Buonasera. Avrei delle domande per Shito a cui spero vivamente di ricevere risposta.
Partirò con una considerazione del tutto personale. Ero presente alla proiezione del film e devo ammettere che mi è anche piaciuto, nonostante non mi sia piaciuto l’adattamento di Shito e penso che si potesse fare molto meglio. Credo che il prezzo per aver cercato una fedeltà estrema all’originale testo giapponese abbia creato un effetto straniante, che mi ha fatto perdere molte delle sfumature del film. Tuttavia questa è un’opinione personale, molti qua dentro saranno d’accordo con me e molti altri no, quindi avrei un paio di domande specifiche e che entrano nel merito di alcune scelte di adattamento su cui vorrei dei chiarimenti (purtroppo dopo la proiezione non ho potuto rivolgerle di persona questi dubbi).
1) I dialoghi eccessivamente e inutilmente complicati
Mi spiego meglio. Non è che non si capissero, ma richiedevano un’attenzione particolare. Questa necessità non è derivata, almeno per me, dall’utilizzo di termini “aulici” o “desueti” come spesso le viene contestato. A livello lessicale non ho avuto problemi a capire il significato delle singole parole, ma di questo parlerò dopo. Ciò che proprio non mi è piaciuto è stata la COSTRUZIONE delle frasi (costruzione sintattica, se non mi sbaglio). Molto molto spesso la struttura delle frasi era non tanto sbagliata quanto...innaturale. Questo mi pare di ricordare si veda particolarmente bene nelle domande. Quanti di voi per chiedere qualcosa mettono “eh?” o “no?” alla fine della frase, la quale magari inizia con un “che”? Non posso fare un esempio concreto perché non ricordo, ma il film è PIENO ZEPPO di frasi del genere. Un esempio potrebbe essere “Che il nonnino da giovane sia stato un gran lavoratore è proprio vero, eh?”. Chiaramente non c’è una frase così nel film, è solo per dare un’idea. La prima domanda è dunque: perché ha voluto usare una struttura sintattica del genere? Per ricalcare quella giapponese? (non conosco il giapponese, è solo una supposizione). Magari se si ricorda una domanda o una frase formulata similmente a quella scritta sopra può fornire un esempio concreto, io purtroppo non ne ricordo una in particolare.
2) L’espressione “camerata degli arditi”
Prendo questa espressione particolare perché la ritengo emblematica di ciò che, almeno per me, rappresenta un problema nell’adattamento di questo film. Ho ascoltato la spiegazione che ha fornito alla fine della proiezione riguardo questa particolare scelta di adattamento. La sua risposta è stata, devo ammetterlo, chiara e logica. Il problema è che de facto io mentre guardo il film vedo una bambina di 8 anni (10 forse?) nel Giappone rurale degli anni ‘50 che dice a un suo amico CAMERATA DEGLI ARDITI. La scelta di queste parole specifiche può essere logicamente sostenuta, ma non cambia il fatto che io senta una bambina, magari più acculturata della media per motivi che evito di riportare in quanto (piccolissimo) spoiler, usare un’espressione che sentirei bene in bocca a D’Annunzio mentre va a occupare Fiume. Ho scelto questo esempio perché appunto lo ritengo emblematico, ma ce ne sarebbero altri in cui il registro linguistico utilizzato cozza terribilmente col soggetto parlante. Potrebbe spiegare (magari proprio a riguardo dell’espressione “camerata degli arditi” ma se vuole anche in senso più lato) perché ha deciso di sorvolare sulla evidente discordanza fra lessico usato e soggetto parlante? L’unico motivo che mi viene in mente per usare parole del genere in questo contesto è per veicolare messaggi la cui resa sarebbe altrimenti impossibile. Magari in una lingua un concetto complesso si esprime con una parola o una formula intraducibile in italiano, e per esprimere il più fedelmente possibile il concetto si deve usare un lessico più particolare. Nel caso specifico lei dopo il film ha spiegato che l’uso di “arditi” deriva dal fatto che la missione di Shinko e dei suoi amici è destinata a fallire, una sorta di “missione suicida”. Secondo lei non sarebbe stato altresì possibile usare qualcosa di più “comune” (tipo, boh, “compagno d’arme”) che magari avrebbe fallito nel veicolare quel messaggio di “mission impossible” (che francamente non penso saranno in molti a cogliere autonomamente) ma sarebbe risultato sicuramente più naturale detto da una bambina?
3) Ghiribizzo
Gualtiè, ma “ciuffo” ti faceva proprio schifo?!😂