Fat Balding Weab Inviato 11 Gennaio, 2019 Share Inviato 11 Gennaio, 2019 Non si può negare che abbia generato fra le più fastidiose e odiose squinzie dell'industria. Ma parlando invece di quella moratoria di crescita degli adolescenti è bene che io consegni al forum la prima pillolina rossa - un gusto che diventerà acquisito, che inizialmente non piacerà ma di cui poi non si riuscirà a farne a meno. Conseguenza di questa nostra società perniciosamente sovrappopolata, brutalmente consumistica, vergognosamente edonistica e moralmente decadente, ecco che l'uomo-individuo è ciò che definisce un'era di distopia tecnologica in cui tutti hanno tutto: i loro gadget, i loro fastfoods, i loro accessori alla moda; eppure non hanno nulla: nessuna comunità, nessuno spirito naturale, nessuna sostanza mentale, la res cogitans di cartesiana memoria. Ecco che l'uomo diventa un consumatore zombie, un lavoratore-schiavo emasculato, un ricettacolo svuotato di ogni significato e riempito con plastica e pixel. L'otaku è ciò che accade quando una cultura è infantilizzata, annacquata e privata di quella fibra intellettuale, filosofica e valorosa che una volta la rendeva grande. Totalmente dipendente dal welfare e dal consumismo, l'otaku è ridotto praticamente allo stato di animale domestico, un bambinone di 100 kili, e proprio come un bambino la vuotezza dell'otaku lo rende malleabile alle fisime e alle mode di questa nostra società schiava della dopamina. E se quindi oggi stiamo assistendo ad una generalizzazione dell'otakuzoku - forse inevitabile - ecco che possiamo riscontrare tale vuotezza in altre categorie: i tecnofili, colori che sono primi nella fila per comprare il nuovo iPhone o Alexa, dei "pionieri" come si definiscono, degli early adopters, credendosi un passo avanti agli altri, non rendendosi conto che sono i marketers di queste grandi corporazioni ad essere sempre un passo avanti a lui: è la cavia perfetta, il topo da laboratorio per cui gli esperti di fidelizzazione sono pagati 20.000$ all'ora per catalogare. Si cerca nella finzione quel desiderio di adultità, perché è quella vera che è venuta a mancare. Cosa ci rende adulti? Ciò che è venuto a mancare è lo scontro, quello scontro che trasforma i bambini in uomini, quella difficoltà da superare per il fanciullo che segna il passaggio dall'efebia all'adultità. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 12 Gennaio, 2019 Share Inviato 12 Gennaio, 2019 (modificato) Concordo totalmente. Da qualche parte, forse, avevo parlato del valore mentalmente igenico dell'attività bellica per come intesa nella filosofia spartana e poi germanica, e tutto quello che ci sta in mezzo - è un sacco di tempo, se misurato in termini umani. Quello che i little boys cercano nella finzione è la pseudo-adultità delle favole, un tempo elemento di puericulura nato per introdurre nella mente del fanciullo degli elementi vettorializzanti alla crescita. Come Ejisonta spiega, l'otaku si ferma a quello stadio di "epifania infantile" che si può ottenere dalla finzione. Come Anno spiega, gli "anime" sono narrativa che vuole essere avvincente per degli pseudo-adulti come erano avvincenti e totalizzanti per i bambini che si era. In una vita sedata dove l'adultità è negata, si va alla ricerca di pseudo-traumi emotivi nella finzione. Naturalmente, se un bambino può piangere per una fiaba, crescendo diverrà comunque più blazé e avrà bisogno di narrativa sempre più "forte", di simulacri sempre più intensi, per riuscire ad ottenere quella doccia emotiva dinanzi a alla finzione. ed ecco che i manga divennero gekiga, con esplicita violenza grafica che -a ben vedere -altro non è che un forma di pornografia, in senso lato. La pornografia è il simulacro emotivo fine a sé stesso e graficamente rappresentato. Che sia uno sgozzamento o un amplesso poco cambia. E' sempre vedere rappresentato un momento apicale umano e così sublimarne l'esperienza tramite la sua quasi-esperienza fittizia. Nietzsche ha scritto un libro in cui parlava della nascita della tragedia. IN un altro libro, noto come Corano, la funzione è svalutata se non bandita in toto - la chiamano iconoclastia. I conti mi tornano. Essenzialmente l'otaku non vive davvero, il vivere da otaku è un mezzo suicidio, una mezza rinuncia alla vita, perché è l'eccesso della rappresentazione sulla voglia (Wille, e non dico della Rebuilt, dico di Arturo di cui il porcospino e il mondo). Oltre a ciò io credo si possa solo capire che la "sacra famiglia" non è solo quella in cui nacque Gesù il nazareno, ma ogni famiglia nucleare umana. Ed è sacra perché è quella che crea la vita, umanamente. Ogni giovane madre che porge un neonato al padre suo è una sacra famiglia. Lo dico da agnostico mezz'ateo, davvero. La via di uscita per gli otaku? Credo non ce ne sia altra. E' naturale. Modificato 12 Gennaio, 2019 da Shito 2 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Fat Balding Weab Inviato 12 Gennaio, 2019 Autore Share Inviato 12 Gennaio, 2019 La famiglia è la forma di welfare (in senso proprio) più forte che ci sia. E non solo economico, ma anche fisico e anzitutto psicologico. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 12 Gennaio, 2019 Share Inviato 12 Gennaio, 2019 Senza dubbio. Ma se parliamo di sanità mentale, ovvero di igiene mentale, credo sia qualcosa di ancora più profondo del welfare. Credo sia non dico un bisogno, ma il miglior lenitivo esistenziale. Voglio dire, se si pensa all'esistenza come esseri mortali, se ci si pensa davvero logicamente [logoticamente], si arriverà sempre all'idea che l'unico vero esercizio di libero arbitrio è il suicidio,non c'è bisogno di chiamarsi Cioran o Nagisa. Il pensiero puro, la rappresentazione di Arturo, conduce alla morte. Per un essere mortale la vita non si spiega e soprattutto non si giustifica.Non c'è scusa, non c'è fine, non c'è trucco, ci sono solo tanti inganni: l'arte, la discendenza genica, il contributo alla specie... la consolazione della filosofia! Bah! Essere esseri medi, autocoscienti ma mortali, è davvero una pena. In tutti i sensi. Quindi, che c'entra la famiglia nucleare? Beh, perché la vita è per la vita: wille. La voglia di vivere, desiderio animale e naturale, altro che "volontà". Anche mettendo Dioniso in gabbia e dando le chiavi ad Apollo, anche mentre lui sbuffa e l'altro suona la cetra per ammansirlo, bisogna sapere che a mantenerci vivi è Dioniso. Che la vita è Dioniso, e che bisogna tenerselo caro. Quindi, credo che il miglior guinzaglio per Dioniso (che anche lui, lasciato libero, scorrazza come un cinghiale e può far del male) è proprio quel legame piccino ma profondo che è l'amore prolifico. E determinato. E deciso per il futuro, una cosa a cui darsi. Con coraggio e rischio, sì. Credo che Takahata, ma anche Tomino, in molti modi parlassero d questo. Anche loro. Ancora tremo pensando a Kaguya. Sottotitolo del film "perché una ragazza di oggi può suicidarsi", sembra il titolo della tipica canzone dei Baustelle, ma è un anatema. Perché il sesso debole è sempre stato l'anello forte della specie. Corrompi quello e si rompe tutto. 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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