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[racconto] Lansdale - Godzilla in riabilitazione


Mutsurini

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Godzilla in riabilitazione

 

UNO: Un lavoro onesto

 

Godzilla, che sta andando al lavoro in fonderia, vede un grosso edificio che sembra essere fatto interamente di rame lucido e scuro vetro solare riflettente. Vede la sua immagine rispecchiata nelle vetrate e pensa ai vecchi tempi, si chiede cosa proverebbe a saltare sull'edificio, sputargli fiamme addosso, annerire le finestre col suo fiato ardente, poi ballare gioiosamente tra le rovine fumanti.

Un giorno alla volta, si dice. Un giorno alla volta.

Godzilla fissa a lungo l'edificio, meditabondo. Poi tira dritto. Va alla fonderia. Si mette il casco di sicurezza. Soffia il suo fiato igneo nel grande bacino pieno di parti meccaniche usate, trasforma i pezzi delle automobili in metallo fuso. Il metallo scorre in tubature fino a nuovi stampi per nuovi pezzi di ricambio. Portiere. Tettucci. Eccetera.

Godzilla sente che un po' della tensione sta scemando.

 

DUE: Tempo libero

 

Dopo il lavoro Godzilla sta alla larga dal centro. Si sente nervoso. Smettere di soffiare fiamme dopo il lavoro è difficile. Se ne va al GRANDE CENTRO RICREATIVO PER MOSTRI.

Gorgo è lì. Ubriaca di acqua di mare oleosa, come al solito. Gorgo parla dei vecchi tempi. È fatta così. Sempre i vecchi tempi.

Escono sul retro e usano il loro fiato sulle macerie che vengono depositate lì giornalmente perché il centro ne faccia uso. C'è anche King Kong. Ubriaco come una scimmia. Gioca con le Barbie. Non fa altro, tutto il tempo. Alla fine si mette le Barbie nella tasca del cappotto, prende il suo deambulatore e zoppica via, passando accanto a Godzilla e Gorgo.

Gorgo dice, «Da quando è caduto non vale più una cicca. E poi, ma cosa ci fa con quelle femmine di plastica? Non sa che esistono donne in carne e ossa, a questo mondo?»

Godzilla pensa che Gorgo stia guardando un po' troppo avidamente il sedere assistito dal deambulatore di Kong che se ne va. Vede benissimo che gli occhi di Gorgo luccicano.

Godzilla incenerisce un po' di rottami tanto per svagarsi, ma non è che gli faccia effetto più di tanto, perché è tutto il giorno che sputa fuoco ed è riuscito appena a smussare le sue coazioni. E sputare fuoco su quei rottami è addirittura meno soddisfacente della fonderia. Se ne va a casa.

 

TRE: Sesso e distruzione

 

Quella sera c'è un film di mostri alla televisione. Il solito. Grossi bestioni che mettono a ferro e fuoco una città dopo l'altra. Schiacciano sotto i piedi i passanti.

Godzilla si esamina la pianta del piede destro, guarda la cicatrice che si è procurato calpestando le automobili. Ricorda cosa si sentiva ad avere gente schiacciata tra gli alluci. Pensa a tutte quelle cose e cambia canale. Guarda venti minuti di Mr. Ed, il cavallo parlante, poi spegne la TV, si masturba ripensando a immagini di città in fiamme e carne spiaccicata. Più tardi, nel cuore della notte, si sveglia fradicio di sudore freddo. Va al bagno e scolpisce rapidamente rozze figurine umane nelle saponette. Schiaccia il sapone tra gli alluci, chiude gli occhi e immagina. Cerca di ricordare.

 

QUATTRO: Una giornata al mare e la tartarugona

 

Sabato Godzilla va al mare. Un mostro ubriaco che somiglia a una grossa tartaruga passa in volo e sbatte contro Godzilla. La tartaruga insulta Godzilla, cercando di attaccare briga. Godzilla ricorda che la tartaruga si chiama Gamera.

Gamera vuol dire guai. Gamera non piace a nessuno. La tartaruga era una vera stronza.

Godzilla digrigna i denti e trattiene le fiamme. Si volta e cammina sulla spiaggia. Mormora un mantra segreto che gli è stato insegnato dal suo tutor. La tartaruga gigante lo segue, insultandolo.

Godzilla riprende l'asciugamano e le altre cose per il mare e torna a casa. Alle sue spalle sente la tartaruga che ancora lo prende a male parole, ancora lo provoca. Tutto quel che può fare è evitare di rispondere a quel grosso bastardo idiota. Tutto quel che può fare. Sa che il giorno dopo la tartaruga sarà sui giornali. Avrà distrutto qualcosa, o sarà stata distrutta.

Godzilla pensa che forse dovrebbe provare a parlare con la tartaruga, convincerla a entrare nel programma in dodici fasi. Questo, dovrebbe fare: aiutare gli altri. Forse la tartaruga potrebbe trovare la pace.

Ma in effetti si possono aiutare solo quelli che s'aiutano da sé. Godzilla si rende conto che non può salvare tutti i mostri del mondo. Devono decidere da soli. Ma si ripromette di andare in giro armato di volantini sul programma in dodici fasi, d'ora in poi.

Più tardi chiama il suo tutor. Gli dice che ha avuto una brutta giornata. Che voleva bruciare edifici e combattere con la tartarugona. Reptilicus gli risponde che va tutto bene. Ha già avuto giornate del genere. Avrà ancora giornate del genere.

Non smetti di essere un mostro, sarai sempre un mostro. Ma la cosa migliore è essere un mostro in via di recupero. Bisogna vivere giorno per giorno. È il solo modo di essere felici, a questo mondo. Non si possono bruciare e uccidere e masticare gli esseri umani e le loro creazioni senza pagare il prezzo del senso di colpa e delle ferite multiple da artiglieria.

Godzilla ringrazia Reptilicus e riattacca. Per un po' si sente meglio, ma sotto sotto si chiede quanto senso di colpa alberghi veramente in lui. Pensa che forse quel che odia veramente sono l'artiglieria e i jet che tirano missili, non il senso di colpa.

 

CINQUE: La ricaduta

 

Succede improvvisamente. Ha una ricaduta. Di ritorno dal lavoro vede una piccola cuccia con un cane addormentato che esce a metà dalla porticina. Intorno non c'è nessuno. Il cane sembra vecchio. È incatenato. Probabilmente fa una vita di merda. La ciotola con l'acqua è vuota. Il cane vive una vita senza valore. Incatenato. Annoiato. Senz'acqua.

Godzilla salta e atterra sulla cuccia e spiaccica il cane, sparandolo in tutte le direzioni. Brucia quel che resta del canile con un una fiatata. Salta e piroetta sulle punte dei piedi in mezzo ai rottami. Cenere nera e cane cotto scivolano tra i suoi alluci e gli ricordano i vecchi tempi.

Se ne va rapidamente. Nessuno l'ha visto. Si sente inebriato. Quasi non ce la fa a camminare per quanto è emozionato. Chiama Reptilicus, gli risponde la segreteria telefonica. «Al momento non sono in casa. Sono in giro a fare del bene. Ma per favore, lasciate un messaggio e vi richiamerò.»

Arriva il segnale della segreteria. Godzilla dice, «Aiuto!»

 

SEI: Il suo tutor

 

Per tutto giorno gli ritorna in mente la cuccia. Mentre è al lavoro pensa al cane e a come è bruciato. Pensa alla casetta e a come è crollata. Pensa alla danza che ha fatto tra le rovine.

Il giorno si trascina senza fine. Pensa che forse, quando staccherà, potrebbe trovare un'altra cuccia, un altro cane.

Sulla via di casa si guarda attorno attentamente, ma non ci sono cani né cucce in vista.

Quando arriva a casa la spia sulla sua segreteria telefonica lampeggia. È un messaggio di Reptilicus. La sua voce dice, «Telefonami.»

Godzilla lo fa. Esordisce così: «Reptilicus. Perdonami, perché ho peccato.»

 

SETTE: Disilluso. Deluso.

 

La chiacchierata con Reptilicus non l'aiuta più di tanto. Godzilla strappa tatti i volantini del programma in dodici fasi. Con un paio si pulisce il culo e li butta dalla finestra. Mette gli altri nel lavandino e gli dà fuoco col fiato. Brucia un tavolino e una sedia, e quando ha finito se ne pente. Sa che la padrona di casa glieli farà ripagare.

Accende la radio e si stende sul letto ad ascoltare una stazione che manda vecchi classici. Dopo un po' s'addormenta mentre Martha and the Vandellas cantano Heat Wave.

 

OTTO: Disoccupato

 

Godzilla sogna. In sogno gli si presenta Dio, tutto coperto di squame, sputando fuoco. Dice a Godzilla che si vergogna di lui. Dice che dovrebbe fare di meglio. Godzilla si sveglia madido di sudore. Nella stanza non c'è nessuno.

Godzilla si sente in colpa. Ha vaghi ricordi di essersi svegliato e di essere uscito a distruggere una parte della città. S'è ubriacato come una zucchina, ma non riesce a ricordare tatto quel che ha fatto. Forse lo leggerà sui giornali. Si accorge di puzzare di legna bruciata e plastica fusa. C'è roba appiccicosa tra i suoi alluci, e ha il vago sospetto che non si tratti di sapone.

Si vuole ammazzare. Va a cercare la sua pistola, ma è troppo ubriaco per trovarla. Sviene sul pavimento. Questa volta sogna il diavolo. Somiglia a Dio, solo che ha un sopracciglio che gli passa su entrambi gli occhi. Il diavolo dice che è venuto a prendere Godzilla.

Godzilla si lamenta e lotta. Sogna di alzarsi e di tirare pugni al diavolo, di soffiare inutilmente fuoco contro di lui.

Il giorno dopo Godzilla si alza tardi, devastato dalla sbronza. Ricorda il sogno. Telefona alla fonderia e si dà malato. Passa la maggior parte della giornata a dormire. La sera, legge quello che ha combinato sui giornali. Ha fatto dei danni seri. Ha incenerito una grossa area della città. C'è una foto molto nitida di lui che stacca la testa di una donna a morsi.

Quella sera riceve una chiamata dal direttore della fabbrica. Il direttore ha letto il giornale. Dice a Godzilla che è licenziato.

 

NOVE: Adescamento

 

Il giorno dopo arrivano degli umani. Indossano abiti neri e camicie bianche e scarpe lucide e hanno dei distintivi. Hanno anche delle pistole. Uno di loro dice, «Sei un problema. Il nostro governo vuole rispedirti in Giappone.»

«Lì mi odiano,» risponde Godzilla «ho bruciato tutta Tokyo.»

«Non hai fatto molto di meglio nemmeno qui. Per fortuna che quella che hai bruciato era la zona di colore della città, oppure ti avremmo già fatto fuori. Invece avremmo una proposta di lavoro per te.»

«Che?» chiede Godzilla.

«Tu fai un favore a noi, noi ne facciamo uno a te.» Poi gli uomini gli dicono cos'hanno in mente.

 

DIECI: La scelta

 

Godzilla dorme male, quella notte. Si alza e mette sul suo piccolo giradischi The Monster Mash cantata da Bobby 'Boris' Pickett. Balla nella stanza come se si stesse divertendo, ma sa che non è così. Va al GRANDE CENTRO RICREATIVO PER MOSTRI. Lì vede Kong, su uno sgabello, che spoglia una della Barbie, e le tasta con un dito il punto liscio tra le gambe. Nota che Kong ci ha disegnato una fessura, come una vagina. Sembra tracciata con una biro blu. Ha anche arricchito la linea centrale con peli pubici disegnati a penna. Godzilla pensa che Kong avrebbe dovuto commissionare quel lavoro a qualcun altro. Non ha un aspetto molto naturale.

Dio, non vuole fare la fine di Kong. Completamente fuori di testa. Però, se avesse delle bambole da squagliare, forse potrebbe servire a rilassarsi.

No. Dopo aver provato la cosa vera, cos'è una Barbie? Una specie di birra analcolica. Ecco cosa sono quelle macerie di fuori, sul retro. Birra analcolica. La fonderia. Il programma in dodici fasi. Tutto. Birra analcolica.

 

UNDICI: Al servizio del governo

 

Godzilla chiama gli stronzi del governo. «Va bene» dice. «Lo farò.»

«Bene» dice l'uomo del governo. «Sapevamo che l'avresti fatto. Guarda nella cassetta della posta. La mappa e le istruzioni sono lì.»

Godzilla esce e guarda nella cassetta. C'è una busta di carta da pacchi. Dentro ci sono le istxuzioni. Dicono: «Brucia tutti i punti indicati sulla cartina. Quando hai finito con quelli, ne troveremo altri. Niente sanzioni. Assicurati che non scappi nessuno. Se cominciano a fare casino, finiscili. Fino all'ultimo uomo, donna e bambino.»

Godzilla spiega la mappa. Ci sono dei segni rossi sopra. Sui segni rossi ci sono scritte: Quartiere negro. Villaggio dei musi gialli. Enclave di morti di fame bianchi. Branco di froci. In maggioranza democratici.

Godzilla pensa a quello che può fare adesso. Senza limiti. Può bruciare senza sensi di colpa. Può calpestare senza sensi di colpa. Non solo, gli manderanno anche un assegno. È stato assunto dal suo paese d'adozione per ripulire gli angoli sporchi — secondo loro.

 

DODICI: Il passo finale

 

Godzilla si ferma vicino al primo bersaglio della lista: Quartiere negro. Vede bambini che giocano per strada. Cani. Umani che alzano lo sguardo su di lui, chiedendosi che diavolo ci fa lì.

Godzilla improvvisamente sente qualcosa smuoversi dentro di sé. Sa che lo stanno usando. Si volta e se ne va. Si dirige verso la parte della città con gli uffici governativi. Comincia con la residenza del governatore. Si scatena. Portano l'artiglieria, ma non c'è verso, è incazzato nero. Come ai vecchi tempi.

Reptilicus si fa vedere con un megafono, cerca di parlare con Godzilla dalla cima del Great Monument Building, ma Godzilla non ci sente. Sta bruciando la cima dell'edificio col suo fiato, poi scende, ne brucia un altro po', scende, ne brucia dell'altro, giù giù fino al suolo.

Kong si fa vivo e lo incita. Kong molla il suo deambulatore e striscia lungo la strada pancia a terra e raggiunge un edificio e si tira su e comincia ad arrampicarsi. Pallottole scintillano tutt'intorno alla grossa scimmia.

Godzilla sta a guardare mentre Kong raggiunge la cima del grattacielo e resta appeso a una mano agitando l'altra, che contiene una Barbie.

Kong si mette la Barbie tra i denti. Ficca una mano nel suo cappotto e tira fuori un Ken nudo. Godzilla riesce a vedere che Kong ha fatto a Ken una specie di pene di pongo o qualcosa del genere. Il pene è grosso come la gamba di Ken.

Kong grida, «Sì, va bene. Va benissimo. Sono bisessuale, figli di puttana!»

Fanno la loro comparsa dei jet che scendono in picchiata su Kong. La grossa scimmia si busca una scarica di razzi sui denti. Barbie, denti e pezzi di cervello decorano il cielo che si fa grigio. Kong cade.

Gorgo esce dalla folla e si china sulla scimmia, la prende tra le braccia e piange. La mano di Kong si apre lentamente, mostrando Ken col pene spezzato.

La tartaruga volante si presenta e cerca di rubare la scena a Godzilla, ma Godzilla non ci pensa neanche. Strappa la sommità dell'edificio su cui era salito Kong e comincia a picchiare Gamera. Anche i poliziotti e i soldati l'applaudono.

Godzilla pesta la tartaruga di santa ragione, spargendo carne di tartaruga dappertutto, come un barboncino surriscaldato in un forno a microonde. Alcuni pedoni più svegli raccolgono tocchi di carne di tartaruga da portare a casa e cucinare, perché gira voce che è buona come il pollo.

Godzilla si becca una tripla salva di razzi nel petto, barcolla, crolla. I carri armati lo accerchiano.

Godzilla apre la bocca insanguinata e ride. Pensa: se avessi finito il lavoro qui, poi mi sarei fatto pure i neri. Mi sarei fatto anche i gialli e i bianchi pezzenti e gli omosessuali. Sono un devastatore politicamente corretto. All'inferno il programma in dodici fasi. All'inferno l'umanità.

Poi Godzilla muore ed evacua gli intestini sulla strada. I militari aggirano la merda in punta di piedi e si tappano il naso.

Più tardi Gorgo si fa consegnare il corpo di Kong e se ne va.

Reptilicus, intervistato dai giornalisti televisivi, dice, «Zilla ce l'aveva quasi fatta, gente. Quasi. Se fosse riuscito a completare il programma, sarebbe andato tutto a posto. Ma la pressione della società era troppo grande per lui. Non possiamo biasimarlo per quel che ne ha fatto la società.»

Tornando a casa, Reptilicus pensa a tutta quell'emozione. Gli edifici in fiamme. La sparatoria. Come ai vecchi tempi, quando lui e Zilla e Kong e quella stupida tartaruga erano giovani.

Reptilicus pensa alla sfida di Kong, che agita la bambola di Ken, la Barbie tra i denti. Pensa a Godzilla, che rideva quando è morto.

Reptilicus sente che stanno riemergendo tanti dei suoi vecchi sentimenti. È difficile combatterli. Trova un angolo solitario e una casa buia, piscia in una finestra aperta, poi se ne va a casa.

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