No, non ci siamo capiti. Sono due cose diverse.
Nel caso di Anne Shirley, c'è un importante punto narrativo legato al preciso nome del personaggio.
Nel caso di Anne Frank, vi fu una persona reale con un nome reale – il suo.
In entrambi i casi, il nome non andrebbe mai cambiato. Tutto qui.
E il libro di Anne Frank si chiama "Il retrocasa". Il titolo lo decise lei, l'autrice, che voleva pubblicarlo perché aveva giovanili velleità di scrittrice. E aveva dato un titolo al suo libro. Forse un briciolo di considerazione per l'espressa volontà della giovane deceduta, che pure si santifica come una madonnina, sarebbe opportuna. Doverosa. Dignitosa.
Ed è un libro meraviglioso. Una testimonianza vivida come poche altre sulla psicologia adolescenziale femminile, sull'idealismo giovanile femminile. Il punto chiave è "mutti" (mammina). Non scherzo.