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Soul of Chogokin


Garion-Oh

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Senza provocazione:

 

giocattolo per adulti' non è una parola, neppure una parola "poli-lessemica", tipo 'messa in scena' (che alcune dottrine linguistiche considerano una sola parola, io personalmente discordando anche su questo).

 

'giocattolo per adulti' è un'espressione, una definizione ossimorica, dato che il significato di 'giocattolo' include il suo indirizzo infantile. E' un po' come dire 'quadrato a tre lati'.

 

Non che non se ne usino, a scopo pubblicitario (tipicamente), a scopo provocatorio, o che.

 

Tipo: 'home theatre' è una definizione ossimorica. Per quanto odioso, è stata sdoganata commercialmente ben oltre il punto della sua inclusione in lemmari di sorta.

 

Ma non è il caso di 'giocattolo per adulti', che credo esista solo in un certo tipo di psicologia demente, nel mercato che la segue, e poi nel giustificazionismo dell'otakuzoku. :(

 

Oh, per capirci: io colleziono merda per adolescenti ottantini, lo so. Spero di essere almeno onesto con me stesso. Mi fanno più paura i videogiochi che 'nascono' per un pubblic 'adulto', perché seriosly: wtf?

 

Cosa avrei pensato, a 14 anni, se mio padre quarantenne invece che lavorare da buon pater familias fosse stato 'attaccato ai giochini in tv'?

 

Non voglio pensarci, in effetti.

Edited by Shito
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Max, un buon modo per rispondere a Shito non era l'ossimoro giocattolo per adulti ma invece che il linguaggio può anche non rispecchiare la realtà.

 

Tuttavia, son d'accordo con lui, e trovo molto efficace la frase sottoquotata, probabilmente talvolta la scrissi pure mentre insultavo random qualcuno di voi:

 

 

Cosa avrei pensato, a 14 anni, se mio padre quarantenne invece che lavorare da buon pater familias fosse stato 'attaccato ai giochini in tv'?

 

Non voglio pensarci, in effetti.

 

 

Del tipo, vedo mio fratello più piccolo che vuol giocare con i pupazzetti e papa che dice: dah, quelli non si toccano, sono oggetti sacri. ihihi ahahaha

Edited by silent bob
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Mmh...

Inizio ad avere un'idea più precisa.

 

Se ho ben capito, i punti focali del tuo discorso sono:

 

1) "giocattolo per adulti" è un ossimoro. Quindi incontrovertibile.

Comprensibile.

Non concettualmente condivisibile, almeno non per me che considero l'italiano qualcosa in più rispetto le mere definizioni da vocabolario. Ad esempio -ok, qui sto :climb: - la voce implica la presenza del bambino, ma non ne definisce l'esclusività (non dice "solo per bambini") (E, lo ripeto, sono consapevole che è solo :climb: ) (ma funziona).

O, se proprio vogliamo buttarla sull'evoluzione sociale (che ha una sua validità), possiamo citare

Un giocattolo è un oggetto usato da un animale, un bambino o (più raramente) un adulto nell'attività del gioco.

wiki. Ovvero il dizionario del futuro (dai, fatte 'na risata ;) ).

Da questa impossibilità di coniugare gli estremi, quindi, il tuo fastidio/imbarazzo nel definire - catalogare roba come i Myth o i SoC.

 

2) conseguentemente, per te l'utilizzo (quale che sia) di questi "oggetti" è definibile o come autoinganno o come consapevole regressione infantile. Giusto?

D'altra parte, se ben ricordo, per te è difficile accettare anche la creazione/commercializzazione di statue raffiguranti personaggi in pose/abbigliamenti diversi da quanto visto nella loro "esistenza".

 

Tuttavia mi resta il dubbio, a questo punto, di come definiresti -per esempio-, proprio il SoC del GunBuster.

Vediamo: non è studiato, né progettato per un pubblico infantile.

La complessità della trasformazione (che è perfetta, per inciso, nel senso da te prima definito), oltre che la "solita" presenza di parti piccole eccetera lo rendono un prodotto

sicuramente non "per bambini".

E' una replica pressoché perfetta della controparte animata.

Non è una "girella", almeno non qui in Italia.

Ha un costo elevato e una difficile reperibilità (non lo trovi nei supermercati), quindi non è definibile come "acquisto d'impulso/per mero divertimento".

 

E' una categoria del tutto nuova di oggetto (visto che per te "giocattolo per adulti" non è accettabile, vedi punto 1), mi sembra, quindi tu come lo definiresti?

 

E, ancora: non mi sembra tu abbia dato una tua opinione sull'apprezzamento estetico dell'oggetto di design SoC/Myth.

Edited by Maximilian
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Mmh...

Inizio ad avere un'idea più precisa.

 

Se ho ben capito, i punti focali del tuo discorso sono:

 

1) "giocattolo per adulti" è un ossimoro. Quindi incontrovertibile.

Comprensibile.

 

E' incontrovertibile che quell'espressione sia un ossimoro, indi una cosa che non dovrebbe usarsi.

 

Perché usare un ossimoro, fuori dall'ambito poetico (al limite), è un magheggio semantico che fa ammalare la comunicazione.

 

E' un ossimoro perché il termine/concetto di giocattolo è DEFINITO dalla sua funzione (il gioco) e finalità (i bambini). Eliminando una di queste parti della sua *definizione*, si usa una parola per quello che non indica, ovvero si viola il legame significante significato.

 

La neolingua orwelliana era chiaramente una provocazione, per dire. Ma di questi tempi, la stiamo realizzando spesso. :(

 

Non concettualmente condivisibile, almeno non per me che considero l'italiano qualcosa in più rispetto le mere definizioni da vocabolario. Ad esempio -ok, qui sto climb.gif - la voce implica la presenza del bambino, ma non ne definisce l'esclusività (non dice "solo per bambini") (E, lo ripeto, sono consapevole che è solo climb.gif ) (ma funziona).

 

Sono d'accorco che una lingua viva sia definita dal basso e poi descritta nella canonizzazione dei testi a posteriori. E' il motivo per cui ho citato più fonti. Il punto è che con tutte le evoluzioni in fieri, si deve comunque trovare un faro guida, altrimenti 'ognuno intende quello che intende lui' per ogni parola, e la comunicazione è impossibile. L'esclusività di un asserto minimo è implicita. Cibo per cani, anche senza 'solo', implicita che tu che sei un uomo non dovresti mangiarlo. Puoi anche farlo, ma non era un cibo per te.

 

 

 

O, se proprio vogliamo buttarla sull'evoluzione sociale (che ha una sua validità), possiamo citare
Un giocattolo è un oggetto usato da un animale, un bambino o (più raramente) un adulto nell'attività del gioco.

wiki. Ovvero il dizionario del futuro (dai, fatte 'na risata wink.gif ).

 

Wikipedia, che spessissimo mi sorprendere per l'alto livello dei suoi contenuti, trova proprio nell'ambito linguistico uno dei suoi angoli meno efficaci, proprio perché non perché oggi 'tronista' significa qualcosa possiamo dire che questo termine durerà più di un lustro ancora, e che quindi 'sia italiano'. Senza fare l'accademia delle variazioni dia-qualcosa, il valore dei dizionari 'tradizionali' è proprio quello di rappresenzate una cernita di lemmi e significati sufficientemente verificati nel loro impatto sulla lingua nazionale.

 

 

Da questa impossibilità di coniugare gli estremi, quindi, il tuo fastidio/imbarazzo nel definire - catalogare roba come i Myth o i SoC.

 

Non è che sia imbarazzato nel definirli, in effetti non è che senta il bisogno di definirli in assoluto, è che la loro essenza un po' mi spaventa e lascia perplesso, perché mi sembra insistere come una leva su un punto di autoinganno psicosociale contemporaneo.

 

Vorrei farti chiaro che una cosa per me focale, che forse non ho reso sufficientemente evidente, è la distinzione tra l'oggetto e il soggetto.

 

Il soggetto, il fruitore di questi beni, può fruirli in molti modi.

 

Alcuni che riterrei più aberranti, altri meno. Con maggiore o minore onestà intellettuale. Ci sono gamme di varianza.

 

2) conseguentemente, per te l'utilizzo (quale che sia) di questi "oggetti" è definibile o come autoinganno o come consapevole regressione infantile. Giusto?

 

Sono queste due delle casistiche, ma non tutte.

 

C'è anche chi li fruisce con onesta cognizione che si tratta di un po' di nostalgia proustiana. C'è chi si inganna che 'non sia infantile'. C'è questo e quello e altro.

 

Proprio per questo, io non criticavo nessuno e non parlavo tanto dei soggetti che consumano questi beni, quando degli oggetti in quanto tali.

 

Ovvero, questi 'giocattoli modellinizzati'.

 

Il collezionismo non è un'attività necessariamente infantile.

 

Il collezionismo è un'attività che vive di appagamento estetico e spesso di soddisfazione compulsiva.

 

Il collezionismo è più che altro un attitudine maschile adulta.

 

Mi fa quindi specie (ma anche no, da un pdv sociologico -> di mercato è obv) e molta paura che i giocattoli (per bambini) si siano evoluti in "giocattoli-modellino" per appagare sempre lo stesso pubblico, che era bambino ieri, adulto oggi, ma in un processo di crescita evidentemente deforme ha mantenuto pesanti tratti della sua infantilità.

 

 

D'altra parte, se ben ricordo, per te è difficile accettare anche la creazione/commercializzazione di statue raffiguranti personaggi in pose/abbigliamenti diversi da quanto visto nella loro "esistenza".

 

Questo lo trovo semplicemente 'stupido' ovvero 'insensato', ma è un discorso su un piano molto più basso, interno all'hobby, insomma da otaku marcio. ^^;

 

 

Tuttavia mi resta il dubbio, a questo punto, di come definiresti -per esempio-, proprio il SoC del GunBuster.

Vediamo: non è studiato, né progettato per un pubblico infantile.

La complessità della trasformazione (che è perfetta, per inciso, nel senso da te prima definito), oltre che la "solita" presenza di parti piccole eccetera lo rendono un prodotto

sicuramente non "per bambini".

E' una replica pressoché perfetta della controparte animata.

Non è una "girella", almeno non qui in Italia.

Ha un costo elevato e una difficile reperibilità (non lo trovi nei supermercati), quindi non è definibile come "acquisto d'impulso/per mero divertimento".

 

E' una categoria del tutto nuova di oggetto (visto che per te "giocattolo per adulti" non è accettabile, vedi punto 1), mi sembra, quindi tu come lo definiresti?

 

Sinora ho detto 'giocattolo modellino'. Anche 'modellino giocattoloso' andrebbe bene. Model Toy, come dire.

In italiano, dici? Non lo so. A parte "feticcio", ma chiaramente non è la categorizzazione che chiedevi, non mi viene in mente niente.

 

Forse tutto sommatto più 'modellino', sì. E' un giocattolo che si è evoluto in logica, costruzione, costi e uso (come dicevamo e dicevi) in un modellino che conserva un'estetica parzialmente affine al giocattolo per fare 'effetto nostaliga' su quel tipo di pubblico.

 

Forse mi fa paura per questo tipo di disonestà intrinseca (dell'oggetto, non necessariamente di ciascun suo acquirente).

 

Con un brivido penso alle 'bambole per signore', o le 'bambole per donne' (Dollfie anyone?).

 

Ma non sono forte con le definizioni dai tempi del mio disamore per Kant (fine liceo).

 

Nota: quello è l'unico SoC che ho mai comprato, ma poi non l'ho mai aperto. :(

 

 

E, ancora: non mi sembra tu abbia dato una tua opinione sull'apprezzamento estetico dell'oggetto di design SoC/Myth.

 

E' difficile. Provo a spiegarmi.

 

Quando sei piccolo, hai i giocattoli e li immagini perfezionati: che si trasfromino meglio, che siano uguali uguali al soggetto in tv, cose così.

 

Poi sei grande, ti trovi questi modellini giocattolosi perfetti, e scopri che era fail.

 

Fail perché così non sono più giocattoli, e tu volevi dei giocattoli perfetti che questi non sono.

 

E' come quando ti piace il bitmap, sogni tutto in hi-res, poi arriva la roba hi-res, non vedi più i pixel e capisci che eri sciocchino a sognare la morte dello spirito che amavi.

 

Ovviamente vedo la bellezza della realizzazione di certi soggetti. Ma quella che io considero la loro 'disonesta natura' ne permea l'estetica, e me li fa dispiacere.

 

E se proprio mi farebbe rimpiangere l'onestà dei 'giocattoli giocattoli'. Che si riflette anche nell'estetica.

 

Il punto è che ogni volta che ci piace qualcosa, se ne vorrebbe di più e di meglio.

 

A volte quel di più e di meglio arriva, e non funziona perché è una noia.

 

Tipo giochi a King of Dragons e dici "wow, ma che bello se avesse tutti gli incrementi e gli oggetti selezionabili e le magie come un vero D&D".

 

Poi esce D&D Shadow over Mystaria e capisci che con tutte quelle cose non è perfetto, è solo una noia/rottura giocarci. O quasi.

 

Forse è anche un po' buffo, ma credo davvero sia così.

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Al contrario, il giocattolo è un oggetto singolo e finito, non è un medium formale. Il paragone, in questo, sussiste per meno di metà.

 

Ricordo che a proposito delle stampe di Hokusai, ci si domandò se la sua produzione potesse essere ritenuta arte. D'altronde non esisteva un quadro unico come eravamo abituati in occidente, ma una produzione in serie dello stesso soggetto (tra l'altro in occidente fu scoperto perché le merci che arrivavano dal Giappone venivano imballate con carta recante i suoi stampi).

 

Secondo me ci sono delle produzioni per il sollazzo degli otaku che stanno raggiungendo dei livelli tali di dettaglio e precisione, da rifuggire alla semplice catalogazione di giocattoli. Tant'é che ormai da qualche anno i giapponesi inseriscono sempre il nome dello scultore sulle scatole delle varie figure.

 

Il meccanismo percui un vintage é apprezzato da un adulto può derivare dal fatto che si tratta di un ricordo d'infanzia. O dal fatto che sia un bell'oggetto. E quando si parla di begli oggetti, non ci sono ragionamenti che tengono.

 

Esempio. Macross Frontier non mi è piaciuto granché. Ma la linea del VF-25F mi piace tantissimo. Non so se puoi capire. Mi giro e mi rigiro il caccia da tutti i lati e mi dico "é proprio bello".

 

Quando gioco con un myth e lo espongo in una posa dinamica mi dico "é proprio fatto bene. Sembra che il personaggio dell'anime abbia preso vita". Ecc...

 

L'industria in Giappone si sta muovendo verso la categoria del "giocattolo da collezione".

In giapponese omocha deriva da mochiasobu (持遊).

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No, non è buffo.

Dati i fattori di partenza, direi che il tuo discorso è del tutto comprensibile.

 

In senso letterale, intendo.

 

 

Poi amplio il concetto, ora ho un po' di fretta,

Discorso interssante, comunque. Davvero.

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Al contrario, il giocattolo è un oggetto singolo e finito, non è un medium formale. Il paragone, in questo, sussiste per meno di metà.

 

Ricordo che a proposito delle stampe di Hokusai, ci si domandò se la sua produzione potesse essere ritenuta arte. D'altronde non esisteva un quadro unico come eravamo abituati in occidente, ma una produzione in serie dello stesso soggetto (tra l'altro in occidente fu scoperto perché le merci che arrivavano dal Giappone venivano imballate con carta recante i suoi stampi).

 

Sono un grande amante dell'ukiyoe (e un fortunato possessore di qualche stampa originale prodotta dall'artista dinanzi ai suoi occhi).

 

La definizione di 'arte', anche solo 'arte pittorica' è sempre difficile, e trovo fallimentare il tendativo di ricerca di un cretireio discriminante unico (sia finalitò dell'opera, unicità dell'opera, unicità dell'artista, etc).

 

Il caso dell'ukiyoe, o della litografia -se preferiamo un termine più tecnico- è senza dubbio controverso. Ci sono almeno tra autori per ogni opera (disegnatore, incisore, colorista), e da ogni cliché vengono fatte potenzialmente infinite stampe. E' arte?

 

Credo che l'arte sia il prodotto dell'intento artistico umano di esprimersi, di esprimere qualcosa di umano, tramite una creazione umana, ovvero 'artefatta', e non 'naturale'.

 

Certo, Giulio II si stava facendo decorare la Sistina dal 'più figo del suo tempo', ma quel 'più figo del suo tempo', nel fare ciò (un DECORO!), intanto *sfruttava* quella commessa per mettere nei suoi dipinti un suoi sentimento, una sua tensione, un suo contenuto umano e umanista che M. *sentiva* di dover esprimere.

 

 

Secondo me ci sono delle produzioni per il sollazzo degli otaku che stanno raggiungendo dei livelli tali di dettaglio e precisione, da rifuggire alla semplice catalogazione di giocattoli. Tant'é che ormai da qualche anno i giapponesi inseriscono sempre il nome dello scultore sulle scatole delle varie figure.

 

Quella che tu citi è perizia tecnica dell'autore, ma non credo che la perizia tecnica per sé sia qualcosa di nobile. La bellezza, ho sempre creduto, non può mai essere vuota. Dico la bellezza umana. La bellezza umana è la fisicizzazione in un oggetto d'arte di un significato umano. Detto questo, è davvero impressionante il livello sia di perizia creativa che produttiva raggiunta dalle produzioni dell'industria di cui parliamo, specie a livello di sculpt.

 

 

Il meccanismo percui un vintage é apprezzato da un adulto può derivare dal fatto che si tratta di un ricordo d'infanzia. O dal fatto che sia un bell'oggetto. E quando si parla di begli oggetti, non ci sono ragionamenti che tengono.

 

Esempio. Macross Frontier non mi è piaciuto granché. Ma la linea del VF-25F mi piace tantissimo. Non so se puoi capire. Mi giro e mi rigiro il caccia da tutti i lati e mi dico "é proprio bello".

 

Ma perché ti piace, alla fine? Il gusto umano è al 99% abitudine. Generalmente inconscia.

 

Tu sei nato quando sei nato, cresciuto con cosa sei cresciuto. Hai amato uno stile e una forma. Se la ritrovi, questa assonanza la chiami bellezza.

 

Ovviamente, il 'bello' non esiste (se non proprio quello di Natura, e sì, la Critica del Giudizio è un buon libro :) )

 

Anche il giocattolo 'non vintange' piace per nostalgia, solo che è una nostalgia dissimulata, ovvero serpeggiante sotto mentite spoglie. E' la nostalgia del tempo in cui amare oggetti di quella matrice era la norma di vita, della nostra vita.

 

Proust.

 

Quando gioco con un myth e lo espongo in una posa dinamica mi dico "é proprio fatto bene. Sembra che il personaggio dell'anime abbia preso vita". Ecc...

 

Io ho questo effetto con una sfera di marmo, o ancora di più con un tetraedo di vetro. Il tetraedo è la mia figura solida, indi il mio oggetto, preferito.

 

Ma oltre a cose così basilari, credo siano sempre assonanze con ambiti della nostra mente risalenti al tempo dell'impressionabilità cerebrale: l'infanzia.

 

Altrimenti, perché dovresti trovare 'bello' un 'personaggio dei cartoni animati riprodotto in oggetto'?

 

Quello che intendo dire è che il bello di Amore e Psiche, senz'altro la mia scultura preferita, non è la perizia del Canova.

 

E' il SIGNIFICATO di quella scultura.

 

E' il poter sognare che il pentimento femminile esista, e che la donna pentita possa riscattare il suo torto mettendoci tutta sé stessa, riparando al 'senso di perdita' per cui si piange da bambini.

 

Posso stare ore davanti ad Amore e Psiche, eventualmente piangendo un po'.

 

Un altro effetto simile me lo fa ad esempio Il Ratto delle Sabine del Giambologna. O il Perseo Trionfante del Belvedere ai musei vaticani. Cose così.

 

Ma è sempre il significato infuso, fisicizzato nella materia inerte che rende l'inorganico ricco di fascino.

 

O almeno penso così.

 

Spesso penso che tutte le collezioni tipo le nostre non siano altro che appigli per fuggire dalle ombre della solitudine interiore, surrogati prendispazio di vuoti esistenziali con cui non vogliamo neppure dialogare.

 

Escapismo solido, insomma.

 

Credo che in Giappone, come ovunque, si arriverà prima o poi a un grosso crash.

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Ma non facevi prima a dire che siamo circondati da un mucchio di stronzate senza senso, e che queste stronzate vengono denigrate prima dagli adulti, e poi rivalutate dalla generazione seguente di adulti che ne ha fruito da bambini/ragazzi , che poi a loro volta criticheranno le passioni dei loro figli ecc... in un loop infinito?

E senza usare discorsi criptici degni di un Enrico Ghezzi o un Matteo Bittani? :happy:

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Ma non facevi prima a dire che siamo circondati da un mucchio di stronzate senza senso, e che queste stronzate vengono denigrate prima dagli adulti, e poi rivalutate dalla generazione seguente di adulti che ne ha fruito da bambini/ragazzi , che poi a loro volta criticheranno le passioni dei loro figli ecc... in un loop infinito?

E senza usare discorsi criptici degni di un Enrico Ghezzi o un Matteo Bittani? :happy:

 

 

Il discorso di Shito è decisamente diverso. Il tuo descrive una cosa che accade, ma tuttavia pessima.

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Tipo giochi a King of Dragons e dici "wow, ma che bello se avesse tutti gli incrementi e gli oggetti selezionabili e le magie come un vero D&D".

 

Poi esce D&D Shadow over Mystaria e capisci che con tutte quelle cose non è perfetto, è solo una noia/rottura giocarci. O quasi.

 

Forse è anche un po' buffo, ma credo davvero sia così.

 

Perché dovrebbe non essere una rottura? Se lo è, riproduce bene un gioco quasi insopportabilmente noioso come l'Advanced! :giggle: (almeno riguardo ai "selezionabili" di cui parli)

 

Ordunque, posto che ignorerò la balla del "collezionista si declina al maschile" (ma dove? Ma quando mai?), c'è il quid che non è mica detto che dal gioco (attività manco per il cazzo ad una certa età, e fin qua ci saremo, spero) il giocattolo sia un dimunitivo, e quindi per bimbi. Almeno, ho questo serio dubbio.

Forse in inglese il toy implica davvero un oggetto cui giochi... come posso dire? Cinesteticamente? e il game no, ma non sono certo che si possa far una distinzione tanto netta in italiano... proprio etimologicamente.

 

In ogni caso, dato che chiaramente il bimbo ti fa diventare giocattolo una cosa che non lo è, non mi pare sia un problema che il non bimbo faccia diventare modellino un giocattolo.

 

E il bello di natura non declinato in modo meno culturale di quello artefatto, eh. Gli antichi ci prenderebbero per pazzi se vedessero che andiamo in vacanza, di tutti i luoghi, a cercare la natura "selvaggia" dei monti più alti.

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Darion, non ridefinire le parole italiane a tuo comodo.

 

Se un bimbo usa una bottiglia come un giocattolo, la bottiglia NON è un giocattolo. E' il bimbo che la sta usando come tale.

 

Se etimologicamente 'giocattolo' viene da 'gioco', questo NON significa che il sostantivo desostantivale tragga dalla sua radice etimologica la destinazione intrinseca.

 

Davvero, non contestare a me i dizionari. Scrivi tante belle letterine agli editori di quelli, in cui gli spieghi che tu, Darion, ne sai di più, sei l'Italiano e che loro devono aggiornare le definizioni dei lemmi.

Edited by Shito
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Quella che tu citi è perizia tecnica dell'autore, ma non credo che la perizia tecnica per sé sia qualcosa di nobile.

 

Limitare il tutto alla perizia tecnica non mi sembra giusto. Soggetti diversi scolpiti da persone diverse hanno risultati diversi. Alla fine, anche se si tratta di feticci, ogni figure rispecchia lo stile di chi l'ha scolpita.

 

Detto questo, è davvero impressionante il livello sia di perizia creativa che produttiva raggiunta dalle produzioni dell'industria di cui parliamo, specie a livello di sculpt.

 

Il punto é riuscire a riprodurre in serie certe statue. Se segui gli sviluppi di questo mercato, é evidente come le figure uscite quest'anno abbiano un livello di dettaglio tale da seppellire quelle uscite pochi anni fa.

Il punto é che se ora il dettaglio é questo, fra qualche anno cosa sarà?

 

 

Ma perché ti piace, alla fine? Il gusto umano è al 99% abitudine. Generalmente inconscia.

 

Beh, credo che i mecha design sviluppati da Kawamori abbiano qualcosa che mi attrae. Per dire, anche il Nirvash mi affascina parecchio. E quando visto il YF29 Durendal mi é piaciuto subito.

 

Tu sei nato quando sei nato, cresciuto con cosa sei cresciuto. Hai amato uno stile e una forma. Se la ritrovi, questa assonanza la chiami bellezza.

 

Da bambino non ho mai amato aerei e macchinine. Preferivo i pupazzi o gli animali fantastici (in questo senso i Masters regnavano). Quindi non posso nemmeno dirmi "mi sono sempre piaciuti gli aerei". Dev'essere una questione di forme e linee.

 

Altrimenti, perché dovresti trovare 'bello' un 'personaggio dei cartoni animati riprodotto in oggetto'?

 

Uhm... ma la cosa é indipendente dal fatto che sia un personaggio che ho amato. Per esempio, non ho mai visto l'anime di Ippatsuman, ma ciò non mi ha impedito di apprezzare e comprare il chogokin del Gyakuten-Oh quando é uscito. Perché lo consideravo bello in sé.

 

E' il SIGNIFICATO di quella scultura.

 

Beh, ci sono un sacco di figure che attizzano desiderio sessuale in chi le compra. Giusto per fare un esempio sul significato. :ph34r:

 

Spesso penso che tutte le collezioni tipo le nostre non siano altro che appigli per fuggire dalle ombre della solitudine interiore, surrogati prendispazio di vuoti esistenziali con cui non vogliamo neppure dialogare.

 

Credo che frequenti pochi collezionisti.

Io conosco padri di famiglia, e anche fra quelli ce ne sono di diversi tipi.

Forse tu hai un'idea di questo collezionismo come di una cosa da praticare da soli, chiusi nella propria camera. Una sorta di onanismo.

Però, anche se in alcuni casì sarà anche così, non é così per tutti.

Può essere anche una passione che aggrega. Padri, madri e figli.

 

Credo che in Giappone, come ovunque, si arriverà prima o poi a un grosso crash.

 

E' un'altro discorso. Ma finché il benessere degli uomini aumenta, aumenteranno questi comportamenti.

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Guest John
é evidente come le figure uscite quest'anno abbiano un livello di dettaglio tale da seppellire quelle uscite pochi anni fa.

:nm

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Cosa avrei pensato, a 14 anni, se mio padre quarantenne invece che lavorare da buon pater familias fosse stato 'attaccato ai giochini in tv'?

 

Non voglio pensarci, in effetti.

 

Da bambino e da adolescente, mio padre mi appariva "banale" al confronto di mio zio (suo fratello maggiore e con due figlie già grandi all'epoca..), che a differenza di lui era un grande appassionato di modellismo, fumetto, animazione, etc. etc.

Forse ho preso da lui la passione per certe cose, ma è difficile a dirsi, visto che i miei gusti in materia sono diversissimi dai suoi..

 

P.S.

 

Ripensando alle definizioni di "gioco" e "giocattolo", come definire allora (ad esempio..) una scacchiera che, sebbene venga utilizzata per un "gioco", nessuno la definirebbe mai un "giocattolo"?

Edited by EYMERICH
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Se un bimbo usa una bottiglia come un giocattolo, la bottiglia NON è un giocattolo.

 

A me pare che venga usato questo termine tranquillamente per indicare l'oggetto non creato con lo scopo specifico ma usato come tale ("ehi, guarda quel bambino, come giocattoli ha due bastoncini!"), e che questo non sia in contraddizione coi i dizionari postati.

In ogni caso riguardo la desinenza mi pareva fosse quello che implicitamente sostenevi: ma se non è così, è facile dire che non è l'etimologia -cfr. il tuo discorso- a definire il giocattolo da bambini, ma solo l'uso del termine. Che può mutare più facilmente, no?

 

Ripensando alle definizioni di "gioco" e "giocattolo", come definire allora (ad esempio..) una scacchiera che, sebbene venga utilizzata per un "gioco", nessuno la definirebbe mai un "giocattolo"?

 

Buona domanda. Credo sia o perché è un gioco "da adulti" o perché non c'è quella componente "cinestetica" di... come posso dire? Quasi animismo spontaneo? Che c'hanno i bimbi con i pupazzi ma non i grandi. Un po' la stessa cosa, alla fine...

 

+1 a Giroro.

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Se un bimbo usa una bottiglia come un giocattolo, la bottiglia NON è un giocattolo.

 

A me pare che venga usato questo termine tranquillamente per indicare l'oggetto non creato con lo scopo specifico ma usato come tale ("ehi, guarda quel bambino, come giocattoli ha due bastoncini!"), e che questo non sia in contraddizione coi i dizionari postati.

In ogni caso riguardo la desinenza mi pareva fosse quello che implicitamente sostenevi: ma se non è così, è facile dire che non è l'etimologia -cfr. il tuo discorso- a definire il giocattolo da bambini, ma solo l'uso del termine. Che può mutare più facilmente, no?

 

Cosa ti sfugge dell'uso della parola *come* nel tuo stesso esempio?

 

Quanto alla schacchiera, o alla racchetta da tennis, alla mazza da golf o alle carte da gioco,,, ma avete proprio bisogno di categorizzare tutto per credere all'esistenza di qualcosa? Wow, un fennec mi guarda da dietro a una duna.

 

Sono strumenti, chiaramente. O oggetti per giocare. O come volete voi. Non sono giocattoli, almeno per quello che la lingua italiana intende essere un 'giocattolo'.

 

Ma anche i 'giochi in scatola' o 'giochi di società' non sono giocattoli. E' molto chiaro, eh!

 

E no, ve lo dico in anticipo, il marketing non parla italiano.

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Cosa ti sfugge dell'uso della parola *come* nel tuo stesso esempio?

 

Il "ruolo" di un artefatto è spesso (se non per la maggior parte delle volte) ciò che lo definisce linguisticamente. La differenza tra un bastone e una mazza tende ad essere come lo uso.

 

Quanto alla schacchiera, o alla racchetta da tennis, alla mazza da golf o alle carte da gioco,,, ma avete proprio bisogno di categorizzare tutto per credere all'esistenza di qualcosa?

 

In un discorso di categorizzazione linguistica e critica relativa, sì, certamente ho bisogno di una categorizzazione precisa per credere a quella categoria come categoria.

Altrimenti, sarà una non categoria per sé, e quindi potrò dire che "giocattolo" è un attributo estemporaneo di un oggetto. O anche, visto che in alcuni casi c'è la creazione al solo scopo del giocattolo, ma altrove non è chiara.

Edited by Dairon
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Cosa ti sfugge dell'uso della parola *come* nel tuo stesso esempio?

 

Il "ruolo" di un artefatto è spesso (se non per la maggior parte delle volte) ciò che lo definisce linguisticamente. La differenza tra un bastone e una mazza tende ad essere come lo uso.

 

Quanto alla schacchiera, o alla racchetta da tennis, alla mazza da golf o alle carte da gioco,,, ma avete proprio bisogno di categorizzare tutto per credere all'esistenza di qualcosa?

 

In un discorso di categorizzazione linguistica e critica relativa, sì, certamente ho bisogno di una categorizzazione precisa per credere a quella categoria come categoria.

Altrimenti, sarà una non categoria per sé, e quindi potrò dire che "giocattolo" è un attributo estemporaneo di un oggetto. O anche, visto che in alcuni casi c'è la creazione al solo scopo del giocattolo, ma altrove non è chiara.

 

Anche tu stai ridefinendo la lingua a tuo uso. Ti prego di smettere di farlo.

 

Un pugnale è un'arma. E' definito dalla sua finalità originaria.

 

Un tagliacarte non è un'arma. E' definito dalla sua finalità originaria.

 

Un tagliacarte può essere usato *come* arma. Ma non è un'arma.

 

La si chiama, infatti, 'arma improria', ovvero 'oggetto che non è arma usato con fine (a modo di) arma".

 

Puoi anche giocare con i tappi di bottiglia: non sono giocattoli. Li stai usando eventualmente come tali.

 

Ti prego, non è possibile parlare la stessa lingua, se la ridefinisci a tuo comodo e a tua privata percezione.

 

Indi, semplicemente, 'giocattolo' è quello che tutti i dizionari riportano che sia: un oggetto creato per essere dato al trastullo dei bambini.

 

Poi tu puoi chiamare una sedia 'giocattolo', ma non lo è. Non per l'italiano.

 

Non predicare sull'univocità delle categorie lemmatiche se poi le ridefinisci a simpatia.

 

Non funziona così, ovvero così non funziona.

Edited by Shito
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  • 4 weeks later...

Ma nessuno qui ha comprato un Dalta importato dal Giappone ( senza marchio Cosmic) per vedere se la qualità dello stesso è diversa da quella , scandalosa, dei modelli che si trovano in Italia?

Prchè sì, okkei, anche i sassi sanno che li fanno tutti nelle stesse frabbriche cines, ma mi sembra incredibile che Bandai si sputtani così con i suoi stessi compaesani otaku ( ergo, non è che per il mercato autoctono ha esercitato un maggiore controllo qualità?).

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