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Betty


Shito

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Secondo me è il pezzo migliore dell'ultimo, altalenante album della sua band, il cui titolo (L'amore e la violenza) mi invita chiaramente a nozze (in contumacia?). Parlando musicalmente, mi pare riprendere u po' lo stile della vecchia "Canzone del riformatorio", ma parlando di contenuto sembra una versione tragicamente aggiornata, perché più realistica, de "La guerra è finita".

 

In ogni caso, oggi è stato pubblicato il video, con anteposto testo di commento opinabilmente vergato dal Bianconiglio stesso. Tutto qui sotto per voi. Lo trovo buono come la canzone, e come ensemble. Significativo. A seguire (ma chissà quando), i miei propri commenti che auspicabilmente spiegheranno perché abbia postato qui questo post. Il senso c'è, ma non si vede.

 

Sono amico di Betty, usciamo insieme. 
Andiamo agli aperitivi e ai concerti, incontriamo persone per strada, nei bar e nelle camere da letto. Abbiamo profili memorabili e foto che non riusciamo a stampare. 
Vorremmo sedurre il mondo. 
A lei piace una musica, a me un'altra.
Spesso facciamo le cose che non vorremmo fare. Quando non stiamo insieme la spio. Come lei, senza un motivo a volte rido e a volte piango. Sono arrivato a una conclusione: Betty siamo noi.

 

Modificato da Shito
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La mia sensazione generale è che, se i video del concept album precedente (Fantasma) fossero estremamente barocchetti e trasparenti nel loro contenuto metanarrativo, qui al contrario, per un album "oscenamente pop", gli autori abbiano sentito di corredare delle tracce facilmente sorvolabili con dei video molto didascalici.

 

Quindi Betty, e prima di lei Il vangelo di Giovanni, a mio dire la coppia migliore di brani dell'ultimo album, trovano la loro trasposizione filmica in modo molto intenso.

 

Nel caso di Betty, io leggo una certa distonia tra la narrazione parlata e quella visuale. Quasi una bipolarità, per dire delle composizioni di un autore che sembra sempre raccontare il disagio di malati di disturbo di personalità bordeline - ma non so se chi mi legge apprezzi la buffa tassonomia della neuropsichiatria contemporanea. In ogni caso, la Betty cantata sembra veleggiare bene nel marasma postmoderno, salvo distanti eco oniriche di sanità mentale, mentre la Betty filmata, tutto il contrario, sembra colare a picco nel mare della giovinezza morbida, con rare folate d'apprezzamento. In un modo o nell'altro, leggo una distonia.

 

Chissà se è una cosa voluta, o persino un correttivo, a una nota che la canzone ha magari intrapreso non volontariamente.

 

In ogni caso, il suicidio della Betty filmata è per me ben più doloroso, e fragoroso, di quello della protagonista de La guerra è finita. Quella se ne andava in sordina per repulsa estetica, pienamente adolescenziale. Aveva sedic'anni appena! (sic.). Quindi ok, la non accettazione porta al rifiuto e alla morte - Takahata annuisce. Ma qui, qui abbiamo l'accettazione abbracciata e subita, che poi diventa inaccettazione del se, e porta comunque al suicidio. Come una Kaguya che si ammazzasse DOPO essere diventata la concubina del Mikado. Qui annuisco io.

 

Ma cambiando l'ordine della disperazione il risultato non cambia: sempre un cadavere.

 

Quindi boh, dopo aver elaborato La storia della Principessa Splendente - e c'ho messo quanto, tre anni buoni? - credo che il banale punto di sopravvivenza di questi esseri medi che siamo noi umani sia trovare un punto medio di funambolico equilibrio tra la vita (ovvero il caos) e la morte (ovvero l'ordine). Una certa qual misura di formalità. I riti. Perché anche per totale assenza o abbandono di quelli, finisce che ci si spezza.

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Vergo un pensiero. Oggi, mentre riascoltavo "La canzone del riformatorio", che è molto intensa (ma solo se avete mai visto cose ce la giovinezza di un viso sciacquata via dalla somministrazione clinica di benzodiazepine, o altri neurolettici affini), pensavo che la violenza maschile sulla donna, al giorno d'oggi, probabilmente è quasi sempre una sublimazione per negazione e sovracompensazione della propria percezione di impotenza sociale ansiogena.

 

Stiamo davvero sbagliando tutto. Non è solo un mondo di bambini, ormai, ma un mondo di bambini para-autistici e proni alla psicosi  maniacale o dissociativa. Tra neuropsichiatria da un lato e psicologia analitica dall'altro, chi si prende più cura dello spirito, dell'animo, che sa pure lui soffrire, e impazzire?

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