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Pluschan

Abacab

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La figlia dell'otaku


Garion-Oh

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In questo blog non ho mai parlato dei manga che traduco. Lo faccio ora perchè il titolo in questione è strettamente legato a post passati e mi permette di fare un'ulteriore riflessione.

 

Premetto che non ho mai trovato un manga che parlasse dell'otakuzoku in modo convincente. Magari ci sono dei titoli divertenti se presi a se stante (come Genshiken), ma li ho sempre trovati superficiali nell'esposizione. In un certo senso mi suonano come un'autogiustificazione, un voler lanciare un sasso... mettendoci poi un fiocco sopra.

 

Da questo punto di vista funzionano certamente meglio certe opere Gainax, che posizionano questo tipo di discorsi a un livello di lettura più interno, lasciando altri argomenti in bella vista.

 

La figlia dell'otaku invece parla proprio di quello che promette. Lo fa in modo comico, almeno nel 90% delle situazioni. E' una scelta condivisibile, perchè parlare in modo totalmente serio dei problemi di queste persone renderebbe la lettura molto soffocante, a mio avviso.

 

Vi siete mai chiesti cosa rende un otaku tale? Cioè, quale molla lo spinge a riversare tutti i suoi interessi nel mondo del non reale? Io credo che il motivo sia sempre uno solo, anche se magari varia da persona a persona l'intensità e la consapevolezza dello stesso.

 

Si potrebbe chiamarla fuga dalla realtà, ma probabilmente è limitativo. Cioè, la componente di fuga è rilevantissima. Se qualcosa non ti piace, puoi sempre fuggire. Che senso ha rimanere in luoghi o situazioni che ti fanno soffrire? Ma a mio avviso il punto è proprio la sofferenza. La maggior parte degli individui capisce il mondo per quello che è, con i suoi lati belli e i suoi molteplici lati brutti. L'individuo otaku non riesce a fare fronte alle brutture della vita. Questo principio di base vale anche per chi diventa un hikikomori. Vivere in società è difficile = mi rinchiudo in camera mia.

 

Dunque mi chiedo se anime e manga siano solo una valvola di sfogo scelta quasi a caso. Un mondo dorato in cui vivere relazioni fittizie, magari anche dure... ma pur sempre finte.

In La figlia dell'otaku, papà Kota riceve la sua iniziazione in modo assurdo, e di sicuro leggendolo molti si metteranno a ridere. I suoi sentimenti sono stati traditi e un suo senpai lo chiude in una stanza per una settimana a giocare con un erogame.

E' una cosa assurda e fa ridere, ma a ben pensarci è proprio quello che penso succeda agli otaku veri (maschi). Affogano il loro disagio in un mondo che non può ferirli. In cui le donne sono stereotipi ben precisi e comprensibili.

 

Tuttavia questa non è la storia di come si diventa otaku, ma di come un otaku fatto e finito si trovi improvvisamente a fare i conti col mondo reale, da cui aveva preso bruscamente le distanze 10 anni prima. Si trova una figlia che gli bussa alla porta.

 

L'elemento in se' è molto divertente e scatena tutta una serie di reazioni comiche. L'autore gioca un po' a mostrare i difetti degli otaku e scherzandoci sopra li fa apparire simpatici. A questo punto, se fosse tutto qui, per me sarebbe una grande delusione. Mostrare il lato umano degli otaku in modo scherzoso è forse proprio il più bieco tentativo di autogiustificazione, per chi ci è dentro fino al collo.

 

Tuttavia Kanau, la figlia dell'otaku, è caratterizzata come una bambina vera. Ci pensate? Per un otaku che si preoccupa solo di figure in pvc, trovarsi all'improvviso ad essere responsabile di una bambina vera è un peso enorme. Perchè sei costretto a pensare a cose reali. La devi vestire, la devi mandare a scuola, ma soprattutto la devi amare.

 

La strada più breve per un otaku è autoingannarsi di nuovo e credere che comportandosi in una certa maniera, proprio come se si fosse in un videogioco, le cose andranno tutte a posto permettendogli di continuare la sua solita vita. Ed è quello che tenta Kota. Ma Kanau si ribella a questa visione delle cose. Kanau è a tutti gli effetti una scheggia impazzita nella vita di Kota, un elemento che non gli permette più di vivere separato dal mondo.

 

Cosa farà un otaku il cui mondo di cristallo cade pezzo per pezzo? Sono curioso di saperlo anche io, sperando che l'autore non bari proprio sul finale.

 

Per il resto, grandi risate e citazioni a raffica. Molte di queste non verranno capite dai fan italiani (sostanzialmente saranno chiare quelle degli anime più famosi, tipo Maison Ikkoku ed Evangelion), ma d'altronde credo che nemmeno un comune lettore giapponese riesca a districarsi nel vortice di riferimenti orchestrato da StaHiro.

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1 Comment


Recommended Comments

Stavo per dirti che il discorso dell'interesse sul non reale (qualunque cosa esso sia) mi sembrava molto improbabile. Ma l'hai virato nell'interessante faccenda dei "generi otaku" come finalizzati all'essere prevedibili, e questo ha riscattato completamente il tutto, che diventa condivisibilissimo. :sisi:

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