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Anonimo (*lui*)

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  1. Coonskin di Bakshi (in versione "estesa" recuperata grazie alla VHS italiana: una volta dovrò provare a raffrontarla con la versione standard - sicuramente ognuna delle due ha alcune scene in più e altre in meno). Di per sé non saprei dare un giudizio, e l'aggettivo più immediato, "evocativo", mi darebbe l'impressione di una presa in giro per un film di cui sfugge il filo logico. In realtà, considerata in complesso, è un'opera più coesa di quanto sembrerebbe a descriverla. Sicuramente il signor Bakshi (di cui avevo già visto Fritz il gatto) aveva un talento particolare nel cogliere un certo spirito nel tempo e nel dare significato a idee che potevano sembrare pure e semplici provocazioni. Poi mi chiederei che tipo di produttore servisse per accorgersi che un film del genere ha senso (oltre che un pubblico) magari solo leggendo la sceneggiatura (anche se il Bakshi appunto veniva da discreti successi). Recensitelo meglio
  2. Tutt'e due, anche se (purtroppo) mi capita di sapere di più sul secondo ambito. In generale proprio il fatto che l'animazione esista indipendentemente dal doppiaggio mi porta ad essere tollerante o meglio a vedere le due cose come indipendenti. La cosa forse mi nacque quando scoprii che i diritti sui doppiaggi sono indipendenti da quelli delle opere a cui si riferiscono
  3. Devo smettere di usare "scorrevole" quando intendo soprattutto "funzionale", forse... ma sì, l'impressione è quella. Precisamente, quella di una serie di elementi messi perfettamente al loro posto e in un modo che, personalmente, non mi spinge a chiedermi "che senso ha questo? questo è reale o un sogno?" ecc. in continuazione. Semplicemente di un qualcosa che si dipana progressivamente. E a ripensarci, questo è il tipo di narrazione che mi sembra comprensibile riguardare ciclicamente per il gusto di vederla ri-dipanarsi. (Sì, ripensandoci i ricordi si possono falsare ecc.). Sarò io una combinazione particolare di strano e disattento che mi porta a ragionare in questo modo, ma tant'è. Dove sono i recensori accurati?
  4. È un peccato che alla fine ci siamo incartati sull'adattamento e non abbiamo detto nulla in più del film da quando si è riaperto il topic. Forse il fatto che sembri così scorrevole e funzionale, che non dia quella impressione di "opera complicata", mi spinge a "darlo per acquisito" in maniera eccessiva (se l'espressione non è chiara, sostituitela con "giudicarlo frettolosamente"). Potrei quasi finire a rivederlo periodicamente come si fa per i film delle festività, ovvero non con l'animo di capirci (di doverci capire) qualcosa di più, ma come gradita abitudine. Probabilmente sarebbe un torto? A meno che non lo ridoppino!
  5. @GodaiEffettivamente la difficoltà di un discorso di critica è che dovrebbe andare su diversi piani: il contesto di chi produceva l'opera, il contesto attuale in cui sta chi la recensisce e "il mondo delle idee" di cosa è corretto e sbagliato. Secondo me l'interazione tra questi permette sia di non accettare tutto, sia di non criticare tutto ciò che è meno che perfetto, ma ovviamente è difficile da formulare e soggettiva. Per il resto secondo me ha ragionissima Shuji con l'inizio del suo ultimo messaggio, che chiarisce meglio che avevo buttato giù un po' di messaggi fa. Alla fine il motivo per cui io tendo a stimare chi si occupava dell'importazione degli anime in passato, vedi Valeri Manera o Carrassi o anche tale Galatoli (il produttore della Doro TV / Mondo TV che concesse nel '96 un'intervista a una fanzine, che se non sbaglio trovai proprio su questo forum e mi è sempre sembrata molto importante), era proprio il senso di coerenza, di progetto unitario e di onestà intellettuale che comunicavano. Magari era apparente, magari conta il fatto che ad esempio la Valeri Manera in quarant'anni ha concesso un numero di interviste che sta sulle dita di due mani (monche, forse!) e ogni volta era attenta a scegliere le parole. L'ideale al solito sarebbe quello del Topolino di decenni fa (e forse anche di oggi?): qualcosa che ti amplia il lessico / la cultura e che ti arricchisce sottotraccia, mentre il complesso rimane comprensibile anche se ci si perde i dettagli e le sfumature; gli sbilanciamenti nel senso di eccessiva complessità o eccessiva banalità si allontanano da questo in un modo o nell'altro. Naturalmente a parlare di adattamenti anziché opere originali il discorso è più complesso, ma è l'esempio più chiaro che mi viene. (Anch'io avrei ringraziato per le sigle originali su Maison Ikkoku "Cara dolce Kyoko (Maison Ikkoku)" (quello è il titolo italiano originale per definizione, anche se effettivamente è inutilmente pesante ), ma mi sarei lamentato e mi lamento perché non traducevano gli accrediti, cosa che a loro tempo e almeno in parte la Doro TV e pure la Fininvest/Mediaset facevano. Decisamente il tizio pigro non favoriva la comprensibilità )
  6. @GodaiSpesso i parametri sono soggettivi, ma non sempre, direi (vedi appunto il caso della critica cinematografica: se ci sono problemi grossi di regia o sceneggiatura li riconoscerà più o meno chiunque); non concordo sul fatto che l'alternativa sia tra accettare qualunque cosa e non accettare nulla. Per dire, aggiungere continuamente dialoghi sul muto di contenuto nullo sarebbe criticabile per chiunque; i riferimenti hanno uno spettro di complessità e sensibilità molto più ampio. E alla fine la critica è appunto caso per caso. Riguardo al Carrassi si può studiare le ragioni che riportava e apprezzare il fatto che ci metteva la firma nel bene e nel male; poi si può giudicare a posteriori che certe scelte risultano abbastanza ridicole e all'estremo creano prodotti indipendenti dall'originale tipo Piccoli problemi di cuore, e dal punto di vista dell'adattamento andrebbe ridoppiato praticamente tutto. Aggiungerei comunque a parte, personalmente (qui un critico del doppiaggio diverso da me potrebbe benissimo dissentire!), che è diverso parlare di "corretto/accettabile" e "sopportabile" per motivi anche di forza maggiore: ad es. cambiare i nomi è criticabile sicuramente, al massimo è sopportabile per chi guarda se si tratta solamente di un "cifrario a sostituzione" che lascia invariato il resto e ridoppiare costa troppo. Volendo è lo stesso che sopportare carenze in un film a basso budget se il resto è ben fatto. (E come ho detto in passato, un altro discorso è il principio di conservazione e messa a disposizione delle edizioni "storiche" nel modo più vicino possibile a come erano all'epoca, che prescinde da giudizi critici o di valore.) Sì, è un argomento ampio su cui discutere. Gintama, per come mi è stato descritto, è un caso estremo in cui in certi punti c'è l'alternativa tra fare qualcosa di completamente incomprensibile al pubblico, a meno che disponga di una marea di informazioni subculturali (che potrebbero esserci solo in giapponese) e metta in continuazione in pausa per controllarle, o applicare un'elevata "creatività" con grossi rischi di falsare il prodotto e rompere la sospensione di incredulità; personalmente non mi sento di criticare chi ha optato per la seconda scelta, e l'ideale sarebbe stato fare due doppiaggi, uno coi riferimenti corretti e uno "reinventato". (Però potrei anche aver capito male, non l'ho visto :D)
  7. Godai: in parte era un'analogia: lavorare in modo apparentemente completamente diverso può portare a risultati altrettanto insoddisfacenti, a fronte dei quali si cerca un'alternativa. Poi secondo me (ed è comprensibile che non concordiamo, provo a spiegarmi) esiste una "creatività" artigianale, volendo di mediazione culturale, che per certe opere serve più che per altre, e che può valorizzare in modo significativo l'originale, mantenendo ad esempio funzionale e scorrevole (mi ripeto in termini) ciò che lo è in originale e non lo sarebbe in traduzione letterale. Essere creativi è un rischio perché è facile falsare un'opera, è una responsabilità per chi adatta e ci mette la firma e si espone alle critiche positive e negative, e tuttavia credo che spesso sia una necessità. Provare a giudicare se l'esito è positivo o meno dovrebbe essere affare della "critica del doppiaggio" seria, che come dicevo purtroppo non c'è: la cosa ha dei principi ma non è univoca, come la critica cinematografica.
  8. Shuji: e hai ragione. La questione secondo me è soltanto che c'è bisogno di scorciatoie quando non si ha possibilità di approfondire le cose di prima mano. Più che un principo di autorità direi che sia un principio di economicità o di garanzia (?): "Una persona/fonte che è autorevole su una questione lo è, in prima approssimazione e salvo smentite, su un'altra correlata". Poi giustamente essere smentiti sulla seconda non dovrebbe implicare perdere di affidabilità sulla prima.
  9. Godai: di sicuro sovrainterpreto, ma mi diverte pensare che un adattamento "creativo" attragga proprio perché la tendenza generale di oggi, almeno in ambito mainstream, sembri essere invece tradurre/adattare male o non tradurre proprio per un insieme di mancanza di attenzione / creatività, stretti margini di manovra per obbligo di "uniformare la comunicazione" (ed essere più facilmente controllabili, e molti altri motivi) e soprattutto scarsità di tempo. E temo che ci sia chi ritiene questo andazzo (o lo spaccia per) "fedeltà all'originale", quando è l'effetto di poco sforzo, al posto semmai dell'impegno per fare un lavoro realmente rispettoso, per rendere la complessità dell'opera ecc. Così quando si vede un lavoro non fatto secondo i crismi comuni è possibile che qualcuno lo prenda in simpatia. Simmetricamente, essere cresciuti in un contesto in cui (riprendendo la tua percezione) "tutti inventano, semplificano ecc. dichiarando di fare il miglior lavoro possibile" può stimolare interesse per un tipo di adattamento che tenta realmente di essere fedele "senza compromessi". O almeno questa è la mia interpretazione a posteriori (da tizio che non c'era all'epoca e segue relativamente poco oggi e si fa le proprie idee) e forse poco rappresentativa. Considerala come preferisci.
  10. Qualcuno con conoscenze nell'ambiente scriva a Prandoni e gli chieda cosa ricorda della lavorazione!
  11. (Grazie Roger! Finisco di espandere il mio post sopra visto che l'hai linkato direttamente di là, poi in caso continuerò nel posto giusto.)
  12. Direi che non è da chiudere perché di adattamento, doppiaggio e di Perfect Blue nello specifico si può parlare in maniera ampia e non sterile A parte: devo rileggere con più attenzione il post di Roger. Come pensieri sparsi: - questi giri strani di licenze mi erano risultati ad es. cercando della distribuzione televisiva di Lamù a fine anni '90: erano implicate una Primetime Animation che ho visto menzionata più volte senza trovarne i dettagli e la Dynamic, e poi è passata alla Yamato; - su Perfect Blue: personalmente non saprei se dirlo un capolavoro: a me è sembrato realmente un film ben scritto, immediato e scorrevole nel senso migliore senza diventare meccanico. Mi sembra un caso in cui il regista mette in scena il tema senza sovrapporci in maniera "pesante" la propria visione del mondo, le proprie tematiche ricorrenti e autoreferenziali. È anche per questo che mi sembra un'opera particolarmente stimolante per un pubblico potenzialmente vasto (forse chiamarla "universale" è appunto eccessivo, per i fenomeni sociali tipicamente giapponesi). Rispetto alle altre opere di Kon, ovviamente mi manca il termine di paragone, non avendole viste. ---- In aggiunta, mi è parso particolarmente interessante che Perfect Blue sia stato presentato esplicitamente, nella locandina, come ispiratore di altri film dal vivo: la cosa non si diceva es. per Akira, e di sicuro perciò può attrarre un pubblico diverso da quello, per dire, dell'ultimo Miyazaki. Forse bisognerebbe valutarlo appunto nel contesto del cinema thriller psicologico dell'epoca e di oggi, oltre che come opera di Kon e di animazione giapponese.
  13. Shuji, guarda che l'ho visto da prima che me lo chiedessi, e so che non è un caso unico (una cosa del genere non accadeva anche nel primo doppiaggio de "Il castello di Cagliostro"?). Semplicemente per me, molto soggettivamente, non è un problema grave: è giusto una cosa divertente da notare che di per sé non pregiudica la visione del film. Rivedendo il video ora, il massimo problema di quella scena mi sembra che la voce dell'altro ragazzo (non ricordo come si chiama) è leggermente troppo adulta. Quindi ho continuato a discutere di adattamento
  14. Beh, quando si tratta di un'analisi di doppiaggio, l'ideale sarebbe dare un'idea delle linee generali dell'adattamento per come si possono percepire dopo una visione complessiva (es. chi adatta tende ad abbellire / a tradurre alla lettera, si notano particolari sforzi per rendere i dialoghi come se fossero nati in italiano ecc. ecc.) e poi fare degli esempi particolarmente eclatanti per dare dei punti di appoggio all'idea precedente: direi che la seconda parte non è valida senza la prima, e quasi sicuramente idem viceversa. Di un lavoro del genere su un ampio spettro di opere, fatto accuratamente e senza grossi pregiudizi, ci sarebbe bisogno in generale: ci prova(va) Doppiaggi Italioti con le opere statunitensi di cui trattava in maniera semiseria (quando un pregiudizio di affetto c'era, lo esplicitava), credo nessun altro a mia conoscenza. La "critica del doppiaggio" dovrebbe essere un campo più praticato! Poi chiaramente nulla è sostituibile a controllare tutto di persona. La frase citata da Shito potrebbe essere giusta, per cronaca (come già scritto, a me rimasto più in mente il perfetto "che vaccata!" che forse era la battuta precedente). E ammetto che questo stile di adattamento mi affascina. A parte: ma nessuno ha il DVD di Perfect Blue? I sottotitoli lì erano trascritti dal doppiaggio? Io cercherò di comprare la nuova edizione quando la faranno.
  15. Non conoscevo Sotto accusa (The accused), ma leggendo il soggetto credo che abbia ragione Armandino. Comunque in due secondi ho trovato su YouTube il film in giapponese con i sottotitoli in spagnolo: in caso proverò a vedere cosa mi ricordo dei dialoghi e se più o meno quadrano
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