Quando si traduce si traduce anche la struttura sintattica.
Specie se è un'opera di fiction.
L'avvicinamento ad un altra cultura non riguarda la struttura di quella lingua. Almeno ad un primo livello quale è la fruizione di un'opera tradotta.
Almeno così la vedo io.
La differenza tra le due è che - a parità di contenuto - il nuovo porta il segno di shito.
Il primo non ha segni distintivi. Nel secondo c'è un modo di dislocare soggetto, verbo e complemento che è chiaramente suo tipico.
Suo di ora
Perché 20anni fa traduceva normalmente.
Questo non c'entra nulla con correzioni come apostolo e polpacci invece di culetto chiaramente giuste e migliorative perché veri.