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Arren

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  1. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Ti sbagli, la prima edizione giapponese non presentava punti edulcorati o censure di alcun genere, compreso il filmato iniziale che fu poi tagliato e convertito in solo 'bianco e nero' per tutte le versioni occidentali.
  2. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Eccolo qua, il livore che citavo all'inizio e che si dispiega in tutto il suo colore malizioso. Quello che scrivi su ciò che 'traspare' da me è tanto esilarante ai miei occhi, quanto grottescamente arbitrario: primo perché come ribadivo non ci conosciamo e ti pregherei di non ascrivermi intenti che non ho, secondo perché se non avessi avuto interesse a discutere, di certo non avrei partecipato pervicacemente a questo dibattito. Poi sarebbero arroganti gli altri, eh? La realtà non è un temperamento, tra l'altro. E non ci sono deliri bellici nelle mie posizioni, giacché non mi sembra di aver dichiarato di voler uccidere nessuno. Resta il fatto che mi sembra interamente plausibile che, allorché si parli di argomenti quali la fruizione di un'opera e la passione, si finisca per esulare dall'alveo del genere di riferimento. Ti prego inoltre di ricordare che ciò di cui mi biasimi, l'inserimento in categorie precostituite, si chiama pensare. Si tratta di predicare l'universale del singolare, di fissare la realtà osservata (il caos) entro una rete categoriale (l'ordine), come già insegnavano Aristotele prima e la Scolastica poi. Wow, quante nobili argomentazioni. E un titolo per te costituisce oggetto di un'ammirazione deteriore? Addirittura un di più trascurabile? Come puoi amare qualcosa ignorando volutamente (che è diverso dal disprezzo consapevole) una sua parte così essenziale? Nulla di un'opera altrui è mai svincolabile dall'intenzione che portò a questa o quella scelta. Si utilizzò il nome FF per un motivo, che è quello che esplicitavi in precedenza. Ancora non capisco il tuo nervosismo di fronte a un fatto così palese: l'appassionato ricerca e analizza arrivando a conoscere, l'ignoranza voluta non è da appassionato.
  3. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Ma cosa c'entra il lessico del mio intervento ora? Ma tu leggi ciò che le parole indicano? In base a cosa postuli che i termini che ho adottato fossero solo retorica? Ci conosciamo per caso? O presumi di sapere, imputandomi delle vanità che mai ho nutrito, in questa come in altre sedi? Leggo benissimo, grazie. Non ho detto che la fruizione debba equivalere al feticismo (?), si può giocare ed agire come più si preferisce. Tuttavia, dico che ogni passione non può che comportare perlomeno una intenzione di conoscenza che sì, è incessante, assoluta e non tollera concessioni o distinzioni quantitative, né tantomeno abitudini sedimentate. Le passioni vere sono sempre totali, feticistiche e come diceva Shito 'compulsive'. Se non ti importa nulla del titolo, la cosa ha diretta attinenza con il desiderio di comprendere e, dunque, con la passione che si dichiara di profondere verso l'opera.
  4. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Si dice pleonasmo, comunque.
  5. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Ad entrambi gli spunti, replico che qualora non ci si ponga neanche il problema e che non si sia animati da un desiderio di comprensione assoluta finanche negli elementi più marginali, allora vi sarà sufficiente fondamento per poter quantomeno discutere su quell'amore dichiarato. Ma guarda che nessuno qui sta intentando crociate, dato che il tema riguarda pur sempre un argomento di diletto. Tuttavia, l'abitudine è sempre l'antitesi dell'amore, perché porta alla paralisi, alla nostalgia e ad altre più o meno allarmanti cancrene dell'intelletto. Torno a ripeterti che 'ciò che capita' =/= 'ciò che è giusto' Scusami, ma se costui non ne coglie il richiamo, è evidente che la conoscenza che ne possiede sia lacunosa.
  6. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Considerato che non so a cosa tu intendessi alludere, e che di fatto non esiste nulla che rechi quello strano nome, non credo ci sia rischio di infezione per te. E' verissimo, in effetti quanto scrivevo prima lasciava probabilmente intendere una indebita coincidenza tra 'chi sa (tutto)' e 'chi ama', ma il 'tutto' qui non può che essere regolativo in senso kantiano. Fermo restando che la conoscenza è la forma intrinseca di ogni tensione amorosa, il vero discrimine si situa sull'onestà del voler comprendere, anche perché credo che né l'altro possa mai essere totalmente scibile, né il cammino della conoscenza autentica di qualsiasi cosa possa mai annoverare approdi conclusivi. Un po' come la figura matematica dell'asintoto. :)
  7. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Con la stoccata di prima, alludevo a chi ignora le ragioni che decretarono il titolo 'Final Fantasy'. Non conosco l'individuo che citi, ma allorché si riferisca alla serie che predica di amare con un titolo che non attiene a quanto quell'opera è nella sua essenza, sta in quella misura sconfessando un presupposto della sua dichiarazione di amore. Non è questo, è che la verità non può essere taciuta per mera abitudine o per rassegnazione agli eventi, pena l'inganno di sé e la negazione dell'apprezzamento che si sostiene. La sua esperienza apparirà comunque lacunosa rispetto a chi comprende la realtà di quei riferimenti, o semplicemente chiama le cose con il proprio inequivocabile nome. Tra 'consumatore' e 'appassionato' c'è esattamente questa differenza. Quali citazioni? Ma soprattutto, prese da internet? Ma l'hai letto il mio nickname? Eh sì, ho avuto la tua stessa reazione di sgomento e repulsione immensa... Non risparmiò neanche la Silvard, ahimé. :(
  8. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Sì, molta gente ignora ciò che asserisce di apprezzare. E' proprio questo il punto. Come fai ad appellarti ad una (giusta) logica olistica di fruizione del videogioco e screditare il titolo come fosse la variabile più effimera di tutte? Mai letto la Le Guin? La conoscenza del nome è il primo dominio dell'oggetto. In primo luogo, il fatto che un certo tassello sia marginale rispetto al mosaico non ne autorizza mai l'alterazione. In secondo luogo, in un nome per te apparentemente insignificante possono nascondersi i più sconfinati rimandi, i più particolari giochi di parole, le più curiose o stravaganti intenzioni di chi quel nome l'ha deciso. Ciò che tu fruitore pensi sia insignificante =/= ciò che sia corretto inficiare Sì, ricordatelo anche tu, grazie. Quindi l'apprendimento è appannaggio dell'accademia, ok. Non esiste la Masamune in Chrono Trigger, quella è un'invenzione di Ted Woolsey. Semmai c'è il Grandleon.
  9. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    L'esperienza di gioco non si riduce alla mera interazione tattile con il controller ma investe ogni campo, testuale, musicale, visivo e sì anche nominale, tanto quanto la comprensione del titolo di un film rientra senza reticenze nell'ambito dell'esperienza di quello. Non è che la preclude, la falsa. La altera e ne impedisce, ripeto, anche fosse in parte infinitesima, una comprensione assoluta. Certo che cambia, può mutare un intero universo di riferimenti con un nome. Seguendo questa logica, Leona Lewis su FFXIII poteva considerarsi anche innocua, indi legittima. Continui a fare strane gerarchie di tollerabilità del cambiamento. 'Principessa Mononoke' è una traduzione di 'Mononoke Hime' tanto quanto 'What a bella casa' è una traduzione di 'What a beautiful house'. La compromette nella misura in cui una parte dell'opera di cui fruisco è modificata. L'esperienza cambia eccome. In base a questa definizione, renditi conto che ogni genere di lezione, di spiegazione, o di interazione verticale tra docente-discente nel senso più lato possibile ed immaginabile, è arrogante. E' una visione molto da otaku, purtroppo. Grazie del complimento. Guarda, questo significa non dialogare affatto. E a latere di ciò, non ho notato né imposizioni, né arroganze sorrette dall'arbitrio e dal vissuto. Solo l'oggettività di un'opera e del suo nome.
  10. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Mi sembra che la logica di un forum sia il dialogo vicendevole e che quest'ultimo implichi sempre anche la possibilità dell'urto con posizioni che si potranno definire 'scomode', in relazione al proprio vissuto e alla propria abitudine. Non vedo esempi di importunio. Non è affatto vero che un cambio di nome non pregiudichi l'esperienza di fruizione dell'oggetto. Un titolo può cambiare l'intera percezione di un'opera, nei modi più ramificati e sotterranei. In seconda istanza non si tratta di cosa sia figo o bello da dire: si tratta della realtà di un prodotto giapponese, pensato e sviluppato per un'utenza del luogo, con un certo titolo e certe prerogative. Senza esplicitare nuovamente le logiche di affidamento del processo di localizzazione, che come già osservato nel 99,9% dei casi esulano dall'apporto dei rispettivi autori, il fatto che in Occidente un videogioco giapponese sia stato rinominato in un modo o nell'altro, per una ragione o per l'altra, non oscura minimamente l'unico referente per la realtà che qui si discute, ossia l'originalità del suo nome autentico giapponese.
  11. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Ho già detto che gli eventi sono irrilevanti in questo discorso. Una cosa sono le circostanze, ciò che la vita induce a scegliere per necessità contingente (splendido ossimoro), altro affare è virtù, giustizia, amore. Ripeto: i motivi eventuali non hanno alcuna incidenza. Io posso anche perpetrare atti atroci essendovi costretto, ma l'atto rimarrà esecrabile a prescindere dalla situazione in cui versavo. Quindi non sono identici. La coincidenza esatta è tale perché investe la totalità degli elementi del composto. Un titolo non è un orpello estraneo a un oggetto, tanto quanto un nome non è qualcosa di eradicabile dalla persona che lo possiede. Anche un titolo è parte integrante del contenuto, non vedo come possa essere considerato 'forma'. Un nome prescrive anzi l'intera gamma del contenuto a cui si riferisce. Non è che la logica dell'aderenza a x cambi a seconda del medium. Inoltre, se il 'tizio' chiamasse il film 'Principessa Mononoke', in quella circostanza lo definirebbe con un titolo in parte scorretto e ciò potrebbe giustamente pregiudicare l'impressione che un altro appassionato, sforzatosi di indagare la realtà anche nominale di quel film, recepisce della sua passione. In nome di questa tollerabilità dei piccoli dettagli, si potrebbe stravolgere ogni minuzia. Chi decide cosa compromette la fruizione e cosa no? Tu? Io? Andiamo a caso per arbitrio personale? Sempre di alterazione si tratta. Perdonami, ma è assolutamente normale (e secondo me anche auspicabile) che l'errore venga corretto anche e soprattutto laddove una tale rettifica non sia richiesta dall'interlocutore. Se ragionassimo come dici, non esisterebbe più nessun tipo di apprendimento.
  12. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Non è così, perché se la consuetudine originaria e la fonte coincidessero, qualsiasi aberrazione formale o contenutistica dell'opera sarebbe legittimata. Quindi io potrei avere legittimo titolo di professare amore per Mononoke Hime, arroccandomi sulla mia visione da adolescente del finale stravolto in italiano, e trovando ampia giustificazione di ciò in un'apologia del mio gusto per quel finale. Ciò non significa che il finale sia meno scorretto. In secondo luogo, non è che si stesse dicendo che la passione comporta il bisogno di 'sbraitare' o 'inveire'. Ma è naturale, credo, che chi ama e conosca qualcosa segnali l'errore eventuale di chi in modo analogo sostiene di farlo. E' lecito sul piano della vendibilità, è illecito sul piano della conoscenza reale dell'oggetto. Non confondiamo i livelli. Impossibile? Oggi che con internet qualsiasi tipo di dato è alla portata di tutti?
  13. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Non avete capito. Non importa cos'è accaduto e quali ragioni, fossero state anche inevitabili o 'virtuose' o che, abbiano suffragato questa scelta ai tempi. Si parla di ciò che è giusto, o di ciò che è avvenuto? Anch'io ho giocato a 'Resident Evil' da giovanissimo. Poi ho scoperto che l'originale aveva altro nome, che il titolo a cui mi ero abituato era altra cosa rispetto a quello, e ho riconsiderato l'esperienza giovanile, cassando l'abitudine e tornando alla fonte. Una cosa è la correttezza, altro affare sono le vicende contingenti. Chi ama non può accettare che le seconde sovrastino la prima. Non ci vuole molto.
  14. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Discutere dell'integrità di ciò che si dice di apprezzare è frutto di noia?
  15. Arren

    Alcool e caffè, ma anche unicorni

    Scusate se mi intrometto nella disputa (inframezzata, vedo, da digressioni di dubbio gusto), ma io davvero non capisco il livore che mostrate voialtri davanti a una logica tanto immediata. L'amore non ammette compromessi. Laddove si dica di amare qualcosa, non si può che amarne l'essenza autentica in maniera assoluta, finanche negli aspetti apparentemente più marginali / esteriori / banali. Non è che se un giorno rinominassero 'Super Mario Bros. 3' in 'Pinco Panco 3' per una qualche posticcia divulgazione in qualche altro mercato, lasciandone però totalmente inalterato ogni genere di contenuto interno, ciò diverrebbe pure lecito, tollerabile, men che meno corretto. Non è che se l'opinione comune assume un certo referente deviato rispetto a un certo originale, e questa si propaga in maniera pressoché unanime, allora quella diviene automaticamente un canone di correttezza, tantomeno per l'appassionato. Numero delle voci =/= Verità del detto. Si diceva che un titolo è qualcosa di irrilevante nell'economia di un'opera, tanto più videoludica, ma mi sembra tutto fuorché corretto. Un nome è la prima cosa che distingue a livello conoscitivo un ente da un altro. Per la mente umana un nome è la 'forma' di un oggetto. Cosa c'è di più determinante? L'amore è conoscenza e se onesto non concede mai sconti, né gerarchie o gradazioni. Se amo x non potrò MAI amare non-x: ne avrò invisa ogni imitazione ed ogni storpiatura, fosse anche per le più nobili ragioni collettive. Funziona così anche con le persone.
  16. È senz'altro un prodotto controverso, ne sono al corrente. So che peraltro necessitano di un rodaggio quasi infinito, ma che a detta di chi se ne intende regalano straordinarie soddisfazioni a lungo termine. Ti ringrazio comunque dell'imbeccata, che valuterò al momento opportuno. :)
  17. Sì, sapevo delle Beyerdynamic DT880 Pro, molto consigliate per ascolti più graffianti, per via del suono notoriamente denso e caloroso. Peccato per l'alta impedenza che di fatto costringe all'utilizzo di un amplificatore dedicato, ma noi che possediamo una Essence non dovremmo temere problemi. Tuttavia come te rimango incline ad un approccio più trasparente, anche a costo di percepire un'iniziale freddezza che in casi di estrema necessità, può sempre essere compensata con qualche pur cauta equalizzazione via software. Non a caso, il mio prossimo acquisto su questo fronte riguarderà quasi sicuramente le famose AKG K701.
  18. Nella scelta delle cuffie per PC, credo molto dipenda dalle componenti di cui si dispone. Se si intende adoperare una semplice scheda audio integrata (Realtek e simili), la soglia qualitativa risulterà sempre piuttosto misera, tanto da rendere assurda la selezione di modelli economicamente più onerosi (le migliorie diverrebbero progressivamente impercettibili). Occorre anche considerare la faccenda dell'impedenza. Se si dispone per contro di una scheda degna (mi accodo all'entusiasmo per la Xonar Essence), o di un amplificatore dedicato per cuffie, allora si possono tenere in conto prodotti migliori che comportano sì un investimento maggiore, ma che potranno anche risultare più eclettici nell'uso futuro. Data la situazione finora esposta, le AKG che suggerivo mi sembrano un buon compromesso: bassa impedenza, universalità di utilizzo, ottima resa proporzionata al costo.
  19. Approfitto di questo spazio per chiedere un consiglio pur generico. Sarei orientato all'acquisto di un amplificatore Fenice 20 (classe T, se non sbaglio T2024,15w) e vorrei trovare un modello di diffusori stereo da scaffale, per utilizzo prettamente musicale e occasionalmente ludico / cinematografico, che possano abbinarvisi idealmente. Mi interessa un suono analitico, privo di eccessive enfatizzazioni, ma che al contempo non difetti troppo nelle basse frequenze. Leggevo di alcune varianti Klipsch che sembrano essere particolarmente caldeggiate per un assetto simile, però altrove vengono definite fin troppo frizzanti. Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi parere. Personalmente, oltre alle sempre valide Sennheiser, ti suggerisco di contemplare le AKG K271 MKII, congeniali alla cifra che proponevi nonché bilanciate ed armoniche.
  20. Arren

    Windows 7

    Molto interessante, grazie mille per la segnalazione! A tal proposito, sai se la versione oggetto dell'offerta consente l'installazione del corrispondente OS (Win7 Professional) anche a 64-bit, indipendentemente dalla natura dell'OS precedente da cui si effettua l'upgrade? Io possiedo una licenza di XP Home versione 32-bit, pertanto vorrei sincerarmi di questo dettaglio prima di contemplare un'eventuale ed entusiastica adesione.
  21. Ashitaka ti direbbe di leggere con occhi non velati.
  22. Constatazione del vero =/= difesa altrui in quanto persona Ma se ancora nemmeno è noto se, quando, come e da chi verrà adattata effettivamente la pellicola in terra nostrana a livello ufficiale!? Lasciamo chi di competenza ad assolvere il proprio mestiere, senza inquisire o presumere più del dovuto.
  23. Bel modo di eludere tutti gli altri moniti sollevati in merito alle tue caustiche accuse, spargendo a tua volta altre offese gratuite verso il resto dell'uditorio. Ma poi, continui ad imputare un'assoluta imperizia professionale a Shito e ai traduttori professionali a cui egli si appella, a fronte oltretutto di una traduzione siffatta con i suoi limiti e i suoi compromessi ribaditi fino allo sfinimento, e pretendi ancora che ti si dia ascolto o ti si ascriva la minima considerazione? Alla faccia del ridicolo!
  24. Velvet, quella di prima era un'invettiva bella e buona, infarcita di stoccate del tutto gratuite e colleriche. Quella di adesso mi sembra già una replica più ragionevole e non improntata sull'attacco personale, tanto per riprendere la giusta imbeccata di Shuji. Quanto al mio appunto, come rimarcato in altra sede, indipendentemente dalla conformità con il materiale originario (su cui non posso sindacare, data la mia - quella sì! - terribile incompetenza in materia) non ritengo gli esempi addotti linguisticamente scorretti in italiano. "Noi... non possiamo che vivere senza farci vedere." "Per quel che ci capiti, non le sarà possibile che vivere da sola." Sarò 'boccalone', ma non vedo errori o tragiche improprietà in simili costruzioni. Sono frasi forse più articolate della comune prosa odierna, hanno un registro probabilmente inusitato, ma di qui a gridare allo scandalo grammaticale direi che il percorso è particolarmente lungo. Se si tratta come penso di una divergenza afferente al solo gusto linguistico, tale da renderti questo utilizzo della lingua così personalmente sgradito, mi chiedo come questo sia determinante nella discussione, e quale attinenza abbia con le tue varie accuse di scorrettezza assoluta e di incapacità. In merito alla presunta invenzione e susseguente negligenza di Shito ravvisata nel caso in esame, ribadisco la mia impressione, ovvero che tu stia montando una protesta esagerata per quella che rappresentava a tutti gli effetti una traduzione volutamente non esauriente e, soprattutto, senza carattere di ufficialità.
  25. Complimenti per la salda certezza manifestata nel postulare la completa incompetenza altrui, a fronte di errori contenuti in una traduzione che non aveva pretese di ufficialità! Potessi avere io verità tanto intoccabili e immediate! Il tuo gusto linguistico arbitrario dov'è che sarebbe rilevante per la questione? Mi è sfuggito questo tassello, mi sa. :(
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