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Shuji

Troll
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Tutti i contenuti di Shuji

  1. Shuji

    Uno sguardo verso il futuro

    "Netgame no Yome wa Onna no Ko ja nai to Omotta?" (Novel/Manga) si prende una serie tv. Il pirla della situazione si propone al'avatar femminile di un gioco online. Una volta che il pirla scopre che dietro all'avatar c'e' UN(a) TRAP, si attapira e somatizza abbestia, dichiarando al mondo intero che mai si sarebbe nuovamente fidato. Un paio di anni dopo, una ragazza 'online' si fa avanti con lui. Sara' vera/o?
  2. Shuji

    Overlord

    Uscito il primo episodio delle maido chibi, lol ^^
  3. (ep 17, quindi) Yamoto si dimostra un'attira mostri&psicopatici da competizione. a proposito del mad doctor.... ma alla fine, sta ciulando o no?
  4. Quello delle differenze di alimentazione in alcune porte usb e' piu' legato a vari tipi di hub autoalimentati; ad esempio, nella lampada a led che uso in studio, il modello attuale mi alimenta un pad, quello precedente aveva la meta' di 'carica' del modello che uso io.
  5. Shuji

    Estate 2015

    Si sono messi insieme dopo un paio di puntate, quando altre serie se la menano per intere stagioni, mo' non vogliamo la luna aspettando squilli di Trombe
  6. Io poi parlavo nel senso gia' di stesura originale di un testo; uno dei problemi e' che molti non considerano o hanno presente che un qualsivoglia testo subisce tutta una serie di rimaneggiamenti rispetto all'originale, il primo dei quali e' poi operato dall'autore in se'; poi ci sono vari livelli di interazione da parte dell'autore di un testo con chi poi curera' il suo lavoro, che vanno dal 'fai come vuoi' al 'alla prima ti stiro con la macchina'. Chiusa questa parentesi, penso che forse sarebbe anche utile per la discussione l'isolare uno se non il principale elemento di criticita'; leggo da pagine del ruolo e della responsabilita' (sacrosanta) di chi adatta un testo, non mi e' parso invece di leggere appunto un elemento altrettanto importante che e' la traduzione sul quale l'adattatore lavora. Alla fine, tra i vari e tanti e diversi motivi per i quali esiste la figura dell'adattatore, vi e' anche un'esigenza in realta' abbastanza scontata; prendere un testo tradotto magari da un madrelingua dal giapponese in italiano e... renderlo in italiano. Specialmente e mi auguro (forse) essenzialmente nel passato, la resa in italiano da parte di un giapponese, erano (da quanto ho potuto vedere varie volte, almeno) ... "particolari" sia come costruzione di frasi, sia in elementi quali gli articoli, gli apostrofi, ove direttamente poi non vi siano veri e propri errori in se'. Poi, ribadisco, i testi non saranno sempre stati cosi', e mi auguro che nel prosieguo di anni e anni le cose siano decisamente migliorate. Viene quindi da se', che (almeno cosi' presumo) per molti che abbiano a che fare ad esempio con questo tipo di testi che erano gia' di per se' 'da rimaneggiare', e solo per una resa migliore in italiano, considerino gia' esaurito in primo luogo il loro lavoro, e in seconda ipotesi gia' considerando lo stato del testo con cui lavorano, si sentano pure 'invogliati' a fare successive ulteriori modifiche 'personali'. Presumo, almeno, che a fronte di un testo reso comunque in modo 'assolutamente corretto' da parte di un traduttore, il lavoro dell'adattatore possa andare gia' oltre ed entrare nel merito del testo, e non soltanto della traduzione in italiano. Poi, come si diceva sopra, chi ha gli strumenti di per se' per valutare 'il merito' di un testo e non 'l'italiano della stessa', sono molto pochi, oserei dire che gia' l'usare il plurale sia quasi fuoriluogo. Ma di converso, resta sempre poi il tema pure questo oggetto di discussione che anche in questi casi specifici, mi par cosi' di capire, i testi passino giocoforza per diverse mani, e i vari passaggi sono influenzati e riferiti a differenti aspetti e motivazioni di resa o meno nell'ottica poi di usarli per un certo scopo, come in questo caso il doppiaggio. Purtroppo e' comunque in qualunque ambito lavorativo editoriale, dalla narrazione fino alle produzioni cinematografiche; molte persone mettono 'mano' a testi e produzione, e come alla fine tutti sanno per questi ambiti lavorativi, alla fine se l'ombra piu' o meno definita di quello che voleva dire o comunicare l'autore passa nella rappresentazione finale, e' tutto oro che cola. Certo, limitando i passaggi, si aumentano le possibilita' di resa in qualche modo piu' "autentica", l'autore di un romanzo o di un racconto dopo aver visto che ha tirato fuori quello che 'lo cura' editorialmente, magari puo' incontrarlo, parlargli, sparargli e predisporre eventuali difese e arrocchi per il prossimo che spunterebbe fuori all'istante dai resti di chi ha appena fatto fuori, nel doppiaggio le figure da 'bypassare' sono certamente in numero maggiore e quindi le competenze da dover usare sarebbero ovviamente in numero maggiore, e quindi le relative possibilita' che questo accada si assottigliano. Ma, scontatamente, questo non puo' essere realisticamente sempre possibile. Per dire quindi, non e' che ci sia una figura particolare o piu' di una figura particolare, cui associare ogni responsabilita' su di un certo tipo di lavorazione. E' tutto il sistema che man mano che aggiunge 'ingranaggi' (umani) di lavorazione, aumenta sempre piu' il grado di possibilita' di errori. Alla fine, nella roba piu' maistream, siamo rimasti gia' da decine d'anni, con l'avvento del dvd in particolare, che ci attendiamo due lavorazioni; una per i sottotitoli e una per il doppiaggio; se aveste mai visto ad esempio roba come il gia' citato Star Trek, vi assicuro (ci abbiamo fatto i calli da anni) che vedere prima doppiata una puntata e poi vederla in lingua inglese con i sottotitoli, e' come vedere due cose diverse. Per questo, infine, un po' come si aspettano del resto Fensah e giustamente altri; io non mi metto molti problemi col doppiaggio italiano, se c'e' bene, se non c'e' amen, ma almeno vi sia, ribadisco il termine, una 'seconda lavorazione' sui testi legata alla realizzazione di sottotitoli. Trovo che nel caso di sottotitoli, non essendoci moltissimi passaggi tra la stesura del testo e la sua immissione nei master (e che in questi passaggi si parla piu' che altro di passaggi 'tecnici' legati al formato) da duplicazione, vi siano piu' di una possibilita' di dar giustizia al testo in se' (con anche la possibilita' di aggiungere note e varie). MA a patto che siano due diverse lavorazioni, perche' se si tratta di trascrizione dei dialoghi del parlato italiano, allora sono del tutto inutili; anche perche' la trascrizione del parlato di per se' non esiste, in quanto se dovesse esistere dovrebbe a sua volta essere realizzata in modo specifico per i sordi, con specifiche inclusioni di testi a schermo. Questo e' un po' come la vedo io.
  7. Shuji

    FANTASTIC FOUR REBOOT

    Ma il martellone sarebbe da riprendere nel soggetto della statua, o sarebbe da utilizzare come supporto per la stabilizzazione della stessa? (lol)
  8. Shuji

    Man-Ga

    L'ultima cosa che hanno postato (oggi) e' questa, per cui...
  9. (Che poi, a dirla proprio tutta, mi sembrerebbe pure strano che esistano o che siano stati fatti cavi fuori specifiche.)
  10. Shuji

    Man-Ga

    E' l'emozione.
  11. La massima lunghezza di un cavo usb 2 dovrebbe essere sui cinque metri, usb 3 sui tre metri, viene da se che restando perlomeno nei limiti delle specifiche degli standard, quantomeno non si fanno errori. (Male che vada prendi un HUB alimentato e colleghi li' il cavo)
  12. Non funziona il solito discorso di fare una iso o una pennetta usb con i soliti tool linux? Tipo questo, ad esempio: non e' uno dei solti tool linux-> http://ophcrack.sourceforge.net/
  13. Infatti avevo intuito che vi stavate dirigendo verso questa estremizzazione, ma non e' da mettere in quel modo, altrimenti il discorso in se' diventa davvero strano, con l'entita' misteriosa chiamata 'editori' che vogliono pubblicare solo roba idiota. E per quanto in talune circostanze potrei pure essere d'accordo, il contesto e le motivazioni che stanno dietro al discorso sono altre. Talune circostanze singole esistono un po' per tutti gli ambiti professionali e lavorativi, ma non e' che di per se' le 'informano' e le 'formano' in un certo modo. Altrimenti tutto corre il rischio di diventare una macchietta e l'ambito lavorativo in assoluto come un circo felliniano, e questo di per se non e' che agevoli piu' di tanto la comprensione delle cose.
  14. i 'criteri' di base, alla fin fine, sono quelli, non e' che siano universi differenti. Era per dire che non e' che si tende a realizzare testi idioti, parlando di semplificazioni.
  15. L'hai letto sopra si', che parlavo di stesura di testi rispetto alla traduzione? Ecco, quello che sto dicendo e' soltanto (in soldoni) che non fa bene alla discussione far passare il concetto che gli editori vogliano dei testi 'unga-munga' o alla 'io piacere te, tu dare tante botte lui'; quando si parla di semplificazione si fa riferimento ad un uso non assolutamente specifico della lingua, semplicemente questo. Questo per la carta stampata; (repetita) per le traduzioni e' un'altra solfa, ma quando si parla di 'semplificare' alla fine lo si fa in quell'ottica, e non altro.
  16. E' una cosa fin troppo semplice, 'narrativamente' si puo' raccontare qualsiasi cosa senza usare termini 'specifici'; non e' che ci sia questa gran disanima da fare, e' palese a tutti quelli che scrivono quali siano i termini che a loro volta dovrebbero richiamare delle note a pie' di pagina o quasi per essere compresi. Non sto, ovviamente, parlando di saggistica. (e io sto parlando di carta stampata, vedasi sopra)
  17. Mi intrometto sulla questione 'semplificare il linguaggio', in quanto e' sufficiente alla fine anche solo aver fatto il correttore di bozze ed essere entrati in contatto "con l'ambiente"; vista la deriva presa dalla discussione penso sia meglio precisare la cosa, altrimenti da qui in poi sembra che gli editori siano parenti o imparentati con i Flinstones; non e' che si chiede di 'semplificare', quanto di usare costrutti con termini il meno possibile 'ricercati' e ove proprio necessario allungare un testo di qualche riga per una descrizione di un qualche tipo invece di 'sintetizzare' con un termine 'molto specifico'. Pero', dovete tenere presente che queste sono un po' richieste dell'editore per i testi ad esempio dedicati alla narrativa che sono 'in fieri'; le traduzioni sono un'altra solfa, MA quando si parla di "semplificazioni" il discorso e' sommariamente quello di cui sopra, non e' che si tende a creare testi per diversamente abili.
  18. Shuji

    Pixels

    Ehr, no. State sbagliando. Conoscevo il corto ma su chiedeva se fosse un clip allungato. Non lo è. Il fatto è che quel corto ha una struttura propria che è diversa dalle singole sequenze dei videogame che si vedono nel film che non sono indipendenti o che possano far dire che se ne possa prendere una e allungare l.estensione. il corto presenta in videogame per volta e poi la sua interazione con l'ambiente, e nel mostrarla è geniale. Nel film è rimasta solo una citazione del clip relativa a tetris e ovviamente ne viene citata l'estetica e la rappresentazione visiva. E anche questa parlo di citazione perché pure questa nel film per esigenza di storia e resa in modo differente. Quindi non è un clip allungato. . in realtà.
  19. Toh, le ventole nanoxia, tanta roba.
  20. Shuji

    Trollate Random

    ci sono dei momenti in cui mi torna forte l'idea che NisioisiN sia il pen name di Fensah....
  21. Shuji

    Pixels

    Donc, tecnicamente e' un film incredibilmente mainstream, di quelli ad Architrama Classica, con protagonista essenzialmente singolo, che vede il suo svolgimento nell'insieme dei vari conflitti che si succedono, e con il finale 'chiuso' che chiude ogni possibile situazione. Quanto dici sarebbe solo uno di quei conflitti, quindi in realta' non lo vedo molto videoclip perche' la struttura della vicenda e' spalmata sul solito introduzione/conflitto/risoluzione/sintesi e fine, e nessuna delle varie scene dei vari videogames che compongono l'ossatura del "conflitto" e' seriamente in qualche modo indipendente o contenente ogni elemento per esserlo.
  22. Beh... non solo quando avevano realizzato i cofanetti di Star Trek (visto che si sta parlando di homevideo questo e' l'esempio corretto), questi erano tutti in collaborazione con lo STIC (LOL, NO, Star Trek Italian Club, non stica quell'altro) http://www.stic.it/stic_storia.html (sono/siamo come si vede oramai suo 10.000 a spasso per l'Italia). Non conosco i numeri dei Whovian, ma...
  23. Shuji

    Pixels

    P.s. per inciso: che ddio la benedica. Ammetto il mio fetish per gli occhi verdi. (si, non e' la Monaghan, e' Ashley benson ed e' uno dei motivi per vedere il film) Allora, ci provo, riorganizzando un po' le idee... REVIEW: Partiamo dal presupposto fondamentale senza il quale non si puo' organizzare un parere di qualsivoglia tipo: Questo e' uno dei film piu' Trash che mi sia mai capitato di vedere; per chiudere la premessa, direi che fa concorrenza a Sharknado. Chiusa la premessa, andiamo di elementi sparsi che poi vediamo di raccattare alla fine. 1. Date qualunque premio esistente al Presidente degli USA di questa pellicola, in quanto e' senz'ombra di dubbio la relativa caratterizzazione piu' patetica, inutile, ridicola, dannosa per le sinapsi e per le gonadi insieme, mai messa in scena sullo schermo. Certo, e' una commedia, quindi ci starebbe, ma viene accomunato in scena dai pensieri positivi per il collega di qui sotto 2. Adam Sandler, che tiene la scena quando appare, in quanto e' molto intenso il pensare di volerlo far fuori. 3. Il target del film e' misterioso; in realta' solo i 40 enni o poco di meno hanno speranza di capire quello che accade, ma di fatto si rivolge a dei 40enni che non esistono. Detto questo, e' un film difficile di cui parlare perche'... E' come se fosse un racconto scritto da un ragazzino di allora, che oggi gioca invece con gli effetti speciali. Quando vengono presentati i giochi, e' facile per chi li ha giocati allora 'riconoscersi' in quello che viene detto o fatto, MA c'e' un problema davvero grosso come una casa. I riferimenti a quei giochi in quanto tali, sono incredibili banalita' che TUTTI i giocatori di allora conoscono. Spiego. Quando si 'gioca' contro Centipede, i tipi 'esperti' sbraitano di non colpire il corpo del mostro perche' altrimenti si divide. ....ma chi ha scritto sta cosa si e' reso conto di quanto sia incredibilmente banale sta cosa? Per dire, e' come se avessi fatto (tanto per fare un esempio) un corto con protagonista Karate Champ, e avessi urlato ai quattro venti che un colpo vincente almeno per gran parte del gioco era quello di fare la spazzata. A chi mi sarei rivolto con battute del genere? Cioe', rendiamoci conto che erano banalita' gia' trenta e piu' anni orsono. Proseguiamo. La 'decostruzione' dei videogames. All'inizio del casino, si fa un gran parlare di Galaga. A parte che se non l'avessero detto espressamente, avrei avuto pure qualche dubbio sulla rappresentazione a schermo tutta la scena era comunque un gran chaos, con i famosi 'cubetti' che dovrebbero essere Pixels. L'effetto assomiglia davvero tanto a quello dei Transformers. Il famoso Centipede di prima, poi... genera un WTF da competizione; ok, se si colpisce il corpo il coso si divide e accelera, ma non succedeva solo quello, e si poteva usare la cosa anche come strategia. Ma il WTF e' che all'inizio, pur con quel tipo di problema li', c'e' una marea (decine) di marines che sparano verso il Centipede. Potrebbe pure dividersi quanto voleva, ma con decine di spari invece dell'unico cannoncino del gioco, si risolveva comunque la situazione in poco tempo. Pero' dopo si parla di un personaggio che bara perche' usa non so quali codici (?); sparare a decine insieme invece non viene visto come barare, anche se oltretutto non servira' poi a nulla. Il film e' un po' tutto cosi'; i personaggi 'terrestri' vengono 'rapiti' perche' catturati dalla famosa navicella che in Galaga si abbassa e 'sequestra' uno dei mezzi del giocatore. Ma questo se viene detto viene detto nel caos piu' completo. Una quantita' di elementi anche visivi vengono lasciati unicamente all'esperienza trascorsa dello spettatore, e su quella base poi si incardinano una serie di variazioni sul tema. E' un po' come se entraste in una sala giochi, vedeste dei coin op dell'epoca e poi mentre giocate vi rendete conto che sono state fatte variazioni sul tema. Che non rendono piu' giocabile il gioco, ma solo piu' caotico. Ecco, questo film prende una certa quantita' di idee vincenti di allora, semplici, immediate e ci crea sopra un baraccone caotico che diventa il loro nuovo contesto. Le battute non sono patetiche perche' brutte, ma perche' il trionfo della banalita' travestita da anni 80. Il tutto lascia un po' tanto con l'amaro in bocca perche'... Il contesto quando non 'updatato' funziona da dio. Il film, quando non si prende quei 'momenti' di scazzo caotico... ribadisco Nel rappresentare tutta quella caterva di elementi.... e' pure divertente. In se', l'idea resta 'carina'; MA: 1) cambiate tutto il cast nessuno escluso 2) 'restate' nei singoli contesti dei vari videogames, NON costruiteci sopra scazzo che e' soltanto caos. 3) La regia riesce davvero a fare il miracolo e a 'raccontare' con ottima approssimazione e facendo bene 'impadronire' dell'ambiente allo spettatore. 4) perche' cacchio fare uno sfigato il protagonista perche' ha giocato 'ai giochini' negli anni 80. Really, chi cacchio si dovrebbe immedesimare in sto protagonista, che e' pure poi interpretato da Adam Sandler? Voglio lo spinoff con Ashley Benson. Augh. Da tutto cio', cercate di comprendere se mi e' piaciuto o meno, perche' io mica l'ho capito davvero.
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