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La grande avventura di Hols il principe del Sole, era un "anime"


Garion-Oh

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La grande avventura di Hols il principe del Sole, era un "anime"

 

Articolo di Oguro Yoichiro (30-03-2011)

 

Finora ho scritto parecchio di "terebi manga" e "anime" e ne ho fatto recensioni. Alla fine degli anni '70 iniziò l'anime boom. Prima di ciò l'animazione veniva chiamata "terebi manga", "manga eiga" e pensata appositamente per i bambini. Con l'occasione dell'anime boom si riconosse anche l'occasione di intrattenere i giovani ragazzi e quindi vennero chiamati "anime".
Si tratta di un discorso di quell'epoca, il discorso di una generazione e probabilmente è un mio discorso estremamente personale, ma nel periodo iniziale dell'anime boom e fino a metà io facevo distinzione fra "terebi manga" e "manga eiga". Le opere che puzzavano di vecchio erano indirizzate ai bambini ed erano "terebi manga" e "manga eiga". Le opere moderne, create per noi, erano chiamate "anime". Le opere del passato erano opere per bambini, però se ci trovavamo un punto che ci interessava lo accettavamo dicendo "questo è un anime".
Per esempio il riassunto di "chodenshi machine Voltes V" era da "terebi manga", ma la storia della bellezza e della tragedia del principe Hainel era indirizzata agli adolescenti. E facendo attenzione a quel punto era un "anime". Ricordo che con gli amici discutevamo su "questo è un anime", "quello è un anime". A pensarci adesso ho come l'impressione che cercassimo l'elemento "anime" in diverse opere.
Naturalmente la coscienza di fare una strana divisione del genere all'interno del boom e soprattutto nel periodo iniziale ci portò in breve tempo a definire come "terebi manga" quelli indirizzati ai bambini e che puzzavano di vecchio e il resto venne chiamato “anime”.
Quello che voglio dire è che per un breve periodo “essere un anime” aveva un certo significato. Anche se per poco, quel periodo venne anche per me.
L’introduzione mi è venuta parecchio lunga, ma a quei tempi avvenne il mio incontro con “La grande avventura di Hols, il principe del Sole”. E poi in conclusione sentii di dire “questo è un anime!” anche per lui. Confrontandolo da tutte le parti con i film lunghi della Toei, il me stesso dell’anime boom divenne familiare con quel gruppo di opere che in distanza avevano un contenuto vicino. Inoltre fra quelli vicini con cui avevo familiarizzato, questo film aveva molte parti che superavano tutto il resto. Sapevo che c’erano molti senpai anime fan che supportavano “la grande avventura di Hols” e io facevo segno di sì con la testa.
Se volessi parlare nello specifico, il contenuto di “la grande avventura di Hols” aveva un’estetica per adulti, un film che richiedeva un’attenzione maggiore rispetto perfino a quelli per ragazzi più grandi. Ma il tema non era la parte estetica per adulti, ma la drammatica caratterizzazione dei personaggi che ce lo faceva dire. Poi le espressioni avevano un tocco di realtà. C’erano momenti dinamici dappertutto. A dirlo francamente, come animazione era proprio ganzo. In cambio ti dava uno stimolo incredibile. La “motivazione” per l’intrattenimento dei giovani divenne essenziale. Il palcoscenico di quest’opera dov’era? Era tutto molto vago, ma pensavamo fosse il nordeuropa. In un mondo del genere, il ragazzo Hols in cerca di compagni, gioca un ruolo attivo con l’uomo di pietra Mogu e il Mammuth di ghiaccio. La spada del sole e la foresta delle esitazioni erano un tema profondo, e tutta l’opera era permeata da un profumo romantico. Anche “romantico” per gli anime fan nel momento del boom era un punto importante.
E poi, soprattutto, c’era la povera Hilda. Aveva due aspetti, anche il punto che fosse in conflitto era una cosa drammatica (inoltre a ben vedere, se si pensa a quando è stato realizzato il film, la descrizione della sua personalità è estremamente sviluppata) e anche l’atmosfera dura aveva il suo fascino.
Se devo ponderare il mio proprio pensiero, più che le sue due sfaccettature e il suo conflitto, il fatto che non si sia ambientata alla vita nel villaggio, oppure che sia stata un’esistenza solitaria mi hanno fatto provare simpatia per lei. Anche se il protagonista Hols era in cerca di compagni, gli abitanti del villaggio erano tutti estranei. Nella seconda metà del film c’è perfino lo sviluppo in cui viene inseguito dagli abitanti del villaggio. La combinazione importante del film disegnato “La grande avventura di Hols” è che per dare forma a quel tema è che d’altra parte era disegnare un ragazzo e una ragazza che non condividevano collaborazione. Questo è per me lo strike della pubertà. Anche io ero un ragazzo che provava insoddisfazione nei confronti della società e degli adulti.
Quando vidi questo film la prima volta, lo considerai tutto positivamente. Mi commosse e pensai “degno di un capolavoro”, ma per quante volte lo rivedessi, mi uscì una piccola preoccupazione. Ma questo argomento lo toccherò un’altra volta.

 

“Il principe del sole” e “fammi da fratello minore”.
Ci sono delle cose che non ho scritto la volta scorsa. Non vidi “la grande avventura di Hols, il principe del sole” nel suo giorno di apertura, ma se lo confrontavo ad anime dello stesso periodo capivo che era un’opera molto più avanzata rispetto alle altre. Facciamo una nuova animazione che fino a questo momento non esiste. Probabilmente è un’opera fatta con un entusiasmo del genere, perché il film è pervaso da una forza che salta di molte volte il livello degli anime arrivati fino a quel momento. Quello che mi ha impressionato di più fu la cosiddetta energia del creatore. O forse il vigore di spingere ad affrontare di petto le cose. Dal film ho provato una cosa come sentire le tensione dello staff.
E quindi per un modo o per l’altro sono tornato un sacco di volte a vederlo, mentre mi ruminava in testa mi è uscita una preoccupazione per questo film. Si tratta di un problema personale. Probabilmente non c’è quasi nessun altro al mondo che se n’è accorto. Guardandolo la prima volta, a proposito delle parti che seguivano, pensai “che espressioni difficili, degno di un’opera che può essere definita un capolavoro. Questi punti difficili sono proprio belli”. Per uno di circa 15 anni usare una frase come “espressioni difficili” non era poi questa grande considerazione, ma per mettere in parole le impressioni di quel momento usai quelle. Però in seguito pensai “andrà bene prenderla in questo modo?”.
Per prima cosa, in riguardo alla “spada del sole” e del “principe del sole”. Sono entrambe parole chiave di questo film, ma fino alla fine il loro significato è ambiguo. Quando all’inizio del film la spada di Hols conficcata nella spalla di Mogu viene estratta, la eredita da Mogu. Mogu dice che quella è la famosa “spada del sole” e informa Hols che quando saprà usarla con abilità diventerà “il principe del sole”. Di fatto, nel climax del film Hols diventa bravo a usare la spada grazie alla forza di tutti e abbatte il demone Grunwald. Questa attività da grande eroe direi che si addice al “principe del sole”. Nella scena in cui Hols sconfigge Grunwald, si ha proprio l’impressione che la luce del Sole aiuti Hols. La composizione del discorso posso comprenderla. All’inizio del film “la spada del sole” era presentata con parole un po’ enigmatiche. Agli spettatori venne fatto pensare a che tipo di esistenza fosse. E poi guardando fino alla fine gli spettatori hanno capito senza bisogno di spiegazioni.
Anche se l’obbiettivo del creatore si poteva comprendere, pensando all’impostazione infatti cosa fosse “il principe del sole” mica si capiva bene. Probabilmente è stato detto che Il modo di pensare “impostazione” in primo luogo nell’opera chiamata “la grande avventura di Hols” fosse sbagliato come riconoscimento, ma dato che senza iniziare parlando di una cosa del genere il discorso non sarebbe proseguito, proseguimmo senza pensarci. Per esempio chi vuole avere il controllo de “la spada del sole” deve ottenere una forza incredibile e c’è questa leggenda per cui verrà chiamato “Il principe del sole”. Ma Mogu lo sapeva? In questo caso, ci sarà stato un “principe del sole” anche in passato? All’inizio del film la “spada del sole” è conficcata nella spalla di Mogu. Ma poi ho pensato che per la via del karma è Mogu stesso ad essere “la spada del sole”, oppure “il principe del sole”. Dato che in primo luogo non capivo che cosa fosse Mogu, le informazioni per pensarci erano limitate.
Inoltre nel caso che Mogu avesse elargito la spada era impossibile dire che fosse stata forgiata da una sola persona. In questa fase Hols ha già incrementato i suoi compagni ed è ovvio che abbia reso i loro animi una cosa sola. A dire oltre l’unione, l’unico valore che può condurre questo mondo, vedendolo mi ha messo a disagio.
Un’altra cosa che mi preoccupa, sono le battuta fra il demone Grunwald e Hilda. Quando Grunwald incontra Hols per la prima volta gli dice “fammi da fratello minore”. Diventa mio compagno, è questo il significato, ma lui non dice né “seguace” né “allievo”, ma “fratello minore”. Hilda è la sorella minore di Grunwald e c’era la possibilità che fino a quel momento volesse usare il ragazzo e la ragazza come fratello e sorella, ma le informazioni sono insufficienti. Inoltre nella scena dell’incontro fra Hols e Hilda, quest’ultima sa che Hols non ha i genitori, lei che è nelle stesse circostanze dice “allora noi siamo fratelli. gemelli. dev’essere di sicuro così”. Penso che nel mondo ci sono anche ragazze che parlano in questo modo. Ma dopo un po’ diventa presto un modo di dire strano.
Questo punto di cui parlo mi ha preoccupato, anche se sono passati 30 anni. Il me stesso che scrive ora pensa “30 anni sono straordinari, eh?”. A rimanerci preoccupato così tanto. Dovrebbe, ma passati 30 anni sono riuscito a mettere a posto i problemi che mi portavo dentro. La sequenza nella foresta delle esitazioni nella seconda parte del film non è stata creata per essere così devota al realismo, ci sono dei punti in cui ti mette di fronte a dei simboli e in questo senso si può parlare di espressionismo. L’ambiguità della “spada del sole” e del “principe del sole” e le battuta “fammi da fratello minore” e “gemelli. dev’essere di sicuro così” sono una parte che è stata creata come simboli. Il modo di pensare alle “impostazioni” è probabilmente un problema ed è questo il motivo. Come film “Il principe del sole” è orientato realisticamente e la storia organizzata in modo logico. Un gusto definito tale può anche essere definito un errore, ma la loro combinazione è interessante e riesce a catturarti.
Provando a guardarmi indietro, la parte che mi è piaciuta di questo film è che le espressioni non erano facilmente digeribili, credo. A proposito dei miei giovani giorni da romanziere e pittore, ci sono casi in cui mi valuto come un principiante. Anche “La grande avventura di Hols” sarà stato per i suoi creatori una cosa da principianti. Ci sono punti in cui il creatore ha corso troppo.
Tuttavia, la giovinezza di un creatore non sempre è un difetto per l’opera. L’opera è piena di energia ed essere dei principianti collega tutto. Poi, questa è una cosa un po’ malevola e imbarazzante da dire, ma una cosa difficile da digerire ha un buon sapore. Difatti la prima volta che lo vidi, io che avevo 15 anni pensai “le espressioni difficili sono ganze”. Recentemente quando “la grande avventura di Hols” è stato restaurato, ho goduto della giovinezza di quel creatore.

 

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Recommended Comments

Senza dubbio l'ambivalenza di Hilda continua a essere agghiacciante (termine scelto non a caso) ancora a trent'anni di distanza dal suo debutto.

 

E' il giovane Takahata Isao. Ma la vague (termine scelto non a caso) da verismo pseudosurrealista, e simbolista in questo, dell'autore c'è già tutta.

 

Il modo in cui Hilda parla, si muove, fa una corsetta, ridacchia, si fissa, si aggiusta una ciocca di capelli dietro all'orecchio... è realtà femminea.

 

La sua ambivalenza è rappresentazione pseudosurrelista della femminilità.

 

Un altro regista sfiorerà questa verità umana quando farà volare una streghetta aulle vedute norrene che aveva veduti, anni e anni prima, insieme allo stesso Takhata.

 

Un altro regista ancora rifarà tutta la grande avventura di Hols, dai lupi alla caduta di Grunwald, con un altro titolo e un altro tema.

 

Ma siamo sempre qui. Da qui è incominciata l'animazione giapponese per quello che sarebbe poi stata.

 

La tensione drammatica nella narrativa animata.

 

In realtà, e qui M. potrebbe impazzire, in Hols ci sono anche punti in comune col Tezuka che si sarebbe infine prestato al gekiga. Infatti il punto è il passaggio dalle bambinate dei manga alla drammaticità dei gekiga.

 

L'animazione giapponese, alla fine, è forse così diventata la materializzazione del "desiderio di adultità" di adolescenti in moratoria di crescita. Invece che la cnquista dell'aultità, una pseudo-adultita fittizia, narratva. Una meta-adultita proiettiva e pantomimica.

 

Ma alla fine, Therru passando per la Tribù del Deserto diventa Shuna che poi diventa Nausicaä che poi diventando San è tornata a Hilda. Asbel è Arren è Ashitaka è Hols.

 

Sono sempre Hilda e Hols.

 

Tornando ancora più indietro ci sono solo la pastorella e lo spazzacamini. Di Prevert e Grimault.

 

 

ADDENDUM:

 

Comunque, Hols è del '68. I tempi dell'ANPO, se si era in Giappone. Un Giappone che doveva ancora entrare nella postmodernità, si sarebbe detto poi, dato che Osaka70 è nel '70, ovvio.

 

Hols, Principe del Sole, è giusto l'anno prima dello sbarco dell'uomo sulla Luna.

 

Fu un film "socialistico", nelle intenzioni di realizzazione e nel tema. Giustamente lo si considera un film fascista, che è socialismo minimalista.

 

Il tema dichiarato è l'aggregarsi e il dividersi delle persone, l'unire le forze. Ed è molto chiaro, nel film.

 

Ma credo comunque che il fulcro di tutto, alla Giapponese, sia sempre tra la debolezza della solitudine e la forza dell'unione delle genti. Anche l'interesse etnografico del giovane M. viene da Takahata, come ogni cosa di realmente culturale e non infantile. E così alla fine la cosa tragica è che Grunwald è solo. Anche il fatto che abbia preso una probabile orfana, forse da lui stesso risparmiata, come "sorellina", e che chieda a Hols di fargli da "fratellino", non è che solitudine. Del resto, Hilda stava facendo lo stesso con Mauni. E' davvero un grande tema del passaggio da modernità a postmodernità, ovvero da socialità e asocialità, tra dipendenza e indipendenza, tra comunità e individualismo umano.

MI ricorda anche un po' quel che Hara fece con "Il contrattacco dell'impero degli adulti".

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