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Pluschan

Shito

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Everything posted by Shito

  1. Shito

    TRAILERS E NEWS

    Ho visto il trailer senza audio, ma sembra la storia di una ragazza di oggi, con il MacBook, che "rivive" la storia di Tesla tramite una ricerca storica, e il personaggio "vive" anche sui fondali delle sue fotografie storiche di catalogo. Anche la catchcopy "(wildly) reinvent the biopic", oltre a fare molto Steve Jobs, parrebbe confermare una cosa simile. "SOULFULLY PHILOSOPHICAL" One more thing... ah, no, il film su Turing l'anno già fatto. :-)
  2. La differenza cruciale tra un (non) "ancora" e (non) "più", suppongo. E sì breve e fugace l'interludio affermativo tra quei due momenti di negazione. Oh, parlo di me, certo.
  3. Sì Ryoga, hai ragione, Takahata infatti – come giustamente dicevano Anno e Katayama – aveva una vocazione documentaristica, tale era il suo livello di realismo, ma rivolgendosi al prossimo con vero spirito educazionale (indi "naturale"), a là Miyazawa Kenji, "usava" l'animazione come mezzo di rappresentazione. La sua opus magnus infatti non è Kaguya, è Ponpoko. San Sebastiano, giustamente dici, è icona yaoista. :-) Più che Mishima, su quel crinale si legga dei dolori del giovane Akutagawa. ;_;
  4. Ogni fantasia, in quanto tale, è comunque dolce - infatti. Perché reca con se una carica di escapismo in una meta-realtà fittizia e narrativa che, tanto per il fruitore e ancor più per il narratore, è una creazione pseudolibidica, no? Me l'ha spiegato Yutas. Cioè, volevo dire Yamaga Hiroyuki. Di per me, penso che oltre al suo uso di appoggio escapistico la narrativa serva anche come strumento di sublimazione innocua. Di questo parlavo invece con il dottor Saitou Tamaki, di persona.
  5. Grazie, Kiba. Una simile recensione è una meraviglia da leggersi. Certo per uno sguardo "hungry", ovvero per quell'uso blandamente metonimico del concetto, credo sarebbe bastato "famelico". Ma in queste percezioni di peso semantico vi è sempre, inesorabilmente, tanta umana soggettività. E mai più vi giunse come uomo vivo. Tipo. Alla fine leggere davvero letteratura straniera in lingua originale, quando si arriva al punto di coglierne e goderne anche il leggiadro peso delle posizionalità morfosintattiche ricercate, o variazioni sinonimali intese, è una forma di intimo piacere traduttorio interiore. Quasi solipsistico. Pubblicare una traduzione è la violenza del tentare di imporre una forma di solipsimo comunitario. – Quante sono queste? – Tre, quattro, non lo so! – Mh, meglio. Un mio giovane amico mi diceva che nel suo leggere appassionato di Diciannove-Ottantaquattro mi immaginava sempre nei panni di O'Brien, e lui Wiston. L'estate degli addii. Ma Orwell è carino e semplice, Huxley o Nabokov sono ben altro, a leggerli davvero, ma davvero. La fabula è un gioco da bimbi. Tolkien non so. Cessò assai presto per me l'epoca delle dolci fantasie. Colpa di Simon Morgestern letto alle medie, in tamdem con Michael Ende.
  6. Mai voluto leggere nulla di quella pagina, da quando (una decade fa?) mi resi conto del tenore della stessa. Talvolta alcuni amici, conoscenti, corrispondenti, colleghi non riescono a evitarsi di farmi sapere qualcosa. Con l'ultima intervista su La Stampa ho vinto quattro pizze, però! :-) Cosa sia diffamatorio o meno, persecutorio o meno, e in generale criminale o meno, non sta a noi giudicarlo. Il bello del diritto italiano (e dico sul serio) è che l'azione penale spetta sempre allo stato. A rigore, una denuncia-querela altro non è che una "notizia di [possibile] reato". Sta a un PM, che è un ufficiale pubblico, decidere se è possibile che tale reato sia stato commesso, in caso indagare preliminarmente per verificarne ancora la mera possibilità, che sarà poi giudicata da un apposito giudice delle indagini preliminari e... e... non ho mai studiato la procedura penale. Mi fermai prima. Ma per fortuna, il diritto reale non si fa né al bar, né sui forum di internet, né su Facebook. :-)
  7. ryoga, sta' sereno. :-) (sì, essendo un'esortazione andrebbe sempre in imperativo [esortativo], no?)
  8. Mah, per le mie antiche reminiscenze giurispundenziali, e Ryoga (spero) mi correggerà, mentre avere un'idea ed esprimerla è pressoché sempre lecito, quello che non è lecito è AGIRE allo scopo di LEDERE una persona. Il che mi pare ovvio e normale in qualsiasi società sana. Quindi "augurarsi" che un professionista il cui lavoro non si apprezza smetta di fare quel lavoro credo sia lecitissimo, muoversi e adoprarsi affinché quel professionista sia OBBLIGATO o FORZATO a "cambiare lavoro" credo sia un atto criminale inteso come "atto persecutorio", volto a indurre una persona a "cambiare le proprie abitudini di vita". Ovvero: un'AZIONE illecita dolosamente diretta a ledere la libertà di un'altra persona. Si capisce ovviamente che con la crescita dell'influenza del "mondo virtuale" su quello reale i confini della "libertà d'espressione" quando finalizzati, vettorializzati, coordinati e organizzati a uno scopo fattivo e lesivo e doloso sono molto fluttuanti. Mi chiedo però quando si incomincerà a temere un mio prossimo coinvolgimento sull'adattamento italiano di Derorin-man.
  9. Questo è quel che mette sapore nello scrivere. Fu Platone a dire: "lo stile è anima"? :-) Grazie del report. Giuro che un mio antico amico, dico fatto di carne e ossa e risate e interessi condivisi, era un fan di Hayashibara Megumi e ci scambiavamo mp3 ai tempi di Napster e ISeekYou, sta su quel gruppo e scoprendolo per screenshot traversi l'avevo ricontattato telefonicamente per trovarci a Lucca quando ci andai per la presentazione di Shinko Ghiribizzo. Non ci crederete, non ci credo ancora neppure io stesso, ma lui proprio non credeva, non riusciva a credere che io non andassi lì a leggere le cose scritte contro di me, tra dileggi e diffamazioni e peggio. Boh. Una persona vera, che mi conosce, avevo il suo numero in rubrica dalla fine dei '90 - ciao Giulio! E ancora mi diceva che gli mentivo, che non era possibile, che lo ingannavo. A che pro, poi? Mistero. Davvero Facebook fa male alle persone, ho pensato. Tra l'altro, e di nuovo sembra incredibile, quel mio antico amico ora è – ovviamente – cresciuto e come professione ha un'officina di RESTAURO autoveicoli. Me l'ha detto lui. Ma per Misato il concetto era inapplicabile lo stesso. Purtroppo poi a Lucca non riuscimmo a vederci. Che dire? GOING HISTORY (berutemu)
  10. Continuo a non capire, però nell'altro topic ho scritto cose buffamente vere, veramente buffe sull'adattamento (e l'originale) di Eva, per chi volesse capirle. :-)
  11. Ringrazio Hansha per l'apprezzamento del mio lavoro, e ancor più per la comprensione dei miei intenti professionali – cosa che è in effetti l'apprezzamento più grande. Per un essere umano, trovare un altro essere umano che si dispone a comprenderlo è il più grande privilegio. Quindi grazie, grazie, grazie. Ho detto "grazie"? Grazie. Facezie a parte, veniamo a più autorevoli facezie. :-) MATANKI! È quello che dice Touji a Kensuke nell'episodio4, apostrofando l'amico per la sua "mancanza di fegato" nell'aver lasciato prendere sotto custodia Shinji dai MIB della Nerv senza alzare un dito per impedirlo. – Battuta originale: それがどないしたんや。お前それでもマタンキついとんのか!! – Traslitterazione: Sore ga donashitan'ya. Omae soredemo MATANKI tsuiton'noka!! Gli appassionati si Kansai-ben apprezzeranno le forme verbali e altre flessioni. Robert Garcia sorride a Juso, dove aveva il dojo il buon Steven Seagall. – Adattamento italiano shitarellico: E questo che mi significa…? Ma tu, dopo ’sta storia ancora avresti i testòchili? Ovviamente, sporcature gergali a parte, spicca la parola "testòchili". Ma perché Shtarello ha inventato una parola tanto astrusa? MATANKI! Se avete seguito il link e non leggete il giapponese, beh, è un manga settantino intitolto "Toilet-Hakase", ovvero "Il professor Gabinetto", dell'autore Torii Kazuyoshi. Un titolo che è tutto un programma, eh? Lo trovate anche sulla wikipedia giapponese, o dove vorrete voi. Come si può intuire, non è un manga filosofico. Era un tipico gag-manga dove il momento clou, ricorrente a mo' di tormentone, era quando i personaggi mostravano la spilla di associazione al METAKUSO CLUB (metacacca club), dicendo la parola mitica: MATANKI! Il manga godette di una certa notorietà, nel tardo 2019 ne fecero persino un'esposizione commemorativa: e non mancano preziosi memorabilia: Ma cosa vuol dire MATANKI? Invito tutti a fare una ricerca testuale e per immagine con: マタンキ Credo non troverete che riferimenti a quel manga, e quella gag. Essenzialmente, è un anagramma per inversione di kana di KINTAMA (きんたま 金玉) KI-N-TA-MA >>> MA-TA-N-KI KINTAMA (きんたま 金玉), letteralmente "sfere d'oro", è un eufemismo non volgare per i testicoli. I gioielli di famiglia. O le pallette d'oro, come ogni bravo estimatore di Ponpoko saprà. :-) A volte, i bambini soprattutto per fare eufemismo dell'eufemismo usano dire TAMAKIN (たまきん 玉金), che è l'inversione non di tutti i kana-per-kana, ma delle due parole costituenti, i due kanji, "KIN" e "TAMA". Ma MATANKI è proprio una cosa tutta scema, è un'eufemismo preso da quel manga settantino. Per renderlo, mi serviva una resa un pochitto inventata. :-) Ah, nella scena, come facciano le ragazzine in classe a "agganciare" al volo il riferimento è un po' un mistero, ma forse è abbastanza ovvio comunque, per un giapponese. Infatti le ragazzine tacciano Touji (e il povero Kensuke) di essere dei pervertiti: gli sarà sembrato strano. In effetti, strano per strano credo che anche "testòchili" mantenga un forte elemento di "stranezza mai sentita" eppure di "comprensibilità a intuito immediato". In effetti, è un adattamento di cui sono un pochitto soddisfatto. :-) NEXT TO COME: né quinto né sesto piano nel nono episodio.
  12. Cosa mi sono perso? Comunque Choco stai attento, la tua frase sembra pericolosamente in "lingua cannarsica", una cosa quasi da Seita in Hotaru no Haka... occhio a quel che leggi e ascolti, che "chi va con lo zoppo entro tre giorni zoppica", eh! Tipo gli "apostoli" di Mars di Yokoyama Mitsuteru?
  13. Tornando in topic (est modus in rebus). Per i quattro interessati (sonoichi). A parte weblio che parla di dialetto dell'Hokkaido, e altre sparute fonti che lo attestano come dialetto di Kagoshima, personalmente avevo trovata questa come la fonte più interessante, oltre che credibile: https://www.kaigaikakibito.com/blog/japanese-obsolete-words-dictionary-shigo-jiten-chocchi/ L'articolo in realtà lo scovai poco dopo che avevo scelto la mia resa di "chocchi", ma confermava quello che avevo discusso con un amico giapponese un po' più anziano di me (lo chiamo -senpai), appassionato di anime, con cui avevo molto approfondito soprattutto sui "toni" linguistici dei personaggi (e sull'Aum Shinrikyo ai tempi di Eva). Per chi non sa leggere il giapponese, su quella pagina si attesta "chocchi" come una parola che ebbe un suo momento di voga negli Anni Ottanta, derivata (deprecata) da "chotto", che è giapponese standard (sub-standard, in realtà) e vuol dire "un pochetto". Nella pagina si attestano anche le sfumature di "chocchi" come "ancora meno di pochetto", e "con una forte nota di frivolezza". Aggiungo io: eufemistica. Se non fosse stata una parola inventata/deprecata da una standard (cosa pur compatibile con una sua eventuale provenienza dialettale, ma non così riconosciuta come tante di kansaiben, per capirci), avrei usato "un pizzico" o "un pizzichino". Il senso è quello, la sfumatura cretinetta ed eufemistica pura. Ma volevo una parola pressoché neologistica e derivata/deprecata da "pochetto". Sono ancora del tutto convinto che "pochitto" sia l'opzione migliore. Per rendere quello che "chocchi" è in originale. :-) Anche perché Misato è così. Usa un sacco di parole frivole ottantine, per cui Anno Hideaki ha una passione. Ad esempio nell'episodio6 c'è "paapeki", fusione di "paafekuto" (perfect) e "kanpeki" ("perfetto" in giapponese). Un'altra parola sul genere è, benché substandard, "sharakusai", che il mio corrispondente giapponese mi spiegava nel dettaglio essere stata popolarizzata negli ottanta da un particolare manga più o meno di nicchia che si chiamava, ma non ne sono affatto certo, Shoujo-Oyabun o qualcosa di simile, me lo farò rispiegare. Nel caso di "chocchi", pare che la provenienza sia un'imitazione che faceva tale Kataoka Tsurutarou di tale Ken'youkou Gushi. Un cosa tutta pugilistica. La cosa sarebbe attestata anche nell'ultima riga di quell'articolo: 片岡鶴太郎さんが具志堅用高さんのものまねをするときに、よく「ちょっちねー」とやっていた。 Anche se, a più approfondita ricerca (sì, la feci, l'ho fatta) pare che l'originale fosse "chocchune", non "chocchi", in quanto il personaggio imitato mi pare fosse di Okinawa. Questo tormentone è proprio attestato nel repertorio dell'imitatore (persino su wikipedia) e potete trovare video su youtube. Tuttavia, c'è chi ritiene che quest'ultimo collegamento fosse un comune errore di comprensione dei tempi, e che la fonte non fosse quello specifico tormentone: https://detail.chiebukuro.yahoo.co.jp/qa/question_detail/q10200473090 --- Next to come: MATANKI (non "tamakin", no). :-)
  14. Mi riferivo al verbo alla fine. Stai chiaramente facendo un calco da una frase giapponese, vero? Oppure imitando Yoda, eh? Just kiddin' and foolin' around btw. :-)
  15. In quella c'è un errore obiettivo di resa di traduzione, purtroppo. Per mia colpa, si intenda. :-( Era in lista di rifacimento come, versione corretta: «Dicendo a quel modo, se poi verrai spazzata via dalle bombe non vorrò saperne!» Ma non so se tu la "preferisca". ^^;
  16. Non tutti, e soprattutto non nel modo in cui nella nostra cultura odierna si intende "pensato per i bambini". :-) PS: se un bambino chiede un significato alla mamma è un bene per entrambi. Rotelle in movimento, curiosità intellettuale, atto affettivo educativo nella soddisfazione di quello. Cosa chiedere di più? Ah, sì... un prodotto d'intrattenimento "pensato per SEDARE i bambini". Certo, che stupido che sono, eh?
  17. Non hai capito il punto, che spiegato per iscritto sarebbe forse ancora più involuto? Per questo l'ho spiegato a voce. Nessun amico di quartiere, no. Né simili.
  18. Infatti il punto è sempre e solo non aggiungere inventando, per "spiegare" quello che si è deliberatamente deciso presumendolo. Non si sa a chi abbia provato a telefonare Shinji. Il suo commento di rinuncia non mostra alcun riferimento. Così è, tutto qui. Non c'è bisogno né di pensare, né soprattutto di aggiungere altro.
  19. Sì, lì – ma anche su Gunslinger Girl – l'uso di detti italiani era d'uopo. :-) Ovviamente senza forzature di contenuto, ma quando realmente calzanti sì.
  20. Sì, il cioccolato e la cacca è un po' così, perché nel detto giapponese c'è una similitudine formale (la forma, proprio) a fronte di una differenza di valore sostanziale / cosa splendida ( cosa orribile). Nel caso del cioccolato e la cacca la similitudine formale è il colore, mentre la differenza sostanziale qualitativa... beh. Choco: come ribadivo in un'ultime Live, non trovo mai sensato mettere detti reali italiani in bocca degli stranieri, perché detti, proverbi e frasi idiomatiche sono sostanza nella forma, e non ha senso che un giapponese anche tradotto e doppiato si esprima usandone.
  21. Non sappiamo a chi Shinji avesse provato a telefonare. Di certo non è una telefonata interrotta, ma una chiamata non inoltrata per linea interrotta da principio. Inoltre, sulla foto-biglietto di Misato c'è scritto solo "aspettami, che verrò a prenderti io" - non ci sono numeri di telefono personali. Di certo l'appuntamento era alla stazione. Con un no-show forse Shinji aveva chiamato la base, dato che la convocazione era da lì (non da Misato).
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