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Arlec

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  1. Un'altra cosa che mi piace di questa serie e che la distingue dagli shonen tradizionali è questa: il protagonista non è il più forte, ma il più debole dei personaggi principali. Questi ultimi sono tutti molto interessanti ed hanno delle personalità ben definite. Ognuno ha una sua storia che non è accessoria ma necessaria all'economia della trama principale. Al confronto il protagonista risulta spesso patetico e ridicolo in mezzo a questi giganti, eppure solo lui, spostandosi avanti e indietro nel tempo, può sottrarli ad una spirale di morte che sembra ineluttabile. Solo sciogliendo tutti i nodi dei loro destini aggrovigliati sarà possibile (forse) evitare la tragedia collettiva che altrimenti annegherebbe nel sangue le loro esistenze.
  2. Indubbiamente ^__^ Se ci provassi io penso che mi taglierei due dita al primo tentativo >__<
  3. Però c'è il trucco, non la rinfodera proprio alla cieca: anche se non usa la vista, usa il senso del tatto, perché struscia il lato della spada che non è affilato sul dorso della mano che stringe il fodero ^__^
  4. Molto interesante. (Adesso conosco la tecnica per rinfoderare la katana senza staccare gli occhi dall'avversario)
  5. Mi stavo riguardando la prima stagione, stavolta però con il doppiaggio in italiano. Ho cercato di abituarmi alle voci e sono arrivato con fatica fino all'episodio 7, ma poi mi sono arreso e ho dovuto riconoscere la realtà. Il doppiaggio italiano di questa serie è veramente UNA MERDA.
  6. Un topic che arriva con parecchio ritardo, visto che la prima stagione di quest'anime è uscita nel 2021, ma all'epoca l'avevo istantaneamente scartata dopo aver letto frettolosamente due righe dell'incipit su un sito a caso: visto che nel primo episodio il protagonista finisce sotto un treno e rivive la sua vita da studente delle medie, ho pensato che fosse un isekai, genere che io disprezzo con tutto il mio essere. Ma il brandello di trama che avevo letto allora era evidentemente impreciso (o ero io ad averlo capito male) perché il protagonista non muore: torna indietro nel tempo di 12 anni e da quel momento viaggerà tra passato e presente nel disperato tentativo di salvare la ragazza che frequentava in seconda media (l'unica che avesse mai avuto) da un terribile incidente avvenuto 12 anni dopo a causa di un regolamento di conti fra i membri di una organizzazione criminale chiamata Tokyo Manji Gang. In questo modo salverà anche se stesso dalla vita squallida e senza prospettive in cui si era rinchiuso per fuggire dai problemi e dalle paure che durante l'adolescenza non era riuscito ad affrontare. Dunque cambiare se stesso per cambiare il futuro, in una bizzarra avventura che mescola amore, morte, amicizia, motociclette, risse, omicidi, misteri, indagini e viaggi nel tempo. Visto il primo episodio, in una settimana ho divorato la prima stagione e mi sono messo in pari con la seconda che sta uscendo in questi giorni. A quel punto ho cercato nel forum e mi sono stupito di non trovare discussioni sulla serie o commenti ai nuovi episodi. Non c'è nessuno qui che apprezza o segue questa serie? Io in ogni caso il topic l'ho aperto, per chi volesse fare due chiacchiere sulla prima stagione o commentare insieme i primi episodi della seconda.
  7. Sì, leggendo le parole di Shuji ho pensato alla stessa cosa
  8. Grazie per la risposta. Se anche altri vogliono dire la loro al riguardo sono i benvenuti (mi interessa conoscere l'opinione degli altri utenti, ben più esperti di me)
  9. Quanto al discorso di occidentalizzare certi elementi per essere più appetibili sul mercato internazionale, una volta una mia conoscente, molto più grande di me, mi fece notare che i volti dei personaggi degli anime avevano una fisionomia più occidentale che orientale: "Perché i giapponesi non disegnano i personaggi dei manga con gli occhi a mandorla?" Mi chiese. "Forse perché non accettano il loro aspetto per quello che è?". Io penso che la risposta sia: perché quegli anime erano già allora un prodotto di esportazione.
  10. Neanch'io sono un relatore sagace quindi citerò il buon vecchio Carletto che dice le stesse cose con 150 anni di anticipo: "La grande industria, costretta dagli stessi strumenti di cui dispone a produrre su scala sempre più vasta, non può più attendere la domanda. La produzione precede il consumo, l'offerta fa violenza alla domanda" (Karl Marx, Miseria della filosofia, 1847)
  11. Considerazioni interessanti e condivisibili. L'unica frase che non mi ha convinto è questa: Un giudizio a mio parere estremistico ed astratto che mal si concilia col tuo restante discorso e con la risposta che hai dato a Shuji.
  12. Sono d'accordo. La realtà è dialettica, vale a dire che ogni cosa è sempre una combinazione di più elementi, e spesso in netta opposizione fra loro. Non si può mettere da una parte le opere d'arte e dall'altra le opere commerciali, perché i due elementi sono spesso indissolubilmente intrecciati all'interno dello stesso prodotto. Inoltre non può esistere un'arte totalmente autonoma dalla società, e quindi anche dal pubblico, perché ogni artista, che ne sia consapevole o meno, è figlio e specchio del suo tempo.
  13. Stiamo parlando di videogiochi Shito non di opere d'arte, o comunque non dell'arte per come la intendi tu: libera dai condizionamenti del pubblico e del mercato. Senza un pubblico, una fetta di mercato e di conseguenza un profitto economico che ripaga e valorizza l'investimento effettuato da una software house, un videogioco non può esistere. Se non va incontro ai gusti del pubblico, comunque dovrà cercare di conquistarli: in caso contrario sarà un fallimento economico, e nessuna azienda che si rispetti finanzia un progetto che non si pone come obiettivo quello del successo economico. Siamo nel capitalismo (ogni tanto è bene ricordarlo).
  14. Ah, infatti, c'era qualcosa che non mi convinceva in quegli sprite. Già, ricordo che all'epoca fu una grossa delusione per i possessori di Snes. Una conversione che non valeva un capello dell'originale su PC Engine. Ma come?? ^__^ Allora è vero che non sei più l'otaku di una volta ^__^ "Bloodstained: Ritual of the Night" è l'opera con cui Koji Igarashi, dopo aver lasciato Konami nel 2014, e dopo una campagna crowdfunding durata 4 anni, è tornanto prepotentemente alla ribalta nel genere metroidvania, e più in generale nella produzione videoludica, dando i natali a quello che è attualmente considerato come il successore spirituale di Castevania. La struttura di gioco è una via di mezzo fra "Gekka no Yasōkyoku" e "Akatsuki no Minuet": raccoglie quindi elementi dagli episodi migliori di Castlevania e li fonde in quello che nelle intenzioni di Iga doveva essere il nuovo gold standard nell'ambito del genere metroidvania. L'operazione è sostanzialmente riuscita, perché il gioco ha ricevuto un buon apprezzamento sia dal pubblico che dalla critica specializzata. La cosa che però, personalmente, fatico a digerire è il passaggio dagli sprite e fondali bidimensionali ai modelli tridimensionali che, sempre a mio parere, risultano tutto sommato mediocri e tradiscono l'origine semi-amatoriale e low budget del prodotto.
  15. Wow, hai una conoscenza molto dettagliata di SotN, direi addirittura anatomica, per come l'avete vivisezionato in ogni minima parte. Non sapevo che Harmony of Dissonance fosse così importante nella carriera di Igarashi. E' un titolo che ho giocato poco, in parte perché lo sentivo più legnoso dal punto di vista della giocabilità, in parte perché Juste mi sembrava graficamente la brutta copia di Alucard, ma senza la profondità del suo sistema di armi ed equipaggiamento. Comunque su Steam c'è la collection con i tre episodi usciti per GBA (più Dracula X per Snes che non c'entra una mazza) e mi stai facendo venire voglia di prenderla... Ma invece, di "Bloodstained: Ritual of the Night" cosa ne pensi?
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