Vai al contenuto

Classifica Utenti

Contenuti Popolari

Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 06/01/2025 in tutte le aree

  1. In conclusione, un'opera perfetta nel suo essere monolitico, cui ci si può riferire in negativo solo per ignoranza, nel senso di ignorare stilemi e canoni rappresentativi cinematografici. Che però a differenza di molti altri titoli che si amano o si odiano, in questo caso, data la forte valenza soggettiva a "chiudere" l'esteriorità della rappresentazione stessa, non si ama o si odia. Ma se ne è coinvolti, o lascia indifferenti. P.s. Questa si chiama critica.
    1 punto
  2. Il succo del discorso e' il seguente. Murnau, il regista del primo Nosferatu (non so perché qualcuno tiri fuori Herzog, francamente) si trovava nel contesto socio culturale dell'espressionismo tedesco, negli anni 20 di una forte spinta nazionalista che sappiamo tutti ove poi nei decenni successivi dove sia sfociata, ma questo non serve nel discorso. Nel cinema tedesco di allora, uno degli aspetti dell'espressionismo citato era al cinema un immagine fortemente contrastata, con ombre decise, molto uso della soggettiva e anche distorsioni di campo. Quando sono andato a vedere questo film, io mi aspettavo di trovare più quel tipo di stile riportato ai giorni nostri che altro. Eggers invece, stupisce. Slegando il contesto narrativo dall'Heimatkunst, dimostrando piena consapevolezza dei propri mezzi e conoscenza delle altrui cifre stilistiche e culturali, arriva ad una rappresentazione similare, ma non più contrastando l'immagine, quanto desaturandola; abbiamo quindi scene con maggiore presenza di nero, quanto di un azzurro velato, quanto di grigi. Questo porta alla conseguenza diretta di avere molti più dettagli in campo, che non isolano fortemente la rappresentazione ma la iscrivono in un contesto sia più definito, sia peculiare, nella pratica isolandolo in un proprio tempo. Questo comporta oltremodo la chiusura del cerchio rappresentativo autoriale, in quanto con il maggiore quantitativo di dettagli, il regista può giocare molto meglio con le ombre, essenzialmente nel riportarle sulla scena e nell'azione stessa. Quindi il risultato complessivo e' la creazione spettacolare di un contesto tale che gli elementi prima slegati e non afferenti il contesto visivo, diventano parte integrante della rappresentazione. Scivolano seguendo l'immagine, prendendone possesso e non solo più sottolineando invasivamente con la propria presenza, la propria esistenza poco associabile ad instanza diegetica. Quindi, come mera rappresentazione, intendendo però io in questo anche gli equilibri narrativi e strutturali, questo e' un gran film. In cui si pone però un problema non legato allo stesso. Ogni film ha una sorta di "alea" legata al singolo spettatore. In questo caso non parlo del gradimento personale, come del resto i giudizi personali rientrano unicamente nella sfera soggettiva e non possono essere oggetto o estensori di alcun tipo di analisi. Mi riferisco in questo caso al "coinvolgimento"; quant'è il tasso di coinvolgimento emotivo in questa rappresentazione del singolo? E' molto difficile dirlo in quanto ci troviamo davanti ad un quadro molto ben definito e con un proprio forte carattere che non lascia ganci al pubblico nella propria perfezione interna (secondo me, cosa anche sacrosanta).
    1 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+02:00
×
×
  • Crea Nuovo...

Informazione Importante

Procedendo oltre nell'uso di questo sito, accetti i nostri Termini Di Utilizzo