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Dk86

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@Godai: grazie per la risposta.

Si tratta di un argomento che vorrei provare ad approfondire, mettendo insieme alcuni pezzi.

Incomincio riportando stralci d miei dialoghi con alcuni corrispondenti giapponesi. Che si collegano all'interrogativo da me qui proposto, a cui tu hai gentilmente risposto.

There has been a time when a young generation of "otaku elite" really used the anime media to convey social meaning to youngsters. It has been a very short moment, starting from Macross and possibly spanning to the late '90.

Of course, I am very fond of true old generation intellectuals such as Takahata Isao and Tomino Yoshiyuki. Nonetheless, we can see a following generation of young intellectuals such as Kawamori Shouji or Yamaga Hiroyuki. This is what I refer to with "otaku elite", children of OSAKA70 who spied the dead-end of consumerism in early '80, and started to self-criticize their own leisure even before the burst of bubble economy, right? DAICON-III and IV are just the same as Oshii's Uruseiyatsura2.

Oppure, parlando con un regista:

The greatest art achievement in animation is not to just make movement as "realistic", like many great animators did with different techniques, nor just "vibrant", which is often pursued by exaggeration (which I personally dislike), but "humanly meaningful". I think this is a subtle expressionist touch of animation as a pseudo-surrealism, as Takahata Isao-kantoku used to say. And that is also the true potential of animation as a narrative tool I think.

Credo che il punto sia proprio questo potenziale espressivo e l'uso che se ne fa.

Naturalmente, partendo dall'idea di "non si deve fuggire!", qualsiasi uso della narrativa quale diversione o fantasia escapistica è male. Anzi, è il male. Anche la consolazione fittizia è sedazione ed è male. Credo che il Signor Gnam pensasse questo, e lo condivido.

Si tratta di una cosa che mi sta molto a cuore ed è la ragione per cui ho sempre detestato la metanarrazione á la Oshii Mamoru o Kon Satoshi.

La finzione, essendo finta, non vale nulla in sé. Mai, mai, mai. NON esiste valore formale che sia reale. La realtà è solo nella sostanza ed è l'unica cosa di reale valore.

Pensate a Kaguya che ha un attacco isterico, distrugge il suo "giardinetto a plastico del passato" gridando "è falso, è falso, è falso! E anche io... sono falsa."

Ecco.

Questa per me è la basa di TUTTA l'iconoclastia. Il falso è male in sé. E siccome ogni rappresentazione della realtà è un falso, ogni rappresentazione è male. Che si parli di condanna platonica dell'arte imitativa, o di iconoclastia religiosa ebraica/islamica radicale (non costruirti idoli!), per me è lo stesso.

Quindi per me tutta l'arte si giustifica e si ammette SOLO se può SERVIRE ad AVVICINARSI alla VERITÀ.

Nessuna narrazione ha senso se diviene un simulacro. Non voglio citare Baudrillard, ma davvero. Ogni finzione che diventi inganno è MALE: fa divergere lo sguardo dalla realtà, che è l'unica verità.

Ogni fizione è accettabile solo quando serve per riflettere sulla realtà, con onestoe  positivo nichilismo (Lacan per la sopravvivenza).

Non esiste un escapismo positivo mi spiace. E voi come vivrete? MALE.

O si vive nella verità o si impazzisce. Quindi la finzione escapistica conduce alla pazzia. Oh, Michael Ende!

Bisogna restare svegli, attenti e soprattutto onesti. Il vero è vero, il falso è falso, poco altro conta. Da Seita a Kaguya, lo sappiamo: quella era finzione buona, perché utile alla vita reale e vera, nel vero e nel reale.

In senso psichiatrico/freudiano classico, si tratta del "principio di realtà", ovvero l'onesto riconoscimento della realtà fattuale esterna al soggetto come reale, anche se spiacevole. Ad esso si contrappone il "principio di piacere", dalla cui dominanza derivano essenzialmente tutte le psicosi, innescate come meccanismi di difesa psichica.

Chiaramente, le opinioni sono opinioni. Sono giudizi di valore. NON sono verità oggettive. Ho sempre trovato ridicolo il noto adagio "sulle opinioni non si discute", perché credo il contrario: le opinioni sono relative e quindi discutibili, al contrario i fatti sono indiscutibili, se ne può solo prendere atto oppure impazzire.

Indi, o la realtà/verità è una/unica, oppure non esiste (grazie, Kant).

Oltre al che credo ci sia solo la confusione degli ambiti in cui la verità esiste e quelli in cui una verità non esiste.

Che 使徒 significa "apostoli" è una realtà, un fatto linguistico, una verità. (ho usato l'indicativo)

Che "Shito" sia un nickname ridicolo è un'opinione. (io concordo, ma ho usato il congiuntivo)

Credo noi si viva oggi in un'epoca di confusione, idiozia e psicosi diffusa.

Anche saperlo non aiuta, ma tant'è.

Un abbraccio a tutti voi, cercherò di mettere insieme i pezzi in un luogo più consono.

Modificato da Shito
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