Voglio essere il più banale dei banali:
Il primo minuto basta e avanza.
La sua genuinità nella parlata toscana: i raddoppiamenti coarticolatori (tipo "visto daffuori"), le terze persone impersonali (tipo "s'era aperto da tre o quattro giorni"), l'uso corretto del passato remoto come passato perfetto (tipo: "venne lì..."), il lemmario (tipo "il su' babbo gli garbavan' i film in costume...").
Tutto italiano, eh. L'italiano non solo conosce variazioni linguistiche diatopiche, ma venne canonizzato da Pietro Bembo su tre grandi letterati toscani, che prendevano le mosse dalla poesia sicula portata in su dal contabile di Federico II, se ben ricordo. Quindi l'italiano, quello vero, quello buono, è una lingua siculo-toscana. Così fu e così è. Michelangelo scriveva proprio, ancora nel 1500, "sono stato avvenezia", tutto legato, in scrittura mercantesca appunto legata (oggi diremmo: corsivo). Il mio compaesano Teodorico Pietrocola (Rossetti), primo traduttore in italiano di Alice's Adventures in Wonderland, con Dodgson ancora in vita, traduceva "silly" con "grullina". Ah, non è che in toscana si dica "sciocco" per insipido, tipo il pane sciocco – è il contrario. Perché la persone sciocche sono quelle senza sale in zucca, plot twist! Lo sciocco è un tizio davvero insipido, che grullo. Ah, e la mia traduzione italiana alle scuole medie di Tom Sawyer aveva "Noi si resta!" in una battuta di Huckleberry Finn. E la mia professorina di italiano, deliziosa e colta, spiegò a me e a tutti i miei compagni che quella costruzione era perfettamente corretta in italiano, un po' antiquata per noi (abruzzesi), ancora del tutto corrente nella parlata toscana. E i raddoppiamenti coarticolatori sono nel dizionario italiano standard, da "piuttosto" (più-tosto), a "dapprima" (da-prima), a me piace tanto anche "dappoi", ma poi davvero, accanto, apposta, vaffanculo. Deh.
La purezza della passione di Federico si vede invece nel chiarore dei suoi occhi. Ci sono cose che non mentono.
Federico, grazie della tua passione e del tuo italiano davvero buono. Potrei dire delle variazioni diafasiche, diatopiche, diastratiche, blah blah. Citerò invece, perché sto dicendo di te, Federico, dico citerò un anziano Gian Maria Volonté che fa Sciascia, in tutti i sensi: "Vede l'italiano... non l'ITALIANO. È il ragionare!" - ed è proprio vero. Una storia semplice. La mancanza di italiano la chiamerei oggi analfabetismo funzionale. A ciascuno il suo.
Sono invecchiato anch'io. Ormai quando scrivo tre righe sono sempre troppo dense. Forse dovrei proprio smettere.
Ciao, Federico. A parte che avrei ancora voluto parlare con te di Petri, ossia di alcuni suoi film, custodivo gelosamente il desiderio di provare la mia prima cinque-e-cinque anche con te. Sarà un rammarico che mi poterò dietro in silenzio. Mi sfogherò col mio amico pisano che vive in Giappone, ma a Pisa mi ha davvero iniziato alla cecìna. Ma quel mio amico, in verità, era nato a Livorno. Alle elementari dev'essere stata dura, per lui. Di certo tu potrai capirlo. :-)