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Memorie di Animage: Il contrattacco di Char

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Yuichiro Oguro è stato redattore di Animage negli anni '80 e ha deciso di rendere pubblici diversi suoi pensieri e considerazioni su come si è mosso il mondo dell'animazione giapponese fra gli anni '70 e '80, dedicando il suo tempo a scrivere più di 400 articoli sull'argomento, analizzando diverse serie e film.

"Analizzando" è però una parola grossa. Non si tratta di recensioni, ma di considerazioni miste ai suoi ricordi dell'epoca. Siccome mi sono parse interessanti perché raccontavano il fenomeno dal "di dentro" ho pensato di condividere col forum quello che avevo letto. Inizialmente volevo fare una specie di riassunto, come ho effettivamente fatto per Orange Road. Ma poi mi sono accorto che dato che in KOR ero io a parlare, un riassunto di certi fatti ci stava bene come contesto. Qui invece alla fine ho preferito tradurre tutto e lasciar parlare lui, anche se si perde in mille parentesi.

Il fatto è che su Il contrattacco di Char per arrivare al punto ci mette ben 17 articoli. Ho tradotto i primi 4, che sono una specie di introduzione. Il resto non ho tempo di farlo subito, causa impegni di lavoro. Poi dipende anche da quanto siete interessati alla cosa. Posso tagliare corto e tradurre direttamente il 17esimo. Ma il senso non è capire il film. Tanto poi ognuno ha una sua propria idea in merito. Il senso è vederlo da un altro punto di vista. Ovviamente essendo Oguro un redattore e non un semplice fan, ha avuto accesso a materiali esclusivi... e proprio qui sta l'interesse nei suoi ricordi. Un fan ti racconta quello che ha provato in prima persona. Un redattore ti inquadra la cosa nel momento storico. Qui posto il primo articolo. Poi poco alla volta arriveranno anche gli altri tre. Per il resto si vedrà.

 

Un discorso fra amici, prologo.

 

Per me Kidou Senshi Gundam è un'opera speciale. Credo sia un capolavoro, che rappresenta il punto massimo della carriera di regista di Tomino Yoshiyuki e che si è guadagnato l'attenzione della società. Ora scrivo in relazione a questo film.

In seguito ho imparato anche io ad amarlo e a parlare della sua magnificenza, ma prima della sua proiezione non mi aspettavo nulla di buono. Non andai nemmeno a vederlo al cinema. Il film fu proiettato il 12 marzo 1988. Era il primo film a non essere un montaggio di una qualche serie di Gundam. Il suo contenuto era quello di essere il seguito della prima serie e di Z Gundam, descrivendo l'ultima battaglia fra Amuro e Char. Veniva proiettato in accoppiata con "Kidou Senshi SD Gundam".

A quei tempi, le aspettative dell’industria dell’animazione verso un titolo di Gundam e verso un'opera di Tomino erano incredibilmente basse. Ovviamente i fan di Gundam esistevano, ma rispetto ai primi tempi l'impressione è che si fossero disaffezionati. L'atmosfera che girava era del tipo "Ancora Gundam?". Quando fu il turno dell'opera successiva di Tomino, "Gundam F91", la serie parodistica "SD Gundam" era di certo più popolare delle atmosfere serie del Gundam originale. La situazione era questa.

Prima della proiezione ricevetti dei biglietti da una persona dell'ambiente. Me li regalò per andarci coi miei amici. Mi pare che fossero venti. Non so come fece a procurarseli. Comunque avevo questi biglietti che non desideravo. In passato mi era capitato di comprare dei biglietti in prevendita. Però anche se li avevo ricevuti in omaggio, al cinema non ci andai. Non ci andai perché avevo impegni di lavoro, ma anche perché l'idea non mi entusiasmava. Distribuii tutti i biglietti a dei miei amici.

Il motivo per cui non riuscii ad esaltarmi all'idea del lancio de "Il contrattacco di Char" è perché c'era stato Z Gundam. Quando venne annunciato "Il contrattacco di Char" ripensai al finale inconcludente di Z Gundam. Quindi all'epoca non fui io a occuparmi dell'articolo dedicato al film su Animage. Lo lessi come un normale lettore. A vedere le illustrazioni pubblicate non si poteva fare altro che pensare a un'estensione di Z Gundam, e così il mio entusiasmo scemò. Non credevo che potesse nascere qualcosa di nuovo dall'universo di Gundam. Odiai anche il fatto che la pubblicità pompasse il film come lo scontro finale fra Amuro e Char. Pensai che fosse una cosa subdola, perché non c'era già più nulla da dire su quell'argomento. Pensai che anche se si parlava di scontro finale, poi si sarebbe concluso tutto con un finale vago lasciando spazio a possibili seguiti.

Poi c'erano un sacco di altre cose che non mi soddisfacevano. Appena prima della proiezione Animage pubblicò un articolo di presentazione. Il suo titolo era "L'inconsistenza dei tempi e Il contrattacco di Char". Sia il titolo che i contenuti dell'intervista erano incredibili. L'intervista cominciò subito chiedendo cosa se ne pensava del ritiro di Kouichi Hamada, il presidente del comitato del bilancio della camera bassa. L'intervista fu molto lunga, ma non toccava minimamente l'argomento de Il contrattacco di Char. Come redattore della rivista non è che non capissi quale fosse l'obiettivo di tutto ciò, però l'impressione generale che ne ricevetti è che Animage non aveva interesse verso quel film e la cosa fu triste.

Vidi per la prima volta "Il contrattacco di Char" a fine 1988. Dovevo per forza vederlo per scrivere un certo articolo, per cui mi procurai una videocassetta. La mia prima impressione è che si trattava di un film totalmente diverso da quello che mi aspettavo. Mi conquistò fin dal principio e lo guardai con concentrazione fino alla fine. Mi colpì moltissimo. Pensai che quell'opera avesse qualcosa, ma non riuscivo a focalizzare su cosa fosse quel qualcosa.

Non capii bene cosa mi affascinasse di questa pellicola. Le informazioni che forniva erano troppe e ci misi tutto me stesso per coglierle. Inoltre la sua peculiarità era la descrizione dei personaggi e i drammi che li coinvolgevano. Non riuscii a bloccare il fascino che aveva su di me. Amuro Ray nella serie tv aveva 15 anni, mentre nel film 29. Char che invece ne aveva venti ora era 34enne. Il tocco di realtà è che quei due, newtype ed eroi, emanavano un senso di depressione una volta diventati adulti. Non ne ero contento. Perchè loro due non erano diventati dei magnifici adulti. Il senso di quella scelta noi spettatori lo capimmo solo in seguito.

Capire che tipo di opera fosse Il contrattacco di Char fu per me l'occasione di mettere ordine dentro me stesso, attraverso le parole di Hideaki Anno.

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grazie anche da parte mia. è un piacere leggere questo tipo di articoli.

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Grazie anche  da parte mia.

E' curioso però di come  le prime impressioni di Oguro, che manco aveva visto il film

 

Non credevo che potesse nascere qualcosa di nuovo dall'universo di Gundam. Odiai anche il fatto che la pubblicità pompasse il film come lo scontro finale fra Amuro e Char. Pensai che fosse una cosa subdola, perché non c'era già più nulla da dire su quell'argomento. Pensai che anche se si parlava di scontro finale, poi si sarebbe concluso tutto con un finale vago lasciando spazio a possibili seguiti.

Siano poi quelle che ho percepito io  vedendo il film.

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Splendida traduzione. Ho amato 'biglietti che non desideravo' (iranai?), 'cose che non mi soddisfacevano' (ki ni itte nai?), e soprattutto 'magnifici adulti' (rippa?).
 

E' davvero bello riconoscere il pensiero giapponese dietro all'italiano tradotto, almeno per me.

Grazie molte per la traduzione!

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e soprattutto 'magnifici adulti' (rippa?).

Sarei curioso di sapere cosa intendono i nipponici  e Oguro in particolare, per " 'magnifici adulti'".

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Se è 'rippa-na otona' (Garion ci dirà) il senso in genere è di 'degni, pienamente sviluppati'.

Edited by Shito

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Grazie anche  da parte mia.

E' curioso però di come  le prime impressioni di Oguro, che manco aveva visto il film

 

Non credevo che potesse nascere qualcosa di nuovo dall'universo di Gundam. Odiai anche il fatto che la pubblicità pompasse il film come lo scontro finale fra Amuro e Char. Pensai che fosse una cosa subdola, perché non c'era già più nulla da dire su quell'argomento. Pensai che anche se si parlava di scontro finale, poi si sarebbe concluso tutto con un finale vago lasciando spazio a possibili seguiti.

Siano poi quelle che ho percepito io  vedendo il film.

 

Probabilmente, conoscendo bene i meccanismi di produzione degli anime, ha capito subito che mai e poi mai sarebbe stato permesso a Tomino di realizzare un finale che avrebbe davvero chiuso i giochi una volta per tutte..

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Sarei curioso di sapere cosa intendono i nipponici  e Oguro in particolare, per " 'magnifici adulti'".

Generalmente, un adulto che fa l'adulto. Lavora, si sposa, fa figli. Che è quello che la società gli richiede. Del caso in particolare però non dico nulla, tanto poi si spiega tutto nel corso degli articoli.

Rippa rippa!

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Ricordo che quando Miyazaki Gorou fece Ged Senki, il suo punto del film era "come può un ragazzo nato in quest'epoca diventare un buon adulto?"

 

Solo che siccome era molto tempo dopo, non parlava neppure più di "rippa na otona", ma semplicemente un "ii otona". Che qui mi viene da pensare che stia tipo per "un adulto decente", per dire che nel 2006 le volontà di potenza erano proprio già ai minimi termini anche a livello di aspirazione. Sapevate che a spingere assolutamente affinché Gorou facesse il film, dopo averne visionato l'ekonte, fu Anno Hideaki? Che strano, eh? ^^;

 

Quando nell'ep16 Shinji, che ha superato per la prima volta Asuka nel tasso di sincronia, si lancia in avanti contro Leliel, facendo il grand'uomo (dice: "vado io in avanti, la battaglia è un lavoro da uomini!"), Ritsuko dice un po' sarcastica a Misato: "Certo che Shinji è diventato proprio rippa, eh?"

 

Quando Nausicaa vede il primo Ohm del film, quello arrabbiato che insegue Yupa, dice "Che Ohm rippa!"

 

Ho sempre inteso che 'rippa' voglia dire magnifico nel senso di 'maestosamente, dignitosamente, rigogliosamente maturato nella sua adulta dignità'.

 

Lo dice anche Horikoshi Jirou di certi aerei tedeschi, in Kaze Tachinu. ^^

 

A volte per fare lo scemo lo dico di un sushi molto ben preparato e 'ricco', tipo "nante rippa na chirashizushi desu na, kore!" - in genere il cuoco sorride. ^^; (probabilmente pensando: "fottuto gaijin faccia di merda")

Edited by Shito

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Che qui mi viene da pensare che stia tipo per "un adulto decente", per dire che nel 2006 le volontà di potenza erano proprio già ai minimi termini anche a livello di aspirazione.

Giusto, dimenticavo. Gli articoli di Oguro sono del 2010. Però parla di quello che successe a partire dal 1988. Per cui c'è un io narrante nel 2010 che racconta del se stesso del 1988 con i suoi pensieri dell'epoca.

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Grazie anche da parte mia.

 

Tutto molto interessante, è sempre interessante leggere il punto di vista di chi c'era mentre veniva creato qualcosa che amiamo...

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Effettivamente capisco la diffidenza, quanti "scontri finali" del cinema si sono rivelati realmente tali? ha sottovalutato il Tomino ammazzatutti :giggle: in effetti pure oggi c'è chi non si rassegna riguardo quel finale...

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Ho sempre inteso che 'rippa' voglia dire magnifico nel senso di 'maestosamente, dignitosamente, rigogliosamente maturato nella sua adulta dignità'.

立派, con il kanji 派 (ha) di fazione e il kanji di stare in piedi 立つ (tatsu). A me sembra interessante che i giapponesi usino quest'ultimo verbo nell'espressione 音を立てる (oto o tateru, "emettere un suono", dove tateru è la versione transitiva di tatsu). Forse solo un giapponese poteva immaginare di dare ai suoni una dimensione fisica. Suppongo che il concetto di tatsu includa il porre in risalto la propria presenza, come un edificio alto avvistabile a distanza. In questo senso, probabilmente vi si collega il senso di elevarsi una spanna sopra il resto, da cui un senso di qualità.

 

Al tempo stesso, 立 è anche il kanji di 自立 (jiritsu, "indipendenza"), contrapposto ad un suo contrario ochiru, che da "cadere" assume anche le accezioni di "fallire". Meglio spezzarsi che piegarsi, anche perché piegandosi si rischia di avvicinarsi al suolo, che è notoriamente sporco. Per un popolo che si toglie le scarpe entrando in casa e che costruiva le case leggermente elevate rispetto al terreno, da cui il verbo usato per entrare in casa è letteralmente "salire", la dogeza, un atto in cui si avvicina la faccia al suolo, è veramente un'umiliazione estrema. Il semplice atto di stare in piedi (立つ) diventa quindi al contrario espressione di dignità automanifesta, quanto di più lontano dal degrado che il suolo comporta.

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Un discorso fra amici, intermezzo.

 

Secondo me in questo ambiente di lavoro, ci sono tre personaggi di cui penso "come animefan per me sono imprescindibili". Junichi Sato, Toshiyuki Inoue e Hideaki Anno. Sato ha catturato la vera essenza degli anime, mentre Inoue è un maniaco dell'animazione di livello superiore. Anno è intenso sotto ogni aspetto. Non è nè uno scherzo nè un'esagerazione, ma sono davvero tre persone da prendere a modello. Per quante volte abbia parlato con Anno de Il contrattacco di Char, ne rimango sempre impressionato.

La prima volta è stato per raccogliere informazione per l'articolo che avrei pubblicato su Animage di aprile 1990. Era un numero dedicato al lancio in tv di "Fushigi no umi no Nadia", con 5 pagine per una lunga intervista. Verso la fine mi disse "Nelle sue opere esce direttamente il suo punto di vista sulle cose. Tutto il lavoro incredibile che Tomino ha fatto per realizzarle. Si rimane sorpresi a notare a quante cose abbia pensato. E' incredibile come si sia dedicato allo studio degli esseri umani attraverso un anime". E ancora "Attraverso le sue opere si mostra nudo agli spettatori. E' incredibile che si spogli fino a quel punto". Poi, ebbi altre occasioni di parlare con Anno in relazione al modo con cui dirige un'opera, se bisognava togliersi le mutande o meno, ma l'inizio di tutto fu quell'incontro. Nell'articolo non nominai mai Il contrattacco di Char, perché doveva essere un'introduzione alla sua nuova opera.

A rileggere il suo discorso, capii che si trattava del nucleo delle sue opere. Diventò sicuramente l'occasione per mettere in ordine le mie idee su Il contrattacco di Char. In sostanza da quel momento iniziai a pensare ai gusti personali di Tomino, ai suoi valori e alla relazione di tutto ciò con le sue opere. Però fu solo molto più tardi che riuscii a mettere tutto in ordine. A quei tempi non c'era nessuno intorno a me a cui piacesse Il contrattacco di Char, nè nessuno che volesse parlare delle opere di Tomino. Per cui quando Anno parlò in modo entusiasta del regista Tomino, suonò come originale. Sono felice che esista una persona come lui.

Nel numero di settembre dello stesso anno, durante la lavorazione della nuova opera "Gundam F91" feci una lunga intervista a Tomino. Dopo l'intervista lasciai una pagina ad Anno, in modo che parlasse delle opere di Tomino. Anche di quell'articolo ero responsabile io. Dato che nel pezzo di aprile trovai che le parole di Anno avevessero un significato profondo, pensai di fare in questo modo per permettergli di proseguire. A rileggere quell'articolo capisco come sia cresciuto il mio rispetto verso Tomino.

Per un certo periodo ho continuato a riguardarmi Il contrattacco di Char. In quel settembre ne ero già conquistato. Me ne innamorai a forza di guardarlo. Più lo guardavo più scoprivo cose. "Questo personaggio anche se dice così, in realtà pensa quest'altra cosa", accorgendomi delle azioni di personaggi che alle visioni precedenti avevo sottovalutato. La mole di informazioni che forniva erano straordinarie, ma al contempo presentate in modo complicato. Mi sono divertito molto a comprenderle.

Il contrattacco di Char è un'opera immersa nel pessimismo. Inoltre i personaggi che vi compaiono sono descritti in modo estremamente vivido. La vividezza dei personaggi e il pessimismo diventano tutt'uno e descrivono quella cosa con molta forza persuasiva. Si tratta del fatto che gli uomini sono degli sciocchi. E che gettano questo mondo nella tristezza. Eppure tutta questa negatività, ti fa sentire bene. E' lì che si percepisce il fascino del film.

Nel numero di aprile dell'anno successivo, l'articolo speciale di apertura fu dedicato a F91 in occasione della proiezione al cinema. Era organizzato in quattro parti. La prima era dedicata a presentare il film tramite delle immagini. Il secondo era "Il tominismo: apprezzare Gundam". Un'intervista che indagava a fondo la personalità di Tomino come autore. Vi presento qui il cappello introduttivo.

Yoshiyuki Tomino è creatore della serie di Gundam e regista dell'attuale F91.

E' il regista con più forza creativa ed espressiva nell'attuale mondo dell'animazione. Per gli animefan è una continua fonte di stimolo. Inoltre è creatore di personaggi vividi senza precedenti e ritrattista di storie di vita e di morte. Ci mostra il tema di come dovrebbero essere le persone, accompagnandolo con l'intrattenimento degli anime robotici. Infine si può dire che abbia avuto una certa influenza su molti altri registi che si possono certamente definire toministi.

Per farvi godere appieno F91 proveremo a riaffermare il tominismo attraverso diverse angolazioni. Innanzitutto inzieremo con un'intervista in cui ripercorreremo le opere passate del regista Tomino.

Un testo pieno di buona volontà! Per spiegare ai lettori quanto fossero fantastiche le opere di Tomino. Bruciavo di questo senso di dovere. E' incredibile che abbia scritto perfino "con più forza creativa ed espressiva nell'attuale mondo dell'animazione".

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Poi, ebbi altre occasioni di parlare con Anno in relazione al modo con cui dirige un'opera, se bisognava togliersi le mutande o meno

 

ma :lolla:

 

a parte sailor moon credo di non aver visto altro di sato, e guardando la lista dei suoi lavori ne capisco il perchè...

ma anno era già una star nei primi '90 ed i suoi pareri sul mondo dell'animazione così importanti?

cmq questa parte aggiunge altro entusiasmo e in un certo senso ciò mi sta spingendo a rivedere CCA. però l'autore, anche se non lo dice apertamente e pur facendo riferimento a z gundam (zz invece viene totalmente ignorato), è come se stesse considerando questo film come un'opera a sè stante.

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a parte sailor moon credo di non aver visto altro di sato, e guardando la lista dei suoi lavori ne capisco il perchè...

Eh, il punto è proprio Sailor Moon. Un attimo di pazienza...

 

ma anno era già una star nei primi '90 ed i suoi pareri sul mondo dell'animazione così importanti?

Anno era cmq nello staff di CCA (il design della Ra Cailum è suo). E non dimenticarti che c'era già stato Gunbuster.

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Poi, ebbi altre occasioni di parlare con Anno in relazione al modo con cui dirige un'opera, se bisognava togliersi le mutande o meno

 

ma :lolla:

 

 

Qui andrebbe spiegata stà frase: nel caso qualcuno non lo sapesse, Anno dichiarò, ai tempi di Eva, che un autore deve sempre mettersi a nudo col suo pubblico, e se necessario, masturbarsi.

Almeno, credo che il riferimento sia a questo sua famosa dichiarazione.

Poi non so se tra lui e Oguro c'era un amicizia particolare e profonda, eh.

Peril resto mi stupisco di tutto questo magnificare CC, che personalmente, non lo trovo un brutto film, ma pieno di personaggi e tematiche   già viste e straviste in 0079  e Zeta Gundam.

Insomma, niente di così innovativo e sconvolgente, ma minestra riscaldata.

Ma poi F91, all' epoca in cui uscì, non venne massacrato dalla critica nipponica  ?

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 "Nelle sue opere esce direttamente il suo punto di vista sulle cose. Tutto il lavoro incredibile che Tomino ha fatto per realizzarle. Si rimane sorpresi a notare a quante cose abbia pensato. E' incredibile come si sia dedicato allo studio degli esseri umani attraverso un anime".

 

Qualcuno gli consiglierebbe di non filosofeggiare, eh? :)

 

Sam, il 'mettersi a nudo' del narratore con il pubblico non è un riferimento preciso, è un concetto molto basilare. Ovvero, se un narratore vuole essere genuino, non potrà che raccontare di sé - tutto il resto non è solo 'finzione', è anche 'fasullo'. Ogni narratore che comunichi qualcosa, non fa chce parlare di sé. Anche Anno, a sua volta, si riferiva a questo, andando oltre e parlando dell'estroiezione artistica come onanismo.

 

Avevo una volta scritto un articolo in cui parlavo di "arte come carità di Narciso", ma suppongo che non moltissimi avessero inteso il riferimento alla pratica autoerotica.

Edited by Shito

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Sam, il 'mettersi a nudo' del narratore con il pubblico non è un riferimento preciso, è un concetto molto basilare. Ovvero, se un narratore vuole essere genuino, non potrà che raccontare di sé - tutto il resto non è solo 'finzione', è anche 'fasullo'. Ogni narratore che comunichi qualcosa, non fa chce parlare di sé. Anche Anno, a sua volta, si riferiva a questo, andando oltre e parlando dell'estroiezione artistica come onanismo.

Che un narratore debba mettersi a nudo sono d' accordo così come un opera realizzata di chi non ha coinvolgimento o simpatia  verso ciò che scrive rende il prodotto frigido e freddo.

Quando una persona crede in quello che fa, la emoziona, il pubblico lo percepisca.

Ma è anche vero che , secondo me, chi ha introdotto  qualcosa di innovativo in un qualsivoglia genere narrativo, era proprio chi di quel genere non gliene  fregava una cippa.

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Un discorso fra amici, conclusione.

A mio parere l'articolo su Gundam F91 pubblicato sul numero di aprile 1991 di Animage era molto ben fatto. Volevo rivelare al mondo la magnificenza delle opere di Tomino e dentro di me raccolsi la sfida. Come detto precedentemente l'articolo era suddiviso in quattro parti. La prima presentava F91 attraverso una raccolta di immagini. Il secondo era un'intervista a Tomino intitolata "Il tominismo: apprezzare Gundam". Qui si commentarono le scene più famose realizzate dal regista fino a quel momento. Sono orgolioso di avere potuto scegliere di quali immagini parlare. La terza era "otto opinioni sul tominismo". Gli otto erano: Mamoru Oshii, Yoshiki Tanaka, Sho Aikawa, Hiroyuki Hoshiyama, Yasuhiro Imagawa, Ryosuke Takahashi, Akinori Endo e Masami Yuki. La quarta parte era "E poi il tominismo in F91", dove venivamo mostrati degli estratti significativi dagli storyboard di Tomino e quindi li si commentava. In definitiva non era un articolo su F91 ma sul tominismo. Della parte 1 si occupò un altro articolista, ma le parti 2, 3 e 4 le organizzai io. Per la parte 3, raccolsi personalmente i pareri di 6 degli 8 intervistati.
Gli storyboard di F91 riguardavano il climax, quando il protagonista Seabook vedendo i raggi di luce uscire dal Rafflesia pilotato da Maschera di ferro bisbiglia “quello è un ammasso di coscienza umana di scarsa qualità?”. A proposito di questa battuta negli storyboard è scritto un commento che dice “la frase a destra è stata tagliata”. La battuta in sé è straordinaria, ma leggere negli storyboard una battuta che poi viene volutamente tagliata è piuttosto interessante (in più, per tutto lo storyboard ci sono annotazioni del genere per un sacco di passaggi). Lo so che si trattava di una battuta tagliata, ma nello storyboard pubblicato nella quarta parte era presente. Rispetto a Il contrattacco di Char, F91 è un’opera più trattenuta. Ma io lo accolsi come un film alla Il contrattacco di Char. Chi riesce a distinguerne le parti più nervose, riuscirà a seguire il filo delle opere di Tomino.
Il punto forte del reportage fu l’intervista a Tomino nella seconda parte. I temi affrontati furono “ritratti vividi dei personaggi”, “pessimismo”, “il pensiero dell’autore, il suo modo di intendere la vita e come questo si rifletta nelle sue opere”. E che cosa significava tutto ciò in un anime robotico pensato per intrattenere. Mi piacerebbe farvi leggere tutto l’articolo per intero, ma sarebbe troppo lungo. Quindi ne faccio un riassunto. A proposito di “ritratti vividi dei personaggi”, la ragione principale è che senza di quelli non si possono creare delle situazioni drammatiche, è il requisito minimo. Ma anche se sembra ovvio, non è quello l’unico motivo. In Gundam ci sono dei robot che lasciano una grossa impressione sugli spettatori. Bisogna quindi per forza una storia e dei personaggi che ne siano all’altezza. La struttura di intrattenimento di Gundam è proprio basata sul far convivere due cose che vanno a pugni come i robot e i personaggi drammatici. Perché i personaggi non perdano nel confronto con i robot è necessario che siano vividi.
Per il “pessimismo”, probabilmente dipende dal fatto che una disposizione del genere si trova in ognuno di noi. Solo che si è sforzato di non mettercelo a tutti i costi. Per quanto riguarda Il contrattacco di Char di certo il pessimismo salta fuori in modo disturbante, ma è proprio quello l’aspetto del film. Dall’intervista ho capito bene che il piacere che provavo per le parti pessimistiche deriva dal fatto che io sono fatto in un certo modo. In più, noi negli ultimi venti anni non abbiamo forse perso l’occasione di toccare con mano la morte reale di un nostro parente? Non abbiamo forse perso il senso reale del dolore? Per quanto poco valga, se all’interno di una storia drammatica si può descrivere in modo concreto cosa significa la morte, allora deve essere fatto. Ma non si tratta di una cosa da fare per intrattenimento, ma solo perché va fatta.
Per “il pensiero dell’autore, il suo modo di intendere la vita e come questo si rifletta nelle sue opere”, per prima cosa ho chiesto se non trovava che nell’opera venisse fuori spesso il tema su come dovrebbero essere gli uomini. A mio avviso questo tema è rappresentato dal film stesso. Però se si eccede col pensiero dell’autore, non risulta un male per l’intrattenimento? Quando chiesi a Tomino se aveva pensato a tutti i minimi dettagli dell’opera, lui mi rispose che il pensiero del creatore si riflette nella sua opera ma che questa però non raccoglie la sua intera personalità. Per cui dice che cerca sempre coscientemente di mettere una certa distanza fra sè e le sue opere, ma che alla fine il suo essere trapela comunque. Però se un’opera non riflettesse il pensiero del suo autore, la gente non la guarderebbe. In sostanza, la gente vuole vedere quello che fanno gli altri. L’anno scorso quando ha rivisto Il contrattacco di Char in tv, guardandolo ha pensato “ci sa proprio fare questo regista!”. Se non l’avesse realizzato in questo modo, nessuno lo avrebbe guardato. E’ arrivato a non inserire frasi buttate a caso o frasi di eccessiva spiegazione. Il risultato suppone sia che ora è collegato a quello che le sue opere esprimono. Così mi ha detto. Fine del riassunto.
La frase “la gente vuole vedere quello che fanno gli altri” è diventata un po’ il soggetto dell’articolo, quasi una chiusura del discorso. Ultimamente nei varietà ha molto successo l’angolo dove si presenta la tavola imbandita di una famiglia comune. “Che cosa mangeranno i vicini?”. L’intrattenimento è soddisfare l’interesse di quel tipo di spettatori. E poi anche per quanto riguarda gli eventi drammatici, anche il mostrare “cosa fanno gli altri?” è intrattenimento. Si potrebbe dire che un blando interesse verso gli altri può portare all’intrattenimento. Ne Il contrattacco di Char può capitare che mentre si trovano in un posto affollato, Quess chieda a Char “colonnello, io sono una sostituta di Lalah?”. Non credo che sia facile da spiegare, ma per metterla semplice possiamo dire che Lalah era la ex di Char, mentre Quess la ragazzina che ha fra le mani al momento. In quella occasione l’atmosfera era talmente imbarazzata che mi sono messo a ridere. Dopo avere ripensato ai discorsi di Tomino, mi è venuta in mente quella scena con Quess. Eh già, quello era il tipico intrattenimento alla Tomino e mi sono messo a ridere.
Per quanto riguarda gli anime robotici, è necessario che il dramma dei personaggi abbia un potere tale da rivaleggiare con l’esistenza dei robot. La struttura di intrattenimento di Gundam (o degli anime robotici di Tomino in generale) è costruita sulla competizione di questi due elementi. E per mostrare il dramma dei personaggi, servono personaggi vividi. Il pessimismo è un’inclinazione naturale di Tomino e la sua personalità si riflette nell’opera. Quanto della sua personalità vi compaia è collegato all’intrattenimento. Ho dato a questo articolo il titolo “Il tominismo: l’intrattenimento in Gundam” perché il fascino delle opere di Tomino, la caratteristica con cui nascono, è quella di riflettere la personalità dell’autore.
Non pensai mai che questa intervista potesse essere l’occasione per parlare di tutte le opere di Tomino, ma quello che raccolsi superò le mie aspettative. Ebbi un sacco di cose a cui pensare sul lavoro di Tomino come regista. Per quanto riguarda me stesso ero estremamente soddisfatto del materiale che raccolsi, però era un articolo scortese verso i lettori. Fra me e i lettori c’era di certo una grossa differenza di entusiasmo. Dato che fu un articolo che sentivo di dover fare non ho rimpianti, ma a vederlo obiettivamente mi sa che corsi troppo. Dopo che fu pubblicato, il redattore capo mi disse che era un articolo in cui Tomino non parlava con piacere. In effetti gli avevo chiesto solo quello che io volevo sapere e non c’era un bello scambio di battute. Per cui era piuttosto complicato da leggere.
Con quell’articolo speciale per il numero di aprile 1991, avevo intenzione di intraprendere uno scontro finale con Il contrattacco di Char che si trovava dentro di me. Tuttavia le mie attività verso questo film non erano ancora finite. A questo pezzo ho messo il titolo “conclusione”, ma il discorso è diventato più lungo di quello che mi aspettassi. Continuerò a parlarne ancora un po’.

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La struttura di intrattenimento di Gundam è proprio basata sul far convivere due cose che vanno a pugni come i robot e i personaggi drammatici.

perchè fanno a pugni?

 

Perché i personaggi non perdano nel confronto con i robot è necessario che siano vividi.

 

non ci avevo mai pensato prima ma dev'essere proprio per questo che soprattutto i gundam degli ultimi anni mi fanno caghè. in effetti i personaggi di tomino sono, anche nella peggiore delle prove, più interessanti... invece nei gundam recenti l'interesse dello spettatore viene indirizzato soprattutto sui robot; forse unicorn sta nel mezzo, ma solo grazie al copy&paste.

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perchè fanno a pugni?

Immagino perché i robot in se siano considerati infantili e stupidi.

D'altronde, ma forse Oguro non lo ha capito, tutti i migliori manga e anime si basano sul contrasto.

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