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Jupiter00

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  1. Sul kanji di "bocca" e su "unità prima" la questione è la stessa: è una particolarità linguistica consolidata e largamente usata in giapponese? Va tradotta in modo fluido e naturale in italiano. È un'istanza specifica o desueta, comunque un giapponese lo noterebbe subito? Non trasporla sarebbe sicuramente un errore.
  2. @Laguna1307 certo, la colpa è OVVIAMENTE di Netflix, in primis, dico solo che non fare nulla sarebbe stato ancora peggio.
  3. Ma quale contentino? È una pesante ammissione di colpa. Nessuno dice che Cannarsi non debba essere pagato o che debba andare a vendere calzini... Ok, forse qualcuno sì... ma Netflix ha avuto un feedback chiaro e unanime, per me sarebbe meno professionale ignorarlo o fomentare la polemica che fare qualcosa al riguardo. Poi certo, in mancanza di un'alternativa non c'era bisogno di buttare giù tutto, ma non conosco né i piani né i dettagli tecnici di questi provvedimenti.
  4. Io conosco pochi adattamenti di Cannarsi, quindi non sto esprimendo ciò che secondo me è vero ma delle conclusioni che trarrei nel caso il "sentito dire" si dimostrasse vero. Quando riconosci il "testo scritto", con gli stessi costrutti (o dislocazioni, o scelte lessicali) nei dialoghi di 3-4 opere diverse che in comune hanno solo l'adattatore, vuol dire che l'adattatore sta inquinando l'originale in qualche modo, proprio a livello statistico. Nel caso in questione, questa volontà di preservare la cultura giapponese anche nella forma rende protagonista dell'opera la struttura giapponese stessa che non sta venendo di fatto adattata ma solo "convertita" (e copre le sfumature intese in origine) . È come se, e da qui parlo di quel poco che conosco, una tale maniacale e devota attenzione per ogni singolo termine faccia perdere non solo i dettagli macroscopici dell'opera, ma a tratti anche il feeling di una singola scena. Poi sono stati discussi anche errori nell'applicazione stessa del "metodo", ma quello è un altro discorso.
  5. Qualcuno spieghi a Cannarsi che l'errore e l'efficacia SONO concetti statistici
  6. Secondo me non ha modificato molto la posizione di cannarsi, ha solo peggiorato l'immagine di GioPizzi e del moderatore, tirando le somme. Cannarsi è stato più passivo che altro quando "attaccato" (probabilmente ha fatto benissimo) e, come qui, quando si sentiva "forte" sviava l'attenzione sulle singole scelte.
  7. ^^^ Sottotitoli: L'evacuazione risulta completata.Doppiato: Ci è giunto comunicato che hanno già completato di prendere rifugio.Traduzione (di terzi che traducono di mestiere): è già arrivata la comunicazione del completamento dell'evacuazione
  8. Più che altro la frase del terzo interlocutore ha tutto un altro significato nel doppiato, e infatti è letta con un'intonazione da "guarda il lato positivo", mentre nei sottotitoli è un'ulteriore lamentela... Qualcuno ha cannato (che simpaticone).
  9. Il fatto è che un adattamento, in quanto tale, ti deve sì far capire che il senso è un pochetto, ma soprattutto ti deve far passare il messaggio che il personaggio è strambo, scanzonato, oppure ignorante, o infantile... qualsiasi cosa un giapponese potrebbe supporre sentendo chokki (era questa la parola?), perché è questo che serve nell'economia dell'opera e del personaggio, anche questo vuol dire rimanere fedeli. Anzi, direi che è il preciso scopo originale di quella parola e quindi deve essere trasposto. (pochitto ci riesce? Ok, non sto discutendo del caso specifico)
  10. Direi che ho già risposto, la (presunta, visto la toponomastica che stiamo aspettando) fedeltà di Shito secondo me non può essere solo linguistica e formale, deve trasporre anche le emozioni, le sensazioni e le immagini. Just sayin', per me probabilmente restaurare è giusto.
  11. Per adattare intendo l'operazione che a partire da un'opera straniera produca un'opera italiana che quanto più possibile rispecchi l'originale, dal punto di vista della forma, del messaggio e del contenuto. Secondo me il metodo di Shito è eccessivamente sbilanciato sulla forma (non puoi ignorare la ricezione del pubblico!). Sarà la quinta volta che lo scrivo: non intendo che bisogna cambiare qualcosa per avvicinarsi al pubblico, intendo che bisogna rendere astruso ciò che è astruso, offensivo ciò che è offensivo, strano ciò che a un giapponese suonerebbe strano, chiaro e conciso ciò che a un giapponese sembrerebbe chiaro e conciso. E parlo SIA di forma CHE di contenuto. Chiarito ancora una volta ciò, una domanda importante da porre a @Shito secondo me è rimasta: Cos'è un adattamento? (non secondo te o un tuo adattamento, voglio proprio una definizione generale di quali dovrebbero essere gli obiettivi di un qualsiasi adattatore)
  12. Confermo il mio pensiero: un lavoro interessante e minuzioso, che sarà sicuramente molto apprezzato dagli appassionati e avrà i suoi errori, i suoi pregi, le sue chicche... Però non è un adattamento di Eva in italiano.
  13. effettivamente è vero... mi ero limitato alla ricerca sulla mia copia cartacea e di "recalcitranza" e "ricalcitranza" nella barra di ricerca.
  14. In realtà mi sembra comunque abbastanza alle strette, solo che non essendo tutto scritto riesce più a sviare.
  15. Vorrei far notare che sulla treccani compare ricalcitramento e ricalcitrare, non recalcitranza e comunque non col senso figurato utilizzato in Eva.
  16. Non ho mai flammato e insultato nessuno su questo forum, ma dio se mi prudono le dita a sentire certe risposte.
  17. Nel caso di una traduzione... un adattamento può, entro i limiti della correttezza e del rispetto, permettersi libertà anche maggiori ove utili alla comunicazione. Non riprendiamo il flamecutter 🤣
  18. Sì, se contraddici professori e colleghi sul metodo o sull'essenza stessa del lavoro che svolgi ti serve uno straccio di argomentazione Stanno organizzando un tour dell'hokkaido per indagare sul luogo. (Sono buono e mi limito a 2 quotes) Attendiamo una risposta degna di questo nome, da parecchie pagine invero...
  19. Rientro a gamba tesa nella discussione per puntualizzare una cosa: quello che io (a altri più esperti di me) contestano nel metodo di Cannarsi non riguarda la COMPRENSIONE o assimilazione da parte del pubblico, ma la necessità (perché è ciò che fa un adattamento) di TRASMETTERE le stesse emozioni e evocare le stesse immagini nel pubblico nostrano. Un giapponese sbava sui polpacci, un italiano sbava sulle cosce; un giapponese non fa caso alla ripetizione della stessa particella 6 volte in due frasi, un italiano sì; ad un giapponese suona normale una frase che termina con un verbo, un italiano è abituato al verbo prima dell'oggetto. Sia in senso sintattico-grammaticale che fonetico o del puro significato. Quando diciamo di considerare il pubblico non parliamo di immediatezza, comprensione o semplicità, parliamo di rendere astruso ciò che a un giapponese sembra astruso, conciso e scorrevole se sembra tale (e il ragionamento non si limita alla costruzione della frase, ma anche al significato)... Per questo ritengo interessante pochitto o restauro, ho delle riserve su apostoli e delle critiche per "prendere rifugio". EDIT se per esempio in giapponese una frase termina con l'oggetto per enfatizzarlo (conosco talmente poco la lingua che non so neanche se sia possibile, ma cercate di capirmi) è naturale che in italiano non useremmo soggetto - verbo - complemento, che non produrrebbe nessun effetto in uno spettatore italiano, ma tenteremmo di mettere in risalto come nell'originale. EDIT2 nel caso non fosse già abbastanza chiaro non è di sintassi(ne so poco e niente!) che parlo, ma di logica di adattamento
  20. Aspettiamo ancora le risposte al Vì, danish (in quella discussione "stroncata" ha risposto solo agli esempi, non alla critica in sé) e a obiezioni sparse qua e là, soprattutto sul suo metodo.
  21. Non hai capito, provo a spiegarmi meglio. Adattare onigiri a ciambella è uno scempio, il massimo che può succedere è che qualcuno non sappia cos'è un onigiri, vada a controllare "ah, na pall é ris, vabbuò". L'autore VUOLE esprimere quel concetto. Nel caso dei "polpacci" invece, come attestato qui sopra, la barriera culturale lo fa sembrare uno strano fetish (comunque anche culetto si discosta troppo, avrei usato semplicemente cosce). Come anche "apostoli" richiama un concetto ben diverso da "angeli", ora letteralmente la parola sarebbe apostoli, ma forse l'autore al suo pubblico voleva comunicare qualcosa che in occidente sarebbe visto come qualcosa di più divino e vicino a un angelo. (non so come avrei fatto io, non sono un linguista, spiego solo il ragionamento) Capisci che non sto parlando di chiamare Tokyo Milano, al limite dire regione invece che provincia.
  22. Con la differenza che loro vogliono e possono fare un lavoro di analisi e documentazione, mentre shito vuole fare un lavoro simile ma dovrebbe invece svolgere un'opera di comunicazione.
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