Parlando ora di Kaguya.
Kaguya, come sapete, è una rilettura interna alla protagonista femminile del classico dei classici "La storia di un tagliatore di bambù", in genere ritenuta tra i primissimi esempi di letteratura scritta in giapponese.
Nell'originale, che chi scrive ha letto in più versioni, la Principessa Splendente è praticamente un personaggio-oggetto della storia di "elargizione per virtù e privazione per vizio" del protagonista titolare. Un po' come l'altro classico dei classici "La ricompensa della gru", o volendo anche "Il nonnetto sbitorzolato" (in pratica la versione giapponese di "Hermes e il boscaiolo" due storie molto amate e citate da Takahata, in PoroPoro e Yamada-kun). Qualcuno in patria le considera anche storie di "delitto e castigo". Chiaramente, come il titolo del film di Kaguya esprime, Takahata ha rivoltato la storia portando in luce l'onteriorità di lei, ossia rendendola soggetto vivo della storia. Era proprio il suo scopo. E l'ha perseguito rendendo la Principessa Splendente un archetipo di ragazza contemporanea. Difatti, lo slogan originale era "Il perpetrato delitto e castigo di una principessa".
(Continua...)