Concordo pienamente. Il problema di tutto sta proprio in questa metodologia (che peraltro non riesce a rispettare nemmeno il suo ideatore) basata sull'1:1 sulla base di una ricerca di assoluta fedeltà, che di fatto è arbitraria: d'accordo partire con il conteggio delle ricorrenze - cosa lodevole - , ma poi attribuire a ogni parole un corrispettivo univoco è un po' una baggianata. Avrebbe già più senso farlo con lingue della stessa famiglia linguistica, con radici culturali e linguistiche-etimologiche comuni (ma avrei anche lì i miei seri dubbi), ma su lingue così distanti è una fesseria. Ad esempio, secondo questo metodo, come andrebbe tradotta la banalissima parola inglese "right"?