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Cina, narrativa e chiacchiere varie


Shuji

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Siccome per qualche ragione in un altro topic era spuntato fuori l'argomento, e trovandomi ad approfondirlo, userò questo topic come una sorta di 'flusso di coscienza' per trascrivere delle informazioni.

Se poi non frega a nessuno, levo tutto e lo riporto altrove.

Pero'.

Penso che gia' dall'attacco potrebbe creare qualche curiosita'.

--

Parte prima.

 

Tutto nasce dalla diffidenza con la quale cercare di inscatolare espressioni di un'altra cultura con istanze non proprie.

Molto riassumendo, nella narrativa, secondo tradizione occidentale, un buon pezzo del discorso e' coperto dai Formalisti Russi con Vladimir Propp al vertice. Poi ci sono varie declinazioni da est ad ovest, fino ad arrivare ad esempio al Guru Americano, Christopher Vogler

Ma anche se tutto cio' crea il contesto del discorso, e' alieno dallo stesso.

In quanto, partendo 'ab origine' dai termini propri, il latino FINGERE da cui deriva il famigerato Fiction di cui si parla da anni in quanto tale, ha un curioso corrispettivo cinese HSIAO-SHUO (Xiao-Shuo - 小说 ) che letteralmente, oltre ad essere riportato come equivalente inglese di "Fiction", in realtà altro non significa che 'chiacchericcio', 'pettegolezzo'.

Di per se' questo mostra molto bene la drammatica (direi) differenza di approccio alla Finzione/Fiction e ai romanzi delle due diverse culture; per la cultura occidentale c'e' qualcuno che pianifica e poi realizza in qualche modo qualcosa che non c'e', una 'finzione', mentre la radice per la cultura cinese e' quella derivante da un qualcosa in prima analisi di per se' 'non tanto rilevante' (chiacchericcio da strada, ad esempio) ma soprattutto di 'esistente', che perlomeno 'si presume' sia accaduto.

Ergo, la base stessa terminologica del 'romanzo' tra le due culture, e' a tutti gli effetti diametralmente opposta.

(Continua?)

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non e' certo strano; le due lingue non sono certamente aliene pur nella differenza; ad es. banzai (Giapponese: 万歳) viene da wànsuì (Cinese: 萬歲) ed e' un'espressione che originariamente in cinese stava per 'diecimila anni' come formula augurativa, che 'tipo' possa vivere a lungo; un po' come il dialettale sardo 'A zent'anni'. Se si pensa al'utilizzo di 'Banzai' com'anche lo conosciamo ora, a tutto si potrebbe pensare che non ad un augurio. Eppure.


Detto questo;

 

Parte seconda.

La questione del termine cinese Hsiao-Shuo introduce due elementi particolari del discorso; innanzitutto, e' un termine molto antico, che e' stato usato solo in quanto in qualche modo riferibile; per spiegare la cosa, e'come se con hsiao-shuo e fiction parlassimo di pere e di mele, ma cio' che accomuna entrambi e' quello di essere frutta.

Quindi, nell'usare come riferimento quel termine, stiamo mettendo sullo stesso piano temporale e sociale, due termini che rispecchiano per entrambe le culture direi realta' stesse molto differenti.

Il secondo elemento e' che, inevitabilmente vedendo l'accezione del significato del termine, il termine cinese portava dietro di se' anche una forte stigma sociale, ossia una forte connotazione negativa. Questa nella realta', al di la' del significato originale del termine che relazionava quel tipo di storie ad un certo tipo di accettazione sociale, negli anni e anni a venire e' venuta comunque meno, il quando e il come nella ipotetica terza parte della storia :-)

bai

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Parte terza

Dopodiche', ad iniziare con 紅樓夢, Hongloumeng (aka, "Il sogno della camera rossa") del 18' secolo

256px-Hongloumeng2.jpg

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_sogno_della_camera_rossa

 posto anche in relazione con i romanzi più importanti del 19' secolo, ma soprattutto per via di Liang Qichao 

220px-Liang_Qichao_portrait.jpg

https://it.wikipedia.org/wiki/Liang_Qichao

con la sua 'chiamata' per una  “revolution in xiaoshuo 小說革命”, agli inizi del 20' secolo non e' piu' visto con 'disprezzo'

Attenzione soltanto a non limitare tutto il discorso al termine in se'; xiaoshuo e' un significante, non un significato, qualcosa che ne rappresenta un'altra, non il discorso in se'.
 

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  • 7 months later...

Trovo tutto grandemente interessante. Ritengo che il significato profondo, quindi etimologico, delle parole rimandi al percettivismo, alla concettualizzazione che i popoli hanno messo in atto nel forgiare le proprie "culture". Nella mia rilettura dell'idealismo platonico, il mondo delle idee è un astrotto reame di concetti perlopiù condivisi da un gruppo etnico sul piano psicolinguistico e percettivo, ovvero ritengo che l'autocoscienza cominci a "creare la rappresentazione del mondo" assegnando significanti ai significati percepiti con gli animali sensi. Rappresentazione e voglia, in principio era Verbo/Parola/Logos, e il primo atto umano richiesto all'uomo è quello di dar nome alle cose. Questa visione, onestamente, corre in me in pensieri di stampo filosofico, letterario, fino alle paludi di Eliot o alla Veglia di Finnegan, e lambiscono abiti più propriamente psichiatrici e psicologici, specie quelli della patologie che mi appaiono para-solipsistiche, o comunque sociopatiche.

Mi veniva anche in mente che, forse e dico forse, in lingua inglese un modo per dire "chiacchiere" è "small talk".

Modificato da Shito
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