Dalle Alpi ( o li vicino)
"Speriamo che muoia come un cane". alle piramidi, bhè insomma la Calabria è piantata in mezzo al Meditterraneo, passando per il sole di Napoli! c'è un convitato di pietra in queste elezioni, la vera Terza Gamba che regge, VISIBILISSIMA, le sorti di moltissime Cadreghe, chiamatela Ndrangheta, chiamatela Camorra, ma è sempre lei, la nostra autoctona Mano Invisibile...che non ha nulla a che invidiare a quella che dovrebbe reggere il mercato anche perchè dispone di una marea di fondi investibilissimi nell'operazione e di una società civile che ignora ogni segnale, dal candidato che si può permettere di inveire e augurare la morte per un gestore di un locale che non pagherebbe il pizzo, parlando al telefono con un notorio mafioso, e guai a chiederne conto...si trincera dietro il fatto che lui NON E' Indagato.... al demiurgo del PDL campano che malgrado 300 pagine 300 della Procura di Napoli, e potevano ben essere di più se il Parlamento, con una curiosa maggioranza, non fosse intervenuto a tagliuzzarne un'abbondante parte, è sempre li, nel suo ruolo di coordinatore da cui nessuno lo vuole e lo può togliere. ( e chi ci prova lo fà a suo rischio e pericolo come ben sà il governatore, PDL, della Campania, Caldoro) e si appresta a sedersi sulla poltrona di Sindaco di Napoli.
Ma lasciamo spazio alle parole di Alberto Statera...che è meglio..
QUANTO costa un'Opa sul comune di Napoli ? Pochi spiccioli per le immense fortune accumulate dalla camorra, a giudicare da un'indagine della Direzione distrettuale antimafia, che la settimana scorsa ha fatto arrestare una quarantina di camorristi del clan Polverino. Tra loro, due candidati di una lista civetta e del Pdl, controllato in Campania da Nicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi indagato per contiguità alla camorra. Così sono scattate all'ultimo momento le indagini di Prefettura e Procura sui circa 1500 candidati alle amministrative nel capoluogo, che ha già rivelato alcuni nomi di impresentabili nelle liste a sostegno del candidato berlusconiano Gianni Lettieri, ex presidente dell'Unione industriali napoletana. E il ministro dell'Interno Roberto Maroni è corso a Napoli per verificare la situazione.
Nell'inchiesta sul clan Polverino, che controlla tra l'altro il commercio di carne e pane a Napoli, la Dda si è imbattuta in una compravendita di voti, che rivela l'esistenza di una sorta di tariffario, una specie di listino-prezzi del voto. Niente di nuovo sotto il Vesuvio sul voto di scambio, fin dai tempi di Achille Lauro, che distribuiva pacchi di pasta e scarpe spaiate (una prima e l'altra dopo il voto). Ma qui si tratta di denaro sonante. Ottantamila euro stanziati in una precedente tornata elettorale per l'acquisto di voti, che ad un prezzo variabile tra i 30 e i 100 euro per ogni singolo voto fanno all'incirca 1500 voti. Naturalmente quella somma è un'inezia per i clan, visto che a quello di Polverino sono stati sequestrati la settimana scorsa beni per circa un miliardo di euro. Per cui la spesa di cui si sono trovate tracce dev'essere solo una piccola frazione degli investimenti elettorali della camorra, che insediando i suoi nelle amministrazioni locali imbastisce speculazioni di milioni di euro, riciclando i profitti delle attività criminali. Per il controllo ex post del voto venduto, cioè a scheda votata, la fertile fantasia partenopea ha inventato mille tecniche infallibili.
Ma i tempi cambiano e l'inflazione corre. Mettiamo allora che oggi il prezzo di mercato di un voto non oscilli più tra 30 e 100 euro, ma tra i 100 e i 200. Se ne ricava che con un investimento di un misero milione si possono comprare al prezzo più alto 5 mila voti e con due milioni 10 mila, che in una competizione elettorale possono sicuramente fare la differenza.
A Milano, dove la compravendita dei voti non risulta così diffusa come in Campania nonostante le pervasive infiltrazioni della 'ndrangheta, il sindaco uscente Letizia Moratti dispone ufficialmente di 12 milioni di euro per la sua legittima campagna elettorale, contro i poco più di 800 mila del suo avversario Giuliano Pisapia. Se la camorra avesse deciso di mettere nel piatto a Napoli una somma analoga, non molto impegnativa ma equivalente ad almeno a 60 mila voti, avrebbe lanciato un'Opa vincente su Palazzo San Giacomo.
Tutti del PDL ? Tranquilli, solo per caso, ce ne saranno anche neri e verdi, che la Ndrangheta non ha preferenza, e pure qualche rosso, sicurissimo. Però intanto iniziamo da questi.