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Che film avete visto oggi?


El Barto

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18 minutes ago, Shuji said:

Wenders riesce quindi a rendere chiaro il concetto anche senza insistere sul termine culturale, con la stessa semplicità che informa il concetto originale.

Wow, questo è notevole.

Ah, nel 2022, estate, per mie questioni mi sottoposi a camminate da 25+ km/die. Da solo. Per mie questioni, la durata di dette camminate era di 10-12hrs/die.

Molti i mantra che riempivano il vuoto della mente. Tra questi, uno dei più ricorrenti era (in giapponese, però):

Quando ero piccola ,c'era il buon Dio
arcanamente, veniva a realizzarmi i sogni.

Le mattine in cui mi sveglio
con sensazioni gentili
anche se sono diventata adula
i miracoli accadono ancora:


schiudendo le tende
se sono avviluppata nella gentilezza
del quieto filtrare della luce tra gli alberi [komorebi]
di certo
tutto quel che si riflette negli occhi
è un messaggio.


Original by Yuming:


Cover by Sakamoto Maaya (gotta luv Kanazaki Hitomi):


Cover by Shimamoto Sumi (Carisse de Cagliosto, Nausicaä and Otonashi Kyouko never get old):

 

Edited by Shito
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Tutti tranne te

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Dio

che tette.

(Sydney Sweeney)

Ah già,  il film. Commedia romantica adorabile, tutti gli attori in parte e buona chimica tra i due protagonisti. Se esce in TV dategli un occhio.

P.s.

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Tanto per dare un metro di paragone.

Di questo mi sembra chiaro io dica di non perdere tempo e soldi al cinema ma di vederlo se capita in TV.

Ecco.

Questo film e' migliore di Argylle.

Fatevi i conti. 

 

P.s.

Su letterboxd lo stiamo trollando abbestia, la rece più tranquilla e' questa:

"Found a really really good parking spot at amc Burbank 16"

Non ci crede nessuno, cmq.

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On 1/28/2024 at 9:56 PM, Shuji said:

Una riga per

Perfect Days

Quando sul volto del protagonista si proietta la luce multiforme della propria esistenza, ti rendi conto che ti e' stato dato qualcosa di prezioso; sta a te capire ora come usarlo.

Dunque sono andato a vedere questo film. Sempre per tua indicazione, Shuji-senpai. Se tieni presente che di questi tempi vado in media al cinema una volta ogni due, tre anni, e che la mia precedente visione è stato Il sol dell'avvenire, capisci l'influenza che ormai sortisci su di me. Abbine responsabilità, per favore! In questo caso, poi, dato che ormai credo si sia agli sgocciolissimi della programmazione del titolo, ho pure trascinato la consorte a qualche decina di km di distanza. Quindi tutto bene, dacché il movimento è vita, la vita è movimento.

Quindi ho visto il film.

Non sono proprio un virtuoso di Wenders, di lui conosco appena Il cielo sopra Berlino, il seguito di quello, e Fino alla fine del mondo. Ma bene così, dico io, forse meglio così – tanto non sono un appassionato di cinema in assoluto, quindi non ho alcuna velleità critica.

Ho trovato il film molto interessante, infatti ci sto ancora pensando. Che "far pensare" è il miglior risultato si possa ottenere dalla finzione, no?

Ok.

Ovviamente a tutta prima mi ha ricordato quando, vent'anni fa, portai la sarebbe-stata-consorte a vedere Lost in Tanslation al cinema a Roma. Ora come allora, io "baravo", perché capivo i dialoghi giapponesi. Quindi già al tempo molto poco per me andava perso nella traduzione. In questo caso, ormai, leggevo anche le scritte, le pubblicità in strada, e molti dei luoghi ritratti li avevamo visitati realmente. A tale proposito, sul mio amato komorebi, invero ho trovato ancora più insistita la visione della Sky Tree torreggiante su Asakusa. Sulla Sky Tree ci siamo aliti, nelle viuzze di Asakusa ci siamo stati. Ma il punto non è questo. Il punto è che ormai la mia percezione del giapponese, della lingua giapponese, va dentro le parole ovvero gli ideogrammi ovvero i concetti. Quindi quando scrivo "Takahata", per dire, nella mia mente c'è un campo coltivato su un altopiano. E se dico "Asakusa", io vedo dell'erbetta, perché il "kusa" di Asakusa è "erba", mentre "asa" è frivolo, superficiale. Vedo un praticello, dove poi avranno costruito nei secolo quel quartiere vecchio e nuovo, dal tempio famoso alla nuova torre di Tokyo. Quindi ho pensato, non ho potuto evitare di pensare, che per il regista ci fosse il punto di "ciò che la natura ha costruito, ciò che l'uomo a costruito". Come i bagni tecnologici nei parchi pubblici col komorebi, no?

Ora tutte queste cosette, a scriverle, sono lunghe. Ma a percepirle, manco pensarle, sono un istante. Per tutto il tempo ho continuato a chiedermi cosa potessero cogliere, in quel film, le signore che avevo alle spalle, il cui continuo commento alla visione era un divertito stupore a ogni scena, ma stupore delle cose sbagliate. Un continuo fraintendere.

Per esempio, quando compare la nipote di lui, lo capisci a primo orecchio e alla seconda occhiata dal nome e dalla pettinatura che deve essere una ojousama di una zaibatsu o quasi. Infatti.

Ovviamente ho pensato tanto alla solitudine cittadina. Alla nevrosi che ne discende. Se non ci fosse stato tutto questo, mi avrebbe davvero ricordato Takahata, tra Omohide Poroporo e Tonari no Yamada-kun, ma in effetti poi Takahata ha fatto Kaguya (ovvero "perché una ragazzina di oggi può suicidarsi"), quindi chissà, se fosse vissuto più a lungo forse sarebbe arrivato anche lui fino a qui.

Parlando di Yamada-kun, ovviamente si vede l'amore di Wenders per Ozu, su tutto. A me i flm di Ozu non vanno giù, nonostante i contenuti poderosi ("Che schifo, stare al mondo!" - "Eh già, nient'altro che schifezze.", con un sorriso – a volte capire il giapponese è bello davvero), ma per me questo è stato un gran bel film.

Note sparse:

i bagni elettrici. Quando lui va la prima volta ai bagni pubblici, il sottotitolo italiano dice "bagni pubblici". Ma sull'insegna non c'è scritto così. C'è scritto 電気, per intenderci:

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Significa "bagni elettrici". E cosa significa "bagni elettrici"? Mi ci spaccai la testa sempre nel 2003, quando nell'episodio flashback degli Anni Cinquanta di Abesho la giovane Mune affiggeva il cartello "Grande novità! Bagni elettrici!" all'ingresso del locale di famiglia, il Kame-no-Yu (Bagni della Tartaruga). Ai tempi, fino alle quattro bestie divine cardinali del cancello degli inferi di arrivavo, quindi cogliere Byakko e Suzaku era semplice. Ma i "bagni elettrici"? Non capivo cosa significasse, neppure la traduttrice bimadrelingua ne aveva idea, e quindi feci quello che faccio sempre quando "non ci arrivo", lasciai le cose come erano, senza cambiare nulla: "Grande novità! Bagni elettrici!".

Anni dopo, capii. Non in Giappone, a Roma:

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Che cos'è una "gelateria elettrica"? Ah, qui ci arrivo subito: è una gelateria in cui – grande novità! – il freddo lo si fa non col ghiaccio, ma con una macchina di Carnot ad alimentazione elettrica. Quindi ecco cosa sono i "bagni elettrici", sono semplicemente dei bagni pubblici in cui, grande novità negli anni cinquanta ad Abenobashi, l'acqua calda la si scalda con l'elettricità e non con la legna. Wow.

Back to Perfect Days, the movie, not my life.

Nei dialoghi italiani, nel doppiaggio, ho sentito tante cose "alla mia maniera". Una libraia pronuncia il nome di un'autrice nell'ordine cognome-nome. La stessa, di un'altra autrice, dice: "Che disperazione e ansia siamo cose diverse, l'ho capito da lei!" Sì, nei dialoghi c'erano "costruzioni inverse", ma tu pensa. E annuite singole. O la sorella di lui che lo chiama "fratello", mica per nome. Ma tu pensa, ma pensa tu! (dislocazione, magia!). Fa ridere, perché questo tipo di adattamento è semplicemente l'onestà della traduzione dal giapponese, perché l'originale giapponese è così, il giapponese ragiona così e si esprime così. Breaking news: "there's no such a thing as my own style". Ovviamente, se oltre a me qualcun altro fa doppiaggio anche solo un po' fedele su un originale giapponese, viene fuori quelli che gli incolti desiderosi di anime che parlano come robaccia americana pensano che sia "il mio stile", ma no, non c'è nulla di mio: questo è il grande inganno, di tutti quelli così avvezzi al "doppiaggese", che solo ora ho capito che cosa sia. Lo stereotipo, una metalingua che è un italiano semplificato, impoverito, e usato per tipizzare la finzione straniera. Né carne, né pesce. Manierismo. Uno schifo, insomma. Per chi ha letto le due traduzioni de "Il fazzoletto" di Akutagawa la cosa sarà buffa.

Fortunatamente Perfect Days, in italiano, non era così. C'erano ancora dei brutti errori, ma benché il mio livello di ventenne (prima edizione italiana di Eva) fosse comunque superiore a questo, a quei tempi di erroracci ne facevo anche io, quindi non ho nulla da declamare. Però almeno uno lo voglio spiegare, perché è critico. Ovvero, c'è uno scambio apicale tra il protagonista e la nipote, che verrebbe fare una scappata al mare. E in italiano, lui dice "al mare ci andiamo la prossima volta". Segue un dialogo in cui si ripete alla nausea che "Adesso è adesso, la prossima volta è la prossima volta". Per me era ovvio all'istante che fosse "今度は今度、今は今” – "kondo ha kondo, ima ha ima": me per come l'hanno tradotto in italiano davvero non ha senso. Perché è ovvio che "un'altra volta" sia diverso da "adesso", quindi perché lo ripetono? Sono deficienti? Il fatto è che "kondo" vuol dire "una volta", anche come "stavolta" (anzi, soprattutto come "stavolta"). Quindi lui dice "al mare ci andiamo una volta", e lei "una volta quando?" (come dire: "una volta questa, ora?"), e lui enfatizza che l'adesso è solo quello attuale, "una volta" è indefinito, da cui la lezione morale di vivere il presente immanente. :-)

Questo mi ha fatto riflettere sulle tre righe che aprono ogni episodio di Chikyuu Shoujo Arjuna, e che credo tutto il mondo occidentale non abbia capito, e che io riuscii a capire solo grazie a due amici, Cristian [Garion] ed Edoardo [Wismerhill], ovvero

L'adesso
Essere nati su questo pianeta
Il miracolo

A seguire, fotine mie, dalle mie parti, tutte a caso, tutte al naturale - l'ultima è un po' dedicata a Van Gogh.


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L'adesso
Essere nati su questo pianeta
Il miracolo

Edited by Shito
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Bel post ^_^

La cosa da sottolineare inoltre e' che il film non e' girato da un giapponese, e questo lo trovo notevole.

Capita forse troppe volte che ci siano autori che come uso dire "vogliono vendere ghiaccio agli esquimesi", ma questo potrebbe anche essere un film orientale, evlo trovo da indicare.

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Cmq l'interpretazione del film, stante il termine komorebi, e' molto semplice.

Non si parla solo di un immagine, ma di una sensazione che diventa auspicio.

Come in una proiezione della luce attraverso le foglie di un albero, così nella vita ci sono luci e ombre, momenti di positività e di negatività, di bei momenti come di cattivi, di noiosi e ripetitivi come di inaspettati.

Il protagonista circa ogni giorno in un momento della giornata, vede un komorebi; poi farà il solito lavoro e magari scoprirà o farà qualcosa di nuovo; ma, attenzione, la routine non è Mai mostrata come negativa.

Giorno per giorno, un komorebi, visto sempre in soggettiva, con gli occhi del protagonista.

Alla fine del film, in un'ideale controcampo, si vedono i vari komorebi proiettati sul volto del protagonista.

Cosa che riassume il film negli elementi poi vissuti, restituendo ora insieme i sentimenti del protagonista con leggere variazioni espressive.

Ma il male non e' la ripetitività.

Quanto non capire che la vita e' un insieme di alti e bassi, e bisogna legarsi in qualche modo agli spunti positivi, e non essere dominati dai demoni interiori.

E quella scena finale delle luci e ombre che si alternano sul viso, con riso e lacrime insieme, oltre ad essere anche un riassunto del film con komorebi successivi al contrario, e' alla fine, un semplice memento

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On 2/12/2024 at 10:42 PM, Shuji said:

Bel post ^_^

Grazie a te per avermi spedito a vedere il film che ne è la fonte, grazie per la lettura, grazie per il dialogo.

 

On 2/12/2024 at 10:42 PM, Shuji said:

La cosa da sottolineare inoltre e' che il film non e' girato da un giapponese, e questo lo trovo notevole.

Capita forse troppe volte che ci siano autori che come uso dire "vogliono vendere ghiaccio agli esquimesi", ma questo potrebbe anche essere un film orientale, evlo trovo da indicare.

Molto vero. Credo l'amore di Wenders per il cinema di Ozu sia noto, ma questo film lo si guarda come un film. Punto. Ambientato in Giappone, certo, e molto "giapponese" nei contenuti, se proprio vogliamo, ma io non ho avvertito alcuno scimmiottamento, nessun vacuo manierismo, niente. Cosa rilevantissima. Secondo me.

 

On 2/13/2024 at 1:55 AM, Shuji said:

Cmq l'interpretazione del film, stante il termine komorebi, e' molto semplice.

Non si parla solo di un immagine, ma di una sensazione che diventa auspicio.

Come in una proiezione della luce attraverso le foglie di un albero, così nella vita ci sono luci e ombre, momenti di positività e di negatività, di bei momenti come di cattivi, di noiosi e ripetitivi come di inaspettati.

Il protagonista circa ogni giorno in un momento della giornata, vede un komorebi; poi farà il solito lavoro e magari scoprirà o farà qualcosa di nuovo; ma, attenzione, la routine non è Mai mostrata come negativa.

Giorno per giorno, un komorebi, visto sempre in soggettiva, con gli occhi del protagonista.

Alla fine del film, in un'ideale controcampo, si vedono i vari komorebi proiettati sul volto del protagonista.

Cosa che riassume il film negli elementi poi vissuti, restituendo ora insieme i sentimenti del protagonista con leggere variazioni espressive.

Ma il male non e' la ripetitività.

Quanto non capire che la vita e' un insieme di alti e bassi, e bisogna legarsi in qualche modo agli spunti positivi, e non essere dominati dai demoni interiori.

E quella scena finale delle luci e ombre che si alternano sul viso, con riso e lacrime insieme, oltre ad essere anche un riassunto del film con komorebi successivi al contrario, e' alla fine, un semplice memento

Tutto quello che hai scritto è secondo me veritiero. Per questo dicevo che pensavo a Kaguya, che alla selenita che le viene a rimettere il manto di piuma, la dimenticanza della morte, chiamando brutture e sporcizie le emozioni umane, grida: NO! È proprio nell'esperienza di gioia e dolore in tutte le loro gradazioni la bellezza della vita umana!

Altri spunti miei che aggiungo al tuo:

1) il rapporto tra naturale e artificiale, ovvero tra il komorebi degli alberi e i palazzi che svettano al cielo, tra tutti la Sky Tree.

2) La scelta della solitudine che non è anaffettività, tutto il contrario. Il convivere con le nevrosi della società postmoderna, direi su 10 un livello 9, le orecchie, i suoni, l'acqua nebulizzata sulle piantine in casa, la ripetitività, anche alzandosi preso al mattino qualcuno si è alzato prima e ha riempito il distributore automatico di lattine. Il Giappone, un mondo senza una fede rivelata, che è quindi anche spietato, in cui trovare un Fine è così difficile, io la chiamo la prospettiva misterica a là Eleusi, e quindi ancora Kaguya, i bambini che cantano il ciclo delle stagioni, che anche gli esseri umani sono come piante, il melograno e Persephone, il ciclo delle vite e della Vita, la mortalità dell'animo, l'assenza dell'anima, nevrosi e psicosi, meccanismi di difesa e strategie di sopravvivenza, la mela di Campanella, insomma Lacan per la sopravvivenza.

Tipo.

Edited by Shito
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3) Il rapporto idiosincratico nelle distanze generazionali, per una volta non narrato in maniera nostalgico-piagnona. Questa è stata una cosa bella davvero, che a dirla è banale, ma oh. Personalmente, ho trovato il momento di congedo dal protagonista della ragazza del collega giovane come uno dei momenti recitativi, anzi espressivi, più alti del film.

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