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cinema asiatico e orientale

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Shuji

(NB; ricevo ed inoltro).

 

Inizia domani a Milano la 17a edizione di Cannes e dintorni, la rassegna - promossa da Agis Lombardia, Provincia di Milano-Assessorato alla Cultura e Corriere della Sera - che propone una selezione di film provenienti direttamente dalla Croisette. Ma non solo! Tra i titoli in programma, per la prima nella storia della manifestazione, anche i trionfatori del FEFF14: il coreano Silenced (vincitore dell’Audience Award e del Black Dragon Award) e l’esilarante peplum-fantasy giapponese Thermae Romae (Mymovies Audience Award). Oltre ai film, saranno organizzati dei CineAperitivi, incontri (a ingresso libero) con critici ed esperti del settore. Tra questi Thomas Bertacche, il coordinatore del Far East Film Festival, che sarà ospite a Milano in occasione dell’incontro “I Festival servono ancora al cinema? Gli autori, il mercato e il pubblico” (sabato 16 giugno all’Apollo SpazioCinema alle ore 19.15).

 

Maggiori informazioni su www.lombardiaspettacolo.com.

 

SILENCED

di Hwang Dong-Hyuk

sabato 16 giugno, Apollo spazioCinema (sala Fedra), ore 13.00

martedì 19 giugno, Apollo spazioCinema (sala Fedra), ore 17.30

 

THERMAE ROMAE

di Takeuchi Hideki

sabato 16 giugno, Apollo spazioCinema (sala Fedra), ore 17.15

lunedì 18 giugno, Spazio Oberdan, ore 15.45

martedì 19 giugno, Apollo spazioCinema (sala Fedra), ore 20.00

 

I FESTIVAL SERVONO ANCORA AL CINEMA? GLI AUTORI, IL MERCATO E IL PUBBLICO

sabato 16 giugno, Apollo spazio Cinema, ore 19.15 (ingresso libero)

Incontro con:

Emanuela Martini, Vicedirettore del Torino Film Festival

Thomas Bertacche, Coordinatore del Far East Film Festival

 

 

Far East Film Festival 15 (Udine, 19 – 27 aprile 2013) / Centro Espressioni Cinematografiche / Via Villalta, 24 - 33100 Udine T. 0432/299545 – F. 0432/229815 /

www.fareastfilm.com

Shuji

20 / 28 aprile 2012 - Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” e Visionario

 

FAR EAST FILM FESTIVAL 14

THERMAE ROMAE: CRONACA DI UN BLOCKBUSTER ANNUNCIATO!

 

Esce oggi in Giappone l’irresistibile peplum-fantasy di Hideki presentato in prima mondiale al FEFF 14.

 

UDINE – Cronaca di un blockbuster annunciato: da Far East Film alla madrepatria, il Giappone, verso un futuro prevedibilmente gioioso! Esce oggi (28 aprile) nelle sale nipponiche, dopo la prima mondiale di Udine, Thermae Romae, l’irresistibile peplum-fantasty che porta la firma del bravo TAKEUCHI Hideki.

 

Se la pellicola batte, in parte, bandiera italiana (è girata anche a Cinecittà), il marketing locale ha visto proprio sventolare il vessillo del FEFF 14: a Tokyo e dintorni, infatti, i clip promozionali hanno proposto un montaggio d’immagini riprese durante il Festival friulano. L’ennesima conferma del solidissimo legame tra Oriente e Occidente che, grazie alle quattordici edizioni di Far East Film, si è felicemente sviluppato sul terreno cinematografico e culturale.

 

Thermae Romae, accolto dal perentorio sold out del Teatro Nuovo e dall’entusiasmo degli spettatori, tra applausi fragorosi e fragorose risate, narra le gesta dell’architetto Lucius (davvero perfetto, il divo Abe Hiroshi, con il suo fisico meticolosamente palestrato per il film!) che, dall’Antica Roma, si ritrova catapultato nel Giappone contemporaneo con tutte le conseguenze del caso!

 

Prodotta dalla Fiji TV e distribuita dalla Pony Canyon, la stravagante commedia di Hideki è tratta da un manga molto noto anche in Italia e fa ricorso tanto all’uso del Latino che ad arie d’opera (tra queste, la Marcia trionfale dell’Aida). Lo script accumula gag su gag e non risparmia colpi di scena, sfruttando con invidiabile creatività l’artificio narrativo del viaggio nel tempo, e i miracoli digitali fanno il resto, assieme ai vari set romani e all’accuratezza dell’intera operazione.

 

Cecil B. DeMille, re indiscusso dei peplum hollywoodiani, avrebbe sicuramente approvato con il sorriso sulle labbra!

Shuji

Al via con Pollen, paragonato a Teorema di Pasolini, l’attesa retrospettiva sugli anni ’70 in Corea del Sud: un periodo buio mai documentato fuori dall’Asia.

 

 

UDINE – Far East Film 14 non darà spazio soltanto all’Asia contemporanea ma anche al suo passato, documentando attraverso 10 titoli invisibili in Occidente uno dei periodi più scuri (ma, culturalmente, più fertili) della storia della Corea del Sud: gli anni ‘70. The Darkest Decade: Korean Filmmakers in the 1970s, questo il titolo della preziosa retrospettiva firmata da Darcy Paquet e in apertura lunedì 23 aprile, racconterà come a dispetto dell’ambiente politicamente e socialmente repressivo, durissimo, caratterizzato da una feroce censura, alcuni registi abbiano scelto, con grandi risultati, di rimanere attivi per tutto il decennio, producendo così alcune delle opere più memorabili della storia del cinema nazionale.

 

Sono cinque i grandi maestri selezionati: a cominciare dall’autorevolissimo Kim Ki-young (il suo leggendario The Housemaid del 1960 è stato riletto, nel 2010, da Im Sang-soo e proprio Im Sang-soo presenterà tra pochi giorni al Festival di Cannes il thriller erotico Taste of Money interpretato dallo stesso Darcy Paquet!) e proseguendo con Lee Man-hee, Kim Soo-yong, Yu Hyun-mok fino, ovviamente, a Im Kwon-taek, il più noto al pubblico occidentale.

 

The Darkest Decade sarà una celebrazione dei loro successi come il film d’apertura, Pollen (1972), paragonato a Teorema di Pasolini: l’opportunità di testimoniare, per la prima volta fuori dai confini sudcoreani, la storia delle loro lotte e delle loro carriere tutt’altro che in discesa (Lee Jang-ho fu arrestato nel 1975 per uso di marijuana e riuscì a girare un nuovo film solo dopo l’assassinio del Presidente Park Chung-hee, Shin Sang-ok si vide revocata la licenza a girare e fu successivamente rapito e deportato in Corea del Nord).

 

Oltre a firmare la retrospettiva, Darcy Paquet firma il volume Il decennio oscuro – I registi coreani negli anni Settanta (edito dal FEFF in Italiano e in Inglese): una preziosa pubblicazione che, attraverso interviste, saggi, profili dei registi, intende situare i capolavori nascosti nel loro esatto contesto storico e – perché no? – stimolare i lettori alla ricerca di altre gemme sepolte nella darkest decade. E anche questo è Far East Film!

Shuji

Il grande maestro, ospite del FEFF 14, ha portato a Udine con sé tre giovani promesse hongkonghesi.

 

UDINE – «Il futuro del cinema di Hong Kong? Sono loro: i giovanissimi registi

del Fresh Wave!». Parola di Johnnie TO, ospite del quattordicesimo Far

East Film per presentare la commedia Romancing In Thin Air e, appunto,

quattro corti del Fresh Wave Short Film Festival. «Voi, ragazzi, dovete

girare più film che potete – ha aggiunto il grande maestro, rivolgendosi a

Wong Wai-kit, Mo Lai e Li Yin-fung, i tre beginners che lo hanno seguito a

Udine – e, quando li avete girati, dovete subito portarli sotto i riflettori di Far

East Film!».

 

Non a caso, il Festival friulano è la prima sponda occidentale toccata da

Mister TO per promuovere le opere dei suoi allievi (opere mai uscite prima

dai confini asiatici!). Seguirà, il 29 giugno, la trasferta alla decima edizione di

Paris Cinéma, nell’ambito della sezione Hong Kong à l’honneur: un corposo

omaggio al cinema dell’ex colonia britannica.

Il Fresh Wave, diretto stesso Johnnie TO per conto dell’Hong Kong Arts

Development Council, dà voce ai nuovi talenti hongkonghesi e ha trovato

proprio nel mitico regista (Presidente del Film and Media Arts Group) una

solida colonna e un entusiasta ambasciatore internazionale: scoprire, coltivare

e promuovere la next generation di cineasti e filmmaker è, per lui, il modo

più felice di salvaguardare l’anima creativa della sua amatissima Hong Kong e

di garantirle una continuità nel tempo.

Quello di Johnnie TO è uno dei nomi più cari al team e agli spettatori di Far

East Film: un’amicizia che dura da tempo, visto che fin dal numero zero del

festival, nel 1998, il pubblico ha letteralmente adorato il mitico regista (l’anno

successivo, poi, fu proprio il suo memorabile A Hero Never Dies, ad

aggiudicarsi l’Audience Award 1999, ora disponibile in DVD nella collana Far

East Film - CG Home Video).

Hongkonghese per nascita, ma udinese per affettuosissima acclamazione

popolare, TO ha inoltre voluto girare proprio nella città friulana alcune scene

del suoYesterday Once More nel 2004.

Dopo la proiezione al FEFF, Romancing in Thin Air farà tappa al Trento

Film Festival, storica rassegna internazionale dedicata al cinema di

montagna.

Shuji
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Il grande maestro di Hong Kong torna al FEFF come regista (Romancing in Thin Air)

e ambasciatore del Fresh Wave Festival, voce dei giovani hongkonghesi

 

UDINE – Hong Kong non muore mai! Parafrasando il titolo di uno dei suoi film più celebrati, A Hero Never Dies, ecco il grido di battaglia che meglio rappresenta la filosofia cinematografica – e non solo – di un grande maestro: Mister Johnnie To. Un grido di battaglia che il regista, vecchio amico di Far East Film, lancerà nuovamente sotto i riflettori udinesi presentando il suo attesissimo Romancing in Thin Air (sarà il primo passaggio ad un Festival internazionale) ma anche presentando quattro corto/mediometraggi del Fresh Wave Short Film Festival che, nella città cantonese, lui stesso dirige per conto dell’Hong Kong Arts Development Council.

 

Voce dei giovani e giovanissimi talenti hongkonghesi, il Fresh Wave ha trovato proprio in Johnnie To (Presidente del Film and Media Arts Group) una solida colonna e un entusiasta ambasciatore internazionale: scoprire, coltivare e promuovere la next generation di cineasti e filmmaker è, per lui, il modo più felice di salvaguardare l’anima creativa della sua amatissima Hong Kong e di garantirle una continuità nel futuro.

 

Quattro, ripetiamo, i corti selezionati (e che supereranno per la primissima volta i confini di Hong Kong) dagli organizzatori del FEFF 14: si tratta di 1+1 di Mo Lai, The Decisive Moment di Wong Wai-kit, July 1st, an unhappy birthday di Li Miao e Sew di Li Yin-fung. I registi accompagneranno a Udine le proprie pellicole e, come anticipato, ci sarà anche Johnnie To, presente dalla Opening Night di venerdì 20 aprile fino a martedì 24 per la gioia dei tantissimi fan!

 

Quello di Johnnie To, senza alcun dubbio, è uno dei nomi più cari al team e agli spettatori di Far East Film: un’amicizia che dura da tempo, visto che fin dal numero zero del festival, nel 1998, il pubblico ha letteralmente adorato il mitico regista (l’anno successivo, poi, fu proprio un suo film, il memorabile A Hero Never Dies, ad aggiudicarsi l’Audience Award 1999, ora disponibile in DVD nella collana Far East Film - CG Home Video).

 

Hongkonghese per nascita, ma udinese per affettuosa acclamazione popolare, To ha inoltre voluto girare proprio nella città friulana alcune scene della comedy Yesterday Once More nel 2004.

 

Romancing in Thin Air, dopo la proiezione di Udine farà tappa al Trento Film Festival, storica rassegna internazionale dedicata al cinema di montagna.

 

Organizzato dal Centro Espressioni Cinematografiche con il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine”, sua sede storica assieme agli spazi del Visionario, il quattordicesimo Far East Film Festival presenterà una sessantina di titoli (tra anteprime, omaggi, riscoperte) e andrà in scena dal 20 al 28 aprile.

 

Link al trailer del film Romancing in Thin Air di Johnnie To.

http://www.youtube.com/watch?v=LofoXeHIAH0

 

Link al Festival Trailer di Quark Henares.

http://www.youtube.com/watch?v=aoHWsB1tfRg&list=UU0OOEYrsKWjQbPTMsJiRkfA&index=1&feature=plcp

Shuji

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“A SIMPLE LIFE”, DALL’ 8 MARZO NELLE SALE ITALIANE

 

Udine - Con il logo della friulana Tucker Film (“Departures”, “Poetry”), giovedì 8 marzo – Giorno della Donna – esce nella sale italiane il film “A Simple Life”. Diretto dalla regina della Nouvelle Vague di Hong Kong, Ann Hui, e premiato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 68. con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile - consegnata all’attrice Deanie Ip -, il film nella sua edizione italiana porta la firma di Elettra Caporello, nome illustre dei dialoghisti del nostro cinema, da vent’anni adattatrice di tutti i film di Woody Allen.

 

In contemporanea con l’uscita di Hong Kong, “A Simple Life” tra l’8 e il 9 marzo raggiungerà gli schermi di 20 città italiane lungo tutta la penisola.

 

A Milano “A Simple Life”, da venerdì 9 marzo, “entrerà in cartellone” al Cinema Apollo e a Roma all’Alcazar e al Fiamma.

 

Giovedì 8 marzo, all’Alcazar di Roma alle ore 21.00, il film sarà introdotto da Marco Müller.

 

In Friuli Venezia Giulia il film sarà al Visionario di Udine giovedì 8 alle ore 21.00 all’interno dell’evento speciale Calendidonna 2012; a Pordenone a Cinemazero e a Trieste al Cinema Giotto.

 

Tratto da una storia vera e in equilibrio tra melodramma e commedia, “A Simple Life” racconta la tenera amicizia tra la domestica Tao e il suo giovane padroncino, il produttore cinematografico Roger Lee. Tao è al servizio della famiglia del produttore da 60 anni e di lui si prende cura come se fosse un figlio. Ma le semplici cose della vita invertiranno presto i loro ruoli e il racconto della loro relazione, della loro ricchezza di affetti, si trasformerà quindi in un apologo sull’amore filiale, che non teme le differenze sociali, il decadimento del corpo e il trascorrere delle stagioni.

 

Ann Hui ha diretto più di 20 lungometraggi e ha vinto numerosi premi, tra cui nel 1996 l’Orso d’Argento a Berlino con “Summer Snow”. Nel 2009, il Far East Film Festival di Udine ha omaggiato il cinema di Ann Hui con una retrospettiva che comprendeva anche i suoi lavori televisivi. Inoltre è la prima regista donna ad ottenere l’Oscar Asiatico (Premio alla Carriera) che le sarà consegnato durante una serata di Gala agli Asian Film Awards a Hong Kong il prossimo 21 marzo.

 

La Tucker Film nasce dall’unione d’intenti tra il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine (organizzatore del Far East Film Festival) e Cinemazero di Pordenone.

 

 

Le sale italiane di “A Simple Life”:

 

TRIVENETO

Padova - Mpx - da giovedì 8 marzo

Treviso - Cinema Edera - da giovedì 8 marzo

Vicenza - Cinema Odeon - da venerdì 9 marzo

Trieste - Cinema Giotto - da venerdì 9 marzo

Udine - Cinema Visionario - da giovedì 8 marzo

Pordenone - Cinemazero - da giovedì 8 marzo

 

LOMBARDIA

Milano - Cinema Apollo - da venerdì 9 marzo

 

EMILIA ROMAGNA

Bologna - Cinema Odeon - da giovedì 8 marzo

Modena - Cinema Astra - da venerdì 9 marzo

Ravenna - Cinema Astoria - da definire

Rimini - Cineteca - da venerdì 9 marzo

Cesena - Cinema San Biagio - da giovedì 8 marzo

 

PUGLIA

Bari - Piccolo - da giovedì 8 marzo

Barletta - Multisala Opera - da venerdì 9 marzo

 

LAZIO

Roma - Cinema Fiamma - da definire

Roma - Cinema Alcazar - da giovedì 8 marzo

 

PIEMONTE

Torino - Cinema Ambrosio - da venerdì 9 marzo

 

SICILIA

Palermo – Cinema Gaudium – da giovedì 8 marzo

 

SARDEGNA

Cagliari – Cinema Greenwitch – da giovedì 8 marzo

 

 

TUCKER FILM

Tel +39 0432 299545

tuckerpress@tuckerfilm.com

www.tuckerfilm.com

Shuji

TUTTO mi sarei aspettato tranne che il FEFF 14' edizione puntasse su questo outsider...

 

http://www.youtube.com/watch?v=CfjoOnsVtt8

 

20 / 28 aprile 2012 - Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” & Visionario

FAR EAST FILM FESTIVAL 14

 

Una stralunata ragazza affitta-gatti conosce il segreto della felicità?

 

Batte bandiera giapponese Rent-a-Cat, la sorprendente commedia di Ogigami Naoko su cui il FEFF 14 punta la sua scommessa.

 

comunicato stampa del 23 febbraio 2012

con preghiera di pubblicazione/diffusione

 

UDINE – Ogni anno, selezionando campioni d’incassi e preziose visioni d’autore, Far East Film scommette su un’opera che si collochi al di là delle immediate catalogazioni. Un outsider, a tutti gli effetti, capace di contendere i riflettori del festival ai numerosi titoli principali. È successo con Departures, citando l’esempio sicuramente più noto, e succederà in questa quattordicesima edizione con il sorprendente Rent-a-Cat (Rentaneko), affine al capolavoro di Takita Yojiro per clima narrativo, forza poetica e provenienza.

 

Batte, infatti, bandiera giapponese anche l’insolita commedia firmata da Ogigami Naoko: una favola eccentrica e moderna, sorridente e profonda, che sembra scritta da Gianni Rodari e animata dal grande Miyazaki. La storia della giovane Sayoko (l’attrice Ichikawa Mikako) che per vocazione, prima ancora che per mestiere, tenta di riparare i cuori dolenti delle persone sole… affittando gatti. In che modo? Un carretto pieno di felini, un piccolo megafono (scommessa nella scommessa: il buffo mantra attira-clienti di Sayoko diventerà uno dei tormentoni del FEFF 14), un regolare contratto da sottoscrivere. E il gioco È fatto!

 

La consonante che distingue Rent-a-Cat da Rent-a-Car, oltre a determinare una professione quantomeno bizzarra, nasconde quindi il segreto della felicità? Forse no, forse la felicità non È a portata di mano come la solitudine, ma la speranza sì: e Sayoko, più sola delle persone che cerca di aiutare, È una che di speranze se ne intende. Le speranze, Sayoko, le affitta agli altri e ne regala a se stessa, tutti i giorni, convinta che i vuoti dell’anima si possano colmare e che i buchi del cuore si possano rammendare…

 

Impaginata con rara delicatezza e costruita su una figura femminile che il pubblico non dimenticherà tanto facilmente, Rent-a-Cat (distribuzione Nikkatsu Corporation) È una delle sessanta pellicole che verranno proiettate a Udine – solidissima roccaforte asiatica d’Occidente – dal 20 al 28 aprile.

 

Anteprime europee e anteprime internazionali raccolte in una un’ampia selezione che attinge al meglio dei cataloghi di Hong Kong, Cina, Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Malesia, Indonesia, Filippine, Singapore e Taiwan. Entrare al Teatro Nuovo “Giovanni da Udine”, con i suoi 1.200 posti (sempre gremiti), o al Visionario, sarà dunque come frequentare una sala di di Seoul, di Tokyo o di Manila, per godersi gli stessi film che gli abitanti di quelle metropoli guardano tutti i giorni.

 

Udine, però, non darà spazio soltanto all’Oriente contemporaneo ma anche al suo passato, studiando attraverso 10 titoli invisibili in Occidente uno dei periodi più scuri (ma, culturalmente, più fertili) della storia della Corea del Sud: gli anni Settanta.

 

Sono disponibili immagini in JPG previa richiesta

 

Ufficio Stampa/Udine Far East Film 14

Gianmatteo Pellizzari, Manuela Morana e Ippolita Nigris Cosattini

 

Centro Espressioni Cinematografiche

Via Villalta, 24 - 33100 Udine tel. 0432/299545 - fax. 0432/229815

feff@cecudine.org - www.fareastfilm.com

Shuji

Mi girano e integralmente rigiro:

--

 

MISSIONE: ESTREMO ORIENTE

 

Il direttore Carlo Freccero, punta su 25 film di genere dall’Asia,

ogni martedì su RAI 4 in prima serata!

 

Appuntamento assolutamente immancabile per tutti i frequentatori e gli appassionati del Far East Film Festival è il nuovo ciclo dedicato al cinema asiatico pensato e promosso da Carlo Freccero per il palinsesto di RAI 4.

 

Si tratta di 25 titoli (molti dei quali già visti e amati a Udine) tra cui spiccano i due “IP MAN” di Wilson Yip ma anche i nuovissimi “DETECTIVE DEE E IL MISTERO DELLA FIAMMA FANTASMA” di Tsui Hark, “LA CONGIURA DELLA PIETRA NERA - REIGN OF ASSASSINS” di John Woo e Su Chao-pin e il “nerissimo” giapponese “CONFESSIONS” di Nakashima Tetsuya, vincitore del Black Dragon Award durante la scorsa edizione del Far East Film (questi ultimi 3 distribuiti in Italia dalla friulana Tucker Film).

 

Non mancheranno inoltre i capolavori del cinema di Hong Kong da “ONE NITE IN MONGKOK” di Derek Yee a “A HERO NEVER DIES” di Johnnie To ai quali si affianca anche una ricchissima selezione di titoli provenienti da Thailandia, Corea del Sud e Cina.

 

Questa sera, 27 settembre, alle ore 21.00 sarà la volta di “FEARLESS” di Ronny Yu con uno straordinario Jet Li.

 

Le prossime settimane, sempre il martedì in prima serata, verranno trasmessi, nell’ordine, i due action thailandesi “ONG BAK” e “CHOCOLATE” e, a seguire, la saga degli “IP MAN”.

 

Non è una favola, ma grazie a RAI 4 e a Carlo Freccero, lo spirito del Far East Film rivive ogni settimana sul piccolo schermo!! Sintonizzatevi!

 

 

 

Per approfondire:

 

http://www.rai.it/dl/Rai4/

 

www.fareastfilm.com

 

 

Tutti i film del ciclo:

 

Fearless (2006)

Ip Man (2008, 1° vis.)

Ip Man 2 (2010, 1° vis.)

La foresta dei pugnali volanti (2004)

The Warlords - La battaglia dei tre guerrieri (2007)

The Myth - Il risveglio di un eroe (2005)

Il regno proibito (2008)

Little Big Soldier (2010)

A Hero Never Dies (1998, 1° vis.)

The Longest Nite (1998, 1° vis.)

Breaking News (2004)

Beast Stalker (2008, 1° vis.)

The Sniper (2009, 1° vis.)

Fire of Conscience (2010, 1° vis.)

New Police Story (2004)

Connected (2008, 1° vis.)

Bullets Over Summer (1999, 1° vis.)

One Nite in Mongkok (2004, 1° vis.)

Ong Bak - Nato per combattere (2003)

Chocolate (2008)

Confessions (2009, 1° vis.)

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2010, 1° vis. free)

La congiura della pietra nera - Reign of Assassins (2010, 1° vis. free)

The Good, the Bad, the Weird (2008, 1° vis. free)

La vendetta del dragone (2009) mostrato il 20 settembre

 

 

 

Far East Film Festival 14, 20 - 28 aprile /2012

Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” e Visionario

 

Udine, Italy

 

www.fareastfilm.com

Shuji

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Cosa accade quando capita di trovare il tempo di vedere un film per il quale avevi altissime aspettative, che davi per scontato ti piacesse; sia per genere, sia per protagonisti, sia perchè il trailer comunque era promettente, ed invece ti trovi dinanzi una incommensurabile porcata?

 

"OHIBO'"!

 

ecco, mi sono trovato a dire questo con un tono irripetibile, quando ad un tratto ecco che una tartaruga viola di peluche zompa addosso ad una macchina fotografica chiusa nella sua custodia, cercando di farsela. (VD, appunto, immagine).

 

 

E la cosa è singolare sia per ovvi motivi, quali: il fatto che pur considerandosi viola di certo non lo è, la scelta inconsueta del soggetto per copulare, e non ultimo il fatto che la targaruga Lola è di sesso femminile(?). Questo insieme di circostanze non di poco conto, evidenziano il notevole stato confusionale della suddetta tartaruga Lola, e quindi la propria predisposizione al commento di queste recensioni.

 

Detto questo, le recensioni che seguiranno con questa mia particolare assistente avranno il seguente e assai semplice svolgimento; 'a guisa' di un indicatore di spettro musicale, una versione ridotta di Lola mostrerà visivamente la sua approvazione per le sequenze e le frasi riportate, ripetendo l'immagine più volte, a seconda.

 

Partiamo con il film che ha ori(gi)nato tutto questo:

 

"YOUR HIGHNESS"

 

Il film inizia con il più squallido cliche che vuole che ogni racconto di genere fantasy e similare, debba seguire un linguaggio ampolloso e talmente sopra le righe da risultare ridicolo. Qua ovviamente dato il 'tipo' di film si calca non poco la mano, e la cosa inizia già a prendere una direzione particolare...

 

Dopodichè il genialissimo autore della storia, surprise-surprise, cambia totalmente registro narrativo e, udite udite, ambienta il parlato ai giorni nostri, con tanto di parolacce e disquisizioni decisamente di ordine poco-fino anche per uno scaricatore di porto incazzato con tutto il mondo, con il problema che TUTTI i personaggi lo usano.

 

Dopo siffatto ed assolutamente inaspettato cambio di registro, ecco che la parte centrale della storia si basa su di una Quest; una roba da brivido, recuperare una spada in un labirinto, che è l'unica arma che pò menà il mago cattivo-cattivo che ha sequestrato la vergine donna del fratello-bravo.

Decenni di storie di genere fantastico hanno in contemporanea cosi' sostituito l'ulular di lupi e bestie aliene fuor dal castello, inanellando una cacofonia di ottimo timbro e livello sonoro.

 

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Per arrivarci ovviamente il principe-fratello bravo-ergo-minchione, e il fratello brutto-ergo-stronz*-in-senso-di-bastardo, si dirigono verso un mago-magoso, una roba del genere, che a dire il vero farebbe pure a tema miglior rima con 'bavoso', visto che è una specie di 'coso' con tendenze poco velatamente 'pedo/porco'.

 

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Ma qua arriva il bello, ne avevamo parlato del labirinto in cui è celata la spada oggetto della Quest?

Ecco, ovviamente nel labirinto c'è un MINOTAURO.

 

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Anche questo minotauro con 'quelle tendenze' specialmente 'omo' visto che cerca di 'farsi' il paggio del fratello-brutto. Nel frattempo il fratello-principe-bello è stato rapito dai suoi amici cavalieri che a sua volta hanno... vabbè ci siamo capiti quali tendenze.

 

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Qua, il fratello principe brutto, senza alcuna ragione scopre di avere un Cuore Nobile, affronta una (boh) prova, prende la spada che poteva essere presa solo da un eroe (con l'occasione cambia anche parte del vestiario, perchè altrimenti il tutto non era ABBASTANZA ridicolo) e... si il labirinto non serve a una sega, ma non sottilizzamo. Ah, appena si vede trafigge il minotauro con la spada e chi s'è visto s'è visto.

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..-e, dimenticavo, il fratello-brutto non riuscendo a tagliare un corno del minotauro per ricordo dell'impresa ha la brillante idea di tagliargli il pene e di metterselo al collo.

 

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Da qualche parte nella storia poi incontrano Nicole Kidman Natalie Portman che ha l'unica funzione concreta di far vedere il cu*o dietro un tanga, e alla fine di un lungo e periglioso viaggio (e se pioveva? Eh? Non li considerate mica questi pericoli!), ecco che il fratello-brutto aiuterà il fratello-buono a vincere contro il mago cattivo-cattivo e a riprendersi la findanzata-vergine, il tutto dopo esilaranti battute e doppi-tripli-quadrupli sensi sparati così a caso in modo che qualcuno possa anche correre il rischio di 'colpire' l'interesse del pubblico.

 

Nella considerazione finale che Lola ha evidentemente molto apprezzato tutto ciò, fornisco quindi a questo film il sigillo:

 

lolaapproved.jpg(Lola Approved).

 

 

Se avete qualche altro CAPOLAVORO di questo tipo, segnalatelo e vedremo quanto e come Lola approverà o meno.

 

DISCLAIMER:

In questo messaggio nessun animale è stato ferito od obbligato a fare alcunchè senza che lo volesse. Il mio gatto, non appartenente al regno animale ma a quello demoniaco, è esentato da tale disclaimer.

Shuji

(piccolo sfogo OT personale)

 

Si, dico a te, razza di aborto di Gremlin preso a calci in c*lo da Joe Dante.

Puoi rispondermi a una domanda sulla tua esistenza, ovvero:

perche' diavolo esisti?

 

Parlo di quanto di seguito.

 

Avendomi regalato un netbook koreano, e devo dire che penso anche di usarlo per molte cose, vado, molto semplicemente, ad aggiornare online sia windows che... una sezione particolare di setup chiamata 'samsung upgrade' una roba cosi'.

 

Rientro in studio la mattina, il coso ha fatto tutti i suoi aggiornamenti, pare tutto a posto.

Penso che mi piace molto il display non glossy, almeno posso usarlo bene anche all'esterno; stacco la presa per la corrente e tutto e' ok come prima.

 

C'e' qualcosa che non mi torna, ma ho altro da fare il mattino, cosi' ci 'gioco' per una decina di minuti, chiudo il tutto e prima di uscire, passando davanti ad uno specchio dico tra me e me 'Toh, oggi sembri piu' abbronzato".

 

I piu' perfidi avranno capito gia' qui dove voglio andare a parare, comunque continuo;

eh si, la luminosita' del display e' sempre sparata a manetta, infatti per i vari profili dovrebbe comportarsi in modo differente, a seconda se e' collegato o meno alla rete, se si sta usando o meno il sistema a pieno regime etc. E invece no. Ma prima funzionava regolarmente.

 

Ovviamente ne sono venuto a capo stasera, e ovviamente era il &//&%/&(& UPGRADE dei driver video che era spuntato come aggiornamento nel software samsung upgrade, che e' BACATO e rende impossibile gestire la luminosita' del display, sia in manuale che in automatico.

 

E' Allucinante.

Ho dovuto recuperare driver intel dedicati, fare prove, cambiare chiavi di registro, per un problema che non ha alcun senso di esistere. E per una cosa leggo in giro, gia' segnalata da MESI.

 

Ora quindi, tu, Omino Samsung che ci leggi e che SAI stiamo parlano di te, oltre a domandarmi perche' diavolo esisti, prima o poi, quando ti avro' sotto gli scarponi mentre ti alzero' osannante a calci, pensi che mi potrai gentilmente dire perche' insisti a complicarti e a complicare la vita degli altri con queste cazz*te?

 

Grazie.

Shuji

(Giro come ricevuto) PRESTO IN SALA POETRY DI LEE CHANG-DONG, VINCITORE DI DUE PRESTIGIOSI ASIAN FILM AWARDS

 

POETRY del regista coreano LEE Chang-dong ha trionfato il 21 marzo agli Asian Film Awards di Hong Kong, la cerimonia degli Oscar orientali, conquistando il Premio per la Miglior Regia e il Premio per la Miglior Sceneggiatura - riconoscimento ottenuto anche a Cannes – nonostante l’agguerrita concorrenza della Cina e del sub-continente indiano.

 

Lee Chang-dong sarà a breve in Italia per la presentazione di POETRY che sarà distribuito nelle sale italiane dal 1° aprile dalla Tucker Film, di nuovo sugli schermi dopo il successo dello scorso anno col premio Oscar Departures.

 

Noto per il suo impegno come Ministro della Cultura coreana, ma soprattutto apprezzato dalle platee per Oasis, vincitore del Leone d’Oro e della Coppa Volpi per la Migliore Attrice alla Mostra di Venezia 2002, e per Secret Sunshine, che vinse a Cannes 2007 il premio per la Migliore Interpretazione Femminile e i premi per il Miglior Film e per la Miglior Regia agli Asian Film Awards 2008, Lee Chang-dong promette di “incantare” ancora una volta pubblico e critica italiano con una nuova storia che colpisce al cuore: quella di POETRY.

 

 

 

POETRY racconta di Mija che si ribella alla realtà con la ricerca della bellezza. A 66 anni, la donna vive col nipote, studente di liceo di una piccola città nella Corea del Sud. Mija è eccentrica e piena di curiosità. Il caso la porta a frequentare un corso di scrittura poetica e, per la prima volta nella sua vita, a scrivere una poesia. Mija cerca la bellezza anche nel suo ambiente, al quale fino ad allora, non aveva prestato un’attenzione particolare. Ha l’impressione così di scoprire delle cose che erano sempre state davanti ai suoi occhi. Ma il suo sogno di scrivere poesia deve fare i conti con una realtà dolorosa e sordida, a cui si rifiuta di prestare il fianco, che immagina diversa e finisce per trasfigurare – forse per l'Alzheimer che la sta aggredendo. Una realtà a cui si ribella con la ricerca della bellezza.

 

La Tucker Film unisce il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine (organizzatore del Far East Film Festival) e Cinemazero di Pordenone.

 

www.tuckerfilm.com

Shuji

Segue testo

 

UDINE – Se Hollywood trasloca in Oriente, rifacendo i propri film su misura per il grande mercato del Sol Levante (parliamo di titoli forti come Sideways e Ghost), anche l’industria cinematografica giapponese dedica le sue migliori attenzioni ai prodotti degli States. E’ il caso di Paranormal Activity 2, spaventoso remake del celebratissimo horror made in USA, che il tredicesimo Far East Film Festival di Udine presenterà come anteprima internazionale!

 

Firmato da Nagae Toshikazu e distribuito in Occidente dall'americana Iam Global, il film ricalca fedelmente la struttura del cult movie originale (nonostante il numero 2 faccia pensare ad un sequel) ma se ne discosta quanto basta per creare nuovi brividi e nuove (brutte) sorprese. Ci sono due fratelli, c’è una stanza, c’è una videocamera che filtra lo sguardo degli spettatori. E c’è, soprattutto, una sinistra presenza. Cosa si nasconde nella buia notte di Tokyo?

 

Non c’è dubbio: la gloriosa tradizione del new horror nipponico, sempre testimoniata con cura e affetto dal Far East Film Festival (nel 2000, ricordiamo, Udine è stato il primissimo domicilio occidentale della trilogia The Ring), trova in Paranormal Activity 2 una solida roccaforte d’inizio decennio. Il punto da cui ripartire per modernizzare e, forse, radicalizzare un genere tra i più amati …

Shuji

(mi segnalano e reinoltro integralmente. :messicano: )

 

Sarà il superhero Zebraman il protagonista di due film della Mezzanotte della 67. Mostra Internazionale d’Arte, con Zebraman (2004) e l’attesissimo sequel Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City) (2010) del visionario regista giapponese Miike Takashi.

 

Il primo dei due film, Zebraman uscito in Giappone nel 2004, sarà proiettato fuori concorso la notte dell’ 8 settembre (Sala Perla ore 0.15), il secondo, Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City) sarà proiettato fuori concorso il 9 settembre (Sala Grande alle ore 0.30), subito dopo la visione del suo attesissimo samurai/action 13 Assassins (in concorso, in prima mondiale) a chiudere quindi un’intera serata votata alla genialità di uno degli autori più estremi e innovatori del cinema mondiale.

 

L’opera di Miike Takashi, contrassegnata dagli eccessi della sua coraggiosa efferatezza (si pensi a Audition o a Ichi The Killer o al censurato Imprint) ed esemplare nella sua unica prolificità (più di 70 film in vent’anni di carriera, nessuno ha un ritmo di lavoro pari al suo), non è certo inedita a Venezia. A cinque anni dalla presentazione fuori concorso del “fantastico” The Great Yokai War (Venezia 2005) un bizzarro racconto capace di immergersi nelle leggende locali dell’eterna lotta tra il male e il bene e a tre anni dall’impareggiabile Sukiyaki Western Django (Venezia 2007) esempio irripetibile di “macaroni western in salsa nipponica”, Venezia non poteva che inoltrarsi nuovamente nell’universo Miike. Un universo stravagante dominato da uno stile grottesco e anarchico che mostra assoluta indifferenza sia verso i generi cinematografici - li ha sostanzialmente frequentati tutti “violentandoli” e reinventandoli - che verso le gerarchie tra film di serie A e B; uno spazio espressivo totalmente libero la cui nascita e definizione è indubbiamente uno degli eventi che più hanno segnato il cinema di questi ultimi anni.

 

Miike Takashi ha realizzato i film di genere in modo diverso da qualsiasi altro regista e il genere dei supereroi non fa certo eccezione. I due Zebraman appartengono a questa categoria e al contrario dei film hollywoodiani non posseggono un tono dark e metaforico, ma appaiono rumorosi, impertinenti, straripanti di inventiva e di mistero nonché dominati da creature mutanti, tartarughe in fuga, gag, riferimenti alla cultura anni Settanta e coreografie musicali con movenze anche salaci o per meglio dire espressamente sensuali. I due Zebraman, entrambi sceneggiati dall’eccentrico Kudo Kankuro, raccontano la vittoria sul male di un uomo qualunque, un professore di scuola media, che appassionato del serial TV “Zebraman” scopre di possedere gli stessi poteri magici (decisivi per combattere gli alieni) indossando il costume del suo idolo televisivo. Nel secondo episodio, Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City), ambientato nel 2025 il protagonista (l’oramai canuto Aikawa Show) si sveglia dopo un sonno di 15 anni in una nuova Tokyo che porta il nome di Zebra City. In questa città al confine tra il bene e il male, i potenti hanno decretato che per cinque minuti due volte al giorno, nello "Zebra Time," la polizia mascherata e vestita di cuoio può uccidere chiunque per le strade come "prevenzione" della criminalità. E’ in questo scenario apocalittico che avrà inizio la controffensiva di Zebraman.

 

Con la presentazione dei due Zebraman a mezzanotte si rinnova il legame tra la Mostra del Cinema di Venezia e il Far East Film Festival di Udine. Legame che negli scorsi anni aveva portato alla proposta notturna di due sorprendenti film asiatici di genere: il bizzarro e parodistico Guilala gyakushu - Samitto kiki ippatsu! (Monster X Strikes Back: Attack The G8 Summit!) del regista giapponese Minoru Kawasaki e l’epico film “salgariano” di pirati Puen-yai-jom-sa-lad( Queens of Langkasuka) di Nonzee Nimibutr, la più ambiziosa (e costosa) produzione del cinema thailandese degli ultimi anni.

 

Miike Takashi è stato di Udine uno dei beniamini più amati. Nel 2002 con Ichi The Killer, nel 2003 con Shangri-la e Graveyard Of Honour, e nel 2006 con Imprint, l’episodio della serie Masters of Horror e nel 2009 con Yatterman trasposizione del celebre cartone animato Yattaman.

 

 

Note biografiche:

 

 

Autore cult per eccellenza, Miike Takashi (Yao, Giappone, 1960) è tra i pochi registi contemporanei che riescono a fondere qualità e quantità, affiancando ad una produzione davvero sterminata, un’attenzione costante per il dettaglio e uno studio incessante sulle possibilità del mezzo cinematografico. L’esordio cinematografico di Miike Takashi, avviene come aiuto regista al fianco di Shoei Imamura, dopo un decennio di impegno in campo televisivo. A partire da Shinjuku Triad Society (1995), alterna produzioni ad alto budget, catturando l’attenzione della critica internazionale con Audition (1999) e mantenendo come costanti della sua produzione il gusto per la violenza estrema e per le storie di reietti, accanto a forti venature nostalgiche. Dopo una prima presenza alla 60. Mostra di Venezia tra gli interpreti di Last Life In The Universe (2003) di Pen-Ek Ratanaruang, l’anno seguente il suo Izo (2004) è presentato nella sezione Nuovi Orizzonti alla 61. Mostra mentre Box entra a far parte del film-contenitore Saam Gaang Yi. Nel 2005 firma la regia di Yôkai daisensô, presentato alla 62. Mostra nella sezione Fuori Concorso. Ritorna a Venezia in concorso nel 2007 con Sukiyaki Western Django, pellicola che vede nel cast anche Quentin Tarantino, che è da sempre un grande ammiratore del regista giapponese. Oltre alla Mostra di Venezia, Miike è stato spesso protagonista al Far East Festival di Udine, dove nel 2002 ha presentato l’estremo Ichi The Killer, nel 2003 il sorprendente film umanista Shangri-la e il thriller gangsteristico Graveyard Of Honour. Miike torna a Udine nel 2006 per introdurre in anteprima Imprint, l’episodio della serie Masters of Horror mai trasmesso dalla Showtime, la TV via cavo americana che ne aveva prodotto la serie, perché considerato "troppo forte". Il Far East Film gli dedicherà poi la serata di chiusura dell’edizione 2009, resa memorabile dalla visione in prima europea del suo Yatterman, trasposizione del celebre cartone animato Yattaman, lanciato in Giappone nel 1977 e trasmesso in Italia nel 1983.

 

 

Venezia, 28 agosto 2010

Per ulteriori informazioni

Ufficio Stampa la Biennale di Venezia

Shuji

Anni fa, il che corrisponde sicuramente a molti anni prima che facessi ricco DDDHouse, una cosa del cinema giapponese e non solo mi aveva colpito e lasciato con degli interrogativi:

 

747px-Engaku-ji_Ozu-Yasujiro%27s-Grave.jpg

 

La lapide di Ozu Yazujiro, il celeberrimo regista giapponese, ove in luogo del nome, vi e' l'ideogramma che sta per MU, o vuoto che dir si voglia.

 

Dopo diverso tempo poi avevo compreso che una delle 'chiavi' per comprendere la rappresentazione scenica dei film giapponesi, era quella di 'cambiare' una valenza; quella che occidentalmente noi assegniamo al vuoto come 'negativita'.

 

Togliendo quel velo negativo a tale equivalenza, iniziamo a percepire la 'differente' percezione delle cose di questa cultura.

 

Il vuoto non e' il "quid" nagativo che 'separa' le cose in un dato spazio, ma crea delle "relazioni" con esse.

Il vuoto in qualche modo 'informa' i sensi della 'percezione' differente degli oggetti, specie con giochi di luce chiaro/scuro, contribuendo a stimolarli ed a regalarci di essi una 'visione personale' degli stessi, anche in relazione alle distanze tra insiemi di volumi.

 

Alla fine e' il concetto del tutto errato che in occidente si ha del wabi-sabi; si comprano oggetti di una certa foggia, ma l'importante non e' legato agli oggetti. Ma allo spazio in se'.

 

 

Come dicevo prima, per molti che non avevano avuto occasione di vedere qualcosa del periodo di Ozu od antecedente, c'e' una certa linea narrativa che informa la cinematografia di quegli anni; quando Ozu, molte volte, riprende con uno evidente 'stacco', che so, degli elementi ferroviari senz'altro in campo e che non rappresentano cio' che un personaggio vede (quindi un dettaglio) o che in qualche modo e' legato al contesto narrativo, in realta' secondo me non indica una qualche chiave di lettura natura metaforica, ma con quei 'vuoti' centellina il concetto di mono-no-aware, di scorrere del tempo con una patina di rimpianto, in qualche modo fortemente associato, ma non con reale valenza animista ma rappresentativa dello spazio, agli oggetti.

 

E' quindi un 'quid' assai legato alla cultura giapponese.

 

C'e' anche una cosa che mi aveva incuriosito ai tempi, ed era una curiosa assonanza di un certo elemento delle abitazioni/appartamenti, uno 'spazio' in qualche modo tenuto 'celato' ed indviduale (contenente o meno certi oggetti), un termine che non rammento ora, con questo tipo di riprese.

 

La cinematografia di Ozu, quella giapponese in senso lato, spesse volte a me dava l'impressione di un voler 'aprire' degli spazi personali ed indviduali, quegli spazi, per mostrarli.

Shuji

Il Cinema della Corea del Sud (sintesi).

 

La ribalta anche internazionale per una cinematografia che da piu' parti viene proclamata

essere la nuova Hong Kong, avviene nel 1999 con il film "Swiri/Shiri" del regista Kang Je-Gyu

che per il territorio e per il periodo era un colossal originariamente di 5 Milioni di

dollari circa, fruttandone 60 solo in patria, divenendo il piu' grande successo mai ottenuto nella Corea del Sud. L'ennesimo ed ultimo successo di kang Je-Gyu e' Taegukgi (2004), film che tuttora, con dati aggiornati al 13 luglio, risulta il terzo film coreano piu' visto nella storia della Corea, sottraendo la palma a Silmido (vd. tabella in fondo).

 

Successivamente a Shiri, Joint Security Area (2000) di Park Chan-wook otterra' successo

quasi a livello di Shiri, e lo stesso Park Chan-Wook verra' proiettato nell'olimpo dei

registi coreani, divenendo famoso all'estero forse di piu' per quella che e' una sorta di

'trilogia della vendetta', che comprende "Boksuneun naui geot/Sympathy for Mr.

Vengeance"(2002), "Oldeu Boi/Old Boy"(2003), "Chinjeol-han Geum-ja-ssi/Sympathy for Lady

Vengeance"(2005).

 

A Kang Je-Gyu ed a Park Chan-wook ci sono altri talenti da aggiungere per una panoramica il

piu' possibile completa, come Kim Jee-won, il cui film del 1998 "The Quiet Family", ad

esempio, e' stato oggetto di remake da parte di Takashi Miike in "Happiness of the

katakuris", mentre "Janghwa, Hongryeon/Tale of two sisters" (2003) ha visto un remake

americano proprio quest'anno, con "The Uninvited", che vede al debutto i fratelli Charles e

Thomas Guard (con risultati c'e' da dire non entusiasmanti al botteghino, nonostante il remake non sia da buttare). I non rassicuranti risultati del remake probabilmente non faranno vedere un remake o la distribuzione di un altro film di Kim Jiwoon; "Banchikwang/The Foul King" (2000).

Il suo ultimo film risale al 2005 ed e' "Dalkomhan insaeng/Bittersweet Life"

 

Impossibile poi non ricordare e mettere in evidenza Kim Ki Duk, che si muove nel territorio

del racconto di dolore e passione di "Seom/The isle" (2000), passando per "Nabbeun namja/Bad

Guy" (2001), fino alla liricita' di "Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom/Primavera, estate,

autunno, inverno... e ancora primavera" (2003). Il suo ultimo film e' "Areumdapta/Beautiful" (2008)

 

Ricordiamo tra i talenti visionari Jeong Jun-hwan con il suo particolare "Jigureul

jikyeora!/Save the green planet" (2003), e di Cho Jin-gyu con la particolare commedia "Jopog Manura/My wife is a gangster" (2001, con due seguiti nel 2003 e nel 2006) . Di tale film e' in programmazione l'ennesimo remake USA, si vocifera con Andy Garcia nel cast.

 

Certo, il cinema sud-coreano non e' sinonimo solo di sceneggiatori o registi, ma anche di

validi attori, basti ricordare quel Shin Ha-kyun che va con nonchalance da JSA (Joint

Security Area), al su menzionato e stralunato "Save the Green Planet", fino a "Sympathy for

Mr. Vengeance".

 

Di seguito potrete leggere una tabella di gradimento 'alltime', quindi di sempre, del

pubblico sud-coreano nelle sale cinematografiche. E' interessante notare che nelle prime 10

posizioni vi siano 9 film coreani, che l'unico ad entrare in classifica tra i primi 10 sia Transformers

(sic) e che Shiri e JSA ancora resistano tra i primi 20 a discapito degli anni trascorsi

(sono rispettivamente al 15' e al 18' posto).

 

 

Alltime Korean Box Office in tickets sold (As of July 13)

 

1 The Host (Korean) 13,019,740

2 King and the Clown (Korean) 12,302,831

3 Taegukgi (Korean) 11,746,135

4 Silmido (Korean) 11,074,000

5 Dragon Wars (Korean) 8,426,973

6 Scandal Makers (Korean) 8,269,727

7 Friend (Korean) 8,134,500

8 Transformers 7,408,638

9 May 18th (Korean) 7,307,993

10 The Good, the Bad, and the Weird (Korean) 7,038,642

11 Tazza: The High Rollers (Korean) 6,847,777

12 Transformers: Revenge of the Fallen 6,610,659

13 200 Pound Beauty (Korean) 6,619,498

14 Welcome to Dongmakgol (Korean) 6,494,904

15 Shiri (Korean) 6,210,000

16 My Boss, My Teacher (Korean) 6,105,431

17 Lord of the Rings: Return of the King 5,960,000

18 JSA(Joint Security Area) (Korean) 5,830,000

19 Mission: Impossible 3 5,740,789

20 Marrying the Mafia 2 (Korean) 5,635,266

21 Marrying the Mafia (Korean) 5,200,001

22 My Wife is a Gangster (Korean) 5,180,900

23 Marathon (Korean) 5,179,154

24 Lord of the Rings: The Two Towers 5,145,193

25 Memories of Murder (Korean) 5,101,645

26 The Chaser (Korean) 5,071,508

27 Pirates of the Caribbean: At World's End 4,966,571

28 Spider-Man 3 4,935,660

29 My Sassy Girl (Korean) 4,852,845

30 My Tutor Friend (Korean) 4,809,871

31 Titanic 4,700,000

32 Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest 4,628,903

33 Night at the Museum 4,590,000

34 Mamma Mia 4,559,833

35 Kung Fu Panda 4,552,416

36 Terminator Salvation: The Future Begins 4,524,512

37 Kick the Moon (Korean) 4,353,800

38 Harry Potter and the Chamber of Secrets 4,340,487

39 Iron Man 4,306,944

40 Public Enemy Returns (Korean) 4,293,361

41 King Kong 4,232,430

42 The Mummy: Tomb of the Dragon Emperor 4,145,248

43 Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull 4,114,271

44 The Dark Knight 4,106,250

45 Typhoon (Korean) 4,094,395

46 The Way Home (Korean) 4,091,000

47 Sex is Zero (Korean) 4,089,900

48 7th Grade Civil Servant (Korean) 4,076,883

49 Forever the Moment (Korean) 4,044,201

50 Harry Potter and the Sorcerer's Stone 4,030,000

51 Ghost 4,000,000

52 Another Public Enemy 3,911,356

53 Hanbando (Korean) 3,880,808

54 LOTR: FOTR 3,873,300

55 Troy 3,851,000

56 A Frozen Flower (Korean) 3,768,619

57 The Devine Weapon (Korean) 3,750,978

58 Hi, Dharma (Korean) 3,746,000

59 The Island 3,682,900

60 Harry Potter and the Order of the Phoenix 3,642,400

61 Harry Potter and the Goblet of Fire 3,615,300

62 The Matrix Reloaded 3,600,000

63 Mr. and Mrs. Smith 3,546,900

64 Marrying the Mafia 3 (Korean) 3,464,516

65 Minority Report 3,379,000

66 Untold Scandal (Korean) 3,345,268

67 The Da Vinci Code 3,339,082

68 My Boss, My Hero (Korean) 3,302,000

69 Shrek 2 3,300,533

70 Old Boy (Korean) 3,260,000

71 Voice of a Murderer (Korean) 3,245,865

72 War of the Worlds 3,223,000

73 Sympathy for Lady Vengeance (Korean) 3,163,897

74 My Little Bride (Korean) 3,149,500

75 Maundy Thursday (Korean) 3,132,320

76 Live Free or Die Hard 3,129,894

77 Oh! Brothers (Korean) 3,125,256

78 Once Upon a Time in High School (Korean) 3,115,767

79 A Tale of Two Sisters (Korean) 3,110,000

80 Mapado (Korean) 3,090,467

81 Jail Breakers (Korean) 3,073,919

82 You Are My Sunshine (Korean) 3,051,134

83 Les Grand Chef (Korean) 3,029,000

84 Howl's Moving Castle 3,015,615

85 The Day After Tomorrow 3,006,400

86 Mother 2,998,362

87 Public Enemy (Korean) 2,987,900

88 300 2,985,500

89 Old Partner (Korean) 2,952,548

90 Wanted 2,943,122

91 The Golden Compass 2,942,609

Shuji

Cinema di Hong Kong

Il Cinema di Hong Kong (sintesi)

---

 

Nel ventennio 1980-90 il fulcro del cinema asiatico aveva un nome; Hong Kong; a livello

industriale-cinematografico e produttivo non cosi' distante da USA e India.

I nomi di punta allora erano principalmente tre, Jackie Chan, John Woo e Tsui Hark.

Solo in ordine temporale e accennando ad un solo film a testa, di Jackie Chan ricordiamo

"'A' gai waak" (1983), da noi conosciuto con il nome "Operazione Pirati. Project A", di John

Woo "A better tomorrow" (1986), di Tsui Hark "Zu warriors" (1983). Woo e' stato il primo

regista ad essere ingaggiato negli USA, con il film "Hard Target" (1993), in Italia "Senza

Tregua". La differenza sostanziale delle produzioni di Hong Kong rispetto ad esempio alle

mega produzioni americane, e' che anche i nomi piu' famosi lavorano/avano in un meccanismo

industriale molto ben collaudato, che richiede ad esempio alle stesse star di girare tutte

le parti di un film, senza controfigure o stuntmen. Spesso un attore girava anche un film al

mese.

 

E' del 1992 (circa) la casa di produzione "United Filmmakers Organization" (conosciuta poi

con la sigla UFO) fondata da Eric Tsang, con tra gli altri Peter Chan, con l'intento di

produrre commedie di tipo prettamente sentimentale, dal setup contemporaneo e con

protagonista per lo piu' la classe media del paese. Produzioni distanti dai tipici film

d'azione di Hong Kong.

 

Le cose iniziano a cambiare nei tardi anni novanta, con la migrazione di molti attori famosi

verso occidente, e con il ritorno nel 1997 di Hong Kong nella Repubblica Popolare Cinese.

In questo periodo (nel bienno 98-99) c'e' da segnalare anche la vasta produzione "Milkyway

Image", che vede tra i fondatori un certo Johnnie To. Tale societa' ha dato visibilita' a

molti artisti anche nuovi, incrementando il versante quantitativo, ma che ha anche

relativamente abbassato il livello qualitativo delle produzioni. E' di questi anni anche una

certa polemica tra Johnnie To e Peter Chen (vd.sopra).

 

Si parlava di cambiamento, ma non di rivoluzione, in quanto nonostante i vari problemi

dell'industria cinematografica di HK, la produzione non si e' comunque fermata, nonostante

possa sembrare quasi ironico che a far riguadagnare la ribalta internazionale alla

produzione di Hong Kong sia stato un taiwanese, Ang Lee, con "Wo hu cang long/Crouching

Tiger, Hidden Dragon" (2000), film da noi conosciuto come "La tigre e il dragone".

Nonostante tutto, proprio "La tigre e il dragone" ed altre produzioni similari, hanno

mostrato la necessita' di un forte cambiamento nella macchina produttiva di Hong Kong; i

vecchi ritmi e le passate produzioni man mano lasciano e hanno lasciato spazio a questo tipo

di progetti, specialmente di maggior respiro, anche se ad esempio film quali "Ying

xiong/Hero" (2002) di Zhang Yimou e "Mou gaan dou/Infernal Affairs" (2002) di Andrew Lau, mostrano piu' una maggiore maturita' industriale che una 'resa' di un certo modo di fare

cinema, che comunque non ha mai perso le proprie tipiche peculiarita'. Ciononostante la

varieta' e la quantita' insieme delle produzioni filmiche di Hong Kong, e non a discapito

della qualita', di solo una ventina d'anni orsono, forse sono solo un ricordo.

--

 

edit: da non dimenticare che "The Departed" , il film americano premio Oscar 2007 come miglior film, di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg, e' una 'sorta' di remake di Infernal Affairs...

 

 

Prossime puntate (salvo integrazione), Corea del Sud (Giappone) e Thailandia.

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