BELFAST
Non sarà il film migliore del mondo, ma diosanto mi sono innamorato della sua fotografia.
Questo Belfast di Kenneth Branagh (mi sento male se penso al Nilo precedente), usa un bianco nero non tale ma 'colorizzato' tale, come diversi altri, vedere il Roma di Cuaron, ma qua i mezzitoni sono trattati molto meglio, a volte pure rimossi, e afferiscono come copertura 'incolore' sulle pareti dei muri in mattoni al vivo, abbracciando così idealmente il luogo dell'azione, di semplice vita quotidiana in un quartiere che di semplice non ha nulla.
E poi c'è il bianco, svolte quasi sovraesposto, legato a sottolineare momenti, o a poggiarsi su elementi che portano vita o che si muovono così vivendo in quel !uogo, le camicie, le porte, i libri fino a condurre al colore vero, quello unicamente delle proiezioni cinematografiche al cinema, unica nota di vita in un ambiente dal cielo anch'esso p!umbro, mostrandosi in alto quasi come delle macchie di Rorschach.
Che meraviglia il Cinema quando funziona, come un fiore che sboccia, non porta di per sé grandi azioni quando !o fa, ma la sua non tremenda simmetria, può fascinare chiunque per il tempo necessario a sbocciare ed o!tre.
Così in questo film,che tratta del quotidiano di una famiglia comune per un ora e 38 minuti.
E ne vorrete ancora.
Poi finito questo guardate "e' stata la mano di Dio", di Sorrentino, ugualmente film molto personale come questo "Belfast" di Branagh.
E magari lo perdonerete per la Facciata sul Nilo.