed un character design inizialmente essenziale ma che lentamente migliora, e comunque sostenuto da una meticolosa ed efficace ricostruzione 3D degli ambienti dove si svolge.
6 Commenti su questo messaggio
Pagina 1 di 1
silent bob
11 January 2010 - 09:23 PM
Io ci scrissi su una breve rece tempo fa dove 1) penso di aver bene inquadrato, a differenza tua, il modo in cui sono proposte le leggi di Asimov 2)penso anche di aver inquadrato bene l'anime nel complesso, sebbene ciò si riveli più leggendo la minidescrizione sottoriportata che l'intera rece:
Descrizione: In un futuro poco distante, forse in Giappone, la scienza si è perfezionata nella costruzione degli androidi al punto di renderli del tutto uguali agli umani, a marcare la differenza resta solo un anello sopra la testa. Ma questa simiglianza è solo fisica, o s’estende anche alla psiche, ai sentimenti ? Ponendo la questione in termini molto meno rigorosi che Ghost In The Shell, Time Of Eve ci porta dentro un grigio futuro in cui i robot stanno rimpiazzando l’uomo non solo in campo lavorativo ma anche in quello affettivo. Leggete la recensione per scoprire con noi quello che non esitiamo a definire un piccolo capolavoro!
Link alla rece: http://www.everyeye....ecensione_10295
p.s. forse sarebbe il caso di mettere nel topic di time of eve
Descrizione: In un futuro poco distante, forse in Giappone, la scienza si è perfezionata nella costruzione degli androidi al punto di renderli del tutto uguali agli umani, a marcare la differenza resta solo un anello sopra la testa. Ma questa simiglianza è solo fisica, o s’estende anche alla psiche, ai sentimenti ? Ponendo la questione in termini molto meno rigorosi che Ghost In The Shell, Time Of Eve ci porta dentro un grigio futuro in cui i robot stanno rimpiazzando l’uomo non solo in campo lavorativo ma anche in quello affettivo. Leggete la recensione per scoprire con noi quello che non esitiamo a definire un piccolo capolavoro!
Link alla rece: http://www.everyeye....ecensione_10295
p.s. forse sarebbe il caso di mettere nel topic di time of eve
silent bob
12 January 2010 - 06:45 AM
Il nostro anime prende le mosse appunto da queste tre leggi e dalla considerazione che in esse non ci sia nessuna prescrizione relativa alla regolamentazione della personalità in un robot, cosa che a prima vista porta a pensare alla inesistenza di questa ma che in questo titolo conduce ad ammettere che i robot possono di certo farsi una propria coscienza, e dunque sperimentare i vari movimenti passionali di una normale psiche.
Quindi quello che scrivi tu riguardo un suo punto debole c'entra ben poco e la legge zero non va considerata in quanto non presente nell'universo narrativo di Time Of Eve. Ogni mondo-narrativo ha le sue leggi in quello di Time Of Eve la legge zero non c'è.
-2 gli androidi come individui discriminati mi sembra una boiata ma non saprei dimostrarti in modo incontestabile che lo è
Quindi quello che scrivi tu riguardo un suo punto debole c'entra ben poco e la legge zero non va considerata in quanto non presente nell'universo narrativo di Time Of Eve. Ogni mondo-narrativo ha le sue leggi in quello di Time Of Eve la legge zero non c'è.
-2 gli androidi come individui discriminati mi sembra una boiata ma non saprei dimostrarti in modo incontestabile che lo è
Shito
12 January 2010 - 10:52 AM
Il punto di Time of Eve è che gli androidi sanno amare più degli umani.
Il punto di Time of Eve è che amare significa conoscere, empatizzare con i problemi dell'altro.
Gli androidi di Time of Eve sono stati creati per servire gli umani. E sono assolutamente in pace con questo. Sammy vuole servire Rikuo, e va al café per trovare modi per renderlo più felice. Koji & Rina, allo stesso modo, vogliono servire i loro padroni, e cercano di imparare modi per essere maggiormente utili a loro. E via dicendo.
In time of Eve è insomma un'apologia della morale (ovvero della psiche) del servo come unica morale d'amore, in un modno dove il benessere e l'individualismo dei 'padroni' portano alla libertà, ovvero alla solitudine. Perché libertà *è* solitudine.
Il punto di Time of Eve è che amare significa conoscere, empatizzare con i problemi dell'altro.
Gli androidi di Time of Eve sono stati creati per servire gli umani. E sono assolutamente in pace con questo. Sammy vuole servire Rikuo, e va al café per trovare modi per renderlo più felice. Koji & Rina, allo stesso modo, vogliono servire i loro padroni, e cercano di imparare modi per essere maggiormente utili a loro. E via dicendo.
In time of Eve è insomma un'apologia della morale (ovvero della psiche) del servo come unica morale d'amore, in un modno dove il benessere e l'individualismo dei 'padroni' portano alla libertà, ovvero alla solitudine. Perché libertà *è* solitudine.
Shito
17 January 2010 - 02:38 AM
Gli umani non se ne sono resi conto.
Nel mondo di Time of Eve, il fatto che gli androidi 'sappiano amare', ovvero abbiano dei sentimenti, è una cosa assolutamente non nota.
Tutto dovrebbe chiarirsi nella seconda stagione, quando i piani del professore che ha inventato la A.I. degli androidi saranno chiariti. Avrete notato che la dottoressa a cui fa rapporto Setoro cita continuamente un dato professore.
Se volete spoiler, sono qui.
Posso però dire che il 'vero intreccio' che c'è sotto questo 'universo' funziona davvero bene.
Nel mondo di Time of Eve, il fatto che gli androidi 'sappiano amare', ovvero abbiano dei sentimenti, è una cosa assolutamente non nota.
Tutto dovrebbe chiarirsi nella seconda stagione, quando i piani del professore che ha inventato la A.I. degli androidi saranno chiariti. Avrete notato che la dottoressa a cui fa rapporto Setoro cita continuamente un dato professore.
Se volete spoiler, sono qui.
Posso però dire che il 'vero intreccio' che c'è sotto questo 'universo' funziona davvero bene.
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