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Pluschan
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DUE ANNI


kevin8

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Sono ormai passati due anni dalla morte di mio zio. Due anni molto duri.

 

Avrei voluto scrivere quanto fosse stata importante la sua figura, congiuntamente ai miei genitori, ma mi sono accorto che avrei ceduto al lato patetico di tutta questa cosa. E non voglio cedere al lato patetico.

 

In questi due anni non ho smesso comunque di piangerlo, sembra strano ma è così. Dici sempre, e te lo senti dire, che con il tempo le cose passano e le ferite guariscono. In realtà mi sono reso conto che, in fondo, le ferite restano sempre aperte... semplicemente si impara a conviverci, si guarda avanti senza cercare di pensarci troppo e fortunatamete viviamo delle vite abbastanza piene, frenetiche e impegnate per cui ci si ritrova a tornare a pensarci di notte o nelle poche occasioni in cui ci troviamo da soli. Ed è una fortuna, perchè se dovessimo davvero fermarci a pensare a certe cose, semplicemente impazziremmo.

 

In questi due anni mi sono anche reso conto di cosa voglia dire seguire l'amministrazione dell'azienda, con tutte le incazzature che ti vengono e il mare di problemi che ricadono sulle tue spalle e i pensieri che ti porti a casa sempre. In effetti sono due anni che non stacco mai dal lavoro. Mai... alla faccia di tanti dipendenti che finite le 8 ore se ne vanno a casa e bon, tutto a posto.

 

In questi due anni, a detta di chi mi conosce molto bene, il mio carattere è cambiato profondamente e certamente non in meglio. Se già avevo un carattere del cazzo, immaginate adesso. In definitiva non riesco più ad essere davvero sereno.

 

In questi due anni, mi sono reso conto che se non fosse morto mio zio, non sarei mai cresciuto a livello professionale e a livello di consapevolezza, e sebbene prima fossi molto impegnato con i libretti delle macchine prodotte e con la sicurezza, il mio lavoro era più da dipendente. Ho capito che finchè hai questi grandi vecchi in azienda è difficile rendersi conto davvero cosa significhi avere un'attività in proprio e avere la responsabilità di 26 famiglie sul groppone e dover scendere a compromessi con clienti sempre pronti a tirare sul prezzo, pur di far lavorare quelle 26 persone e non fargli fare cassa integrazione, e in questo periodo, rinunciando ai tuoi utili, riducendoti ad avere uno stipendio da operaio, con tutti i rischi e le preoccupazioni che ti carichi addosso. E spesso senza avere nemmeno un po' di gratitudine da queste persone.

 

 

 

 

 

Non dimenticherò mai le parole di mio padre al telefono quel giorno, non scorderò mai quei giorni di sofferenza quando sembrava che nulla potesse tornare come prima.

 

Ma c'è ancora tanto da fare e tanto da migliorarsi e crescere.

 

Ciao zio.

5 Comments


Recommended Comments

Avrei voluto scrivere quanto fosse stata importante la sua figura, congiuntamente ai miei genitori, ma mi sono accorto che avrei ceduto al lato patetico di tutta questa cosa. E non voglio cedere al lato patetico.

 

ti stimerei anche solo per questo, non fosse che quanto scrivi in seguito è ancora più degno di rispetto nei tuoi confronti.

 

 

In questi due anni, a detta di chi mi conosce molto bene, il mio carattere è cambiato profondamente e certamente non in meglio. Se già avevo un carattere del cazzo, immaginate adesso. In definitiva non riesco più ad essere davvero sereno.

 

però devi anche considerare che il mutamento (sempre che in realtà tu non intenda che alcuni aspetti ora sono più accentuati) di parte del tuo carattere è la conseguenza diretta, e forse naturale visto che si parla di affetti personali e parenti, di una situazione che hai DOVUTO vivere.

 

alcune cose, negative o sbagliate che siano, accadono e come giustamente affermi ci tocca conviverci; il tempo da solo non fa ("guarisce") nulla se non ci si mette del proprio. però, se posso darti un consiglio, per iniziare a stare un po' più sereni è necessario non razionalizzare troppo i propri sentimenti e caricarsi di domande/risposte per il futuro...

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Caro Kevin, vorrei ringraziarti per aver condiviso con me (tra gli altri) questi tuoi pensieri.

 

Credo che finché non ci si prende la responsabilità di qualcun'altro, come l'amata, poi i figli, o anche i dipendenti e le loro famiglie, alla fine non si cresca mai davvero. Finché siamo responsabili solo di noi stessi, finché siamo in questa 'dorata finta solitudine', siamo liberamente irreponsabili, non trovi?

 

Ho molto sentito il tuo incipit, perché nel mio caso sono un non-masochista che si gratta via le croste delle ferite del suo animo, della sua memoria, apposta per paura chge le ferite mai rimarginassero. La sola cicatrice non mi basterebbe. Col tempo, così, le mie ferite non solo non si dimenticano, ma invece di lenirsi si accescano, sino eventualmente all'infezione e alla cancrena.

 

Quindi è una condotta che non cosiglio a nessuno, perché tutto sommato è una maledizione. E lo è anche tutto sottratto. E' una maledizione e basta. E ci rende inani, inabili, inutili. Spettri che vivono nel passato, altro che crescita. Ma sembra davvero che qui non ci sia scelta alcuna, solo una strada a senso unico.

 

Dicono che tu sia peggiorato nel carattere? Non credo. Mi verrebbe da chiederti: chi lo dice? Amici, frequentazioni più o meno occasionili/estemporanee, o chi ti accompagna nella vita?

 

Con grande stima,

 

-G.

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Io, non so esattamente cosa risponderti Shito, in famiglia sono stato cresciuto con l'idea che non ci si debba mai mostrare vulnerabili. Mai. E che quello che provi debba essere tenuto per sè. Non dico che mio padre non ci abbia dato affetto, anzi, però quando c'erano delle sofferenze non le ha mai mostrate, anche se c'erano.

 

Le uniche volte che ha mostrato qualcosa sono state quando nel 2000 si è spappolato due dita della mano destra collaudando una macchina e alla morte di mio zio.

 

Per questo in parte capisco il tuo discorso... alla fine è un po' la storia del riccio. Nel mio caso... sono sempre stato sulla stessa strada anche io, mai mostrarti debole, mai mostrare vulnerabilità, mai lamentarti, mai farti vedere sofferente. Ma di fatto non paga proprio. Perchè pone te steso in una condizione di maggiore vulnerabilità e pone gli altri a non capire eventuali cambiamenti.

 

E sì. Io sono cambiato drasticamente, lo vedo io stesso, in peggio per gli altri, perchè da persona solare mi sono incupito, perchè mi alzavo tutte le mattine fischiettando ed ero felice per quello che la giornata avrebbe offerto, invece adesso tante volte vorrei non dovermi alzare e mi sento sempre e costantemente senza energie, senza voglia. Eppure bisogna andare avanti sempre, mai mollare, sempre trovare un motivo per sorridere, sempre. 

 

 

E cercare di staccare, di non pensare troppo, di tenersi impegnati. In questo fortunatamente ho una bella famiglia, dei bambini sani e intelligenti... e sono fortunato per questo. 

 

In fin dei conti credo che sia meglio non farsi rodere dal tarlo ma sfogarsi ogni tanto, di mio faccio anche un sacco di autoanalisi, la faccio da quando avevo 18 anni, adesso a maggior ragione.

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 In realtà mi sono reso conto che, in fondo, le ferite restano sempre aperte... semplicemente si impara a conviverci

 

Mi sembra ieri quando ho detto proprio queste cose ad un amico, e lui aveva risposto in pratica facendo intendere che ero esagerato.

 

Io credo che le persone siano costruite un po' come si edificava progressivamente dai secoli antichi in poi, per 'sedimentazione', per strati.

 

Il tempo altro non fa che creare nuovi strati, non cura.

 

Quello che spiazza e che non si comprende all'inizio, e' che quello che si prova non e' dolore, ma rabbia, la rabbia piu' cieca che si possa provare, un sentimento che sentiamo essere negativo e fuoriposto, che fa sentire fuoriposto, ma che non si puo' non provare.

 

E non p'otrai fare altro che provarlo, in misura minore o maggiore, fin quando non 'abbandonerai' quel ricordo; perche' la dinamica dei ricordi non segue la logica nostra abituale, cio' che si tiene piu' stretto come ricordo non si distingue e riconosce neanche come tale; l'unico modo di facilitare il ricordo e' quello di allontanarsene.

 

Tu magari sei ancora nella fase del 'senso di colpa' se non tieni a te stretto il ricordo, ma quello fa male, e ne danneggia la memoria, oltre a non lasciar andare la rabbia che ancora covi nei suoi riguardi. 

 

Inizia a lasciare andare quel ricordo, di fatto non puoi farlo perche' e' parte di te, ma quell'attitudine iniziera' a far scemare la rabbia e quel senso di colpa che questa genera, oltre a quello che avverti per il 'voler abbandondare' qualcuno.

 

In realta' non stai abbandonando nessuno, perche' non puoi farlo, il passo successivo per iniziare ad avere pace e' l'attitudine a farlo; e' da li' che nasce tutto, e  convinciti che non c'e' colpa, a farlo.

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