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Poorthings! By Yorgos Lanthimos


Shuji

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Poor things.   (prima parte)


uno dei problemi principali di un giudizio non solo critico, e' quello della proiezione.

Più o meno tutti tendiamo ad incasellare ed inscatolare le cose in schemi ed appunto "scatole", e' normale.
In questo caso si potrebbe facilmente associare a vari aspetti su schermo delle valenze allegoriche, ma sarebbe sbagliato.

in quanto e' evidente che il regista faccia una "dichiarazione di stile", ossia fissi il modo in cui sarà raccontata la storia e soprattutto il contesto e quindi l'ambientazione in un modo precisamente individuato.

iniziamo col dire che la dichiarazione citata e' di stampo Europeo; lo schermo ha un ratio di 1.66:1, che e' il panoramico appunto europeo.
il film e' girato su pellicola, sia in bianco nero che nel prosieguo a colori. Abbastanza palese quindi l'intento di voler fare un tipo di film in bianco nero, limitatamente anche con la coordinata del muto, di un certo periodo storico.

ecco quindi quanto dicevo ci sia da discernere, tra il poter facilmente proiettare su questi aspetti di per sé qualunque piano di tipo allegorico anche a schermo praticamente appena acceso 

dopo quindi aver acceso le luci sul tipo di rappresentazione del mondo del film, vediamo che tipo di "pennello" il regista vuole usare;

Lathimos usa principalmente grandangoli e ultra grandangoli (sicuramente anche sotto i 7mm di focale, specie anche perché si vede usare spesso uno fisheye ) per avere principalmente una rappresentazione a schermo dell'ambiente visto "a botte" con la classica deformazione di tali lenti,  con elementi più curvi.
per accentuare la vignettatura intorno all'immagine (accade quando su bordi del ripreso da una lente a massima apertura ci sono zone meno definite o nere per via dell'ottica, che fanno l'effetto simile ai bordi esterni della vignetta di un fumetto) poi viene usato un espediente particolare; si monta sulla camera una lente che non copre con precisione il sensore, risultando uno spazio circolare esterno accentuato della vignettatura trasformando lo spazio a schermo simile ad un oblò accentuato.

E' quanto accade ad esempio quando monto una lente di tipo broadcast b4/eng da 2/3" o da 1/2" su un qualunque tipo di camera dslr, andando in grandangolo si ha appunto una zona nera circolare intorno in quel caso si usa quando disponibile il duplicatore di focale presente dul gruppo ottico della lente o andando di zoom ottico tipico 2x.

questo tipo di gruppi ottici, usato su telecamere broadcast, ha poi un doppio fuoco che permette di fissare un punto di partenza e uno di fine, lungo il cui percorso il soggetto messo a fuoco rimane tale lungo tutta l'escursione dello zoom; questo sistema, chiamato ParFocale, viene usato anche su ottiche dedicate cinematografiche ma con meno frequenza perché....  nel cinema si preferisce usare Prime Lens, ossia lenti a focale fissa, sostituendole man mano servano, in quanto le lenti Prime hanno una costruzione migliore delle zoom.

A cosa serve tutto questo sproloquio?

A dire che nella dichiarazione di stile di Lathimos c'è tutto questo

immaginate ora, con quanto specificato, di usare una o più di quelle telecamere da studio televisivo che avrete sicuramente visto in qualche programma tv, sostituendo la camera stessa, tecnicamente si chiama dorso in italiano, con una camera cinematografica, ed avanzando verso il soggetto con come si diceva prima le lenti settate a ultra grandangolare con deformazione a botte e molto nero da vignettatura intorno al cerchio di ripresa simile ad un oblò.

per riprendere in close up ravvicinato e al dettaglio dei ritratti, dei visi e a seguire soffermarsi sui corpi, gli oggetti e l'ambiente, specie inizialmente tenendo la camera al pavimento e poi a seguire, alzandosi o meno fino a trovare un livello.

Riprendere soggetti oltre al primo piano con un ultra grandangolare significa avere le Palle Quadrate, per anche ulteriori motivi che non citerò.

Quindi ricapitolando; formato 1:66, primo bianco e nero, lenti zoom di tipo compatibile anche vo. broadcast, tendenzialmente usate in ultra grandangolare fino al fisheye, se non solo grandangolare, sicuramente anche dele ottiche vintage o legacy, data la chiarezza del quadro senza avere dettagli eccessivi direi ad esempio forse una non plusultra del genere, tipo anche una Angenieux ( www.angenieux.com )

che infatti vede poor things sul sito.

Con tutto questo voglio significare una cosa.

tutto questo e' tecnica.
Non allegoria .

perché sono pronto a scommettere che ci sarà qualcuno che darà solo iddio sa quale valenza allegorica alla semplice disposizione tecnica delle riprese dell'ambientazione.

ossia della "dichiarazione di stile" del regista.

(continua in una seconda parte)

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  • 1 month later...

 

Povere creature, parte due

Delineato quindi il contesto occidentale o meglio europeo della cifra artistica impiegata da Lanthimos nel film, possiamo dire che Poorthings è insieme la genesi e lo sviluppo simil partenogenetico dell'umwelt di Bella Baxter, tracciato con un segno che va da Egon Schiele a Francis Bacon.

Ho inteso parlare di partenogenesi, ricordo essere la riproduzione senza concepimento in cui l'entità riceve due cromosomi femminili x (presente in varie specie animali ma non nell'uomo), in quanto ritengo che la genesi di Bella nel film sia di fatto in qualche modo assimilabile alla definizione, risultando di fatto il risultato della combinazione di due esseri femminili. E che questo sia il punto fondamentale su cui poi verterà la storia del personaggio.

Personaggio che, specialmente appunto per essere un infante dentro un corpo femminile cresciuto, si porta dietro una specificazione particolare ad escludere ogni concetto legato prettamente ad un qualsivoglia tipo di formazione tour court:

Bella Baxter non risulta essere un individuo che forma e determina lavoro prima visione del mondo e delle sue conoscenze personali; Bella Baxter è un INFANTE che deve creare la consapevolezza di sè come individuo in quanto tale.

Per questo motivo non possiamo considerare realisticamente questa storia, la vicenda di Bella Baxter come un bildungsroman, o romanzo di formazione che dir si voglia, perché non c'è ab origine un individuo, ma la creazione di un individuo in quanto tale.

Voi insomma potete mettere il miglior vino in un bicchiere, ma se il bicchiere non ha nè pareti solide né un fondo, potete al massimo dire di averlo versato, e basta.

Specificato il problema di definire il contesto in cui inserire la vicenda del personaggio, serve specificare un ultima cosa prima di passare all'Umwelt e perché ho scelto questo come contesto, in alternativa al concetto di formazione.

Il testo originale, il libro di Alasdair Gray, è molto più ideologico del film di Lanthimos, l'afflato legato ad una certa convinzione di sinistra di stampo comunista, porta ad una molto maggiore accentuazione della critica sociale, dello sfruttamento, del primato del denaro.

Il film è meno incisivizzante sul contesto capitalistico, la cosa risulta nella mancanza di qualche sfaccettatura di Bella Baxter, di cui però non risente risultando sempre un Grande personaggio che è praticamente quello del libro. E questo tipo di riduzione, chi segue questo tipo di discorso lo sa bene, ha letteralmente in questo caso quasi del miracoloso.

Volendo, come dicevo altrove, ideologicamente per sommi capi possiamo definire, non calcando come fatto da Lanthimos sul discorso ideologico, un arco che va dal Jean Jaques Rousseau dell'Emile, di cui Bella è anche figlia se non manifesto diretto, al Pierre Joseph Proudhon della proprietà come rapina e soprattutto per la concezione positiva dell'anarchismo.

E Bella Baxter e' un personaggio che fa dell'anarchia, dello splendore dell'anarchismo libertario, la propria pietra d'angolo.

 

 

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Povere creature parte tre, Umwelt e riferimenti altri

Jakob von Uexküll usò per la prima volta tale termine nel 1909 per indicare in sintesi l'inscindibilità di mente e mondo, la soggettività dell universo di ciascun individuo di qualunque specie o sesso sia. tale concetto sarà ripreso di recente da De Wall formulandolo in tal modo "L' Umwelt definisce il mondo autocentrico, soggettivo, di un organismo, che rappresenta solo una piccola parte di tutti i mondi disponibili" il termine in sè significa ambiente o mondo circostante.

Questo è un concetto che si estende a tutte le specie viventi, non rappresenta un ulteriore pilastro dell'antropocentrismo; tutte le specie ne hanno uno e difficilmente sono condivisibili quanto meno comprensibili l'uno dall'altro.

Parlando dell'umwelt umano, non si tratta del proprio punto di vista personale, quanto possiamo dire l'insieme delle chiavi di decodifica che consente di creare la materia con la quale costruire il proprio mondo personale. il discorso poi è stato ripreso fino nel recente a creare sistemi complessi di "ecologia cognitiva", con relativo approccio di tipo cognitivo ad interpretazione e studio del paesaggio, ma ci vorrebbe tipo qualche mese per districarsi nella materia, presente anche in economia.

Fermiamoci quindi alla definizione dei vari umwelt esistenti come a "universi soggettivi", in ciascuno dei quali ogni singolo componente degli stessi ha un proprio significato, e quindi è di per se un vero mondo semiotico.

l'interazione tra due umwelt definisce poi quella chiamata "semiosfera"; termine coniato dal russo Lotman circa nel1984; anche qua suggerisco caldamente un eventuale approfondimento personale 

Tornando quindi a Bella Baxter ecco quindi spiegato i motivi per cui ritengo più opportuno parlare di genesi e creazione di un proprio umwelt, nel mondo della semiotica tra segni, produzione e trasmissione. Anche perchè di fatto, salva l'istanza antropomorfizzante, Bella non è un vero e proprio essere umano comune. Ma ciononostante crea il proprio universo soggettivo, costruendo insieme sia gli strumenti sia ciò che ci costruisce  fino ad assumere prima il proprio mondo, e in questo una propria individualità; 

Creando, quindi, non formando il proprio sistema.

(Continua, con riferimenti altri, arte e varie)483400399_images(1).jpeg.edac8ace0d6c0370feb3a5a8f9be2a85.jpeg

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Dopo aggiungo i titoli delle opere di Scheile e Bacon, le prime due coppie sono molto auto esplicative; il primo quadro è di Scheile, il secondo di Bacon; sono espressamente confermati da Lanthimos

Questo tipo di estetica derivativa ha ad esempio un epigono in Bernardo Bertolucci con principalmente Francis Bacon in "Ultimo tango a Parigi

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Tornando infine al discorso iniziale delle scelte stilistiche.

Il riquadro così stretto, circolarmente intendendo a botte, da un lato rende il punto di vista di Bella, molto chiuso, insieme molto centrato e senza vista laterale, ed insieme molto distorto, un po' come guardare il mondo da un'oblò (cite)

Insieme il bianco nero specie delle prime fasi, denota e suggerisce l'alto livello di anaffettività del personaggio.

Il tutto a progredire e diversificarsi nel tempo, fino a raggiungere piena consapevolezza di sè.

Il fatto stesso che Lanthimos non abbia voluto usare il forte impianto ideologico del libro, indica chiaramente che abbia cercato un equilibrio tra molti spunti e chiavi di lettura, senza usare una dominante. Cosa questa qui di evidente nel contesto, anche prima che lo stesso Lanthimos di dichiarasse a riguardo.

Quindi no. Questo film ad esempio non è femminista; sia in quanto il personaggio di Bella non fa un percorso di formazione, ma di nascita e sviluppo della propria consapevolezza, dell'essere altro dagli altri e dal resto, nel resto.

Non un personaggio che stratifica con l'apprendimento.

Il titolo del film è spiegato/riportato durante la narrazione, volendo data la forte monodimensionalità di personaggi quali "padre", due mariti e "clienti" alla fine i poor things, sono più che altro loro.

Ma a me piace considerare a riguardo la citazione da Francis Bacon qua sopra.

 

END

si poi metto i titoli dei quadri

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