Ivo De Palma
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Le DIVICHE
topic ha risposto a Ivo De Palma in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Nulla di che. Non si sono visti. -
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topic ha risposto a Ivo De Palma in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Ebbè ma il Canto di Natale, come è già stato fatto notare, se magari lo Spettro lo faceva a Natale era, come dire... più di Natale... Comunque, stiano pure tranquilli tutti, che sulle linee generali anche qui recentemente esposte sono e resto un incorreggibile Scrooge. Sono qui, dove ho gli avversari di entrambe le sponde, perché non ho paura di nessuno. -
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Ne sto sghignazzando anch'io su Ffacebook, infatti. -
Le DIVICHE
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No, non è tutto qui, il prodromo è presto spiegato. Io non lo so quando crepo, ragazzi, può anche essere tra non molto, ma di sicuro se Lo Spettro e i suoi amici continuano così, crepo prima dalle risate. Cerzioratosi della mia effettiva identità, il prode ha così risposto in privato, palesando altresì il cotanto nome di cui sarebbe spettral imago, oltre all'impudenza di bestemmiarlo per l'ennesima volta... INIZIO CITAZIONE Orbene sappi che in vita, fui il tuo socio, Enrico Carabelli. Non vedi tu la lunga e pesante catena che porti? L'hai fatta tu stesso anello per anello, pezzo a pezzo, con avidità ed arroganza; tu stesso la cingesti per volontà tua e sarà la tua condanna! Son qui stasera, giunto dall'Elisio, per avvertirti che ancora una via t'avanza e una speranza di sfuggire a questo fato. E sono io, Ivo, io che ti offro cotesta speranza e cotesta via. Stanotte riceverai la visita di tre Spiriti sul tuo profilo facebook! Dà loro ascolto, fa quel che dicono, o non sfuggirai alle tue pesanti catene! Me, non mi vedrai più; ma ricordati, per amor tuo, ricordati di quanto è accaduto tra noi! Addio Ivooooo! FINE CITAZIONE Chiedo a Shito se vedrebbe bene un effetto eco in allontanamento sull'ultimo drammatico vocativo. :))) Quel "me non mi vedrai più" è in effetti confortante. Speriamo che il mistico interlocutore tenga fede alle sacre promesse... Quanto alle visite sul profilo Facebook, devo giusto fare un po' di pulizia perché sono vicino al limite dei 5 mila contatti, quindi se dopo l'annunciata scorribanda volete farmi il favore di rimuovermi dai contatti bene, se no lo farò io domattina. :))) -
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Il solerte Ascaro si è premurato di richiamare la mia attenzione, evidentemente distratta dal periodo festivo, sul video che Ombra ha postato, con un messaggio mail che conteneva il seguente commento "Ma dovrebbero far ridere qualcuno?". Poi qualcuno di voi magari mi spiega chi diavolo è questo Ascaro... Per carità con comodo, è Natale per tutti. Ah, già che ci siete, se qualche anima pia vuol confermare a Lo Spettro, un po' troppo dubbioso per esibire cotanto misterico nick, che io sono davvero Ivo De Palma... a lui e a tutti gli altri, così evitiamo di perdere tempo in messaggi privati inutili. Comunque, in effetti col registro shakespeariano proposto da Artamantes sarebbero molto meglio, quelle battute, in relazione ai fini di chi ha concepito quel video. O magari esiste una traduzione inglese di Virgilio o di Omero (non so se anche lì si sono attenuti allo standard shakespeariano), dallo stile più attinente alla classicità evocata in Saint Seiya. -
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Beh, mi pare che il cliente fosse quello del ridoppiaggio di Seiya con quella stessa voce, no? Francamente, non ricordo se ho dichiarato qualcosa sul Lost Canvas ma sarebbe comunque improbabile che il cliente non mettesse becco anche lui, quindi sarebbe tutto da discutere. Dico "sarebbe", perché al solito sono speculazioni decisamente premature. -
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Io non sono venuto qui per polemizzare con questo o quello. O, meglio, polemizzo se è il caso, ma su contenuti di interesse concreto e professionale collettivo, non su certi deliri. Che, è vero, sono cominciati due anni fa, ma comunque sempre qui, mi risulta. -
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Non ho diretto solo io, Ombra. Con tutto ciò che fu fatto, e deciso, a Roma (incluse quindi le voci dei colleghi romani) io non c'entro. -
Intendevo ovviamente, per Misopetamenos, un termine comunque lasciato come trovato in originale. Per quanto attiene ad abitudini e quant'altro, è ovvio che è così e l'orecchio del resto è tra i sensi più conservatori, come dimostra il solo fatto che cambiare voce italiana a chicchessia per il pubblico è, quasi sempre, un trauma
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La domanda mi sembra inconcludente. Se rispondessi sì, sarebbe semplicemente il mio parere contro quello di tutti i partecipanti alla discussione. Non è che spostiamo molto. Ma non rispondo sì. E non rispondo neanche no, perché per me vale innanzitutto ciò che è successo. E rispetto a ciò che è successo, rilevo che, certo non qui, ma in tutti gli altri "altrove", c'è chi pur sapendo, adesso, che trattasi di registro linguistico virato verso l'alto, e quindi non presente in originale, o non in modo così evidente, certi esiti li ha apprezzati e li apprezza. Popolo bue? Io non mi permetto di affermarlo, anche perché se lo facessi, sarei in netta contraddizione con la mia apertura al dialogo, che avviene in tutte le sedi e indipendentemente dal livello dei miei interlocutori. Comunque, solo e soltanto al registro linguistico, mi riferisco. Giacché censure e stravolgimenti della trama non sono nella mia idea di adattamento così come non sono nella vostra. Del passato non rispondo, poiché non fui io né ad adattare né a dirigere il doppiaggio dei 114 episodi della serie classica. La mia idea di adattamento l'ho dimostrata nei due OAV di Devilman, in Samurai 7, e nella stessa saga di Hades, che, pur condotta in complessiva continuity col passato, ha sdoganato il Buddha e il concetto di morte, e ha lasciato alcuni termini nella dizione giapponese (Arayashiki, Misopetamenos). -
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> Non c'è alcun merito di vendita in alcuna scelta di adattamento. Ma io non ho mai detto che il successo della saga di Harry Potter dipende dalla scelta di Silente al posto di chissà che... Ho detto che è un nome che nella versione italiana non mi disturba, mentre - aggiungo adesso - avrei trovato "Calabrone", o "Bombo" decisamente ridicoli. >Se Saint Seiya fosse stato tradotto e adattato fedelmente, non avrebbe fatto né un po' più né un po' meno di successo, ne sono certo. Con i "se" si racconta la storia che (forse) poteva essere. Ma che non fu, perché all'epoca, come sai perfettamente, non poteva essere che come effettivamente fu. -
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Ricorderò male, ma la sostanza non cambia molto, Gualtiero. E in ogni caso l'immagine cinematografica che del personaggio è stata data (mai contestata dall'autrice, mi risulta) conferma, non senza autorevolezza dato non solo il successo ma anche la longevità della saga, che il mio gusto in questo caso è quantomeno condiviso, e a livelli di indiscusso professionismo. -
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Sì, ma che tipo di personaggio aveva in mente l'autrice? Se lo ha chiamato Dumbledore, antico per "Bumblebee", cioè "calabrone", è perché, come ebbe ad affermare sull'onda della comprensibilissima rabbia suscitata da quella traduzione (per confondendo italiano e spagnolo e scagliandosi pertanto contro "silencio" e non "silente"), se lo immaginava come un vecchio mago che passava il proprio tempo a borbottare tra sé e sé formulette magiche. Perdonatemi, ma praticamente un vecchio rincoglionito. Embè? Mi direte. E' l'autrice, ne ha titolo e potere, insindacabilmente. Sarà, non lo discuto. Ma per come poi il personaggio è arrivato, anche tramite i film, al grande pubblico, "Silente" è qualcosa che gli si attaglia molto meglio di "calabrone", e mi prendo la responsabilità di sostenerlo con tutto il mio personale e soggettivo (ancorché nel caso specifico del tutto ininfluente) arbitrio. Così come, passando di palo in frasca cioè di Potter in Altan, Timpa, in inglese, è molto meglio di Pimpa, visto che "pimp" in inglese vuol dire "magnaccia". Il caso è lievemente diverso, lo capisco anch'io, ma conferma che "localizzare" è un concetto che non può prescindere, come piacerebbe a molti, dalla lingua di arrivo. -
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Un principio, è un principio. Si difende indipendentemente dal resto. Non comprare non si ripercuote sull'opera originale, perché come detto essa è già stata ampiamente remunerata. Se poi mi dite che comprate e skippate proprio il doppiaggio passando all'originale con o senza sottotitoli, allora vi ringrazio per avermi dato ragione: il DVD accontenta tutti, quindi chi vuole l'originale se lo segua lasciando liberi gli altri di seguire la versione italiana. Chi vorrebbe una versione italiana a proprio gusto o se la fa, o è abbastanza forte da farla fare. Tertium non datur. -
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E' ovvio che sul prezzo finale incidono tutte le spese fino a quel momento sostenute, ma in realtà il mio discorso si ferma molto prima. I giapponesi quei soldi li hanno presi? Sì. Hanno concordato le linee generali di intervento col distributore italiano, con speciale riferimento ai nomi dei personaggi? Sì, poiché è quel che accade regolarmente oggigiorno. E allora da quel momento in avanti i diritti per quel dato sfruttamento in Italia sono di chi li ha acquistati e nel dire che ne fa quello che vuole non escludo assolutamente la scelta a voi più cara. Dico solo che non è scontata. Per quanto mi riguarda, il mio lavoro, qualora coinvolto nell'edizione italiana di qualsiasi cosa con compiti di responsabilità, è condurla in porto con criteri professionali che voi contestate ma sui quali io materialmente vivo, e in accordo con i desiderata del mio cliente, che hanno la priorità su tutto. Se il cliente è particolarmente illuminato nella direzione da voi auspicata e mi chiede di perseguirla, darò sicuramente il massimo, come ho già fatto in passato, per accontentarlo. Aver deciso di ascoltare in un caso (il Meikai) anche il pubblico è stata una mia signorilità (non da tutti apprezzata, evidentemente, ma pazienza) assolutamente non dovuta, ma che è chiara dimostrazione di un'apertura non certo molto frequente in chi opera nel settore. Anche la mia presenza qui è chiara dimostrazione che il vostro parere (certamente avverso al mio e per di più espresso con toni discutibili, ancorché liquidati come farseschi o nel migliore dei casi "genuini"...) mi interessa, altrimenti impiegherei il tempo diversamente. Se vogliamo arrivare fino al prezzo che voi pagate per prodotti che non vi soddisfano, non mi resta che consigliarvi, per l'ennesima volta, lo sciopero del portafoglio, che è l'unico che funziona e di fronte al quale, per dirla con l'espressione che vedreste benissimo anche detta da un giapponese e che io non mi sognerei MAI di attribuirgli, spero almeno in questo confortato da Shito, "tutte le chiacchiere stanno a zero". Lo fate già ma siete troppo pochi per incidere realmente nella vicenda? Prendetene atto. Io, ad ogni buon conto, la vostra testimonianza mi prendo la briga di ascoltarla e di dibatterla. -
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Le posizioni mi sembrano chiarissime. Per voi esiste un unico autore. Per me esiste un autore originale e un autore della versione italiana. Se volutamente ignorate il dato amministrativo che lo conferma (SIAE) non è un problema mio. Voi pagate il doppiaggio italiano? Un committente paga, e con cifre con cui si acquistano appartamenti, i diritti di sfruttamento di un'opera sul territorio italiano, a seconda della tipologia di supporto e di mezzo di diffusione utilizzata/e. E poi paga il doppiaggio e la promozione del prodotto. Ne fa, pertanto, quello che vuole. Se lo ha importato è per un motivo ben preciso, che si riflette in tutte le sue scelte. Inclusa quella, eventuale, di ridoppiarlo addirittura. Possono essere perfino compresenti due licenziatari dello stesso prodotto, uno per la tv e uno per l'home video, come avvenuto anni fa ad un cartone spagnolo di cui diressi il doppiaggio della versione televisiva, ma non quello (che avvenne con tutt'altro cast e direttore) della versione home video. Quale sarebbe, pertanto in quel caso, il doppiaggio ufficiale? La verità è che non esiste doppiaggio ufficiale di niente. Il primo che fa doppiare un prodotto propone la propria versione. Che è soltanto una delle tante possibili. Date in mano il vostro libro preferito di autore straniero a due diversi traduttori e avrete, pur nel rispetto complessivo dell'originale, due opere tutt'affatto diverse. Non ci credete? Finale del capitolo "La caccia. Terzo giorno" di "Il vecchio e il mare" (Melville). - Traduzione di Cesare Pavese. "Piccoli uccelli volarono ora, strillando, sull'abisso ancora aperto; un tetro frangente bianco si sbatté contro gli orli in pendio; poi tutto ricadde, e il gran sudario del mare tornò a stendersi come si stendeva 5 mila anni fa". - Traduzione di Ruggero Bianchi (1993). "Ma ormai minuscoli uccelli volavano stridenti su quell'abisso ancora spalancato, mentre una bianca risacca asiosa ne frustava i fianchi scoscesi. Poi tutto sprofondò, e il gran sudario del mare riprese a fluttuare, come 5 mila anni fa". Come sia l'originale qui non importa, ché non mi interessa far le pulci ai due traduttori, ma solo evidenziare come siano stati, a loro volta, autori essi stessi (anche ai fini SIAE) di due versioni italiane - certo non vicine nel tempo, ma nemmeno abissalmente lontane - molto diverse. Per Zio Sam. Innanzitutto, non vedo perché il mio discorso dovrebbe valere solo per i doppiatori di anime (che poi sono gli stessi che senti anche altrove, comunque). Ma poi, non vedo perché dovrebbe valere per tutti gli appartenenti a una certa categoria (per quanto approssimativa) e soprattutto perché io dovrei rispondere per tutti. Io parlo solo per me stesso. Ciò premesso, è praticamente l'identico discorso già fatto sull'intuito. Un personaggio ti piace o non ti piace innanzitutto "a pelle". Se al primo sguardo, e alla prima battuta che senti, non lo percepisci come giusto per le tue corde, lo prendi subito in antipatia. Poi, per carità, ci lavori lo stesso, ma adorare il proprio personaggio è proprio tutta un'altra cosa. Non insisto sulla materia per evitare che le mie parole vengano percepite, o riportate, come insopportabili sbrodolamenti sulle mie eventuali qualità artistiche. Per Fencer: > Ma in genere se non vi sono forti atti di intolleranza reale o ideologica o intellettuale (in quel caso intervengo a prescindere dal tono) io non censuro mai. La libertà su questo forum è praticamente assoluta finchè non sfocia in qualcosa di poco allegro. Capisco, quindi devo dedurne che il post di Tancredi per te fosse (contenuti anti-puristi a parte) accettabile in toto, che cioè in esso non fossero ravvisabili "forti atti di intolleranza reale o ideologica o intellettuale", sia in ordine al tono che agli epiteti a me rivolti. Just to know. -
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Suitengu Choji di Speedgrapher è uno dei personaggi più belli della mia carriera. A voi pare zozzo? Avercene. -
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E' un criterio dettato da esperienza, quella che voi molto frettolosamente liquidate come presunzione, nel migliore dei casi, o con il tranchant "balle", nel peggiore. A proposito, Alex, ho deciso che ai tuoi rilievi (nonché alla risposta che darai a questo appunto) non rispondo più. Non perché non abbia argomenti, giacché se non li avessi, molto semplicemente non sarei qui visto che non ne ho alcun obbligo. Ma non mi piace il tono con cui mi ti rivolgi, ancorché esso sia del tutto indifferente a chi modera questo forum. Tornando a bomba: certe cose non si possono spiegare, sono intuitive. "Why is that, General?" chiede Nash al generale del Pentagono, allo scopo di sapere perché sia giunto a determinate conclusioni. "Ever just know something, Dr. Nash?" gli risponde il Generale, che tradotto molto alla buona suonerebbe tipo "Non le capita mai di sapere una cosa e basta?" e quindi di intuirla, in buona sostanza. "Constantly", risponde Nash. Il tutto, naturalmente, va preso "mutatis mutandis", prima che qualcuno di voi strombazzi ai quattro venti che mo' De Palma, dopo essersi creduto per anni Dio e Divo, si crede pure un genio della matematica. E' per spiegare che un professionista, specie se di lungo corso (e se 30 anni vi sembran pochi che dirvi... pazienza...), agisce secondo un mix di esperienza e di intuito, oltre che di gusto. Il tutto, basato sui materiali originali e sulle informazioni che gli vengono messi a disposizione, e che non è colpa sua se sono carenti o derivanti da ulteriori traduzioni. Al dialoghista, spetta comunque, per la versione italiana, la qualifica di autore, diritti economici inclusi, e non quella di mero traduttore. -
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Puoi dire al massimo "bella foto, peccato che non è a fuoco". Una battuta in evidente fuori sincrono, invece, fa incazzare e basta... (sì, ok, i problemi del doppiaggio sono altri bla-bla-bla-bla...) La fruizione di un evento artistico statico (libro, foto) è completamente diversa da quella di un audiovisivo, particolarmente se di fiction. Tutto ciò che interferisce con la già citata sospensione dell'incredulità in un audiovisivo è pernicioso. Un po' come a teatro, quando qualcuno grida "voce!" Evidentemente, se ciò avviene c'è qualcosa che non va. -
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E' questione di formazione e di esperienza, necessariamente diverse da persona a persona. Io ho esperienza di sala come doppiatore, di direzione del doppiaggio e di adattamento dialoghi. Anche per me sincrono, e già che ci siamo aggiungiamoci pure la dizione, non sono la cosa più importante in un buon doppiaggio. Ma soltanto quando già ci sono. Dopodiché è ovvio che la cosa più importante è, piuttosto, "che cosa si dice e come lo si dice" a sincrono. Giriamola come vogliamo, ma se una poesia in endecasillabi non è in endecasillabi, non può essere definita tale, così come una fotografia che non sia a fuoco (a meno che lo sfocato non sia una precisa scelta stilistica) non è certo una buona fotografia. Quindi un doppiaggio che non sia a sincrono è al massimo un dignitoso voice over. Se il labiale di un "Kusaka?" nel secondo film di Bleach (che non ho adattato io, sia chiaro) è più lungo anche in originale delle tre sillabe di questo nome, purtroppo io, se fossi il dialoghista, dovrei intervenire con una pezza, che può essere nel più conservativo dei casi una presa di fiato sonora iniziale, oppure, nel peggiore dei casi un "Kusaka, dici?" che taglia la testa al toro. Capisco anch'io che se abituiamo il pubblico a sorbirsi battute più corte di una sillaba (esagero volutamente per farmi capire), in capo a due generazioni nessuno ci farà più caso. Ci si abitua a tutto, a questo mondo, basta che non vi sia altra scelta per un po' di tempo. In merito al testo della battuta, poi, io insisto nel non considerare la lingua d'arrivo, con la sua propria musicalità ed espressività, come secondaria. Quindi, nel sottoporre una certa scelta di adattamento di una data battuta alla prova della voce alta ne valuto anche l'efficacia sonora e musicale, in ordine al senso complessivo che deve dare. L'assistente al doppiaggio si occupa prevalentemente di sincrono (oltre che di organizzazione generale dei turni e convocazione degli attori) per antichissima consuetudine, dovuta alle tecnologie di un tempo. Nei vecchi stabilimenti cinematografici non c'era il monitor in regia, quindi il direttore attraverso il vetro che separa regia e sala microfono, vedeva l'anello, piuttosto alla lontana, sullo stesso schermo da cui lo vedevano gli attori, che era situato in sala microfono. Quindi, in buona sostanza, non vedeva un'emerita fava (sempre per dirla alla toscana...). Aveva pertanto bisogno di un collaboratore, che non a caso era collocato in sala, accanto agli attori, che verificasse il puntuale rispetto del sincrono labiale. Tutto è discutibile a questo mondo, e ogni prassi può essere cambiata. Io, però, il giorno in cui un doppiaggio italiano non sarà più a sincrono spero di non vederlo proprio. -
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Mi sono battuto per i silenzi del Sanctuary, perché lì era evidente che trattavasi di scelta artistica, molto condivisibile. E non ne parlo solo ora per compiacere voi. In una delle prime interviste audio per il sito ss.it avevo già pubblicamente optato per questa scelta, a salvaguardia della maturità del prodotto. Ma un conto sono i silenzi, tutto un altro i movimenti labiali che l'originale non copre. Per il resto. Il riempimento dei silenzi con narratori o quant'altro è un malvezzo dei tempi andati, perpetuato solo dalle repliche. L'horror vacui che lo determinava stava nel timore che il pubblico più giovane potesse cambiare canale. Tu non ti accorgi dei labiali approssimativi come spettatore non madrelingua giapponese, ma te ne accorgeresti eccome, nella versione italiana, come madrelingua italiano abituato a un doppiaggio che predilige il sincrono stesso. Riguardo agli errori da mantenere, non nascondiamoci dietro una foglia di fico, ragazzi. I doppiatori hanno, nel circuito cinetelevisivo, la precisa funzione di "problem solver". Non si capisce perché si dovrebbero lasciare gli errori di un originale evidentemente lavorato in fretta, quando per esempio si aggiunge una bella voce a un attore che non sa recitare. Anche quello allora, dovrebbe essere giudicato sbagliato. Se Terence Hill e Bud Spencer negli anni '70 non sapevano recitare (se non con lo sguardo e col fisico) allora bisognava lasciarli così com'erano, o al limite fare in modo che si doppiassero da sé, perché voi poteste giudicarli per ciò che realmente valevano. Tutto è discutibile, ma non certo il fondamento su cui si basa una professione. Specie considerando che l'originale, con tutte le sue da voi beneamate incongruenze, è oggi a portata di clic. Una precisa scelta dell'autore far muovere le labbra di un personaggio senza che se ne oda la voce? Sì, se è un muto... -
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Si copre il silenzio per i seguenti motivi, concomitanti o meno che siano: - perché lo chiede il cliente - perché è un evidente fuori sincrono originale causato dalle condizioni di lavoro da voi stessi descritte, o da difetti dell'animazione labiale su una colonna voci preesistente, quindi in entrambi i casi tutt'altro che una scelta artistica - perché si presume che in quel dato caso particolare non si tratti comunque di una scelta artistica Giusto o sbagliato che possa parervi, questo è. -
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In questo, quindi, suppongo che molte cosiddette "scelte" non siano in realtà effettive scelte, ma problemi derivanti da questo particolare metodo di lavoro. Quindi l'adattamento italiano copre tutto, per riportare la colonna del parlato alle condizioni che sarebbero state ideali anche in originale, se si fosse lavorato diversamente. E su questo argomento, non saprei proprio che altro aggiungere. -
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Sirtao, se è per questo è evidentemente voluto, o comunque tollerato per antica consuetudine, negli anime, un sincrono spesso approssimativo, con partenze della voce decisamente in ritardo e/o pause inserite laddove il labiale è ancora bello vivo. Questo vuoi per una diversa e molto più larga concezione del sincrono, che però non è la nostra (e per quanto mi riguarda non sarà mai la mia né come dialoghista, né come direttore, né come doppiatore), vuoi perché talvolta chi produce animazione registra prima le voci e poi procede ad animare il labiale, ma non sempre con la necessaria dovizia. E questo non solo nei prodotti a budget ridotto: Samurai 7 venne presentato come anime dai costi addirittura doppi rispetto alla media, cioè 300 mila dollari a puntata anziché 150 mila. Eppure le voci originali presentavano le stesse identiche consuetudini di sincrono "ballerino" per noi semplicemente inaccettabili. Qualcuno in passato mi ha detto, non senza il solito intento tendenziosamente diffamatorio (per il doppiaggio italiano): "Ma loro fanno così perché curano molto di più l'interpretazione!" Bene, la ragion d'essere del nostro mestiere, in Italia, è curare l'interpretazione a sincrono perfetto. Riuscirci sempre o meno è "sub judice", d'altronde anche il piastrellista non sempre fa un ottimo lavoro, ma è un problema diverso. Noi, in tutto ciò che non è documentario o reality copriamo tutto, dall'inizio alla fine della battuta, rispettando precisamente le pause interne. E questo, sappiatelo, sempre faremo. I regionalismi italiani arbitrari, accettabili o meno che siano dal punto di vista deontologico, si possono tollerare solo nel repertorio brillante, laddove vadano ad aumentare l'effetto comico, quindi la risata. Discriminatorio anch'esso, certo. Come qualunque scelta di cui un autore che ci mette la firma (e il dialoghista, anche ai fini SIAE, autore lo diventa a sua volta, rispetto alla versione italiana) si prenda la responsabilità. Discutibile senz'altro, anche se - piuttosto comprensibilmente - molto di più se uno non ci deve campare... Ma tant'è, al botteghino e agli inserzionisti pubblicitari non dispiace... -
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Perché più il prodotto è curato e importante, più è probabile che effettivamente quel labiale muto sia stato voluto dall'autore, e non sia invece frutto di approssimazioni di grafica e/o di montaggio derivanti da scarso budget o quant'altro. Ma anche in quel caso, qualora vi fosse, per esempio, un contenuto trasmesso da un personaggio all'altro mediante il solo utilizzo del labiale (per evitare che altri sentano), riempirlo in italiano almeno con un sottovoce sarebbe d'obbligo, perché per noi il labiale non italiano può non essere altrettanto chiaro. Certamente per la maggioranza dei fruitori non lo sarebbe. Può anche darsi che con l'inglese qualcuno se la cavi, ma esistono anche film turchi o uzbeki... E quindi bisogna mediare. Il doppiaggio, del resto, non è altro che un compromesso, e questo non lo dico certo dall'altro ieri. Se non esistesse quella prassi mi pare evidente che non sarebbe presente nemmeno nel mio background legato all'apprendimento della professione. La risposta alla tua domanda, pertanto, mi sembra scontata, anche perché dichiaratamente esulante dal contesto effettivo.