Credo che questo sia molto vero, anche se non so quanto di "originale" o di "progresso" vi sia in detta tendenza quanto a HnK. Ovvero, penso altresì che la semplicistica dicotomia tra bene e male appartenga più a ideali di finzione e soprattutto puericultura statunitense (iconica la risposta del protagonista di True Lies, sotto l'effetto del siero della verità, che alla domanda della moglie "Hai mai ucciso qualcuno?" risponde "Sì, ma erano tutti dei cattivi.") - mentre al contrario gli equivalenti sia europei che nipponici mi paiono tutti ben più sfumati, da Esopo, a Basile, a La Fontaine ai Grimm. In Giappone, in particolare, di certo Tomino ci aveva già abituato a totali "sovversioni" dell'idea di buono e cattivo (penso a Umi no Triton, ma anche al più truculento Zambot-3, al tragicamente grottesco Daitarn-3, ecc), quindi ripeto: sulla portata innovatrice di HnK in questo senso alzerei un sopracciglio almeno. "Le ragioni del cattivo" mi pare siano patrimonio dell'umanità senziente, escludo quindi Barbie, le riduzioni Disney classiche, ecc.
In particolare, la finzione giapponese propone da sempre la competizione tra diversi "modelli di guida dell'umanità". In questo, Raoh incarna tipicamente la visione del dominatore violento a là Gengis Khan e/o Oda Nobunaga. Per una brillante trattazione di detta questione in ambito fumettistico ti consiglio la lettura di DEAD MAN di Egawa Tatsuya. Ricordandoti che "i quattro grandi della storia", nella lettura tradizionale giapponese del mondo e dell'umanità, se ben ricordo sono Platone, Cristo, Shakamuni Buddha e Confucio. Tutti posti sullo stesso piano, e non a caso.