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Lolita


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21 replies to this topic

#1 Shito

Shito

    Rifiuto dell'impermanenza

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Inviato 01 August 2013 - 03:41 AM

Sto rileggendo, dopo dieci anni, il libro di Nabokov. Questa volta in inglese. A leggerlo nella sua lingua, pur con molto sforzo e sono certo non cogliendo il 100% della raffinatissima prosa dell'autore (per dire il meno), a parte che mi viene sempre più da piangere a ogni pagina, non posso esimermi dal pensare quanto fosse sbagliato il film di Adrian Lyne. Ovvero, quello di Kubrick era sbagliato (e lui lo sapeva), ma con tocchi di classe e genio indiscutibili (Mason, su tutti), ma quello di Lyne è proprio tutto sbagliato.

 

In effetti, credo non si possa proprio pensare di trarre un film dal libro, è un libro proprio 'troppo libro'. I suoi tempi, il modulo narrativo, gli infiniti incapsulamenti di narrazione-dentro-la-narrazione lo rendono per me intraducibile in immagini in movimento, dico volendo fare qualcosa di sensato.

 

Una volta avevo pensato (e anche schizzato) l'incipit uno storyboard per un film di Lolita (chissà che fine ha fatto): gli opening credits su una scena che seguiva un secondino in un carcere, dettaglio, stacco, totale, stacco, dettaglio, stacco, totale, stacco, fino a che non ci si rende conto della situazione. Frattanto la voce di H.H. comincia il racconto (il capitolo uno), il secondino arriva dinanzi alla cella, apre la feritoia per passare il pasto, camera all'esterno della porta, nella feritoia vediamo H.H. di profilo seduto sulla branda in fondo alla cella che sta scrivendo, mentre narra la fine del capitolo "Signore e signori della giuria, guardate questa corona di spine."

 

Sull'eco metallica della feritoia che s'è aperta, fade to black dell'immagine e titolo.

 

Assolvenza luce diurna radiosa, costa azzurra, inizia l'infanzia di H.H. (la voce narrante sfuma in narrazione filmica).

 

Ma non si può fare un intero film così, è una menata.

 

Alla fine un film di Lolita non si sarebbe mai potuto né dovuto fare, imho.


Messaggio modificato da Shito il 05 August 2013 - 01:50 AM

J'y gagne, dit le renard, à cause de la couleur du blé...

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"La solitudine è il prezzo da pagare per essere nati in un'epoca così piena di libertà, di indipendenza e di egoistica affermazione individuale." (Natsume Souseki)

"Viviamo in uno stato di confusione permanente, in giro c' è molto chiacchiericcio e poca verità umana." (Carlo Fruttero)
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#2 kyoshinhei

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Inviato 01 August 2013 - 12:28 PM

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Messaggio modificato da kyoshinhei il 19 August 2013 - 07:08 PM


#3 Wario P.W.

Wario P.W.

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Inviato 01 August 2013 - 02:24 PM

Un film di Lolita, no. In effetti è un libro troppo "letterario".

Un film su Lolita forse sì. Il soggetto del romanzo può essere sviscerato ben bene direi.

Anzi, Kubrick l'ha già fatto.



#4 Shito

Shito

    Rifiuto dell'impermanenza

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Inviato 01 August 2013 - 09:40 PM

kyoshinhei: personalmente, se trovo divertenti, intelligenti, esilaranti le prima battute (quelle europee, che profumano così tanto del romanzo illuminista - ah, Zadig! ah, ingenuo!), la parte in cui H.H. racconta così bene e la palese psiche di Lolita e il suo modo di ignorarla, di strumentalizzarla, di sedarla mi distrugge. Sempre. La parte che preferisco è quando dopo il ri-rifiuto di lei e prima dell'omicidio di Quilty lui ripensa, in un paio di capitoli immortali, al suo caso, alla sua responsabilità, alla realtà che si era forzato a ignorare. Lì è monumentale.

 

I punti in cui mi metto a piangere sono molti.

 

Tra tutti, mi salta in testa questo:

 

Thus, neither of us is alive when the reader opens this book. But while the blood still throbs through my writing hand, you are still as much part of blessed matter as I am, and I can still talk to you from here to Alaska. Be true to your Dick. Do not let other fellows touch you. Do not talk to strangers. I hope you will love your baby. I hope it will be a boy. That husband of yours, I hope, will always treat you well, because otherwise my specter shall come at him, like black smoke, like a demented giant, and pull him apart nerve by nerve.

 

Io davvero non so spiegare neppure perché e percome, ma è davvero troppo. Almeno per il mio cuore.

 

Wario: il film di Kubrik, come lui stesso dichiarò, è monco. Non puoi raggiungere il climax, e il plateau, e la distruzione di Humbert se prima non dai il giusto spazio ai preliminari. Non ha senso. Lubrick lo sapeva, ha avuto l'intuzione della scenggiatura con anticipazione del finale, ma non funziona davvero. Nonostante il poderoso Mason, che ha fatto un miracolo.


Messaggio modificato da Shito il 01 August 2013 - 09:47 PM

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#5 Wario P.W.

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Inviato 02 August 2013 - 10:20 AM

Infatti, è quello che intendevo.

Non è un film che riesce a trasporre efficacemente il libro originale ma possiede interessanti spunti e variazioni sul tema trattato da Nabokov.

Insomma, a mio avviso, la strada giusta se si vuole affrontare una trasposizione di un testo così "letterario".

Poi, purtroppo quel Kubrick ancora non era il regista definitivo che abbiamo imparato a conoscere poi.

Forse un suo adattamento di Lolita affrontato negli anni della sua piena maturità sarebbe stato ben più risolto.



#6 Shito

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Inviato 02 August 2013 - 08:40 PM

Non so, più uno legge il libro, più si rende conto che è proprio un libro che non puoi 'trasporre fedelmente'. Non mi sorprende che la prima sceneggiatura a firma dello stesso Nabokov fu cestinata. Il film di Kubrick è davvero un film 'tratto da', per quel che mi appare. Avrebbe fatto meglio a 'ripensare lo stesso contenuto' e a cabiare proprio tutto, come ha fatto con Traumnovelle di Schnitzel, che nella sua versione filmica (Eyes Wide Shut) è poderoso quanto il classico letterario - tutto diverso, perfettamente corrispondente.

 

Una cosa che non ho mai capito però è perché Kubrick abbia legato il personaggio di Quilty a tante suggestioni giapponesi. Dal judo a Lolita che di lui dice "era un genio, aveva una strana sensibilità giapponese..." - che fosse un'anticipazione del tema delle rori? Lol.


Messaggio modificato da Shito il 08 August 2013 - 03:52 PM

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#7 Wario P.W.

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Inviato 03 August 2013 - 10:10 AM

Su Quilty credo che la soluzione all'enigma vada ricercata nella vasta libertà data a Sellers nell'improvvisare sul set.

 

 

Sull'esempio che fai riguardo Eyes wide shut l'ammetto: pensavo proprio a quel film come esempio di trasposizione che tradisce e rispetta l'opera originale. Forse un Kubrick più maturo sarebbe riuscito a "piegare" al cinema pure Lolita.



#8 Shito

Shito

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Inviato 05 August 2013 - 01:49 AM

Ma Traumnovelle è un racconto lungo o un romanzo breve. Ha un'unità narrativa che ne permette una messa-in-scena.

 

Lolita, no.


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#9 Wario P.W.

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Inviato 05 August 2013 - 09:14 AM

Vero, ma sono convinto che il Kubrick pienamente maturo avrebbe fatto un film migliore tratto da Lolita.

Magari avrebbe appunto rinunciato... :thumbsup:



#10 Shito

Shito

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Inviato 16 December 2013 - 01:08 AM


 

A meno che non possa essere provato a me --a me come sono ora, oggi, con il mio cuore e la mia barba, e la mia putrefazione-- che ad infinito andare non importa un bel nulla che una ragazzina nordamericana di nome Dolores Haze sia stata deprivata della sua infanzia da un maniaco, a meno che questo non possa essere provato (e se può esserlo, allora la vita è una beffa), non vedo altro per la cura della mia sofferenza che la melanconia e l'assai parziale palliativo dell'arte articolata. Per citare un antico poeta:
 

 Il senso morale è nei mortali il balzello
 Che abbiam da pagare sul mortal senso del bello.


(H.H. ~ V.N.)

 

----

 

Tradotto e empatizzato da Shito.
Per anni. Entrambe le cose.

 

 

 

 

1 - è evidente che il rimorso deriva dal fatto di aver fatto un danno ad altri - dunque qualcosa di serio - solo per soddisfare un proprio becero desiderio, tipo la lussuria nel caso di H.H. ( ma di lolita vidi solo il film di kubrick  una decina di anni fà ... dunque non conosco il testo ). Cioè una danno serio dovuta a una causa leggera. è ovvio che c'è il rimorso a vita se ci se ne rende conto.

 

Devi leggere il libro, senza dubbio. Come lo stesso Kubrik ammise, la mancanza della lunga parte che nel libro precede la comparsa di Lolita, e l'epifania che H.H. ha alla visione di lei, toglie il senso del tutto. Non si può capire il dramma umano di H.H. senza conoscerne la vita e i motivi, senza i quali il personaggio resta una macchietta volteriana in mezzo alla volgarità statunitense.

 

Comunque, il dramma di H.H. è quello del principino: la ri-presa di coscienza, tardiva, del suo amore e della colpa che viene insieme a quel ritardo di presa di coscienza. "J'ai ete trop jeune pour savoir l'aimer', ovvero. Alla fine siamo sempre lì.

 

H.H. sa bene che il suo dolore è per sempre, è giusto e NON deve finire, NON deve essere consolato. Nel brano che ho postato (è un capitolo intero, breve, che ritengo racchiuda il senso, ovvero l'insensatezza, della vita umana - da che pomo/fico venne colto) è proprio su quello: nella sofferenza per la sua colpa, NON accetta l'assoluzione, in nessun caso. Perché se lo facesse, la vita umana sarebbe una presa in giro. Infatti:

 

 


2 - Di contro tuttavia credo che la cura per la sofferenza con l'arte articolata ( sublimazione coll'arte? non so cosa intendi per articolata di preciso :( ) sia quanto di più lontano ci sia dallì'espiazione, anzi forse è solo addirittura un falso/parziale pentimento. Piuttosto è sicuramente un modo per continuare a indugiare sul ricordo del peccato, ma solo perché tale ricordo in fondo ci è piacevole/caro.
 

 

...cosa ti è poco chiaro in "non vedo altro per la cura della mia sofferenza che la melanconia e l'assai parziale palliativo dell'arte articolata"...? ^^;

 

Infelicità a vita, si legge.

 

Quanto alla reiterazione del ricordo, io capisco H.H. - da un lato è necessario continuare a grattarsi via la crosta di una ferita che non si vuole cicatrizzi mai, che deve continuare a sanguinare. Dall'altro, non già il ricordo del peccato in quanto tale, ma il ricordo dell'oggetto di quello che pur tardivamente si seppe essere amore: lei. Lolita. A cui H.H. dal carcere augura cose meravigliose (cfr. mie post più in alto) che mi fanno piangere sempre, sempre, anche ora, se li leggo anche solo qui, quotati nella pagina di un forum. Che stupido. Io.

 

 

MI spiego la cura con l'arte articolata viene in mente ad H.H. per un "peccato" d'amore e molto bene si intona con colpe passionali, deresponsabilizzazioni e varie. Ma poniamo il caso di un tizio che ubriaco dopo una serata brava, casomai una sola in 10anni, metta sotto un bambino. Questo sarà divorato dal rimorso e a seconda della profondità di ciò potrà anche restarne dilaniato per tutta la vita, ma credo piuttosto che starà zitto, non che sublimerà le sue sofferenze scrivendo qualcosa al riguardo.

 

Proprio perché l'arte articolata in fondo non è, cosi mi pare ora, che un modo per rimestare in un dolce periodo. casomai pentiti per quel che si è fatto, ma cmq nostalgici di ciò. Non ci vedo dolore profondissimo, credo che permanga sempre una certa mania erotica, dunque piacevole/dolciastra, nel sottofondo.

 

Che ne dici dopo anni di meditazione ?

 

Come credo di averti spiegato, avevi proprio travisato tutto Nabokov.

 

Nabokov non è Bataille.

 

In H.H. non c'è *alcun* gusto della parafilia, eh. Non c'è *alcun* gusto della 'violazione dei limiti', zero. H.H. non è nulla come un libertino.


Messaggio modificato da Shito il 16 December 2013 - 01:08 AM

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#11 Kin

Kin

    Seguace Borghese di Crom

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Inviato 16 December 2013 - 02:17 AM

devo ancora elaborare e ripensare quello che hai scritto. Però:

 

quando dicevo peccato, e forse il termine era semanticamente ambiguo, non lo intendevo in senso di trasgressione quanto, più banalmente, come al momento in cui si è fatto danno, cioè in questo caso rovinato l'adolescenza della ragazza [ ma il discorso non è su lolita, è un pò più generico ]. Ma non in senso batalleano, assolutamente. Dunque pensiero del peccato = pensiero di lei, senza dubbio.

 

---------------------

 

di arte articolata mi sfugge proprio il significato di "articolata" :(  Cioè dal contesto deduco il significato della frase, ma il singolo termine articolata mi è oscuro. Per il verbo articolare sto fermo a questo: http://dizionari.cor...icolare_1.shtml

 

tenderei a desumere una sorta di arte messa in pratica, cioè realizzata. tipo articolare una parola, ben pronunciarla=>=esplicarla. Ma mi rimaneva il dubbio.


[size="4"][font="Book Antiqua"][size="3"]Il mio modo di entrare in argomento è duro. Avrei potuto evitarlo restando “diplomatico”. Qualche perifrasi sarebbe stata più opportuna. Ma tant’è, l’inizio è senza perifrasi. E proseguo … più duro …

#12 Shito

Shito

    Rifiuto dell'impermanenza

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Inviato 16 December 2013 - 04:49 PM

Cris, la cosiddetta "arte articolata" altro non è che l'arte verbale, ovvero la letteratura e la poesia. Questo perché il linguaggio umano è detto/definito come una forma di comunicazione fonica dotata di "doppia articolazione" (da foni a fonemi, da fonemi a parole, tipicamente).

 

Indi, semplicemente mentre H.H. continua a grattarsi via le croste delle sue ferite, e rifiuta ogni assoluzione morale al suo dolore, non può che 'consolarsi' in maniera parziale e palliativa scrivendo il libro che il lettore ha in mano. Infatti poi cita il verso della poesia per fare un esempio di questa 'consolazione'.

 

Più avanti, proprio alla fine del libro, dirà che glu uri e gli angeli, "il segreto dei pigmenti durevoli" (l'inchiostro a stampa) e "il rifugio dell'arte" sono l'unica forma di eternità che lui e la 'sua Lolita' (nota: non Lolita, la 'sua Lolita') possano condividere.

 

Non credo neppure che H.H. ricordo il momento della 'consumazione' delle sue colpe con nostalgia. Tutto il libro è permeato dalla nostalgia per LEI e dal disprezzo per la sua propria (di LUI) inadeguatezza.

 

Ci sono dei passi umani di una bellezza che lascia senza fiato, perché c'è una verità davvero eccessiva.

 

Provo a tradurre qualcosa per te, hic et nunc:

 

Le idee di metà del secolo in merito al rapporto tra genitore e figli sono state considerevolmente macchiate dalla tiritera di scolasti e dagli standardizzati simboli del racket psicoanalitico, ma io spero di rivolgermi a lettori imparziali. Una volta, quando il padre di Avis aveva strombazzato da fuori per dar segnale che papà era venuto a portare a casa il suo cucciolo, mi sentii obbligato a invitarlo in salotto, lui sedette per un minuto e, mentre facevamo conversazione, Avis, una bimba pesante, non attraente, affettuosa, gli si mise accanto e alla fine gli si appollaiò paffutamente sulle ginocchia. Orbene, non ricordo se io abbia già menzionato che Lolita aveva sempre un sorriso assolutamente incantevole per gli estranei, la fessura degli occhi tenera e impastata, da ogni suo lineamento una dolce radiosità trasognata che ovviamente non significava nulla, ma che era così bella, così accattivante che si sarebbe trovato difficile ricondurre un tale dolcezza ad altro che un gene magico che le illuminava automaticamente il volto nell'atavico pegno d'un qualche antico rito di benvenuto – prostituzione ospitale, potrebbe dire il lettore dozzinale. Beh, ed eccola che se stava ritta lì, mentre il signor Byrd roteava il cappello e parlava e... sì, guardate che stupido che sono stato, ho tralasciato la caratteristica principale del famoso sorriso di Lolita, ovverosia: mentre la tenera, nettarina, fossettata luminosità era in atto, non era mai diretta all'estraneo nella stanza, ma restava sospesa nel suo remoto spazio vuoto fiorito, per così dire, oppure vagava con miope morbidezza su oggetti a caso – e così stava accadendo ora: mentre la grassa Avis si avvicinava furtiva a papà, Lolita sorrideva dolcemente a un coltello da frutta con cui giocherellava a bordo tavolo, su cui s'era reclinata, a molti chilometri da me. D'improvviso, quando Avis si aggrappò al collo e all'orecchio del padre mentre, con braccio distratto, l'uomo avvolgeva la sua pingue e voluminosa prole, vidi il sorriso di Lolita perdere tutta la sua luce e diventare una piccola ombra ghiacciata di sé stesso, e il coltello da frutta scivolò giù dal tavolo e le assestò col suo manico d'argento un colpo matto sulla caviglia che la fece sussultare, e chinare la testa in avanti, e poi, saltellando su una gamba sola, la faccia orrenda per la smorfia preparatoria che i bambini mantengono finché le lacrime non sgorgano, se n'era andata – per essere immeditamente seguita e consolata in cucina da Avis, che aveva un così meraviglioso grasso roseo papà e un fratellino cicciotto, e una sorellina neonata nuova di zecca, e una casa, e due cani col sorrisone, e Lolita non aveva nulla.

 

Altro?

 

Davvero servirebbe?

 

Di fatto, spesse volte un singolo paragrafo di Lolita rende in effetti superfluo tutto il resto del libro, tanto è intenso.


Messaggio modificato da Shito il 06 June 2017 - 04:34 PM

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#13 Shito

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Inviato 27 May 2017 - 10:16 PM

Solo bozze incomplete, per appunto mio e per Kobayashi. :-)

 

Eventualmente, auspicabilmente, affinerò.

 

aggiornato più in basso

Messaggio modificato da Shito il 29 May 2017 - 11:22 AM

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#14 Kobayashi

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  • Da:Provincia di Brescia (ancora per poco, forse....)

Inviato 29 May 2017 - 03:28 AM

Intanto ti ri ringrazio  per l'opportunità offertami di ampliare le mie conoscenze.

 

Noto di nuovo differenze tra la traduzione ufficiale e quella da te approntatata:

 

Ad esempio:

 

"Ci fu un giorno durante il nostro primo viaggio- il nostro primo cerchio di paradiso- in cui per godermi in pace i miei fantasmi decisi fermamente di ignorare ciò che non potevo percepire, il fatto che io per lei non ero un innamorato, nè un uomo fascinoso, nè un amicone, e nemmeno una persona, ma solo due occhi e trenta centimetri di muscolatura congestionata-per menzionare solo il menzionabile. Ricordo il giorno in cui, dopo aver ritrattato la strumentale premessa della sera prima (non so più cosa avesse catturato il suo buffo cuoricino-una pista di pattinaggi dallp speciale pavimento di plastica, o un film pomeridiano al quale voleva andare sola), mi capitò di cogliere dal bagno, grazie a una fortuita combinazione di specchio inclinato e porta socchiusa, un' espressione sul suo viso...non riesco a descriverla con precisione...uno sguardo di smarrimento così totale che pareva sfumare nella stolidità,  perchè quello era proprio il limite estremo dell'ingiustizia della frustazione, e ogni limite presuppone qualcosa che stia oltre- da qui  quella luce neutra sul suo viso."

 

Ma c'è un altro frammento che mi colpisce, e cioè (spero sia stato tradotto decentemente):

 

"Ma il terribile nocciolo della questione è il seguente. Durante la nostra singolare e animalesca coabitazione , nella mente della mia convenzionale Lolita era divenuto gradualmente chiaro che anche la più miserevole vita familiare sarebbe stata preferibile a quella parodia di incesto-il meglio alla lunga, che potessi offrire alla piccola orfana."

 

 

P.S.

 

Del film di Adrian Lyne mi ricordo solo le inutili scene di sesso selvaggio tra i due protagonisti.

Almeno si menzionava Annabell e ciò che ne coinsegue, dato che senza di lei Dolores non ha ragion d'essere?

 

 


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#15 Shito

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Inviato 29 May 2017 - 11:21 AM

Ma c'è un altro frammento che mi colpisce, e cioè (spero sia stato tradotto decentemente):

 

"Ma il terribile nocciolo della questione è il seguente. Durante la nostra singolare e animalesca coabitazione , nella mente della mia convenzionale Lolita era divenuto gradualmente chiaro che anche la più miserevole vita familiare sarebbe stata preferibile a quella parodia di incesto-il meglio alla lunga, che potessi offrire alla piccola orfana."

 

Dipende dalla tua idea di decenza. Ci sdono imprecisioni sui tempi verbali, errori e aggiunte deliberate. Per me la risposta è: no.

 

Ho completato la mia (pur ancor grezza) traduzione del capitolo. Ti ri-posto tutto qui:

 

 

I - 1

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, mia anima. Lo-li-ta: la punta della lingua che si fa un viaggio di tre passi sul palato per toccare, al tre, sui denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo, al mattino, quattro piedi e dieci di altezza in un solo calzino. Era Lola in calzoni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla riga puntinata. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Se avesse una precorritrice? L’aveva, certo che l’aveva. Per punto di fatto, avrebbe potuto non esserci affato alcuna Lolita non avessi amato, un’estate, una certa iniziale bambina. In un principato sul mare. Oh, quando? Circa tanti anni prima che Lolita nascesse quanto era la mia età quell’estate. Si può sempre contare su un assassino per uno stile di prosa sofisticato.

Signore e signori della giuria, il reperto numero uno è ciò che i serafini, i malinformati, semplici, nobilalati serafini, invidiarono. Guardate questa corona di spine.

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II - 31

In questa solitaria fermata di rinfresco tra Coalmont e Ramsdale (tra l'innocente Dolly Schiller and il gioviale zio Ivor), passai in rassegna il mio caso. Con la più estrema semplicità e chiarezza vedevo ora me stesso e il mio amore. I tentativi precedenti a paragone sembravano sfocati. Un paio d'anni prima, sotto la guida di un intelligente confessore francofono, al quale, in un momento di curiosità metafisica, avevo rimesso uno scialbo ateismo di Protestante per una cura papale vecchio stile, avevo sperato di desumere dal mio senso di peccato l'esistenza di un Essere Supremo. In quelle gelide mattine nel Quebec merlato di brina, il buon prete lavorò su di me con le più squisite tenerezza e comprensione. Sono infinitamente obbligato verso di lui e la grande Instituzione che rappresentava. Ahimé, fui incapace di trascendere il semplice umano fatto che per quale che conforto spirituale potessi io trovare, per quali che litofaniche eternità potessero essere disposte per me, nulla potrebbe far dimenticare alla mia Lolita la scellerata lussuria che io avevo inflitto su di lei. A meno che non possa essere provato a me --a me come sono ora, oggi, con il mio cuore e la mia barba, e la mia putrefazione-- che ad infinito andare non importa un bel nulla che una ragazzina nordamericana di nome Dolores Haze sia stata deprivata della sua infanzia da un maniaco, a meno che questo non possa essere provato (e se può esserlo, allora la vita è una beffa), non vedo altro per la cura della mia sofferenza che la melanconia e l'assai parziale palliativo dell'arte articolata. Per citare un antico poeta:

 Il senso morale è nei mortali il balzello
 Che abbiam da pagare sul mortal senso del bello.

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II - 32


Ci fu un giorno, durante il nostro primo viaggio --il nostro primo cerchio del paradiso-- in cui per godermi in pace i miei fantasmi decisi fermamente di ignorare ciò che non potevo fare a meno di percepire, il fatto che per lei io non ero un fidanzatino, né un uomo fascinoso, né un compagnone, neppure una persona in assoluto, ma soltanto due occhi e un piede di carnoso gonfiore -- per menzionare solo questioni menzionabili. Ci fu un  giorno in cui avendo ritirato la strumentale promessa che le avevo fatto alla vigilia (su quale che cosa mai lei avesse fissato il suo buffo cuoricino –- una pista di pattinaggio con un qualche speciale pavimento di plastica o un matinée cinematografico a cui voleva andare da sola), mi capitò di cogliere dal bagno, tramite una combinazione fortuita di specchio sghembo e porta socchiusa, uno sguardo sul suo viso... quello sguardo non saprei descriverlo con esattezza... un'espressione di impotenza così perfetta che sembrava sfumare in quella di un'alquanto confortevole vacuità proprio perché quello era il limite estremo dell'ingiustizia e della frustrazione --e ogni limite presuppone qualcosa oltre a esso-– da cui l'illuminazione neutra. E quando si tiene a mente che quelle erano le sopracciglia sollevate e le labbra dischiuse di una bimba, si potrà meglio capacitarsi di quali abissi di calcolata carnalità, di quale ponderata disperazione, mi trattenessero dal cadere ai suoi diletti piedi per dissolvermi in umane lacrime, sacrificando la mia gelosia a quale che piacere Lolita potesse mai sperare di trarre dalla frequentazione di bimbi sporchi e pericolosi in un mondo esterno che per lei era reale.
E ho ancora altre soffocate memorie, che ora si dispiegano in mutili mostri di dolore. Una volta, in una strada di Beardsley che terminava nel tramonto, lei si rivolse alla piccola Eva Rosen (stavo portando entrambe le ninfette a un concerto e camminavo dietro di loro tanto vicino quasi da toccarle con la mia persona), lei si rivolse a Eva, e con così tanta serenità e serietà, in risposta a qualcosa che l'altra aveva detto sull'essere meglio la morte che stare a sentire Milton Pinski, un qualche scolaretto suo conoscente, parlare di musica, la mia Lolita osservò:
"Sai, quel che è così orrendo del morire è che si è completamente per conto proprio"; e mi fulminò, mentre le mie ginocchia da automa andavano su e giù, che non sapevo semplicemente un bel nulla della mente del mio tesoro e che alquanto probabilmente, dietro agli atroci cliché giovanili, c'era in lei un giardino e un crepuscolo, e il portale di un palazzo –- fosche e adorabili regioni che risultavano essere lucidamente e assolutamente proibite a me, nei miei insozzati stracci e miserabili convulsioni; poiché avevo spesso notato che vivendo come vivevamo, lei e io, in un mondo di malvagità totale, ci ritrovavamo stranamente imbarazzati ogni qualvolta io cercassi di discorrere di qualcosa di cui lei e un'amica più grande, lei e un genitore, lei e un innamorato vero e sano, io e Annabel, Lolita e un sublime, purificato, analizzato, deificato Harold Haze, avrebbero potuto discorrere -- un'idea astratta, un dipinto, il puntinato Hopkins o il rapato Baudelaire, Dio o Shakespeare, qualunque cosa di tipo genuino. Oh buona intenzione! Lei corazzava la sua vulnerabilità con trita impudenza e noia, mentre io, usando per i miei disperatamente distaccati commenti un tono di voce artificioso che mi faceva digrignare i miei stessi ultimi denti, provocavo il mio uditorio a tali scoppi di villania da rendere ogni ulteriore conversazione impossibile, o mia povera bimba coi lividi.
Io ti amavo. Ero un mostro pentapodo, ma io ti amavo. Ero deprecabile e brutale, e turpe, e quant'altro, mais je t'aimais, je t'aimais! E c’erano volte in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia. Ragazzina Lolita, ardita Dolly Schiller.
Mi ricordo di certi momenti, chiamiamoli iceberg in paradiso, in cui dopo essermi saziato di lei -- dopo favolosi, insani sforzi che mi lasciavano fiacco e striato d'azzurro –- la raccoglievo tra le miei braccia con, infine, un muto gemito d'umana tenerezza (la sua pelle scintillante nella luce al neon che filtrava dal cortile lastricato attraverso le fessure della persiana, le sue ciglia nero-fuliggine arruffate, i seri occhi grigi più assenti che mai –- in tutto e per tutto una piccola paziente ancora nella confusione d'un narcotico dopo una grossa operazione) -–  e la tenerezza sprofondava in vergogna e disperazione, e io ninnavo e cullavo fra le braccia marmoree la mia Lolita leggera e tutta sola, e gemevo nei suoi capelli tiepidi, e l'accarezzavo a casaccio e muto chiedevo la sua benedizione, e al culmine di questa agonizzante umana tenerezza altruistica (con la mia anima effettivamente sospesa intorno al suo corpo nudo e pronta a pentirsi), tutto d'un tratto, ironicamente, orribilmente, la lussuria si gonfiava di nuovo -- e "oh, no" diceva Lolita con un sospiro ai cieli, e il momento dopo la tenerezza e l'azzurro - tutto veniva schiantato.
Le idee della metà del Ventesimo Secolo a riguardo della relazione genitore-figlio sono state considerevolmente contaminate dalla tiritera accademica e da standardizzati simboli del racket psicoanalitico, ma io spero di starmi rivolgendo a lettori imparziali. Quando una volta il padre di Avis aveva strombazzato da fuori per segnalare che papino era venuto a portare a casa il suo cucciolo, mi sentii obbligato a invitarlo nell'androne, e lui si sedette per un minuto, e mentre noi conversavamo, Avis, una bimba pesante, inattraente, affettuosa, gli si trasse accanto e alla fine gli si appollaiò paffutamente sulle ginocchia. Ora, non ricordo se io abbia menzionato che Lolita aveva sempre un sorriso assolutamente incantevole per gli estranei, una fessurazione degli occhi morbidamente setosa, una trasognata dolce radiosità di tutte le sue fattezze che ovviamente non significava nulla, ma che era così bella, così accattivante che si sarebbe trovato arduo ricondurre una tale dolcezza ad altro che a un gene magico che le illuminava automaticamente il volto in atavico pegno d'un qualche antico rito di benvenuto – prostituzione ospitale, potrebbe dire il lettore becero. Beh, lei se ne stava ritta lì, mentre il signor Byrd roteava il cappello e parlava e... sì, guardate che stupidità da parte mia, ho tralasciato la caratteristica principale del famoso sorriso di Lolita, vale a dire: mentre la tenera, nettarina, fossettata luminosità era in atto, non era mai diretta all'estraneo nella stanza ma restava sospesa in un remoto vuoto fiorito tutto suo, per così dire, oppure girovagava con miope morbidezza su oggetti occasionali – e questo è quel che stava accadendo adesso: mentre la grassa Avis s'appressava di soppiatto al suo papino, Lolita sorrideva delicatamente a un coltello da frutta che diteggiava a bordo tavolo, sul quale s'era reclinata, a molte miglia lontano da me. D'improvviso, quando Avis si aggrappò al collo e all'orecchio del padre mentre, con braccio casuale, l'uomo avvolgeva la sua grassoccia e grossa progenie, vidi il sorriso di Lolita perdere tutta la sua luce e diventare una piccola ombra ghiacciata di sé stesso, e il coltello da frutta scivolò giù dal tavolo e le assestò col suo manico argenteo un colpo matto sulla caviglia che la fece sussultare, e chinare la testa in avanti, e poi, saltellando su una gamba, il volto orrendo dalla smorfia preparatoria che i bambini mantengono finché non sgorgano le lacrime, se n'era andata – per essere immediatamente seguita e consolata in cucina da Avis, che aveva un così meraviglioso grasso roseo papà e un fratellino cicciotto, e una sorellina neonata nuova di zecca, e una casa, e due cani dal sorrisone, e Lolita non aveva nulla. E ho un netto coordinato a quella scenetta –- ancora nello scenario di Beardsley. Lolita, che se n'era stata a leggere vicino al focolare, si stiracchiò, e poi domandò, il gomito sollevato, con un grugnito: "Comunque dov'è che è seppellita?". "Chi?". "Oh, lo sai, la mia mammina assassinata". "E tu lo sai dov'è la sua tomba," dissi io controllandomi, al ché nominai il cimitero –- subito fuori Ramsdale, tra i binari della ferrovia e Lakeview Hill. "Inoltre," aggiunsi, "la tragedia di un tale incidente viene in qualche modo svilita dall'epiteto che ti è parso opportuno attribuirle. Se davvero desideri trionfare nella tua mente sull'idea della morte -- ". "Iva," disse Lo per evviva, e lasciò languidamente la stanza, e per un lungo intervallo fissai il fuoco con gli occhi che mi bruciavano. Poi raccolsi il suo libro. Era una qualche spazzatura per giovani. C'era la cupa ragazza Marion, e c'era la sua matrigna che finiva per rivelarsi, contro ogni aspettativa, una giovane, allegra, comprensiva pel di carota che spiegava a Marion che la sua defunta madre era stata proprio una donna eroica dato che aveva deliberatamente dissimulato il suo grande amore per Marion perché stava morendo, e non voleva che la sua bimba sentisse la sua mancanza. Non mi precipitai in camera di lei urlando. Ho sempre preferito l'igiene mentale della non-interferenza. Adesso, contorcendomi e supplicando la mia stessa memoria, ricordo che in questa e in simili occasioni era sempre mia abitudine e metodo ignorare gli stati d'animo di Lolita mentre confortavo il mio stesso vile me stesso. Quando mia madre, in un livido vestito bagnato, nella nebbia turbinante (così la immaginavo vividamente), aveva corso ansimante ed estatica su per quel crinale sopra Moulinet per essere lì trafitta da un fulmine, io non ero che un infante, e in retrospettiva mai potei innestare struggimenti di tipo accetto su alcun momento della mia giovinezza, a dispetto di quanto selvaggiamente gli psicoterapeuti mi avessero tormentato nei miei successivi periodi di depressione. Ma ammetto che un uomo dalla mia forza d'immaginazione non può invocare una personale ignoranza delle emozioni universali. Potrei altresì aver contato troppo sui rapporti anormalmente freddi tra Charlotte e sua figlia. Ma l'orrendo punto dell'intera questione è questo. Era diventato gradualmente chiaro alla mia Lolita durante la nostra singolare e bestiale coabitazione che anche la più miserevole delle vite familiari era meglio della parodia di incesto che, sul lungo andare, era il meglio che potessi offrire alla trovatella.
 

 

Poi:
 

 

Del film di Adrian Lyne mi ricordo solo le inutili scene di sesso selvaggio tra i due protagonisti.

Almeno si menzionava Annabell e ciò che ne coinsegue, dato che senza di lei Dolores non ha ragion d'essere?

 

 

Quel film non l'ho mai voluto vedere. Troppo, troppo sbagliato, e turpe.


Messaggio modificato da Shito il 20 July 2017 - 10:12 AM

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"Viviamo in uno stato di confusione permanente, in giro c' è molto chiacchiericcio e poca verità umana." (Carlo Fruttero)
"C'è più affetto in uno schiaffo dato per una ragione che in mille carezze elargite senza motivo." (Juste DeSadec)

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#16 Shito

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Inviato 29 May 2017 - 09:52 PM

(aggiornato ancora)


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Inviato 06 June 2017 - 04:34 PM

bump per il mio amico Kobayashi :-)

 

 

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edit:

 

in effetti prima di postare riflettevo anch'io che uno spostamento di topic sarebbe stato d'uopo. Certo io pensavo alla sezione "libri e cultura", ma forse era troppo banale, troppo logico, troppo sensato. XD


Messaggio modificato da Shito il 07 June 2017 - 08:05 PM

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#18 Wario P.W.

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Inviato 13 June 2017 - 11:53 AM

Tanto per sdrammatizzare un po'.



#19 Shuji

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Inviato 16 June 2017 - 10:14 PM

Basta poco, che ce vo.


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我は無できない、我の影技かない者為、我が一撃は無敵なり!
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#20 Kobayashi

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  • Da:Provincia di Brescia (ancora per poco, forse....)

Inviato 16 September 2017 - 09:56 PM

Alla fine mi sono comprato la versione in lingua originale.

All'edizione tradotta darò fuoco non appena farà sufficientemente freddo per farlo.

 

Ah! In un impeto masochista mi sono visto la versione di Lolita di Lyne!

 

Più che brutto o sbagliato mi é parso completamente inutile.

 

Due ore (o quel che erano) di nulla, ecco.


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XBLA: Toraneko78
3DS: 0259-0283-3120




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