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Sì sono di Verona e sì hanno istituito alcuni sensi unici nelle vie del centro storico vista la ressa degli ultimi fine settimana.

Devi sapere che in città la principale via dello shopping (via Mazzini) va a creare un imbuto piuttosto stretto allo scorrere del traffico pedonale (con immancabile macchinone in manovra di qualcuno che s'è perso).

Comunque, anche qui ci sarebbe da dire una cosa: l'ultima ordinanza di Zaia vorrebbe sedare gli animi della gente a spasso nel fine settimana (e in provincia qui abbiamo il Garda e la Lessinia mete non indifferenti di turismo di massa) ma quel che si sente in giro è un ragionare del tipo: "facciamoci l'ultimo giro prima che chiudano tutto".

Quindi paradossalmente si sta ottenendo l'effetto contrario del voluto.

Edited by Wario P.W.
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Ti farò schifo, non me che me importi nulla, anzi. Io li ringrazio, perché ad oggi gli alleati, gli amici ci hanno sbattuto la porta in faccia e l'aiuto da oriente è arrivato. Il fatto che il virus si

Te lo confermo. Sostanzialmente ci infilano un pizzico di verità, mescolato con ipotesi varie, interpretate in chiave catastrofistica. Stando a loro avremmo già dovuto avere quattro ere glaciali e

E una volta che saremo tutti vaccinati, leggeremo i no-vax (ovviamente tra i primi a farsi vaccinare) lamentarsi di Big Pharma e di come ci manipola e di come sarebbe bastato fare il Covid-19 party pe

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a me preoccupano due cose fondamentalmente:

- la mortalità che sta risalendo e per me in proporzione alla popolazione tornerà più alta di UK e USA come ad inizio pandemia. E' un dato che per me è parzialmente spiegabile da struttura per età della popolazione e più elevata presenza di condizioni pre esistenti nella popolazione anziana rispetto ad altri paesi. Un'altra motivazione per me può essere un tracciamento che ha di molto sottostimato il numero dei contagi, soprattutto gli asintomatici nella prima ondata. Se si guardano le proporzioni deceduti/malati dei vari paesi europei c'è qualcosa che non torna.

- il volere "salvare" a tutti i costi il Natale consumistico. Per me è più logico chiudere a fine dicembre ed inizio gennaio che adesso. Perchépoi arriverà il picco delle influenze stagionali e se non si è già capito, l'allarme maggiore di questo virus non è tanto l'elevata contagiosità tra i giovani che prendono l'aperitivo, o la mortalità (beh sì la mortalità è importante per carità, ma non è il focus principale)...ma è l'elevata capacità di far saltare qualsiasi sistema sanitario per la presenza di tanti malati tutti insieme che hanno tutti lo stesso diritto di essere curati. Non si è pronti come strutture (sanitarie e soprattutto assistenziali), non si è pronti come personale, si devono trascurare altre patologie che alla lunga porta ad aumentare la mortalità anche per altre malattie,ecc..

Siamo in una fase centrale di un mondo che deve cambiare, un mondo globalizzato dove una malattia in culo al mondo può diventare in pochi giorni una pandemia mondiale e fermare l'economia di parecchi paesi visto che che ogni barriere di viaggio può essere abbattuta. Abbiamo schivato alcuni proiettili in passato (ebola, n1h1) ora ci siamo dentro. Tante cose nella nostra vita devono cambiare come sono cambiate per i nostri avi in momenti cruciali nella storia e come ogni specie animale è portata a fare se deve sopravvivere per un concetto molto darwiniano se vogliamo metterla in questi termini.

L'economia non può essere come in passato, si deve adeguare in modo che sopravvivano le persone. Non siamo noi che dobbiamo adattarci a lei.

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1 hour ago, nonsonopirkaf said:

L'economia non può essere come in passato, si deve adeguare in modo che sopravvivano le persone. Non siamo noi che dobbiamo adattarci a lei.

Ovviamente questo è giusto e sensato. L'unico problema è che, dal punto di vista di una "élite" di persone che vivono le loro vite in una relativa bolla di relativa sicurezza garantita dal loro stile e possibilità di vita opulenti, le "persone" sono "consumatori di beni" che devono semplicemente consumare. La loro vita è in effetti meno significativa di quella degli schiavi che muoiono di lavoro: il consumatore può essere efficace anche morendo, consumando costosi farmaci o cosa sia. Anzi, l'ammalato persino terminale è un consumatore "suo malgrado", non devi neppure fare la fatica di condizionarlo al consumo, dato che è condizionato intrinsecamente da quanto di più profondo: l'istinto di sopravvivenza.

Ovviamentew (di nuovo ovviamente), tutto il tuo post – caro not-pirkaf – è giusto e sesato e sottoscrivibile al limite dell'umana umanità. Peccato che non sia questa a guidare, negli effetti e nella realtà, la nostra specie, ma l'antropofagia. :-(

Edited by Shito
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5 hours ago, nonsonopirkaf said:

 

. Perchépoi arriverà il picco delle influenze stagionali e se non si è già capito,

Se andrà come in Australia quest'anno e l'anno prossimo l'influenza potrebbe praticamente non esserci per via del covidhttps://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_settembre_12/australia-scomparsa-l-influenza-ad-agosto-107-casi-contro-61-mila-2019-37747b5a-f420-11ea-8510-bc9735e39b6a.shtml

Da quel che ho capito tra misure di prevenzione (i vari virus che provocano l'influenza sono meno contagiosi) e la presenza di un virus più invasivo è possibile che porterà alla drastica riduzione di altri. Leggevo in giro che quest'anno alcune malattie virali si sono fatte vedere molto meno del solito quasi sono sparite.

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Giusto per divagare: secondo voi come sarebbe stata affrontata da noi una tale pandemia se fosse avvenuta nei secondi anni '70 o negli anni '80? È un'idea che mi incuriosisce abbastanza, sia dal punto di vista delle condizioni del sistema sanitario/industriale, sia sul versante ideale (quanto sarebbero stati diversi il linguaggio della politica e i provvedimenti? i cittadini avrebbero risposto in modo meno uniforme? ci sarebbero state critiche diverse?), sia dal versante economico.

Secondo me, sul lato ideale, certe "riduzioni alla morale individuale" (latinizzatelo voi) sarebbero state peggio accette... o, se proprio fossero state inevitabili, si avrebbe avuto maggiore difficoltà ad arrivarci. Dall'altro lato nasceva il berlusconismo ecc. ecc. La comunicazione e la reazione pubblica sarebbero state più prevedibili negli anni '60 o prima, oppure negli anni '90 o dopo: è appunto un'epoca intermedia fra le due a sembrarmi più curiosa da indagare.

Dal lato sanitario, a non molti era saltato in mente di tagliare i costi, si era ancora nel periodo in cui era raro lamentarsi dei disavanzi - e, insomma, non mi convince la generalizzazione per cui il Covid per forza "mette in crisi qualunque sistema sanitario al mondo".

Economicamente, ho dei dubbi: l'impatto sarebbe stato percepito con più o meno forza o ugualmente? Oggi si è in una certa crisi e stagnazione generale da decenni, allora gli sconvolgimenti periodici non scalfivano l'idea che si potesse vivere meglio o allo stesso livello nel futuro. Eppure pure anche allora era abbastanza frequente vivacchiare (in senso lato) ecc. ecc. Poi la cooperazioni internazionali in Europa sarebbero state più deboli? ecc. ecc. Facendo un bilancio opterei per un impatto simile: almeno, credo che i giornalisti l'avrebbero descritto con simili parole.

(Questo esercizio ucronico non avrà gran valore, ma tant'è; non potrei esprimere congetture più elevate. Dopotutto, quanto sopra è più vaporwave che storia.)

Edited by Anonimo (*lui*)
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Dal prossimo anno si sentirà tutto il peso delle mancate visite di diagnosi importanti (tipo quelle oncologiche) e nel futuro si avrà una maggiore incidenza della mortalità di malattie gravi per le quali  la tempestività di diagnosi e azione è fondamentale per avere possibilità di sopravvivere.

In sostanza con queste folli misure che pemetteranno a persone di oltre 80 anni di campare altri 5 anni o poco più si stanno condannando giovani donne di 30 anni o uomini di 50  (per dire) che di anni ne avrebbero da campare molti di più. Il che non significa "chissene degli 80enni", queste sono le fole di chi cerca "negazionisti, untori, runner eccetera", ma semplicemente le misure sproporzionate non solo stanno danneggiando l'economia del paese e di conseguenza la sua capacità di garantire i servizi sanitari, ma stanno anche bloccando tutto in sistema che deve garantire la salute della maggior parte delle persone tirando una coperta sempre troppo corta, e mi spiace ma se devo scegliere tra una persona arrivata ad una età pari alla aspettativa media di vita e una giovane donna magari con figli non ho dubbi su chi salvare.

Eppure la paura sparsa da media untori (quelli si) sta praticamente saturando il sistema di persone con sintomi lievi ma terrorizzate causa campagna mediatica martellante sul "ommioddiomoriremotuttidicovidpureigiovanitrentenni" che intasano il servizio sanitario ed impediscono tutta quella serie di servizi essenziali e importantissimi che salvano la vita.

Vi rendete conto che una donna ha perso il bambino causa ritardo del cesareo perchè dovevano aspettare un cazzo di tampone covid? Vi sembra normale? Non ci si rende conto che si è persa la trebisonda e i costi/benefici in termini non economici ma di vite umane che si stanno patendo a causa di queste misure dementi e una campagna mediatica criminale sono totalmente sballati?

PS
questo per riflettere un poco


 

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17 minutes ago, Anonimo (*lui*) said:

Giusto per divagare: secondo voi come sarebbe stata affrontata da noi una tale pandemia se fosse avvenuta nei secondi anni '70 o negli anni '80?

 

Si andava avanti e si affrontavano i problemi. Con i morti, il dolore, con la consapevolezza che non siamo immortali. 

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7 ore fa, Shito ha scritto:

Ovviamente questo è giusto e sensato. L'unico problema è che, dal punto di vista di una "élite" di persone che vivono le loro vite in una relativa bolla di relativa sicurezza garantita dal loro stile e possibilità di vita opulenti, le "persone" sono "consumatori di beni" che devono semplicemente consumare. La loro vita è in effetti meno significativa di quella degli schiavi che muoiono di lavoro: il consumatore può essere efficace anche morendo, consumando costosi farmaci o cosa sia. Anzi, l'ammalato persino terminale è un consumatore "suo malgrado", non devi neppure fare la fatica di condizionarlo al consumo, dato che è condizionato intrinsecamente da quanto di più profondo: l'istinto di sopravvivenza.

Ovviamentew (di nuovo ovviamente), tutto il tuo post – caro not-pirkaf – è giusto e sesato e sottoscrivibile al limite dell'umana umanità. Peccato che non sia questa a guidare, negli effetti e nella realtà, la nostra specie, ma l'antropofagia. :-(

Ci sono dei corti circuiti della comunicazione che andrebbero studiati a tal proposito: si sente "si risparmia di più", "si compra il solo necessario", che di per sè dovrebbero essere comportamenti virtuosi perché (e lo dico da collezionista compulsivo, per referenze citofonare Garion-oh) l'essenza della vita dovrebbe essere consumare esperienze e non oggetti.

Perché alla fine è quel che resta.

 

1 ora fa, francescoG1 ha scritto:

Se andrà come in Australia quest'anno e l'anno prossimo l'influenza potrebbe praticamente non esserci per via del covidhttps://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_settembre_12/australia-scomparsa-l-influenza-ad-agosto-107-casi-contro-61-mila-2019-37747b5a-f420-11ea-8510-bc9735e39b6a.shtml

Da quel che ho capito tra misure di prevenzione (i vari virus che provocano l'influenza sono meno contagiosi) e la presenza di un virus più invasivo è possibile che porterà alla drastica riduzione di altri. Leggevo in giro che quest'anno alcune malattie virali si sono fatte vedere molto meno del solito quasi sono sparite.

E' interessante.

L'inverno in Australia è diverso da quello in Europa, è un campo totalmente nuovo. Non ci resta che vedere cosa succederà.

 

1 ora fa, Anonimo (*lui*) ha scritto:

Giusto per divagare: secondo voi come sarebbe stata affrontata da noi una tale pandemia se fosse avvenuta nei secondi anni '70 o negli anni '80? È un'idea che mi incuriosisce abbastanza, sia dal punto di vista delle condizioni del sistema sanitario/industriale, sia sul versante ideale (quanto sarebbero stati diversi il linguaggio della politica e i provvedimenti? i cittadini avrebbero risposto in modo meno uniforme? ci sarebbero state critiche diverse?), sia dal versante economico.

Secondo me, sul lato ideale, certe "riduzioni alla morale individuale" (latinizzatelo voi) sarebbero state peggio accette... o, se proprio fossero state inevitabili, si avrebbe avuto maggiore difficoltà ad arrivarci. Dall'altro lato nasceva il berlusconismo ecc. ecc. La comunicazione e la reazione pubblica sarebbero state più prevedibili negli anni '60 o prima, oppure negli anni '90 o dopo: è appunto un'epoca intermedia fra le due a sembrarmi più curiosa da indagare.

Dal lato sanitario, a non molti era saltato in mente di tagliare i costi, si era ancora nel periodo in cui era raro lamentarsi dei disavanzi - e, insomma, non mi convince la generalizzazione per cui il Covid per forza "mette in crisi qualunque sistema sanitario al mondo".

Economicamente, ho dei dubbi: l'impatto sarebbe stato percepito con più o meno forza o ugualmente? Oggi si è in una certa crisi e stagnazione generale da decenni, allora gli sconvolgimenti periodici non scalfivano l'idea che si potesse vivere meglio o allo stesso livello nel futuro. Eppure pure anche allora era abbastanza frequente vivacchiare (in senso lato) ecc. ecc. Poi la cooperazioni internazionali in Europa sarebbero state più deboli? ecc. ecc. Facendo un bilancio opterei per un impatto simile: almeno, credo che i giornalisti l'avrebbero descritto con simili parole.

(Questo esercizio ucronico non avrà gran valore, ma tant'è; non potrei esprimere congetture più elevate. Dopotutto, quanto sopra è più vaporwave che storia.)

Era un mondo completamente differente. La prima differenza che spicca è l'assenza di viaggi (da una parte all'altra del mondo) così diffusi, così necessari, così rapidi. Casi di persone che si ammalavano all'estero erano più facilmente identificabili e bloccabili.

La comunicazione è l'altra differenza importante. Due o tre quotidiani nazionali di spicco. Quotidiani locali. Tre reti rai e la nascente finninvest che non è che puntasse poi così tanto sulla comunicazione. Poi le radio.

Basta. Era una comunicazione lenta, scevra dai commenti di chi fruisce (UN PARADISO).

L'economia non dipendeva così tanto dai fattori attuali. Soprattutto nelle aree più rurali un piccolo paese nn aveva bisogno della città, aveva tutto lì. E si potevano evitare viaggi, contatti e un'economia locale era più sostenibile.

La medicina era differente. Non prevedeva tutto quello che si fa adesso sui fattori di rischio. Quelli erano tempi dove si poteva fumare in sala d'aspetto dal medico di famiglia. FUMARE. Con donne incinte, con bambini con l'asma.

non mi convince la generalizzazione per cui il Covid per forza "mette in crisi qualunque sistema sanitario al mondo"

Piccolo appunto: è in difficoltà (relativa, ma pur sempre difficoltà) la Germania. Nessuno al mondo ha un sistema sanitario al livello della Germania. Come posti letto, come capacità ricettiva delle emergenze . Gli Stati Uniti possono avvicinarcisi come struttura. Ma siamo cmq lontani dal livello dei tedeschi.

Questo per dire che non è l'epidemia zombie che si vede negli anime la deriva di una pandemia, è un sistema stato che collassa dove non si può fare di più.

 

Per il resto, manca la percezione del periodo. Credo che sarebbe stato un problema che avrebbe coinvolto molto meno persone di adesso. Più le città. Fabbriche che chiudono avrebbero portato sconquassi sociali perché cmq uscivamo da tempi non facili da quel punto di vista. Però capire un periodo è comunque difficile, specialmente quando si è troppo coinvolti in quello attuale.

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Giusto per divagare: secondo voi come sarebbe stata affrontata da noi una tale pandemia se fosse avvenuta nei secondi anni '70 o negli anni '80? È un'idea che mi incuriosisce abbastanza, sia dal punto di vista delle condizioni del sistema sanitario/industriale, sia sul versante ideale (quanto sarebbero stati diversi il linguaggio della politica e i provvedimenti? i cittadini avrebbero risposto in modo meno uniforme? ci sarebbero state critiche diverse?), sia dal versante economico.

Se intendi "questa" pandemia, non ci sarebbe stata, nel senso che non sarebbe stata una pandemia, non sarebbe mai arrivata da noi o in europa in generale se non in sporadici casi facilmente isolati.

Se intendi un cosa equivalente che si fosse diffusa in italia, penso che sarebbe passata più "sottotraccia", meno panico, meno frenesia, risultati più o meno identici dal punto di vista sanitario (forse sarebbe il caso di chiedersi se il "lockdown all'italiana" abbia un qualche senso o se la curva epidemica segua il suo corso a prescindere, e si stia solo danneggiando l'economia, quello che è comunque certo è che le discoteche e le palestre non sono un gran veicolo di contagio, le scuole si, ma si continua a battere sul fatto che bisogna assolutamente riaprirle) ma meno negativi dal punto di vista economico.

 

 

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16 hours ago, nonsonopirkaf said:

Ci sono dei corti circuiti della comunicazione che andrebbero studiati a tal proposito: si sente "si risparmia di più", "si compra il solo necessario", che di per sè dovrebbero essere comportamenti virtuosi perché (e lo dico da collezionista compulsivo, per referenze citofonare Garion-oh) l'essenza della vita dovrebbe essere consumare esperienze e non oggetti.

Perché alla fine è quel che resta.

Grazie per l'interessante risposta. La dicotomia tra avere o essere è vecchia, ma mai passata. In effetti la questione è invecchiata proprio bene – Fromm la mise su carta nell'anno della mia nascita. Ma io sono italiano, e alle medie (evidentemente il periodo di studi che mi ha lasciato di più) lessi "La robba" di Verga e mi diede molto da pensare (lessi anche Cavalleria Rusticana, che mi fece pensare altro). In effetti, se un oggetto venisse davvero "consumato" sarebbe già un consumo esperienziale, come per il cibo, e andrebbe benone.

Ma no, l'acquisto compulsivo è totemico, come per l'acquisto dell'arte: sono oggetti che si acquistano proprio nella (vana) speranza che possano essere imperituri. Per rassicurarsi subconsciamente che, anche se sappiamo che ci tocca morire, qualcosa resterà, e soprattutto per circondarci di qualcosa che non si debba pensare destinato a scomparire lasciandoci soli come i nostri cari viventi. In effetti credo che il collezionismo compulsivi di oggetti nasca non dalla paura della morte, ma dalla paura dell'abbandono, che è peggio: la morte dei nostri cari (ogni otaku è ab initio un mammone, si sa).

Suppongo altresì che, in una certa percentuale, per un essere autocosciente e mortale che ha (il tempo per sviluppare la) infausta autocoscienza della sua mortalità circondarsi di feticci totemici sia quasi imprescindibile (per referenze citofonare Roger e chiedere di un libello da me recentemente pubblicato, lui sa tutto).

In ogni caso, credo che tra l'essere e l'avere, come diceva un certo Agostino il punto sia la misura delle cose, dacché est modus in rebus. Avere quel che serve, anche mentalmente a creare la propria rappresentazione della vita, ma non trasmodare la propria necessità di rappresentazione a sopprimere la propria voglia di vita, ovvero di essere. Come diceva Giangiacomo, l'uomo libero fa quel che quello e vuole ciò che può. Io la ripresi in una mia personale massima "vivi quel che hai, sogna ciò che puoi". Ma poi lo so che è una cosa attuabile solo per chi ha ricevuto una cesta di mele, e non per suo merito, sulla Ferrovia Galattica.

Edited by Shito
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Trend delle ultime settimane:

Settimana---------------------------media decessi-------media TI--------media nuovi casi--
16 settembre-22 settembre.....................15................................5...........................1559............
23 settembre-29 settembre.....................20...............................5...........................1730.........
30 settembre-6 ottobre...........................22................................7...........................2465.........
7 ottobre-13 ottobre.................................31.................................28..........................5030........
14 ottobre-20 ottobre...............................66.................................51..........................9855........
21 ottobre-27 ottobre...............................142.................................77.........................18620.......
28 ottobre-3 novembre............................245...............................116.........................27867.....
4 novembre-10 novembre........................419................................115.........................33666.......
11 novembre-17 novembre......................590.................................92.........................34660.......

Si verifica il fenomeno della non sincronia tra le curve di decessi e nuovi casi.

I nuovi casi rallentano,ma aumentano invece i decessi.

Perchè appunto i decessi hanno un ritardo di tipo 2 settimane rispetto ai nuovi casi.

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Io cerco di seguire i dati Lombardi, Milano e Monza hanno frenato e si sono stabilizzate (anzi leggera decrescita dei nuovi casi) ma altre province (soprattutto Varese) è ancora in crescita, da loro sono "scoppiati" con una settimana di ritardo, credo che tra una settimana vedremo una decisa diminuzione in Lombardia e credo finiremo in arancione.

Questo lockdown "soft" (molto più soft del precedente) funziona abbastanza ma i tempi di reazione sono sempre quelle 3 settimane

 

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18 ore fa, Shito ha scritto:

Grazie per l'interessante risposta. La dicotomia tra avere o essere è vecchia, ma mai passata. In effetti la questione è invecchiata proprio bene – Fromm la mise su carta nell'anno della mia nascita. Ma io sono italiano, e alle medie (evidentemente il periodo di studi che mi ha lasciato di più) lessi "La robba" di Verga e mi diede molto da pensare (lessi anche Cavalleria Rusticana, che mi fece pensare altro). In effetti, se un oggetto venisse davvero "consumato" sarebbe già un consumo esperienziale, come per il cibo, e andrebbe benone.

Ma no, l'acquisto compulsivo è totemico, come per l'acquisto dell'arte: sono oggetti che si acquistano proprio nella (vana) speranza che possano essere imperituri. Per rassicurarsi subconsciamente che, anche se sappiamo che ci tocca morire, qualcosa resterà, e soprattutto per circondarci di qualcosa che non si debba pensare destinato a scomparire lasciandoci soli come i nostri cari viventi. In effetti credo che il collezionismo compulsivi di oggetti nasca non dalla paura della morte, ma dalla paura dell'abbandono, che è peggio: la morte dei nostri cari (ogni otaku è ab initio un mammone, si sa).

Suppongo altresì che, in una certa percentuale, per un essere autocosciente e mortale che ha (il tempo per sviluppare la) infausta autocoscienza della sua mortalità circondarsi di feticci totemici sia quasi imprescindibile (per referenze citofonare Roger e chiedere di un libello da me recentemente pubblicato, lui sa tutto).

In ogni caso, credo che tra l'essere e l'avere, come diceva un certo Agostino il punto sia la misura delle cose, dacché est modus in rebus. Avere quel che serve, anche mentalmente a creare la propria rappresentazione della vita, ma non trasmodare la propria necessità di rappresentazione a sopprimere la propria voglia di vita, ovvero di essere. Come diceva Giangiacomo, l'uomo libero fa quel che quello e vuole ciò che può. Io la ripresi in una mia personale massima "vivi quel che hai, sogna ciò che puoi". Ma poi lo so che è una cosa attuabile solo per chi ha ricevuto una cesta di mele, e non per suo merito, sulla Ferrovia Galattica.

Amico mio, mi metti in una difficoltà immane perché qualsiasi cosa io possa replicare/aggiungere alle tue considerazioni sembrerebbe un belato ad un concerto sinfonico.

Posso aggiungere cercando di essere conciso per non farci cadere off topic, che sia il tema della mortalità che dell'abbandono li trovo nella mia esperienza di collezionista. La compulsività col tempo è scemata, visto che vendo quello che non mi piace più a favore di crearmi un extra credito per mantenere le cose che mi piacciono. E questo lo trovo positivo perché mi fa sembrare meno "statico", perché credo che il mio gusto si evolva. Molte volte mi trovo a pensare a cosa succederà a quello che possiedo dopo la mia morte, e risolvo i miei pensieri con il concetto di "funerale vichingo". L'abbandono è un tema che possiamo considerare, ma non l'ho ancora maturato bene.

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Sono 34282 i NUOVI POSITIVI, su 234834 TAMPONI (14,6%) e 124237 PERSONE TESTATE (27,59%)*.
Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 34847 nuovi positivi al giorno, ossia +840 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era +996).
La variazione dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +2,5% (ieri era +3%, il giorno prima +7,3%, prima ancora +7,8%, +8,5%, +13,8%, +16%. Per intenderci: quando il valore è pari a 0% significa che il numero di nuovi casi rimane costante, se negativo significa che la curva è in discesa).
Siamo a 407 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti/settimana. Per confronto, in Europa: Spagna: 267, Francia: 398, Regno Unito: 253, Germania: 154, Paesi Bassi: 234, Belgio: 329, Austria: 535, Svezia: 278, Romania: 296, Portogallo: 393, Polonia: 445, Rep.Ceca: 501 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 18/11/2020).
Tra le Regioni italiane si segnalano: Bolzano: 794; Valle d'Aosta: 777; Piemonte: 633; Lombardia: 560; Toscana: 450; Campania: 449; Veneto: 440; Umbria: 426; Emilia Romagna: 390. Gli incrementi maggiori rispetto ai sette giorni precedenti si registrano in Puglia (+31,1%), Sicilia (+29,7%), Calabria (+27,4%), Basilicata (+24,3%), Friuli VG (+20,5%), Abruzzo (+15,9%), Valle d'Aosta (+15%), Emilia Romagna (+13%), e Molise (+11,9%).
 
Oggi +430 RICOVERI, +58 TERAPIE INTENSIVE, e 753 DECESSI.
Abbiamo attualmente 33504 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 115,5% del valore di picco (29010 il 4 aprile) e al 51% dei posti letto attualmente disponibili (65298, fonte: AGENAS, aggiornamento 17/11/2020). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +580 pazienti al giorno (era +1047 nei sette giorni precedenti). Dunque l'aumento percentuale complessivo sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stato +13,8%, mentre la variazione nei sette giorni rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -44,6% (ieri era -40,9%, il giorno prima -37,1%, prima ancora -25,6%, -12%, -1,5%, -9,3%. Per intenderci: quando il valore è pari a 0% significa che il numero di nuovi ricoveri è costante, quando è negativo significa che si riduce).
I pazienti in TERAPIA INTENSIVA sono complessivamente 3670, pari al 90,2% del massimo valore raggiunto (4068, il 3 aprile) e al 43% dei posti letto attualmente disponibili (8593, fonte: AGENAS, aggiornamento 17/11/2020). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei pazienti in Terapia Intensiva è stata di +84 pazienti al giorno (era +113 nei sette giorni precedenti). Dunque l'aumento percentuale complessivo sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stato +19,1%, mentre la variazione nei sette giorni rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -25,3% (ieri era -14,1%, il giorno prima -22,2%, prima ancora -16,9%, -15%, -7%, +5,3%).
In media abbiamo avuto in Italia 609 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 458 nei sette giorni precedenti.
In sette giorni abbiamo avuto 7,13 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 5,55, Francia: 5,95, Regno Unito: 4,1, Germania: 1,4, Paesi Bassi: 3, Belgio: 11,35, Austria: 3,65, Svezia: 0,85, Romania: 5,1, Portogallo: 4,45, Polonia: 6,25, Rep.Ceca: 12,4 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 18/11/2020).
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4 hours ago, nonsonopirkaf said:

La compulsività col tempo è scemata, visto che vendo quello che non mi piace più a favore di crearmi un extra credito per mantenere le cose che mi piacciono. E questo lo trovo positivo perché mi fa sembrare meno "statico", perché credo che il mio gusto si evolva.

1) la selezione è l'arma della sopravvivenza (anche la natura lo sa),

2) vivere significa cambiare (dacché la vita è metabolismo,

1+2) una costante opera di cernita dinamica mi pare davvero l'opzione più misurata.

Anche io ci provo, ma ho affinato più il punto 1) che il punto  2). Anche di mele si può fare indigestione, forse.

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  • 2 weeks later...

A parte Trento gialla ecco la nuova mappa delle regioni dal 29 novembre:

128267515_3575749779138047_8379100492466

Lombardia,Piemonte e Calabria da rosse ad arancioni e Liguria e Sicilia da arancioni a gialle.

Io dal 9 novembre sono in mutua per un infortunio e così mi sono saltato la zona arancione in Liguria dall11.

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  • 2 weeks later...

Giorno-----------casi Veneto----------casi Lombardia-----------
10 dicembre..........4197.......................2093..................
09 dicembre..........2427.......................1233....................
08 dicembre..........3145.......................1656....................
07 dicembre..........2550.......................1562....................
06 dicembre..........3444.......................2413.....................
05 dicembre..........3607.......................3148....................
 

Da un pò di giorni il Veneto è avanti la Lombardia per i nuovi casi.

Cosa succede ?

Edited by Cavaliere nero.
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Qualcosa del genere me lo ha detto anche una su FB.

Per capire bene,oggi la Protezione Civile per il Veneto dà 4197 nuovi casi e 20117 temponi molecolari.

Però allora questi 4197 nuovi casi non escono solo dai 20117 tamponi molecolari,ma pure da quelli rapidi ?

Che dovrebbero essere circa 30 o 40mila,per un totale di 50 o 60mila oggi tra le 2 tipologie di tamponi.

 

 

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