Mi dai l'occasione di scrivere qualcosa che volevo scrivere da tempo. Un po' di giorni fa su instagram in una pagina a tema anime che mi è capitata sotto occhio leggevo lodi per il doppiaggio più recente di Gintama, quello con l'INPS e Barbara D'Urso, al che io ho scritto un commento non proprio positivo a riguardo perché considero quel tipo di adattamento fatto oggi in questo modo forse ancora più grave di quello che veniva fatto da mediaset . Dopo un po' mi si risponde così:
"No anzi è un doppiaggio intelligente, proprio perché hanno sostituito le battute con cose riguardanti l’Italia, visto che è un anime comico che punta tanto sul fare delle battute sulla “cultura pop” giapponese ecc, cose che noi italiani non possiamo comprendere non essendo giapponesi… e se un anime comico non fa ridere c’è un bel problema proprio per questo si chiama adattamento, basta pensare che per essere un bel doppiaggio bisogna essere uguale all’originale
Tra l’altro anche nei sottotitoli è stato riadattato alla cultura italiana italiana, proprio perché tradotto letteralmente non avrebbe fatto ridere e non si sarebbero capite le battute"
Parliamo probabilmente di appassionati molto giovani sia i gestori della pagina che l'estensore del commento, quindi quando tu mi scrivi
Hai colto in pieno la questione e gli editori nostrani magari hanno antenne ricettive a questo tipo di andazzo e allora perché mai sprecare risorse per ridoppiaggi se tanto oggi per molti è addirittura non solo concepibile ma auspicabile un adattamento alla Gintama? Inizio fortemente a pensare che la fase in cui gli appassionati erano così tanto attaccati alla fedeltà dell'adattamento, quella che tu e molti altri qui avete vissuto dall'inizio, quella in cui io un po' più piccolo sono cresciuto come appassionato, sia stata solo una parentesi, forse per tanti persino una posa che è scomparsa la prima volta che si è andato a toccare quello che si conosceva (Apostoli\Angeli). Alla fine in Italia il feticismo del doppiaggio all'italiana e l'attaccamento morboso a quello che si conosce è la cifra descrittiva del fandom.
Se c'è una mancanza che imputo agli editori italiani, in quanto teoricamente esperti del settore e conoscitori della materia, di non avere mai avuto il coraggio di fare scelte impopolari, ma che potevano "guidare" i fan nella giusta direzione.