Salve a tutti, ci tenevo a lasciare il mio feedback (a quanto pare piuttosto impopolare) in merito all'adattamento di EVA. Ho recuperato la serie in questi giorni (tre orette al giorno, una bella maratona) senza aver praticamente alcuna nozione dell''opera, e ovviamente senza aver mai visto il primo adattamento. A dispetto di quel che ho letto in giro, ho trovato il lavoro davvero apprezzabile. Senza dubbio la scelta lessicale mi ha colto di sorpresa all'inizio, ma non mi ha affatto indispettito. Certo, in alcuni frangenti la sintassi è parecchio impervia, ma tutto sommato in otto-nove ore i momenti in cui ho dovuto riascoltare un passaggio si contano sulle dita di una mano (e sono probabilmente quelli tanto dibattuti sul web). A questo punto mi chiedo se quelli che in questi giorni hanno criticato tanto pesantemente il lavoro di adattamento abbiano visto tutti gli episodi o si siano limitati a rimpallare da una parte all'altra del web le frasi problematiche che qualcuno ha rilevato. Mi fa specie in particolare che molti fan della serie ritengano che con questo adattamento sia impossibile godere appieno dell'opera. Su questo ho un interessante aneddoto: confrontandomi con un amico (fan di EVA) sull'attenzione riservata dall'autore alle dinamiche tra i protagonisti ed ai dialoghi dicevo quanto fossero particolari i neologismi ed i giochi di parole inventati dal maggiore Katsuragi (vedi quei "pochitto" e "il bucato alla vita" tanto dibattuti). Il mio amico ha risposto "Aspetta, quali neologismi, quali giochi di parole?"; come ho avuto modo di capire poi, anche leggendo le critiche emerse sul web, si tratta di espressioni non presenti nel primo adattamento. Eppure, come spiegato dal responsabile dell'adattamento (Shito? Cannarsi? come lo devo chiamare?) qualche pagina addietro, si tratta di un tentativo di riproporre parole presenti nei dialoghi della lingua originale, e per quanto mi riguarda ho trovato l'esperimento riuscito. Io non so nulla di giapponese, linguistica o semiotica ma sentendo "pochitto" nel contesto in cui la frase era inserita ho pensato che evidentemente in giapponese il maggiore avesse un modo peculiare di dire il corrispondente della parola "pochetto". Nessuno spargimento di sangue, nessuna tragedia, e soprattutto non mi sono dovuto arrovellare fino all'indignazione sul perché di un termine tanto strano. Infine vorrei dire una parola sul cosiddetto "cannarsese" o "cannarsiano", come l'ho sentito chiamare sul web dai suoi detrattori. Senza dubbio è un modo davvero particolare di articolare il linguaggio, nel mio caso però non ha minimamente influenzato la fruizione dell'opera e soprattutto l'ho trovata un'alternativa interessante al "doppiaggese" che a quanto pare è considerato a priori l'unica modalità con cui può essere adattata un'opera, assolutamente fedele a come le persone si esprimono comunemente. Mi sembra piuttosto un approccio standard all'adattamento, su cui abbiamo fatto l'orecchio a tal punto che qualsiasi alternativa risulti strana e fuori posto. E invece, banalmente, ritengo che anche qui il trucco molto semplicemente sia quello di "farci l'orecchio".