Comunque il concetto di "urusei" non è quello di "casinista", ma quello di chi fa chiasso ed è molesto, fastidioso, perché rumoroso.
Gli avvinazzati sotto casa che ciarlano a gran voce, ad esempio. Ed è una metafora.
うるせい (pronuncia: "urusei", o "urusee") è una deprecazione sub-standard (diastratica/diafasica: colloquialismo popolare, volgarotto) dello standard うるさい (pron: "urusai"), che in kanji (non usato) sarebbe 五月蝿い: (fastidioso come) i mosconi di maggio, più o meno.
Digressione linguistica a parte, mi piace sottolineare il significato soffuso di うる星やつら.
Ed è presto detto: nel Giappone postmodernizzato dove il liceale va a mangiare da Yoshinoya, le antiche figure folkloristice più o meno divine sono "buzzurri alieni".
Così è.
C'è una scena agghiacciante, tra le tante, di Heisei Tanukigasse Ponpoko che mi fa sempre raggelare.
Per sensibilizzare gli umani postmoderni alla loro esistenza, i tanuki di Tama hanno convocato tre grandi tanuki storici, ovvero Kincho VI, Inugami Gyoubu e il Pelato di Yashima. Decidono di unire tutte le loro forze per fare una grande "parata di demoni", e lo sforzo sarà tale che costerà la vita a Inugami Gyoubu. Ma le famiglie di oggi (beh, ieri) hanno assistito divertite alle fantasmagorie in strada, i bimbi si sono divertiti, e mandando a letto i figlioletti una giovane mamma dice alla vicina "certo al mondo esistono cose straordinarie... viene quasi voglia di CREDERE AGLI ALIENI".
Non si crede a quello che si vede, si crede a quello che l'epoca ci indottrina a credere.
Da sempre, temo.
"Tutto è vanità!"