A proposito, non sono mai entrato nel merito perché statuire l'ovvio è sempre un po' umiliante, ma:
vari esaltati commentatori hanno, a mio discredito, citato questo intervento della redazione di Treccani sulla questione.
Ora, a parte quella che mi pare una mesta inopportunità – da parte di un'istituzione tanto elevata come quella dell'enciclopedia "dei due Giovanni" – di entrare in un querelle di così basso lignaggio, e in termini così poco professionali, se non sono orbo anche la chiosa di quell'articolo dice:
Il che significa, in italiano, che "recalcitranza" È ATTESTATO sui dizionari Treccani. Non il contrario.
La redazione Treccani nell'articolo sostiene anche che "recalcitranza" sia meno comune del participio presente "recalcitrante". Personalmente concordo, ma ci tengo a sottolinerare che questa divergenza di frequenza d'uso NON è attestaza sui dizionari Treccani, in quanto "recalcitrana" non è riportato con nota di rarità, o altro.
In ogni caso, per chi sa leggere l'italiano, quella nota della redazione Treccani dà assolutamente credito alla mia scelta terminologica, statuendo l'ovvio: c'è nei nostri dizionari, esiste, è italiano. Cosa che sapevo da principio, perché li avevo consultati (tra gli altri) proprio nella scelta di quel termine. :-)
Se poi qualcuno vuole vedere la realtà dei fatti al contrario, beh, potrà anche dire che "Treccani ha sbeffeggiato Cannarsi". Infatti. A ciascuno il suo, scriveva un altro letterato siciliano.