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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 23/03/2019 in Risposte
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Non ho ben chiaro ciò che ha causato questa risposta. Per il resto, mi pare una delle risposte facilone al vecchio discorso sul perchè gli italiani siano molto indietro dal punto di vista della conoscenza della lingua straniera. Ma è un discorso vecchio e senza sugo a priori: che l'italiano fino una certa età sia molto indietro nello studio e nella familiarità con le lingue straniere, anche ma non solo per via del fatto che ne viene a contatto principalmente solo a scuola (ergo: maestra non mi rompere le palle) perchè per il resto si doppiano anche le scrittine sulle mutande è vero, ma è anche vero che ormai a meno di avere deficit dell'apprendimento chi davvero desidera imparare le lingue straniere (anche se non capisco bene il senso dell'armeno) può farlo, anche se con difficoltà per assenza di familiarità, appena ha l'età giusta per decidere da sè. Ma in sè e per sè, infilare i doppiatori in questo discorso non ha il minimo senso, non avendo loro potere in merito: sono mestieranti che campano secondo direttive altrui per quanto riguarda cosa dire e come dirlo, e dove li metti stanno. Lavorano. Niente di più. Ma se, per esempio, tu vedi che il Comune non ti spazza la strada davanti casa, non te la prendi col primo spazzino che trovi per strada, ma con la società con cui il Comune ha firmato il contratto per la pulizia delle strade, che dirige quello spazzino. In pratica: inutile pigliarsela con l'impiegato. Soprattutto oggi. Il problema era alla radice su chi, per anni, ha adottato questa politica del doppiare tutto che causava automaticamente nelle generazioni dell'epoca, abituate sin da piccole a sentire solo una lingua, un rigurgito intellettuale per cui inglese e francese erano roba inutile con cui si riempiva il già fitto calendario orario scolastico. Ma quel periodo è finito. Oggi c'è scelta, quindi la pigrizia è solo colpa del pigro, non di chi vorrebbe imporgliela, numero sempre minore visto che in questo periodo di multinazionali che devono vendere globalmente dei rigurgiti italiani a gente come la Disney non frega un cazzo. Gente che vorrebbe imporre, tra l'altro, che non sono mai stati il doppiatore o il direttore del doppiaggio stesso o l'adattatore, che, povere stelle, nient'altro sono che impiegati a cottimo lì a guadagnarsi la pagnotta su input altrui. Certo, c'è anche il piccolo problemino che molti di quei doppiaggi, anche tutt'oggi e alla faccia dell'attestato dell'actor's studio di Bergamo bassa, rischiano di essere fatti completamente o quasi alla cazzo di cane, con stravolgimenti di voci, caratterizzazioni, dialoghi e via così, fino a errori pedestri come sbagliare la pronuncia dei nomi (pur avendo un audio originale in teoria), che ha portato spesso certi colossi a mandare gente in sala a controllare che cavolo stessero facendo dire a chi doppiava il loro prodotto intellettuale (anche se le stronzate non scappavano comunque, ma transeat). E quello è tutto un altro discorso. Non vedo il senso del discorso, mi sembra anche questa una generalizzazione da due soldi. Anche perchè si potrebbe dire che se avessero avuto la scelta, l'avrebbero fatto. Il non sapere le lingue non è una cosa positiva, eh, specialmente nel mondo di oggi è solo una mancanza. Poi che il doppiaggio sia un "male" necessario se ne può sempre parlare perchè non è che tutti hanno il tempo di sapere tutte le lingue del mondo e potersi quindi godere il film o una qualunque opera intellettuale estera (posto che le librerie in lingua straniera stanno aumentando, così come i cinema che proiettano in lingua originale e/o coi sottotitoli, quindi siamo lontani dai tempi di Fuori Orario e i film ungheresi su Raitre). Si tratta però di un discorso mesto mica poco, considerando che, ad oggi, inglese e francese si rivelano necessari anche per la semplice realtà lavorativa e, magari, non sarebbe stato male esserne più a contatto anni fa, quando tutta questa scelta non c'era e dovevi fare da solo armandoti di dizionario. Magari alla casalinga ultrapensionata di Voghera o Solbiate di sotto che si guarda Beautiful non serve a un cazzo sapere l'inglese, ma a chi vuole fare lavori un filo più impegnativi sì, tanto per sbrodolare un po' sulla possibile utilità della lingue. Poi vabbè, è andata come è andata, ma la familiarità con le lingue non castra nessuno, anzi, aiuta. Quanto quotato sopra mi sembra, insomma, un inno all'ignoranza fine a se stessa. Che per carità, essere ignoranti e contenti sarebbe anche bello, il problema è che il mondo attuale te lo permette solo in ambiti più o meno insignificanti come, appunto, il doppiato e la fruizione dell'opera straniera. Anche se pure lì un giro di vite non sta mancando. E in ogni caso, di nuovo: in sè non ha niente a che fare coi doppiatori o direttori o altro, ma con chi decide cosa doppiare. Quindi oltre a essere quanto sopra, mi sembra che ci si voglia infilare in una diatriba che non è propria. Il "come" si doppia è un altro discorso. Lì passiamo dall'opportunità del doppiare qualcosa alla qualità della fruizione della stessa, che in Italia è per larga parte di livello drammaticamente basso. Mi sembra che la parafrasi di questo discorso sia: gli italiani sono ignoranti, è giusto così ed è giusto che lo rimangano. Per il resto si torna sempre allo stesso punto: per un lunghissimo periodo di tempo non è esistita la diffusa possibilità di comprare libri in lingua estera o di seguire le opere in lingua originale. Quindi non è vera e propria volontà, solo un'abitudine che si è sedimentata e che si mantiene per comodità. Anche obbligata, perchè certi talenti dell'actor studio erano nella stessa situazione dell'italiano medio, ergo ancora oggi ti capita di sentire gente che "MK-2" lo legge "EMMEKAPPADUE" invece di "Mark Two" (probabilmente perchè manco sanno cosa voglia dire), spacciando per italianizzazione quella che è crassa ignoranza dell'inglese che porta a pronunce sbagliate (perchè l'inglese in italiano sempre con la pronuncia inglese si legge). Ora grazie al cielo non è più così, c'è gente che si informa e pretende un prodotto ben fatto (perchè se invece di "cervo" scrivi "unicorno" stai sbagliando, eh, non stai adattando) arrivando agli estremi di prendere roba all'estero per la disperazione causata dall'incapacità italica di fare un buon lavoro di adattamento. Questo ovviamente porta chi in quegli standard bassi ci sguazza a chiamare rompicoglioni quelli che vogliono un lavoro fatto bene, spesso anche addetti ai lavori il che testimonia la qualità media dell'ambiente italico del doppiaggio, ma questo non rende meno valido il discorso che sta alla base di quelle critiche: il basilare, inattaccabile e oggettivo desiderio di avere un buon lavoro di adattamento e doppiaggio per le opere a cui si tiene, un lavoro che giustifichi, tra l'altro, l'investimento che viene fatto considerando che certi orrori vengono ricaricati su chi acquista. Anche perchè basta tanto così a togliere all'opera una parte importante. Caso concreto: "io ti spiezzo in due". Frase epica. Figa. Rocky IV in due parole. Un meme. Peccato sia vuota e fine a se stessa. Originale: "I must break you". Una frase che in originale era chirurgica, piazzata al momento giusto per un personaggio di poche parole che altro non era che il mostro di Frankenstein creato da una nazione animata dalla voglia di rivalsa, che viveva ed esisteva per i suoi creatori e non aveva altra dimensione se non quella. Uno a cui non è che fregasse, in quel momento, di Rocky ma che "doveva romperlo". Notare l'uso del "dovere" al posto di qualunque espressione di volontà. Era completamente astratto dalla situazione in sè, senza sentimenti o altro. Non era un tamarro incazzoso che voleva spiezzare in due il rivale americano. Un "mostro" che durante l'incontro invece ritrova invece la sua volontà di combattente e guerriero, che alla fine, sporco di sudore e sangue, urla al suo presidente "Io combatto per me stesso!". Frase che ovviamente nessuno per vent'anni ha mai capito se non a spanne, perchè gli "artisti" avevano pensato bene di non sottotitolarla. Altri recenti sondaggi avevano dato il PD vincente alle nazionali. Per il resto è il contrario: la scelta aumenta. Sul fatto che un servizio possa essere un'arte, si può discutere. Nel senso: un doppiaggio veramente ben fatto, che rispetta i tempi dell'originale, gli è fedele e non vuole essere nient'altro che quello che deve essere, ovverosia una trasposizione più fedele e, soprattutto, rispettosa possibile del lavoro degli autori originali, con quei compromessi che sono inevitabili nella transizione da una lingua all'altra, potrebbe, forse essere definito un'arte. Sempre che lo si voglia fare per qualcosa che altro non deve essere, per sua natura, che la derivazione di un lavoro altrui. Problema è, se anche si volesse definire arte un servizio, questo servizio dovrebbe essere oggettivamente ben fatto. E c'è un solo termine di paragone per definirlo tale, ovverosia la fedeltà all'originale sotto tutti i fronti. Diversamente, come tutti sappiamo, si creano dei mostri. Cos'è quindi un doppiaggio come quello italiano? Per quanto riguarda gli anime, sia al cinema che televisivi, è stato per anni al 100% un mostro di autocompiacimento e approssimazione che si trasformava in invenzione, che alimentava ignoranza non tanto della lingua originale, quanto dell'opera che avrebbe dovuto trasmettere, con voci inadeguate, scelte fatte tanto per fare i fighi, cambiamenti ingiustificati e dannosi sulla base di canoni prettamente personali e regolare e deleteria soppressione dei dialoghi originali per via della supponenza e della tracotanza di chi su quelle opere ci metteva le mani. Una bestia oscura nata dall'ignoranza e ghiotta della stessa, che trattava come deficiente e stupido il pubblico e inutili e trascurabili gli autori originali. E per il resto delle opere in lingua straniera, non è che si fosse lontanissimi (non so bene se la tata ebrea diventata ciociara fosse censura o un'idea di certa gente, con la mamma che diventa la zia e via così), per quanto non si fosse nel totale pozzo nero degli anime. Ora si sta un po' meglio perchè è entrata gente nuova e si cerca di curare di più quell'aspetto (forse), ma la merda e l'approssimazione sono sempre dietro l'angolo (basta vedere certi sottotitoli o doppiaggi Netflix). E, francamente, visto l'andazzo e visto che alla fine non vi è alcun desidero di migliorare, probabilmente perchè la spocchia è sempre una brutta bestia, cosa ci sarebbe di nobile nel doppiaggio italiano? Cosa c'è di nobile in persone che pretendono di essere idolatrate e quando qualcuno chiede loro di migliorarsi lo definiscono rompicoglioni? Persone che fanno di tutto per sentirsi attori e artisti, ma che invece di creare opere proprie si mettono e sventrano quelle altrui con la scusa della creatività? Non ci vedo niente di nobile. Solo tanta ipocrisia per non dire peggio.3 punti
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Prendo fiato e apro questo topic. Un topic nuovo, che riguarda un prodotto della cultura anime che in questo forum non ha mai trovato il suo spazio, un anime che qui non viene mai nominato negli altri topic, nelle chat, nelle shout e nemmeno nei discorsi di politica. Un topic di cui ritengo ci fosse la necessità oltre ogni dubbio. Un topic su Neon Genesis Evangelion. Per mettere un po' di ordine: Questo spazio è pensato per per poter parlare di questo titolo nella sua forma più leggera e legata agli aspetti che riguardano le varie edizioni/versioni e tutta la crossmedialità che si porta dietro. per argomentazioni più "sentite" e approfondite, rifatevi al topic segnalato qui sotto: invito (sopratutto i nuovi arrivati) a prendere visione del topic più serio riguardante Eva: Qui invece tutto quello che riguarda le e sue più recenti trasposizioni: Iniziamo quindi dalla fine, con la notizia di questa mattina dell'arrivo su Netflix il 21 Giugno di quest'anno. (annunciato con uno dei più brutti trailer mai visti) Vi ringrazio tutti è stato un piacere, ora mi metto in un angolo e attendo paziente il ban da parte di Shuji (se qualche mod ha voglia di spostare gli ultimi post su Netflix dal topic della rebuild qui...)1 punto
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La si puo' apprezzare alla fine solo e soltanto quando si riesce a guardare indietro al proprio passato e con onesta' dire che si, come del resto in ready player one, tutte quelle cose sono state sia parti costitutenti della nostra vita, sia riuscendo a fare questo, li si riconosce come tali, come videogames e quant'altro, come giochi, senza quindi alla fine adularli. Ma di ricordi che possono regalare un sorriso, ce ne sono cosi' pochi nella vita... erano giochi, sono giochi e ove ne avessimo voglia, sono li' per essere rigiocati come anni e anni prima. Non ci sono poi molti ricordi che si possano rigiocare quando lo si vuole. E si, quel regazzino tipicamente in gruppetto per impedire anche ad altri di inserirsi in un game a solo per fare il record, quei c***o di gettoni che imparavi da allora a giocare a tetris quando non esisteva per metterli in qualche modo sul pannello, le regazzine che tendenzialmente schifavano il tutto, anche se ogni tanto una ne spuntava fuori, gli spostamenti in bicicletta... tutte cose che fanno parte di un passato che e' li' e sta anche bene dove sta. Perche' e' importante. Ma basta poco per inserire un gettone in una macchinetta di sala di provincia, di quelle che svaniscono sempre piu' come il bagnasciuga del mare, qualcuno dietro un bancone pulisce un bicchiere con un fazzoletto perche' non ha niente da fare, ma sai che se ti volti ti dara' un sorriso, perche' la gente non regala mai, ma da' quello che puo' avere un valore in uno specifico istante, e nulla piu'. Non riusciro' mai a finire Kangaroo. Perche' li' ora c'e' una sala estetica. Ma ho sempre un gettone in tasca. E quindi, da qualche parte, c'e' anche una sala, e un arcade.1 punto
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