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The Time Traveller's Wife (il romanzo originale)


Shito

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Dunque, sicocme tra i miei buoni propositi per il nuovo anno c'è anche "essere un utente più civile sui forum", provo a fare le cose per benino e aprire un nuovo topic per parlare del libro.

 

Inizialmente stavo parlando del film che ne è stato tratto qui.

 

Poi con Bob/Kin ne è venuto un assist sui contenuti che ha subito viarto sul testo originale, e quindi riparto da qui, anche perché sto leggendo il libro. Il titolo nel topic è in inglese perché sto leggendo l'originale inglese, ma chiunque avesse letto o stesse leggendo o pensasse di leggere anche l'edizione tradotta in italiano è chiaramente il benvento. :-)

 

Dunque, partiamo con la mia incocciata sull'assist di Bob/Kin, di là. Lui metteva in campo un parallelo non astruso col libro Espiazione, di Ian McEwan.

 

Io rispondevo:

 

La differenza fondamentale è che Atonement (Espiazione) è un libro scritto da un uomo (Ian McEwan), mentre The Time Traveller's Wife è scritto da una donna (Audrey Niffenegger).

 

Espiazione è anche una narrazione molto, molto più tragica di La moglie del viaggiatore nel tempo. Nel senso proprio del termine, dico.

 

La moglie del viaggiatore nel tempo è, per molti versi, il sogno della sentimentalità femminile bambina che è dentro l'autrice. L'autrice ha fatto una proiezione così terrificante tanto su Clare (la sua protagonista) quanto su Henry (il suo protagonista) che si ha la sensazione di leggere la storia della bambina/ragazza/donna che l'autrice avrebbe voluto essere, che incontra l'uomo che avrebbe voluto incontrare, per vivere l'amore che avrebbe sognato. E' una cosa molto bella, davvero. Sembra anche un pop' una storia da blog, o da fanfict, solo che secondo me, anche se non mi pare l'abbia mai esplicitamente citato, qui l'autrice (accademica di letteratura) è una super fan di Lolita, e nel testo ricorre il francese e a un certo punto Henry dice di sentirsi "Humbert Hmbrtish" (sic.) Does that ring a bell?

 

Curiosamente, la piccola Clare (6yo) ha qualcosa della piccola Briony. Ci sono punti di contatto. Ma Briony, creatura di carta scritta da un uomo, è molto archetipale. Clare lo è meno. E' molto più vera, per forza. Resta una visione della femminilità infantile *dall'interno*, si capisce.

 

Che poi questo genere di veleno sia come assenzio, per gente come me, e abbia quindi anche un effetto inebriante, forse persino anestetico, comunque escapista, è probabilmente vero. Se non verissimo.

 

 

Ho poi iniziato la lettura del libro, come dicevo. Per me è una cosa strana, perché una mia seria regola di vita è non leggere mai libri -soprattutto narrativa- che non abbiano almeno 50 anni di pubblicazione sulle spale, e di cui l'autore dia ancora in vita. Quindi questa per me è un'eccezione alla regola.

 

L'effetto: mi sembra di leggere il blog di una quindicenne. Una quindicenne intelligente, grande lettrice e con ottima capacità di gestione tecnica narrativa, ma mi sembra di leggere il manoscritto di una -esageriamo!- diciassettenne che cerchi pubblicazione del distillato di un suo blog di fanfict. Che sia questo l'effetto che mi fa la letteratura di autori ormai 'pacificamente' postmoderni? Voglio dire, non postmoderni per fare un'avanguardia, postmoderni perché hanno vissuto nella postmodernità. Può essere.

 

In ogni caso, è tutto molto buffo. Questo libro è come un bello shoujo manga. E' raccontato come una ero-fanfict, come una ero-doujin. Ci sono delle 'scene' tutte raccontate, alternativamente, dall'interno di uno dei due protagonisti. Tutto si incastra e va a pennello con quel compiacimento meccanicistico di una narratrice che da piccola forse leggeva i libri fantasy tipo Terry Brooks, e allora "tutto deve tornare" come in un "film senza buchi di sceneggiatura". Sento molto l'influenza di un certo tipo di cinematografia fantastica holliwoodiana ottantina.

 

I personaggi: lei è la principessina che ogni ragazza sogna di essere stata. E' una principessa perché è straricca e vive in un maniero, praticamente. Ma ha chiaramente dei genitori un po' distanti, quindi, cresciuta tra profumi e balocchi ma straordinariamente intelligente, è una bambina profonda, educata, brave e buona ma assertiva e determinata ma anche dolcemente femminile, una di quelle che la migliore amica di loro stesse è sé stessa, avete presente? Insomma, la classica rori. Miyasan l'adorerebbe, Anno pure.

 

Lui? Lui è il sogno di ogni ragazza cresciuta ma ancora romantica come una bambina: è il Papà Gambalunga che viene a tirarti fuori da un'infanzia un po' troppo solinga, è l'amore predestinato, è l'unico uomo per la vita, incondizionatamente, ma poi, col geniale trucco del time slip, è anche il gggiovane un po' buttato, colto ma trasandato, intimamente ombroso e solo, un incompreso un po' alla deriva che bisogna anche 'recuperare'. Perché si sa, l'uomo perfetto, per una donna, de ve avere anche l'imperfezione che renda necessaria la cura della donna stessa, e che quindi renda necessaria l'infermiera stessa. Quindi è proprio il padre amorevole che non la sfiora con un dito sino a quando non lo ritrovi il giovinastro che fu e allora se tu, bambina cresciuta, a redimerlo. Ovviamente il protagonista non è nulla di normale -a parte i viaggi nel tempo- figlio di violinista sottostimato e cantante lirica super celebrata, poi orfano di madre. Ma anche un ladro suo malgrado, perché che devi fare, quando ti ritrovi nudo come Kyle Reese dopo ogni viaggio nel tempo? Ooooook.

 

Il discorso del time slip è ben gestito. La trama 'gira proprio bene' (vedi sopra). Si vede che la narratrice s'è data delle regole, s'è fatta uno schemino, l'ha rispettato. Clap clap. Ottima sceneggiatura, davvero.

 

E letterariamente? Anche qui, palesemente l'autrice mette sé stessa ovunque. I suoi gusti trapelano ovunque. Trovi Carroll, e poi lei nella biblioteca di lui mette "The Annotated Alice", lol, e poi fa dire a lei "sei come il Chesshire Cat" e a lui "è matto come un cappellaio". Trovi Nabokov e poi lei ti cita Humbert Humbert. C'è questo compiacimento da autrice dilettante che quando finalmente riesce a scrivere davvero qualcosa ci mette dentro tutta sé stessa, le sue fantasie, i suoi miti personali. Ci sono questi dialoghi adulto-bambina che sono veramente da manga. Tipo che Giosè con Henrietta è più credibile, forse.

 

Non so se l'autrice abbia realizzato la fondamentale differenza tra Alice e Lolita, ma quando finirò il libro le scriverò, e gliela spiegherò.

 

Intanto proseguo.

 

 

-----

 

 

PS:

 

Che buffo capire al volo il Tylenol perché ho adattato Scrubs, e il riferimento a Julia Child perché tempo fa mi ero interessato alla penetrazione della cucina francese in America, e cose così. Suppongo sia proprio quello che può capitare quando leggi letteratura contemporanea, eh? Per me è una prima volta.

 

Ah, dimenticavo, nel capitolo del 'primo viaggio' di lui c'è una sincronia pazzesca con la canzone 'Diorama' del Bianconiglio. Ma proprio nel contenuto, non solo nell'estetica. Tipo WOW, davvero. E' anche una bella canzone.

Modificato da Shito
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Questo libro è una delusione atroce.

 

Sono quasi a metà della lettura, e tutto quello che scrivevo nelle prime impressioni è confermato nel modo più deleterio.

 

Il senso di dilettantismo letterario è fortissimo. Tutto procede per 'scene' che sembrano francamente gli episodi di una serie TV che non meriterebbe di essere prodotta, o appunto i post del blog di fanfict di una sedicenne. L'autrice mi pare del tutto incapace di gestire la sua personalità individuale sui personaggi: tutto è proiezione. I gusti musicali (ooooh, sempre a parlare del punk underground settantino e prim'ottantino, ma con una minuzia che è pesantezza) - tipo gli Heartbreakers non quelli di Tom Petty, e cose), ancora e ancora i ritorni di citazionismo letterario. OK, il protagonista cita Humbert Humbert alla prima volta con lei (che è diciottenne, ma va beh), ma anche le amiche di lei citano Lolita e Humber Humbert, e poi il ritorno del francese, costante, e tutta la questione cattolica, e le tirate sul determinismo. E' davvero tutto forzato. Voglio dire: il bello di Lolita -tra le altre cose- è la verità dei personaggi. Anche negli occhi dell'ammaliato (letteralmente) ninfolettico H.H., Lolita è poco più che un'ordinaria adolescente americana. H.H. stesso descrive lei e sé stesso con un'onestà disarmante, fin nella singola parola, nella singola espressione. Ma qui? Qui ci sono due persone che raccontano la loro vita di S.F. senza alcun motivo per raccontarla, in effetti (a chi la stanno raccontando?) e tutto sembra così forzato e al tempo stesso insignificante che beh, è terribile.

 

Un compagno di classe di lei, sedicenne, la quasi stupra e le lascia segni sulla schiena e una cicatrice indelebile sul senso. Se la cava con una teatrata degna di Animal House (legato a un albero, pisello di fuoi, chiamate tutte le ragazze), e poi l'applauso a lei negli spogliatoi, tipo mamma coraggio. Ma un omosessuale che scambia il protagonista per un altro omosessuale e gli rompe un po' le scatole di becca tre costole rotte, una mano fratturata e altre N fratture, pestato a sangue. OOOOOK. La sensazione è: tutto a caso, o quasi.

 

Boh, sono davvero sconcertato. Ma si può pubblicare "letteratura" così?

 

Tra l'altro, generalizzando, da un po' di tempo ormai non sopporto i romanzi narrati 'in prima persona' senza una giustificazione narrativa alla narrazione stessa. Voglio dire: un personaggio è dentro la narrazione, è dentro la "quarta parete" del libro, no? Quindi, H.H. ci fa sapere che sta scrivendo un memoriale che intende usare a sua difesa al suo processo (ma poi non accadrà), c'è addirittura un'introduzione del legale che dispone la pubblicazione del manoscritto. Ma qui? Come disse Adachi, ovvero i suoi personaggi, tra loro: "a chi lo stai raccontando?".

 

Mi viene da pensare questo.

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Sono oltre la metà del libro.

 

Fino alla metà, una delusione totale.

 

L'autrice continua a raccontare tutto con leggerezza e stupidità. Ci sono infiniti dettagli non 'verosimi' ma 'veri': i nomi dei locali, della marche. Da un lato fa schifo perché tutto sembra, come dire, uno stupido blog (again). Dall'altro fa schifo perché sembra tutto forzato, tutto troppo coincidenziale, e si vede lontano un miglio che l'autrice proietta tutta sé stessa su ogni cazzata. Tipo:

 

- La cucina. OMG tutti a parlare di cucina. L'autrice se la tira perché conosce i nomi dei piatti, dei vini, OMG che figo. Tutti ne fanno una questione, e soprattutto:

 

- lei non cucina, lui sì. E ancora ancora se ne parla. OMG com'è progressista, ma poi guida. Anche questo è importante. Lei guida, eh sì. E poi:

 

- il caffè. E' una gran questione, il caffé. Neppure George Cloonely per Nespresso, davvero. Che stress. E poi:

 

- E il rossetto. Di lei, di tutti. E i capelli di lei. E lei che è cattolica borghese (e miliardaria), e l'altro che è marxista oh-mio-dio teppaglia, e tutto così. Diventa tutta una tiritera stantia dopo tre righe.

 

Sopratutto perché ci sono LE DESCRIZIONI. Tipo fantasy (= merda). Che puoi sentire fuori campo "oh, pausa signori: descrizione!" - e parte la totalmente inuilte descrizione di un paesaggio, di un tramonto, di un viso - che vuole essere oh-mio-dio raffinata ma no, proprio no.

 

Sono abituato bene. C'è Nabokov che mette due righe, che dico - mezza - e ti uccide. Ti dice:

 

"La segretaria sbatté la porta con sul viso il sorriso storto della bionda che non piace". E dentro c'è tutto. C'è la descrizione di tutta la persona, la psicologia, la situazione, e anche tdi tutta la cultura sociale americana cinquantina. "Il sorriso storto della bionda che non piace". E' incredibile. Oppure, sulla religione, Nabokov scrive "al confessore francofono, tentai di volgere il mio scialbo ateismo protestante per una cura papale vecchio stile". Una frase che vale più di un libro, c'è davvero tutto il pensato di un uomo, l'eucazione ricevuta, al religione vissuta e non vissuta, e poi la crisi, in una frase così.

 

Invece qui? Tiritere. Sono tutte tiritere di una narratrice che se la tira e sembra una dilettante.

 

Infatti, continua ad ostentare PEDISSEQUAMENTE citazioni e riferimenti letterati, ancora e ancora: Alice in Wonderland, Nabokov... vuole far sapere che ne sa.

 

Ci sono poi altri tormentoni che dopo il quindicesimo richiamo davvero hanno rotto: in primis: il Giappone. Viene fuori ovunque. Non è che c'è un personaggio fissato, no, praticamente tutti. Tutti a turno avranno qualcosa che rimanda al Giappone. Antistatistico? Peggio, ridicolo. E poi - rullo di tamburi

Il sesso omg!

 

Ah, sì, sesso sempre, è importante. Qui e lì, all night long, magari con termini forti 'fuck me', dice lei. Sooooo cool, eh?

 

Dico, credo che in tutto Lolita NON ci sia alcun riferimento diretto al sesso. E dicono sia un libro licenzioso - chi non l'ha letto lo crede. Qui ovviamente lui tiene duro finché lei non è diciottenne, eh. Lo fanno proprio il giorno del suo diciottesimo compleanno. Vogliamo le bad words, il sex slur con sotto una canzone Disney, davvero. Patetico. -.-

 

Altro tormentone atroce è quello sulla musica. Occasioni pedestremente inserite per sciorinare liste di rock settantino a nastro, bande e cantanti, e canzoni, ebbasta. Come se fossero cose importanti e oh-mio.dio così cool. C'è questo senso da 'come siamo underground, come siamo punkettoni', che fa piangere anche il ricevitore nella segale (e che ne vuole) sulla strada (e ce ne vuole). Ah, e poi le tirate sulle droghe chimiche. Essì, perché p fantascienza, ci vuole il sottobosco lercio. L'amico gay malato di AIDS. Ma con un cuore grande così, che fa il piccolo chimico, quasi manda al creatore il protagonista con un mix sperimentale di psicofarmaci (si sente figo), ma lei lo perdona ASAP. Non è fighissimo citare Xanax e antidepressivi a caso? Dopamina e simili? E' figo, no? No.

 

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Le cose migliorano un po' dopo la prima metà, quando inizia la vita da sposati.

 

Ma è ancora una stupida sit-com.

 

Se non soffrissi di insonnia, l'avrei già mollato, davvero.

Modificato da Shito
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Ok, now I'm fucking done with this book.

 

Tutto continua come ho sopra descritto. Sono oltre i 3/4 del testo e lo abbandono.

 

E' veramente uno scritto che partendo da una buona idea (mostrare la vita di una donna, i suoi cambiamenti sentimentali, tramite l'espediente fantascientico del viaggio nel tempo) si sviluppa in modo pedestre, che definire "dilettantistico" sarebbe ingiusto - perché questo testo non la freschezza, l'ingenuità e la dolcezza di un vero scritto adolescenziale. E' marcio, in questo senso.

 

Mi ha consolato trovare recensioni oneste da lettori angloamericani:

 

http://www.goodreads.com/review/show/3892668?book_show_action=true

 

la lettrice giustamente enumera i seguenti fastidiosi difetti:
 

 

1. All the name checking of hipster-approved bands in an attempt to establish Henry's supposed "punk" cred. He liked the Violent Femmes in 1991. That's why he's so badass? Seriously?

2. The food porny descriptions of the meals they eat. Some paragraphs read like the menu of a pretentious bistro.

3. The awful ethnic stereotypes that characterize the few non-white characters (Nell, the mammy-esque family cook (complete with dialect), or Charisse, the "childlike" Filipina).

4. The fact that everyone is successful and at least upper middle class, if not fabulously wealthy. Even Henry somehow manages to keep his job at the Newberry library for 20 years, despite his habits of disappearing for odd stretches of time, not keeping appointments, and, oh, running around naked in the stacks from time to time. [...]

5. The lack of character development in the protagonists after they finally meet as adults.
All of a sudden, they meet and they're in love. The author gives lip service to Henry's womanizing and drug problems, but really, they don't seem to pose much more than a passing problem for Clare because she already knows they'll get married. And even as a married couple, their biggest source of conflict (whether they can or should have a child) is extrinsic, rather than intrinsic to their personalities/characters. Clare never really seems to be bothered by her lack of independence, or the fact that she's so tethered to Henry because he had a part in making her who she is, etc.

 

 

-Sono tutte cose vere, che ci vengono anche confermate qui:

 

http://www.goodreads.com/review/show/10823947?book_show_action=true

 

1. The author is indecisive. Rather than accepting that this is a science-fiction novel, she tries to write a social commentary, romance, and art and music novel all rolled into one.

There is so much name-dropping that it's distracting—classical music, entomology, poetry, romance languages, library science, the American punk scene, constructivist painters, you get the idea—they're all continually cropping up at the most inane times. What should give us a better understanding of the characters actually paints them as shells of people, identified only by superficialities. [...]

2. The title character's entire life and family are so difficult to relate to that I immediately hated her. She grew up in a house that has books written about it (irritating architecture reference) and everyone must "dress" for dinner at her parents' house, as if this were a Brontë novel.

3. Her family employ five black servants. In a Christmas scene, for which the servants are unchained from the stove and allowed into the dining room, the cook actually toasts to "Miz Abshire."

This book was written in 2004! How can the "Mammy" have any place here? She isn't even the only racially stereotyped character in this book. The traveler's childhood downstairs neighbor, a grandmotherly woman he refers to as Kimmy, speaks in a broken English which could have been stolen directly from a hateful gold rush-era cartoon.

4. The book skips back and forth between the point-of-view of the title character and the time-traveler himself, but there is absolutely no difference in their voices. I think I actually got confused a few times about who was speaking.

5. The phrase, “she was pale under her makeup” was used three times.

6. The chapters dealing with infertility were completely unoriginal, boring, and emotionally flat.

7. Not only are conversations unnecessarily long, but they are often followed by page after page of internal dialogue as the characters rehash and analyze every point of said conversation.

 

 

che sono tutte cose vere anch'esse. SOno in effetti le stesse cose che mezionavo io stesso. Mi ha fatto piacere trovare altre persone che se ne sono lucidamente avvedute. E' consolante.

 

Ancora:

 

http://www.goodreads.com/review/show/16815515?book_show_action=true

 

-----

 

In buona sostanza, sto molto riflettendo sul fatto che da un libro tanto infimo sia stata tratta la buona idea e realizzato un bel film.

 

Sto ripensando a quel che dice Garion su Orange Road.

 

Penso che ne scriverò a riflessioni concluse nel topic dedicato al film.

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