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The next three days


Shuji

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E veniamo all'ultima fatica di Paul Haggis.

 

Film sulla riflessione, che diviene compulsione e poi sfocia in un'azione del tutto disperata.

Qua la scusa e' quella di una moglie messa in galera per omicidio, e del marito che non si rassegna dinanzi a nulla per liberarla.

Ci riuscira'?

 

Ho iniziato con un brevissimo sunto della storia, cosa che non faccio mai, per un motivo:

 

Paul Haggis se avesse le palle sarebbe uno splendido regista.

 

Dico questo in quanto il finale assolutorio, rilasciato anche in poche battute, se lo poteva risparmiare.

Il film avrebbe avuto tutta un'altra valenza se fosse concluso nel dubbio; in quel caso sarebbe stato lo spettatore, sui titoli di coda, a rimuginare come il marito ha fatto nel film.

 

Quel dettaglio ha ridotto il film, lo ha sminuito enormemente, dal livello di un film davvero buono, a uno dei tanti mediocri girati per la televisione che "tanto lo facciamo e lo rigiriamo su ogni network esistente sulla faccia della terra e in home video, male che vada abbiamo fatto girare soldi".

 

Perche' per il resto, il film funziona bene, anche se con una seconda pecca, che pero' si potrebbe ricondurre a questioni di scelte e quindi non cosi' influente per un giudizio obbiettivo.

Il discorso e' che l'elemento portante del film 'il dubbio', viene relegato a poche battute, risulta troppo poco incisivo, avrebbe avuto bisogno di uno spazio maggiore, lasciato alle parole di terzi specialmente e non solo alla prova di Crowe. (Che, per inciso, a me non fa impazzire, qua ha fatto una buona prova, ma con un qualunque altro attore il film avrebbe giadagnato parecchio).

 

Russel Crowe si scontra con una sceneggiatura nella quale il film in pratica 'pesa' quasi solo sulle sue spalle; le stesse azioni che pianifica spesso si 'leggono' idealmente non tanto in un tabellone appeso alla parete quanto sul suo sguardo, sui suoi tick, le movenze, le pause e gli scleri.

In sintesi una prova abbastanza buona per Crowe.

 

Gia' che parliamo di attori e quindi di agenti, qualcuno faccia qualcosa per Olivia Wilde, che dopo Dr.House non ha azzeccato/non sta azzeccando un ruolo che e' uno. Qua fa la parte di una tenera mammina per una manciata di battute.

La domanda PERCHE' non risuona abbastanza con forza esclamata in una sala cinematografica vuota.

 

Ho notato, per mia personale curiosita' e che registro con piacere, che l'espediente di non rivelare nulla del piano per la maggior parte del film, lasciando il tutto a 'sensazioni' e spizzichi e bottoni di una ideale 'presenza' dello stesso su di una parete, rende poi lo svolgimento dell'azione plausibile e non affetto da 'deus ex machina' vari. Notevole, non me l'aspettavo.

 

In sintesi il film, nonostante quanto detto sopra, non arriva neanche alla sufficienza risicata.

Buono da vedere alla TV, in sala e' francamente evitabile.

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Dico questo in quanto il finale assolutorio, rilasciato anche in poche battute, se lo poteva risparmiare.

Il film avrebbe avuto tutta un'altra valenza se fosse concluso nel dubbio; in quel caso sarebbe stato lo spettatore, sui titoli di coda, a rimuginare come il marito ha fatto nel film.

 

:sisi:

 

Con un finale realmente sovversivo (tu capisci cosa intendo!), sarebbe potuto essere un salutare ritorno alla tradizione dei grandi thriller della Nuova Hollywood anni 70, dove la tensione non nasce mai dall'esterno ma è tutta generata dai conflitti interni al protagonista. Trattandosi del remake di un film francese, sarei davvero curioso di visionare l'originale. Haggis viene dalla televisione e credo debba ancora padroneggiare il linguaggio cinematografico. Crow è senz'altro efficace, ma un qualsiasi bravo attore di oggi avrebbe potuto davvero elevare il materiale a vertici sublimi. La Wilde non è un'attrice da cinema, molto meglio che rimanga confinata in ambito televisivo dove fa quel che può. E' un miscasting anche quello di Elizabeth Banks: non c'è chemistry tra lei e Crowe, rendendo de-facto la quest dell'uomo poco credibile o appassionante. Peccato per la grande occasione sprecata. Provaci ancora, Paul!

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