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Maximilian

Pchan User
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  1. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Vero. Hai scritto "un'ordine". Parliamone. Sillogismo. Facile facile. Io dico che il tuo adattamento è scorretto. Perché non hai rispettato le regole. Perché non "funziona". Tu dici: "No. E' corretto!" Perché hai rispettato le regole (questa è la tua motivazione). Che conosci. E poi scrivi "un" -apostrofo- "ordine". Puoi giocare a sminuire le mie critiche quanto ti pare. La cazzata, nero su bianco, l'hai fatta tu. Quasi mi dispiace, doverne approfittare così. Quasi. Un consiglio: scrivi con più attenzione. Nessuno ti corre dietro, hai tutto il tempo per rileggere, correggere, rivedere. E' un ottimo esercizio di controllo, di autocritica, persino. Elementi che, evidentemente, ti son poco congeniali. Ma ad imparare c'è sempre tempo, se ne hai voglia. Ne guadagneresti anche in credibilità. Non con me, ovviamente. Quella, ormai, te la sei giocata del tutto. Ma magari, in futuro... forse qualcuno disposto a credere che tu sappia l'italiano lo trovi. L'italiano (quello vero) è una lingua così bella. Per uno che millanta una tale conoscenza, fai ben poco per averne cura.
  2. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Sluuurp. Veramente, l'ho fatto. La cosa più divertente di questa situazione, e lo dico sul serio, è che, anzi, l'hai fatto tu! Il "famoso" dialogo televisivo era stato preso ad esempio di italiano scorretto. Per me scorretto. In base a cosa? Regole grammaticali, sintattiche, d'uso (queste ultime due in particolare, per il caso in oggetto). Che conosco. Per te, corretto. In base a cosa? Regole grammaticali, sintattiche, d'uso. Che dici di conoscere. MA. 1) Messo di fronte all'evidente "peculiarità" del linguaggio utilizzato, la tua difesa è: ovvio, non è pensato -in origine- per essere italiano, non può suonare -alla fine- come italiano. 2) Dimostri una (meravigliosamente coincidenziale?) insipienza dei fondamenti della grammatica. T'è scappata? Pietas. E' irrilevante? Comodo. Il fatto, in quanto tale, rimane. Sei nel regno dei troll, e lo sfottò è direttamente proporzionale a quanto tu abbia millantato la magnitudine delle tue conoscenze. Il che significa che sono autorizzato a prenderti in giro PER ANNI, per quell'apostrofo. O pensavi di essere intoccabile? Quindi. Io dico che TUTTO il tuo lavoro d'adattamento si basa su un italiano scorretto. Su una tua distorta visione di ciò che il linguaggio possa o non possa fare, oltre che su un preoccupante "distacco" dalla realtà. Che, in questo caso, s'è vendicata alla grande, ricordandoti (e dimostrando) quanto tu sia, ormai, fuori controllo. Ovvero: una traduzione monca. Per scelta di registro, per snobismo intellettuale... (E qui, davvero, ti sto facendo un enorme favore, concedendoti un breve respiro dei Campi Elisi che, da adesso in poi, ti saranno negati. Dovresti essermene grato ). (Ma non illuderti, mi riprendo subito.) E, visto che ne hai dato prova, verrebbe legittimo da supporre anche per insipienza dei fondamenti. Perché, magari, senza paroloni, auliche costruzioni e scudi ideologici, resterebbe esposto al pubblico ludibrio il fatto che tu, ormai, abbia del tutto perso di vista l'italiano corretto. Quello vero. Perché coi paroloni sarai anche bravo (io ho i miei dubbi, ma concediamo il contentino, via), ma con le parole... Si intravede una breccia, o è la solita falsa ed ipocrita modestia?
  3. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Io ho fiducia in lui. E' durissima, lo so, ma secondo me può farcela. E' per il suo bene, Alex. E' per il suo bene.
  4. Maximilian

    Che film avete visto oggi?

    Ansia da prestazione, scarsa capacità di tenere sotto controllo mezzi superiori, maggiori pressioni dalla produzione... E questo nelle giornate buone.
  5. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    E tu credi di essere in grado di giudicare una cosa del genere? Tu? E in base a cosa, di grazia? Perché, caso mai ti fosse sfuggito (ma so che non è così), tutte le tue motivazioni, tutte le tue "serie ed oneste spiegazioni", tutti gli esempi che porti sulla "verità=bellezza" del tuo lavoro (e quindi sull'insensatezza delle mie critiche) si basano su un solo presupposto: tu conosci l'italiano. Io no. Presupposto che non hai mancato di sbattermi in faccia a tutto spiano. E il bello di tutto questo è che, purtroppo per te, ti sei giocato quel presupposto. Come si dice dalle mie parti, particolarmente ricche di sfumature lessicali, ti sei fottuto con le mani tue. Quindi non devo neanche più preoccuparmi di controbattere alle tue magniloquenti performance accademiche. Mi basta ricordarti che, preso dal tuo delirio d'onnipotenza, non hai neanche la lucidità necessaria a ricordarti di non mettere un apostrofo dove non dovrebbe esserci, e tutta la tua prosopopea e la tua immane conoscenza tornano dove devono stare. Coi piedi per terra. Per questo ti dicevo: fermati. Non vuoi farlo? Figurati. Io problemi non me ne faccio, a sporcarmi le mani. Nè nego di essere meschino, maramaldo, e spietato. Dopo tutti quei paroloni (inutili, tra l'altro), hai solo dimostrato di ignorare le regole base della grammatica italiana. Hai basato ogni tua presa di posizione su un atteggiamento di dichiarata superiorità, ingiustificato dai fatti. La verità è bellezza, ricordi? Verità: hai commesso un (banale, evitabilissimo, madornale) errore grammaticale. Hai mostrato il fianco dopo aver fatto lo sborone, e questa trollata è ciò che meriti. Nulla di più, nulla di meno. Leggi meglio. Non ho detto "sarebbe comodo". Ho detto "ti farebbe comodo". C'è una (le servi veramente su un piatto d'argento) leggera sfumatura di significato, che credo ti sia sfuggita. Mica posso fartene una colpa. Voglio dire: sull'italiano corretto, hai i tuoi limiti. Però secondo me se ti applichi ci arrivi, a capire la differenza. (Meschino e spietato. L'ho già detto?) Sai cosa? E sono serissimo. Secondo me hai bisogno di un bello shock culturale per riequilibrare un po' la situazione. Per un paio di mesi, metti da parte tutto il tuo latinorum e prova a leggere (ma proprio leggere, dico) che ne so, l'opera omnia di Federico Moccia, tutta la saga di Twilight... anche Licia Troisi, via. O il libro di Cassano... Fatti una bella full immersion di televisione: dal Grande Fratello ad Amici, passando per l'Isola dei Famosi e Un Posto al Sole. Io dico che un po' di devastazione neuronale ti farebbe bene... L'ipertrofia è una patologia, sai? I primi sintomi ormai sono belli evidenti. (Semeiotica dell'abuso di semiotica... bellissimo! ) Ah, e per la cronaca: certo, che si sta parlando del film. Si sta parlando dell'adattamento del film, che secondo me è deficitario. E, volendo con tanta forza dimostrare il contrario, non hai fatto altro che avallare la mia ipotesi: tu hai completamente dimenticato come si usa, davvero, l'italiano.
  6. Maximilian

    Che film avete visto oggi?

    Lei, mio caro Shuji-sama, mi sottovaluta l'impatto "hype". Che senso ha "Australia"? E' tutto nel soggetto del film: la Kidman e Jackman (ovvero: le due star hot australiane per eccellenza, eccetera eccetera) nello stesso film. That's all. Il resto (tutto il resto, sceneggiatura e intenti autoriali inclusi), sono in secondo piano. Paradossalmente, è più onesto quell'orrore cosmico di "Innocenti Bugie", con Tom Cruise e Cameron Diaz. Film di rara bruttura, vero, ma almeno sincero nei confronti dell'idea (passami il termine) di base.
  7. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Dici che posso? Ok, grazie. Favorisco. Tu hai risposto in modo serio e onesto, eh? Mh. Allora, proviamo con le metafore. Tu fai passeggiate. Lunghe, splendide passeggiate. Nel mezzo di una di queste scarpinate, ti si avvicina uno che ti dice: "Guardi che, camminando, sta calpestando dei fiori..." E tu: "Ma come osi, villico e plebeo? Non sai forse che io passeggio per lavoro, e che sono il migliore in quel che faccio? Non sai forse che ogni mio passo è misurato sulla base di auree proporzioni? Che il mio sguardo è dritto e fisso sullo splendido panorama che voi zotici non potete pienamente apprezzare?" E il passante: "Eh, appunto. E' che camminando sempre a testa così alta, non s'è reso conto di aver schiacciato dei fiori. Mi rendo conto che per lei è difficile rendersene conto ma sa, erano bei fiori, io di botanica un po' me ne intendo e insomma..." "Ma taci, villano. Guarda l'elegnza delle mie gambe, guarda come avanzo spedito e..." E mentre se lì, che avanzi spedito, pesti una merda. E lo fai in modo così meravigliosamente, così candidamente plateale che, a questo punto, le alternative son due. O ti si compatisce. Ma non te lo meriti, davvero. Sei un borioso ed insopportabile pallone gonfiato, ma almeno non sei uno stupido borioso ed insopportabile pallone gonfiato. Oppure ti si prende per il culo da qui alla fine dei tuoi giorni. E io, anche per una forma di paradossale rispetto nei tuoi confronti, preferisco far così. Perché vedi, caro: tu hai pestato una merda. Mi spiego meglio. Io non metto assolutamente in dubbio che tu conosca l'utilizzo dell'apostrofo. Così come sono assolutamente sicuro del fatto che tu sappia, e la sappia bene, la differenza che c'è tra italiano corretto e "cannarsese". Semplicemente, sei arrivato ad un tale livello di autocompiacimento che te ne fotti. Sei talmente preso dai tuoi voli pindarici, dalle tue profonde conoscenze di linguistica comparata che, oramai, la realtà del linguaggio (strumento di comunicazione) davvero non ti interessa più. Tu sai che lì l'apostrofo non ci va. Non è uno "slato", né un "errore di battitura". E' un puro, semplice e meraviglioso Orrore, di quelli che si fanno alle medie e che il tuo insegnante avrebbe dovuto correggere con la penna rossa (oltre a dartene un paio di quelli buoni, ma lasciamo perdere). Eppure, preso dalla foga della scrittura (perché tu sei uno a cui, quando l'estro urge, urge), qualche sinapsi in quel tuo bel cervello ha fatto zot invece di zap, e tu sei passato oltre ad una delle più basilari regole della grammatica così, con nonchalance. Mi si dirà: suvvia, era un semplice errore di distrazione. E so che ti farebbe comodo tornare sul tuo sentiero, e ricominciare a camminare come nulla fosse. Ma sarebbe compatirti. E tu, come dicevo, non meriti compassione, perché discuti di massimi sistemi alla pari con grandi menti, perché tacci gli altri di non comprendere le molteplici sfumature di significato del linguaggio che usi, e che dovrebbero usare anche loro. Molto bene, sei tu che hai iniziato questo gioco. Sei, lo ripeto, tu che hai messo in campo tutto il peso del tuo scibile. Io, da parte mia, ti ho detto che il tuo modo di essere ti sta facendo sbarellare, che il tuo lavoro di adattamento ed il tuo stesso uso del linguaggio sono, ormai, talmente involuti ed autoreferenziali, da averti fatto perdere del tutto il senso della realtà. E te lo sto dicendo dall'inizio. Vuoi la prova, la dimostrazione sul campo che quanto dico è meritevole d'attenzione? Ciccio, hai appena pestato una merda. Se non ti convince quello, non so cos'altro potrebbe farlo.
  8. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Bravo, questo è corretto.
  9. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    L'etimologia? Davvero, mi ripeto: è bellissimo vederti così. Batti i piedi, ti impunti. "Ho indi citato". "Ho indi mostrato". "Fattualmente". "A chiosa di tutto". TU. SEI. UN. DIO! Che sbaglia gli apostrofi, ma sempre un Dio! Ed è davvero, davvero appagante ammirarti mentre cerchi di risalire sulla torre d'avorio, lordo di fango dopo il ruzzolone. Come cerchi di spiegare al pubblico pagante che, ok, ho fatto un autogol ma questo non pregiudica la bellezza del mio gioco fino a quel momento. Ti prego: continua! Non mi perderei per niente al mondo lo spettacolo d'arte (qui l'apostrofo ci va) varia di un uomo (qui, no) che si spezza ma non si piega. Mi dispiace solo che tu richieda, da parte mia, un appoggio che, mi rincresce, non avrai più. Un Dio perdona (specie i suoi stessi errori). Io no. Non volevi il flame? Non volevi la puerile reazione alle tue "ommioddio" profonde ed acute dimostrazioni di sapienza? Be', la prossima volta vorrà dire che farai un po' più di attenzione a cosa scrivi, a chi lo scrivi, e a come lo scrivi. In fondo, è il tuo lavoro. E tu sei COSI' bravo, nel tuo lavoro. Non volevi che il tono aulico della discussione scadesse così? Peccato. Ma capita, sai, quando si tacciano gli altri di ignoranza, salvo poi dimostrare apertamente la propria. Ma non dubitare della mia buona fede: sono assolutamente certo che tu, quell'apostrofo, lo hai inserito solo per farmi un piacere Mica perché, ormai perso nelle tue auliche parafrasi, hai davvero perso il contatto con la realtà. La dura, sporca, gretta realtà. Quella dove le persone parlano sul serio. (Cosa, che, guarda un po', è proprio quello che ti sto ripetendo dall'inizio di questo simpatico alterco). E dove il primo che passa può permettersi di bacchettarti se fai una (e qui sono morfologicamente, sintatticamente, etimologicamente corretto) colossale figura di merda. Dai, su: non è la fine del mondo. Capita anche ai migliori. Edit: scusa! No, sul serio: scusa! Stavo per passare oltre questa ennesima perla di italiano corretto e, soprattutto, chiarissimo. Non sia mai.
  10. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    ANCORA? No, davvero: sei meraviglioso! E comunque no. Grazie, ma no, grazie. Anche perché, da quanto visto, mi toccherebbe partire dalla coniugazione dei verbi e dall'analisi logica. Non ne ho il tempo, davvero. Ma confido nel tuo indefesso desiderio di apprendere. Ce la puoi fare! Non lo so. Pensavo che qui l'esperto di italiano e linguistica comparata fossi tu. Tu che dici? E perché, di grazia? Mi adatto soltanto alla tua conoscenza dei rudimenti della nostra lingua. Sei TU che hai accusato ME di non conoscere abbastanza l'italiano, e sei TU ad aver dato dimostrazione della tua "erudizione" in materia. Errore di distrazione? Poverino... E tu ti aspetti DAVVERO che dopo un autogol del genere, io ti permetta di risalire sul tuo empireo a rimirar le stelle? Rassegnati, cocco: da oggi, tu sei "colui che pontifica di paratassi, e poi sbaglia gli apostrofi". Fa parte del gioco, e tu hai giocato male. Come dicevo: la vita è dolore, fattene una ragione. E, dal basso delle mia capacità, permettimi: prima di dar del frocio al primo che passa, assicurati di non esser seduto su un vibratore acceso. E di aver su le mutande. Si evitano figuracce Roger: chapéu!
  11. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Errore di distrazione? Sedadavo (cit.)? Sai, fino ad un istante fa, il Grande Adattatore millantava la sua profonda conoscenza dell'italiano, della linguistica, della sintattica e dei misteri della fede. Fino ad un istante fa, ha accusato me di non conoscere abbastanza l'italiano, probabilmente a causa dei danni cerebrali dovuti all'esposizione di troppa televisione. Poi, con la sicurezza dell'uomo che sa quel che scrive (perché lui sa quel che scrive), ti butta un apostrofo così, per sport. (Perché un apostrofo devi andartelo a cercare. Mica ti capita sotto le dita di sua iniziativa, sai?) Son bei momenti. Bob, capisco la tua pena, davvero. Neanche a me piace vedere strazio ed agonia ma... La vita è dolore. Rassegnati.
  12. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Ma rispondere COSA? Tutte le risposte ti sono già state date e non sono per te sufficienti, né comprensibili. E quindi amen. Era l'epilogo previsto. Poi, se vuoi, posso proseguire la ridda di insulti facendoti notare che un apostrofo sbagliato non è un errore di battitura, ma denota una scarsa attenzione alle regole di base della grammatica, ovvero le fondamenta su cui si dovrebbe basare tutto il tuo prezioso castello di conoscenze linguistiche ed accademiche. Se per distrazione scrivi "un'ordine" l'unica cosa che dimostri è di essere bravissimo coi paroloni, ed una capra con le parole. O cosa ti aspetti da parte mia? Comprensione? Che mi renda conto e partecipe dello stato in cui scrivi? Sei TU che hai iniziato a metterti su un piedistallo, perché credi di meritartelo per le tua immensa mole di sapienza. Farti notare che non sei così eccellente come credi di essere è stato fin troppo facile, così com'è fin troppo facile dirti che, come sbagli gli apostrofi (typo un -niente apostrofo- accidente), puoi sbagliare anche a giudicare l'efficacia comunicativa del tuo lavoro. Troppo facile, appunto, quindi ti ripeto: fermati qui.
  13. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Imbarazzante? Tipo te che scrivi "palemense"? No, davvero, Shito: fermati qui. Non sia mai dovesse prenderti un coccolone alla tastiera, la Ghibli non me lo perdonerebbe mai.
  14. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Uuh, carino. Quindi adesso il "discorso impostato" tra presentatore e politico perde le sue caratteristiche "impostate" e diventa, guarda un po', "lingua parlata". Come una amichevole ed informale chiacchierata tra amici la sera. Chissà perché avevo preso ad esempio proprio quella frase, eh? E poi, cosa vogliamo tirar fuori dal cilindro accademico? Il post-strutturalismo? I giochi linguistici di Wittgenstein? La boiata etnocentrica (e sottilmente razzista) dell'impoverimento della lingua? Ah, no: quella è già uscita. E come farsi mancare l'immancabile "che tempi, signora, che tempi!", d'altra parte... Ovviamente, neanche a dire che le lingue non impoveriscono, ma mutano, evolvono... Che quello che si percepisce, con la puzza sotto il naso, come "impoverimento" è, in realtà, il processo di trasformazione inevitabile e costante che caratterizza il "sistema lingua". Altrimenti, parleremmo ancora quel bel latino di una volta, invece di questa lingua da bavbavi. Ma immagino che il solo concetto di "evoluzione linguistica" possa causarti moti di disagio. Ah, e un'ultima cosa. "L'italiano corretto" è "italiano corretto". Non "italiano parlato" o "italiano scritto". Puro, semplice italiano corretto. Ma mi rendo conto che parlare a te di "italiano corretto" sia, più o meno, come cercare di convincere un mammuth a radersi, che fa caldo. Tipo "un ordine" si scrive senza apostrofo, ma tant'è. Eh, lo so... la fretta, una svista può capitare... Mica posso aspettarmi rigore ed esattezza grammaticale proprio da te, che tanto soffri per le traduzioni altrui... (Uuuhhh... meschina questa, eh? Ma sai, ho poca familiarità con chi mi taccia di poca familiarità con l'italiano, e di solito a mancanza di rispetto rispondo di conseguenza. E tu, va detto, non rendi il lavoro difficile ). Ma tranquillo, vai pure avanti così. Come già detto, m'è bastata la tripletta di sì (ovviamente contraddetta a pochi post di distanza, ma perché fartelo notare?) per capire che la discussione non aveva presente, né futuro. Torna tranquillo a fare il tuo splendido e riveritissimo lavoro d'adattamento, e tranquillo: il caldo che senti non è la fine dell'era glaciale Proprio no. Almeno, condividiamo la speranza che il film venga visto, e tanto ti basti. Almeno, m'hai fatto divertire. Più o meno come guardare un dodo che fa progetti per il futuro.
  15. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    (Mi scuso per la velocità e la sinteticità della risposta, ma ho da lavorare) Dunque. Per me no, no e no. Non è solo un problema di scelta dei vocaboli ("fantasmagoria", "pronto comunicato", "verificato coi miei occhi", ecc.. sulla cui legittimità Shito ha già profusamente dato, e su cui non m'ha convinto mezzo), ma anche -e sopratutto- di costruzione del periodo. Quelli non sono personaggi giapponesi che parlano in italiano. Sono personaggi giapponesi che parlano un italiano che scimmiotta la costruzione sintattica giapponese. Ad es. Come Uso questa frase perché la più indicativa, ancorché la più semplice per indicare il senso di quanto affermo. Una costruzione del parlato che rispetto la prassi del parlato italiano (soggetto-verbo-complemento) risulta più scorrevole, più efficace. Una costruzione del parlato che rispetti la norma del parlato giapponese laddove non necessaria o espressamente voluta(*) risulta artificiosa, meno scorrevole (ovvero: gap per "riorganizzare" il parlato, che spezza il ritmo di fruizione). Shito, abituato com'è alla costrutio giapponese, neanche ci fa più caso. Chiunque non ascolti costantemente il giapponese, sì. Semplicemente perché nessun italiano, quando parla, usa quel tipo di costruzione sintattica. (*) E qui sta il -vecchio- nocciolo del problema. Lui lo ammette tranquillamente e candidamente: Ovvero: poco me ne cale, che in italiano risulti strano (perché lui lo sa, che risulta "strano"). Quello che mi interessa è la correttezza formale con l'originale. Ora, chiedere a Shito di soprassedere su questo punto, ovvero shiftare l'ago dalla "aderenza all'originale" verso la "aderenza all'italiano", per lui è un'eresia. Sarebbe, chessò, come chiedere ad un nano di Pratchett di usare gli attrezzi di un altro nano. Per lui è, semplicemente, inconcepibile. Ragion per cui sapevo già che ci si sarebbe impelagati su questa vecchia questione. Per lui è sempre necessario sacrificare la prassi italiana a favore della norma giapponese. Pregasi notare l'enfasi sul sempre. Per me, no. Si può rispettare l'opera originale anche -appunto- adattandola. Dal suo punto di vista, immagino, quello che io propongo è una ingiustificata forzatura nei confronti del Sacro Testo Originale, solo per venire incontro alle limitate capacità mentali del pubblico caprone e prevenuto. Per me, quello che fa lui è un puntiglio elitario e snobistico che non rispetta più l'intenzione comunicativa dell'autore, adattandola alla prassi del pubblico.
  16. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Complimenti per lo sfoggio d'eloquenza e sapienza. Una cosa: A te, questo sembra parlato normale? Voglio dire: è lo scambio d'opinioni tra un conduttore televisivo, un politico ed un muratore. Il fatto che parlino in quel modo, e intendo proprio in quel modo, a te sembra, nell'ordine: 1) realistico 2) sintatticamente corretto (interessante notare quel "molto impostato", piazzato lì quasi con nonchalance...) 3) efficace dal punto di vista comunicativo ? Una volta saputo questo, credo anche di poter chiudere il discorso, per quanto mi riguarda.
  17. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Guarda, ci stavo pensando, tra una cosa e l'altra, tornando a casa. E, alla fine, credo che la cosa migliore sia che lo si veda, il film. Giudicare in base a estratti decontestualizzati (magari cercando il pezzo più "ostico", o quello più "scorevole") non avrebbe granché senso, nell'ambito della questione. Resto dell'opinione che l'ideale sarebbe vedere il film e farsi un'idea generale. Non solo del film in quanto tale, ma anche (elemento causa del contendere, in questo caso) del linguaggio utilizzato.
  18. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    E io no, eh? Figurati. Hai visto mai che io riesca a scalfire la tua lucente armatura di Saint Adapter con i miei miseri e terreni dubbi... non sia mai, eh? :goccia:
  19. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Sì, probabile. Almeno io mi pongo il problema. Te, siffato oberato di scienza infusa, no. Il che, dal mio punto di vista, è grave. Sempre ammettendo che il tuo lavoro non sia, appunto, una colossale masturbazione mentale egotica e che tu lavori per portare (adattare) un'opera al pubblico. Volendo dunque far dovuto atto di partire da questo presupposto (tu lavori per il pubblico) io, in quanto pubblico (evito di aggiungere altri dati autoincensanti, NdA), ti ribadisco che eccetera eccetera. Ora cantatela, suonatela e piangitela te.
  20. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Peccato, parevi proprio (fintamente) modesto. A proposito di come le tue intenzioni comunicative non sempre arrivino a bersaglio, eh?
  21. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Infatti non lo farò. E, se ancora non sei riuscito a capire (non hai voluto capire / hai fatto finta di non capire) che il problema della fedeltà all'originale viene in seconda battuta rispetto al linguaggio che tu utilizzi, non ho altri mezzi di bassa lega (quando li uso io) da mettere in campo. Potrei provare citando frasi del film, ma non l'ho qui... anche se posso provare a fare qualcosa in seguito. L'uso della lingua italiana che fai è, in prima battuta, disturbante, e inficia, non poco la visione ed il godimento dell'opera. Se la tua risposta a questo è: "E' la migliore, se non l'unica traduzione possibile per rendere la stessa intenzione originale dell'autore", io prendo atto della tua risposta, ma preferisco attendere un secondo parere. Se la tua risposta è: "Non c'è assolutamente nulla di strano nel linguaggio utilizzato", ti rimando volentieri a cagare e chiusa lì. Che tu abbia avuto apprezzamenti per il tuo scrupolo dallo studio Ghibli può anche farmi piacere (insomma... se questo significa che continuerai ad adattare tu i loro prodotti, neanche tanto <_< ), ma non toglie il fatto che tu ora, in questa circostanza, ti stia prendendo critiche per quello che potrebbe essere un eccessivo scrupolo in fase di resa in italiano. Cosa che, a sua volta, potrebbe influire sulla godibilità del prodotto da parte del pubblico. Nella fattispece, io. Ah, e tanto per rimarcare quanto già rimarcato: SI', ACCIDENTI! TUTTI I PERSONAGGI DEI FILM CHE STAI ADATTANDO PARLANO NELLO STESSO, IRRITANTE E INUTILMENTE FORBITO MODO! Magari in maiuscolo è più leggibile, che ne so... Se ti dico che avevo intuito che Pom Poko l'avessi adattato tu SOLTANDO SENTENDO COME PARLANO I PERSONAGGI, ma non ti viene neanche un cacchio di dubbio? Un'ultima cosa. Fail.
  22. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Ossignùr io lo sapevo che si finiva così, lo sapevo... :goccia: Su un piatto della bilancia c'è la tua parola, sull'altro un testo adattato che risuona (facciamo i falsi gentili, via) "strano" e la tua notoria fama. Puoi far finta di essere "oh my god" sorpreso dalla cosa, ma hai una nomea. Meritata, tra l'altro. E il linguaggio utilizzato in questo film ne è ulteriore riprova. Appunto veloce: per quanto riguarda la mia conoscenza dell'italiano mi permetto il ricorso al turpiloquio, se ci tieni tanto, e quindi ti mando direttamente a cagare e passo oltre. E sono gentile. Sulle cosiddette "negazioni implicite", se proprio insisti, ribadisco che il film l'ho visto io, insieme alla mia compagna. PRIMA di vedere il film (e io, un film d'animazione non lo considero mai, aprioristicamente, "roba da bambini"), avevo valutato la possibilità di coinvolgere, in seguito, classi delle medie per un discorso sull'ecologia. Vediamo se il discorso, ad un livello elementare, riesce a scalfire la tua classica snobistica supponenza. NON avevo visto il film, NON lo consideravo "roba da bambini", né snobisticamente "roba non da bambini" senza averlo prima visto, valutavo l'ipotesi di farlo vedere a ragazzi delle medie sulla base di quanto sapevo (sinossi, immagini promozionali), tendo a considerare l'umanità migliore di quanto non reputi tu. Sulla base della visione effettiva del film, ho realizzato che il film era inadatto allo scopo, perché avrebbe richiesto un ulteriore lavoro di "spiegazione" che non era previsto nello scopo originario. E perché il linguaggio utilizzato è una roba da segaioli. Tu puoi ostinarti a definirlo "italiano corretto e normale", e non mi meraviglia che insisti tanto per sposare la tua stessa causa. Io che l'italiano lo parlo, lo studio, lo uso per vivere e per lavorarci, so che quel linguaggio lì non solo non è "italiano medio". (Anche perché qui, più che di una variazione diatopica, si tratta vieppiù di una variazione diacronica, visto che -come tuo solito- i personaggi adoperano un linguaggio che sembra uscito da una brutta imitazione di un romanzo del seicento). E' la tua -solita- snobistica visione dell'adattamento e del linguaggio, che sacrifica comprensibilità e scorevolezza sull'altare della tua somma et inarrivabile conoscenza della lingua e della cultura giapponese, intraducibile a meno di complesse rese lessicali che pienamente tengan conto delle sottili sfumature di significato e quindi blablablabla... Ovvero, un gigantesco: "Dio quanto sono figo" eiaculato sull'opera originale. Se preferisci la schietta e gretta scelta di vocaboli rispetto ad un tentativo di educata diplomazia (che, mi par di capire, tu non condividi), non ho problemi. Al contrario di quanto fai tu nei miei confronti, non metto in dubbio le tue conoscenze. Semmai ritengo che proprio l'incrollabile fiducia, ormai elevata a sistema, nei tuoi mezzi, abbia offuscato la tua capacità di rendere il parlato giapponese (che, evidentemente, conosci a menadito) nell'equivalente (in termini non solo lessicali e sintattici, ma anche e soprattutto comunicativi) parlato italiano. Che, evidentemente, aborri ("diomiodiomio l'imbavbavimento della nostvo povevo e in vealtà vicchissimo idioma!") Con il risultato che tutti i tuoi personaggi (perché, a questo punto, sono i tuoi personaggi, e non quelli di Takahata, o di Miyazaki padre/figlio), parlano come Edoardo Sanguineti che traduce il Vate. Pure quando sono contadini degli anni '60. Se vuoi, lo ribadisco: il dubbio della cagione di una cotal dimostrazione di ricercata eloquenza sempre mi permea. Che proprio quello fosse l'intento del nobile autor che lungi dimora? Ed in tal caso lode al tuo operato... O piuttosto tu non te la tiri in modo colossale? Ah, e un'altra cosa (cit.)... Il fatto che tu definisca la tua versione del film di Takahata come "per quella che è in originale" la dice lunga sulla tua (falsissima ed ipocrita) modestia nei confronti del tuo stesso lavoro. A meno che, naturalmente, Takahata stesso (o Miyazaki prima di lui) non abbia espressamente voluto far parlare i suoi personaggi come (cit.) wannabe Accademici della Crusca degli anni cinquanta. Ma questo, ripeto, non puoi di sicuro venirmelo a dire tu. Edit: Shuji-sama, mi rincresce. Purtroppo, il fulcro della discussione, qui, non è il valore del film "in sè", quanto piuttosto la resa del linguaggio utilizzato. Da lei -anche, mi par di capire- percepito in modo peculiare rispetto all'"italiano". Peculiarità che ha influito (negativamente) sulla percezione e sul giudizio del film per il sottoscritto. Resta da capire, quindi, se tale peculiarità sia tratto voluto dall'autore o aggiunta dell'adattatore. E, sì: sono consapevole che non se ne caverà nulla da alcuna parte, ma non credo sia giusto retrocedere su un punto di analisi del genere.
  23. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Mica mi serve qualcosa "contro" la tua parola di "aver adattato il film rispettando lo spirito dell'originale e evitando di sovrascrivere le mie opinioni sul 'come dovrebbe essere' rispetto al 'come è'". Se un adattatore di cui ho fiducia (tipo il Garione, ad esempio) mi conferma che il registro da te utilizzato è formalmente e sintatticamente corretto, onore al merito. Ma il fatto è che io, che pure rispetto e ammiro il tuo lavoro come direttore di doppiaggio, selezionatore di voci eccetera, di te come adattatore ho zero fiducia. Cosa che ti sei conquistato sul campo. Non metto in discussione la possibilità che tu possa aver adattato bene il film di Takahata. Tutto può essere e, appunto, se sono in grado di giudicare la struttura linguistica "italiana" (sic) usata nel film, non ho mezzi e capacità per sapere se quel delirio è la fedele riproduzione del parlato giapponese (non solo per la scelta dei vocaboli, ma anche per la costruzione delle frasi e tutto il resto). Ma considerato, appunto, che "l'italiano" del film è -quanto meno- peculiare (e per questo la mia capacità di giudizio è più che adeguata), e considerati i tuoi famigerati marchi di fabbrica, che tu sia convinto di aver adatatto bene non mi cambia nulla. Dovendo scommettere, punterei sulle "cannarsate" piuttosto che sull'ipotesi dell'adattamento fedele (che, ti ricordo, per quanto mi riguarda è una reale possibilità e non una mera chimera). E no, la cosa non mi rende contento: sono rimasto nel dubbio che un film (di un autore e di una scuola che mi piacciono parecchio) mi sarebbe potuto piacere più di quanto non sia successo. Ciò non è bello.
  24. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    Un paio di doverose specifiche. Mai pensato che il film fosse per bambini. Partivo dall'idea di proporlo a ragazzi delle medie, idea abortita dopo la visione del film. Principalmente per il registro linguistico uasto, poi anche per la necessità di "spiegare" dettagli e elementi della cultura giapponese, cosa che esulava dall'idea iniziale. Ciò detto. Mi par di capire, dall'analisi di Shuji quanto dalle puntualizzazioni di Shito, che questo film rappresenti un caso a parte. Cito, più o meno in ordine sparso. E alla via così... Ora ci si potrebbe allegramente scornare sulla possibilità (o meno) di adattare, insomma sui massimi sistemi filosofici. Ma, a parte che non se ne verrebbe fuori, l'abbiamo già fatto. Il punto su cui -sorry- insisto è il registro lingustico, la costruzione sintattica delle frasi e, anche, sul lessico utilizzato. Shuji dice, se ho ben capito: "Be', sì, è ostico, particolare, eccetera, ma non è che 'abbassandolo' si aiuti la comprensione dello spirito del film" Shito rilancia con: "E' inevitabile adattarlo in questo modo". Prendo atto delle opinioni espresse, ma resto con i miei dubbi. Il film è "parlato strano", e su questo -almeno- direi che non ci piove. Quindi. Dubbio 1: "Una visione con un adattamento diverso (rifaccio l'esempio dei sub inglesi) cambierebbe qualcosa?" Dubbio 2: "Siamo sicurisicuri che, oltre al lessico, anche tutto il resto dell'adattamento (mi rifaccio, ancora, al caso della sintassi) sia fedele alle intenzioni dell'autore e non piuttosto all'idea di Shito del 'bel parlare'?" Sul primo l'unico modo che ho di verificare è vedere il film in originale subbato. Spero di averne il tempo. Sul secondo, per il momento ho solo la parola di Shito. E, no: per me non è sufficiente.
  25. Maximilian

    Porco Rosso e Ponpoko

    "Forse" ti sfugge il dettaglio che qui non si fa a gara a chi ce l'ha intellettualmente più lungo. Anche perché capisco che, per tua natura, tu sia portato a rimirartelo ogni mattina allo specchio e godere, dannunzianamente, dell'essere superdotato in un mondo di minorati. E lungi da me l'idea di distoglierti dal tuo hobby. Io affermo quanto segue: la lingua usata nel film non è italiano. Non nel senso di "lingua fruibile". E' farraginosa, la sintassi è agghiacciante, senza alcuna fluidità né scorrevolezza... Dici che hai "pedissequamente" riportato il linguaggio come lo intende l'autore? Può essere, ma io ho i miei dubbi. Che non potrò fugare fino a che non avrò modo di vedere l'opera in altro modo (quindi, non adattata da te). Ma il dubbio resta solo sulla tua "fedeltà" al testo e all'intenzione originale, quindi sulla tua buona o mala fede che sia. Il fatto che in "italiano" (virgolettato doveroso) sia inascoltabile, be', quello resta un dato di fatto. Non ho bisogno di altri che supportino questa opinione, non è una manifestazione di ignoranza né cerco -o mi interessano- le tue (solite) giustificazioni. Che sia responsabilità tua o meno, il parlato di questo film (potenzialmente bellissimo) è allucinante. L'ha voluto così (proprio così, costruzioni sintattiche e tutto) Takahata? Può anche essere, come no. Come no... :goccia:
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