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Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
topic ha risposto a Kenrico in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Grazie per la spiegazione! Effettivamente questa cosa faceva uscire pazzi sia me che la sopracitata ex professoressa. :) molto interessante, davvero. Ma quindi lui è in qualche modo costretto nella sua libertà. Mi spiego meglio: se fa un po' come vuole con i nomi e le definizioni, quando vuole creare un'eccezione come fa? È vittima del suo stesso stile eccezionale che non gli permette di creare ulteriori eccezioni? Ahahah, sì, basta pensare a Natsume Sōseki che scrive Rondon tō nel titolo della sua opera invece di Rondon tawaa e utilizza addirittura gli ideogrammi per intendere Londra però lì si parla della norma dell'800, ormai la lingua si è (bene o male) standardizzata. Comunque non lo dico io, ma una signora di 70 anni giapponese :) -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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Ah ok, avevo inteso che 'significasse' velivolo :) Comunque, a me pare che data questa discussione e il fatto che due giapponesi madrelingua intendano una parola in modo diverso il concetto base di "oggettivo" finisca con le cozze e le vongole di prima. La sicurezza che la traduzione sia pedissequamente fedele decade quando l'oggettività che la contraddistingue vacilla, no? Posso permetterti di chiederti come sai che Miyazaki-sensei usa katakana per singolare e non per plurale come vuole la norma? Lo ha capito lo stesso traduttore che ha creato una differenza di traduzione rispetto alla norma (oggettiva) dando una sua interpretazione soggettiva? -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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No, la mia traduzione è fedele all'idea giapponese dell'intendente il senso di pluralità quando un ideogramma è scritto in katakana.Grazie del suggerimento, però, mi tornerà utile. Per inciso, 機器 Kiki (che presenta lo stesso ideogramma) è solo "macchinario" in senso generale. Poi è vero chi viene utilizzato anche per i velivoli, ma solo perché rientrano nelle macchine. Ah ok, se Miyazaki fa un giapponese a sé diverso anche dalla mia professoressa che tanto ne è amante perché con lui condivide età ed ideali è un discorso diverso :) -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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"Il dio delle bestie non è il dio della foresta?" dice il cinghiale e non mi pare cozzi in italiano. Strano che il traduttore madre lingua non ti abbia detto quello che a me ha detto a più riprese la mia professoressa giapponese, ovvero che quando sono in katakana, le parole giapponesi intendono una pluralità, come 人 (hito in kanji) e ヒト (Vito in katakana) dove il primo significa "uomo" in senso stretto e il secondo "umanità" (oltre il termine "ningen" che significa esseri umani). Tra l'altro la mia professoressa è giapponese vecchio stile che non concepisce il daijoubu come "tutto a posto" dato che questo modo di intendere questa costruzione è stata iniziata a usare solo di recente. -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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Seguendo la tua dettagliata spiegazione, Shito, ero arrivato a una conclusione diversa. Se ovviamente quando era scritto in kanji il nome si riferiva esclusivamente alla divinità, se scritto in katakana non dovrebbe abbracciare tutte le specie animali e intendere che sia un "Dio delle bestie" piuttosto che lui una bestia divina? Se così fosse stato, a ragione della tua spiegazione, l'appellativo "bestia" sarebbe stato in kanji. Basta con questa storia della selvaggina che stravolge completamente la sfumatura di significato. -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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La coerenza del modo di lavorare è presente in tutte le opere di Cannarsi, come detto io e come lasciato intendere da lui (o magari detto apertamente in altra sede, che ne so). Quindi trovo limitante e quanto mai claustrofobico andarsi a incanalare su argomentazioni che si basano sempre sulle stesse battute e adattamenti. -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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Questa cosa mi rattrista, ma devo ammettere che l'effetto del voltagabbana poteva essere inteso nei miei modi. Continuo a credere che il modo i lavorare di Shito sia esagerato e che non si confaccia a quello che ho visto fare anche a tanti traduttori di opere importanti come il Genji Monogatari o professori universitari, mai detto il contrario. Mi spiace di averti messo in bocca cose che non hai detto, ma così come non era mia intenzione denigrare il lavoro di Shito in toto (che rispetto, ripeto) non denigro neanche le intenzioni di chi con argomentazioni valide gli va contro. Avrò letto cose che mi hanno traviato il pensiero e le argomentazioni, ma avete scritto tanto tutti.^^ Per quel che riguarda lo sparare a zero "ovunque", era appunto uno sparare a zero, ora sto cercando di stare dietro ad argomentazioni e a portare il mio punto di vista, che ti invito a leggere. Non sono una persona che ama ripetere gli stessi concetti e non è che quello che ho scritto solo 6 messaggi fa è cambiato, semplicemente sto aprendomi a nuove informazioni. Mi rendo comunque contro di non essere la persona più adatta a fare discussioni (nel senso di botta e risposta) sui forum, in quanto ritengo che quando ho detto un qualcosa io abbia, in parte, esaurito ciò che avevo da dire e non mi preme reiterare sempre gli stessi concetti. Anche ora nel risponderti ho portato un argomento nuovo, quello delle traduzioni del Genji, che non avevo detto prima, solo per giustificare (e giustificarmi) quest'ennesimo sottolineare gli stessi concetti. Rinnovo questo mio suggerimento: p.s. oh, ma associate a ": D" un'emoticon migliore, ché ogni volta mi dimentico che è quella faccia assurda e devo editare! ahah -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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Scusate la mia assenza, ma vedo anche andate avanti pure senza di me e alla grande! Per me ha detto tutto Fencer in questo punto: Quindi, di per sé, un adattamento a confronto non mi piace perché comunque viziato dal non volerlo rendere (quasi fosse un dispetto) come l'avrebbe reso Shito (ma mi piace più dire Gualtiero ché i nomi da forum mi fanno sempre un po' specie). Comunque, anche se l'esempio che ha portato, poco dopo è estremizzante con tanto "lediiiisabeeeeeel!" che m'ha fatto un gran ridere, c'è da dire che Messer_ Azzone ha risposto nella maniera più sbagliata di questo mondo dicendo che l'adattatore si pone al di sopra di qualcuno, al massimo si affianca e, se proprio deve per esigenze di doppiaggio, fa modifiche in linea con la storia che ha pienamente compreso. Le spiegazioni di tutti sul testo mi confermano, purtroppo, un modo di agire quasi a cercare il pelo nell'uovo, in quanto ogni cosa, vuoi per sincronizzazione, vuoi per stile dell'originale può essere spiegata in un modo e (se non capita) girata in un altro. Direi anche basta e, semmai, fare dei discorsi più generali e che non si riferiscano a tre battute in croce che, oh vi dirò, a me piace come sono state rese. -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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Mi permetto di dirti, che no, non si sta svolgendo una discussione su "io faccio bene, gli altri no", Roger. La cosa mi piace di questa discussione è riuscire a portare argomentazioni valide da entrambi i lati, senza per questo imporre la propria visione all'altro. Una sorta di "mercato di stile", che non si svolge sull'affossare l'altro ma sul riuscire a portare argomentazioni valide per essere, noi in primis, fieri di determinate scelte. La cosa che mi piace di Gualtiero è la coerenza del suo lavoro. -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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Allora penso che all'epoca abbiano usato la mia identità per farsi scudo della conoscenza del giapponese (che comunque all'epoca era risibile) e forse so anche chi potrebbe essere stato... Detto questo, leggendoti, mi dai modo di confermare quello che avevo già capito precedentemente: ovvero la tua profonda stima e asservita mano d'opera in campo di adattamenti. È giusto, ripeto, e rinnovo il mio entusiasmo nel leggere la tua policy. Eppure, in me, permane un "eppure". Eppure non è forse uno snaturare il far parlare in italiano personaggi che sono stati pensati per parlare in giapponese? Ovvio che per quei personaggi è stato creato un modo di esprimersi che si confacesse sia con i disegni, sia con la loro psiche che dai dialoghi emerge. Ma questo non è, forse, evidente solamente all'orecchio del pubblico giapponese che ha già nel bagaglio culturale la capacità di recepire determinati modo di fare (in disegno) e di dire (in dialogo)? So bene che questo è un discorso che rientra quasi nella filosofia (delle patatine San Carlo) o nella filologia (quella più spicciola), ma tant'è: si sta comunque snaturando, perché si sta facendo dire a un giapponese di una particolare epoca giapponese parole italiane e anche ricercate. Ovviamente questo è da riferirsi ad ogni cosa che viene tradotta per essere apprezzata e riconosco quanto questo bel discorso si regga, in soldoni, su degli stuzzicadenti, ma è la realtà dei fatti che comunque si tenda comunque ad alterare. Penso a Afro Samurai che giustifica la presenza del doppiaggio inglese e di determinate scelte stilistiche, presentando un ambientazione a metà tra Giappone e America. Là ha tutto senso, là è stato tutto studiato a prescindere perché ci fosse la traduzione e l'adattamento (anzi! forse il doppiaggio giapponese neanche c'è mai stato). Ma per tutto il resto degli anime o dei prodotti da tradurre? Eh, là il discorso cambia, e di molto. Se si deve tradurre (almeno per me) lo si deve fare con una coscienza italiana. Adattare un prodotto straniero per il pubblico italiano, non adattare (nel senso di abituare) il pubblico italiano al prodotto straniero. Non so se mi sono spiegato. Il discorso del "deprecare" non l'ho mai detto, infatti. Però capisco che tu vivi "alterazione" (che qui metto tra virgolette - come "deprecare" - non per sminuire, ma per citare) anche la decisione più infinitesimale. Mi immagino come tu viva il sacrificare una parte del dialogo originale perché non entra nel sync e mi viene effettivamente da stringerti la mano, però la stima è una cosa e il modo di relazionarsi al messaggio da veicolare (il fine dei film) è un altro. Ho paura che seguendo fedelmente i dialoghi passo passo tanti passaggi dei tuoi lavori risultino ostici proprio per i motivi di cui sopra. Non so, mi stai dando molto da pensare, ma spero anche io star lasciando qualcosa in te e di non provocarti una faccia stranita da "eccone un altro". :) Mi piacerebbe chiudere con una frase che vorrei commentassi. La frase è di Francesco Vairano, direttore dei dialoghi di Harry Potter, Il signore degli Anelli, Trainspotting (insomma film molto diversi tra loro), nonché doppiatore affermato, che, riferendosi al lavoro di adattatore, dice: "Si deve dare l'idea che il film sia stato girato in italiano". Come ti rapporti a questa frase? Presumo di sapere già la risposta, ma mi piace comunque portela così da darti modo di confrontarti (almeno via web) con il modo di pensare di uno dei più grandi professionisti che abbiamo in Italia. Ad esempio lui, per Da nord a sud (da cui poi hanno rifatto il remake italiano Benvenuti al Nord), trovandosi davanti un testo in francese che presentava un modo di parlare gergale e rifuggendo nella mia maniera più totale l'utilizzo dei dialetti italiani, si è inventato una lingua di sana pianta con tanto di grammatica e modi di dire. Come avresti agito tu in quel caso? Io trovo affascinante che nello stesso ambiente coesistano due scuole di pensiero così agli antipodi. Sono sempre più felice di essermi iscritto in questo forum. -
Kenrico ha iniziato a seguire Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
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No, non sono io. Non ho mai seguito discussioni su quel forum. Devo ammettere che il nome "Kenrico" mi viene spesso respinto nei forum stranieri dove mi vado a iscrivere (pare sia una pomata per i calli dei piedi o una cosa simile ), non mi aspettavo fosse già preso anche in Italia. -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
topic ha risposto a Kenrico in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Grazie della risposta che mi dà modo di esprimere il mio punto di vista riguardo diversi aspetti del doppiaggio. Ho molto apprezzato leggere il confronto tra il testo da te tradotto e quello di un professionista del gruppo, ma ci arriverò dopo. Ora mi preme sottolineare questo punto: da queste poche righe io riesco a cogliere tutto l'amore e la passione che metti nel lavoro, ma soprattutto il tuo 'annullarti' di fronte al lavoro d'altri: non ti metti mai nella posizione rielaborare in alcun modo, segui semmai un percorso già tracciato (termine che mi piace frapporre al tuo 'calcare'). Mi verrebbe da dire che tu non adatti, tu rendi in italiano. Se l'originale (e il sync come citi giustamente dopo) richiede e impone l'uso di una determinata costruzione tu la segui, fidandoti e affidandoti a quello che Miyazaki ha già deciso in precedenza. Decisamente un amore per le opere e un attenzione che il doppiaggio moderno si sogna. Sono sincero. Mi complimento. Qui si presenta il più grande problema, infatti. Ciò che io intendo come 'non snaturate' risulta per te (e lo vedo bene dall'analisi minuziosa fatta della traduzione del professionista di cui sopra) un abominio di adattamento che, invece, mina la comprensione finale dell'opera. Premesso che non ho apprezzato molto quella traduzione perché alle volte abbastanza arbitraria, vorrei comunque spezzare una lancia in favore di quella persona: il suo fine era quello di rendere meno pesante e, quindi, più diretto il testo. Secondo me, quando lui porta una traduzione con "ancora parli" lo fa ingenuamente e per l'inconscio riconoscere quella forma come "giusta". Le tue argomentazioni hanno in più volte smontato le sue traduzioni (molte volte quasi come l'avrei fatto io e la cosa mi ha fatto sorridere e spaventare allo stesso tempo ^^'), ma secondo me il vero lavoro di adattamento è dover assolutamente sacrificare qualcosa per riuscire a trasmettere un messaggio di uguale resa, non di uguale stile. Purtroppo questo penso sia questo il più grande "problema": hai una così grande stima del lavoro altrui da non permetterti di snaturare in alcun modo lo stile che quel qualcuno ha scelto perché giusto nella sua lingua. Il fatto è che tu devi adattare e trasmettere nella tua. Porterò un caso limite, dato il limite linguistico che alle volte hanno i giapponesi in questo senso, ma tantissime volte viene dato un copione in inglese in allegato a quello giapponese che deve servire come traccia per le traduzioni straniere. Questo perché? Secondo me perché non si vuole (e non se ne hanno le capacità per dei limiti) imporre delle regole troppo strette ai dialoghi stranieri: non si vuole quindi che siano delle traduzioni punto-punto, ma che il film venga apprezzato in un modo nuovo, che viva in una nuova lingua. Se anche il fine di quei copioni non fosse questo, il mio discorso non cambierebbe. Io penso che sia bello ritrovare le tante (ma lievissime) differenze tra il testo originale e quello doppiato. Quindi, per quanto quella traduzione la trovi troppo sbrigativa, reputo anche troppo precisa (assurdo, eh?) la tua. La soluzione migliore sarebbe un lavoro di "chiusura di occhi" da parte tua e cercare di non attenerti così tanto al testo originale e confidare che anche Miyazaki avrebbe (forse) fatto altre scelte se si fosse trovato nella situazione di tradurre i suoi testi per l'estero. :) Per il resto mi tocca dirti che ti sbagli. Kiki è l'unico della Ghibli che mi manca, quindi forse ti stai confondendo con altra gente che non sono io. Ultima cosa rivolta a tutti: non ricevo le notifiche delle vostre risposte nella mail, ma devo andare a vedere da me il topic. C'è un modo per ovviare al problema? Grazie in anticipo a tutti quelli che risponderanno, grazie di cuore a chi ha salutato nel topic e un grazie speciale a Schrodinger's cat per le belle parole. -
Mononoke Hime, aka: "razzolare come si predica"
topic ha risposto a Kenrico in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Salve a tutti. Kiavik mi ha detto di leggere questo topic e mi sono deciso a scriverci. Sono il ragazzo che ieri ha scritto sulla pagina di Lucky Red, quel tale Enrico. Volevo sfruttare questo spazio per fare un paio di precisazioni. Prima di iniziare, però, mi premeva sottolineare come il discorso "cavaliere nero" non venga toccato nei film cinema di Berserk, ma nella serie tv. Sono due giorni che medito se mettermi in contatto o meno con Gualtiero Cannarsi in merito all'accaduto, in quanto mi rendo conto che il messaggio che volevo arrivasse è stato malamente espresso. Non ho cercato di sottolineare una mia conoscenza superiore né un'incompetenza del signor Cannarsi, al contrario, mi sorprendevo di come una persona con esperienza nel settore si basi così tanto sul testo originale al punto da costruire le frasi in maniera quasi "giapponese". Mi dispiace di essermi espresso in quella maniera, mi vergogno molto per il modo in cui la cosa è degenerata e mi è sfuggita di mano. Ero "una scheggia impazzita" come mi hanno giustamente definito. Non ho una grande esperienza e non nego che sento molto pressione nello scrivere queste righe, ma mi fa molto piacere che comunque c'è stato un dibattito, poiché non amo assolutamente chi non si mette mai in discussione e, dunque, mi fa piacere leggere ciò che è stato scritto nelle pagine precedenti. Mi sto trovando a leggere argomentazioni molto valide e ben strutturate e di questo sono solo doppiamente felice. Un'altra questione che mi preme sottolineare è il discorso dell'adattare per il "grande pubblico" (o almeno è quello che si è capito dal mio discorso). In realtà è un po' diverso quello che cercavo di dire ieri. Non dicevo che si deve sminuire un discorso con termini ricercati per renderlo più facile e più alla mano, ma non c'è neanche bisogno di seguire (come detto prima) un'impostazione giapponese quando si deve adattare in italiano. Gli adattamenti che non snaturano ma che comunque mantengono caratteristiche che all'orecchio risultano familiari ce ne sono e ce ne sono tanti. Vorrei comunque approfittare dello spazio di questo forum per chiedere pubblicamente scusa a Gualtiero Cannarsi per quanto da me dichiarato in forma scritta, in quanto, pur dissentendo su alcune scelte stilistiche, condivido con lui la passione e il desiderio di rendere al meglio l'opera originale nella nostra lingua. Spero di poter avere uno scambio di vedute sull'opera in questione (in qualunque sede) con il sincero desiderio di capire ed eventualmente condividere le ragioni che lo hanno spinto a certe scelte di adattamenti.