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"Kigeki" (Comedy)


Shuji

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Questo è un piccolo 'dono' di un otaku ad altri nerd-geek-etc; lo metto qua in quanto (almeno si spera :whistle: ) che nella sezione manga-anime lo conoscano gia' da tempo, e soprattutto in quanto ha comunque piu' a che fare con il cinema.

 

Kigeki e' un corto di 10 minuti di Kazuto Nakazawa, la mente dietro la sequenza animata del "Kill Bill" di Quentin Tarantino, e realizzato dallo Studio 4°C come parte di un'insieme di 5 corti sotto il nome di "Deep Imagination", il quale comprende:

 

"Pr. Dan Petory's Blues" di Hidekazu Ohara

"End Of The World" di Osamu Kobayashi

"Kigeki/Comedy" di Kazuto Nakazawa

"Higan" di Yasushi Muraki

"Garakuta no Machi" di Nobutaka Ito.

 

E' una specie di insieme di 'haiku' in animazione, ciascuno con una propria impronta personale, e stile unico.

(Se volete poi potrete cercare/guardare gli altri in lista)

 

Quindi, anche per magari 'agevolare' questo curioso fine settimana pre-pasquale, ecco il corto in questione; sono 10 minuti soltanto, perdeteli.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aWZ_d_eSlOw

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Parlando di Kigeki, è assai OLD, ma se da queste pagine non era mai passato, credo tu abbia fatto benissimo a postarlo.

 

E' un corto interessante, dove lo stile sopperisce alla limitatezza di budget. Insomma, come piace a me: di necessità virtù.

 

Mi piacerebbe conoscere la tua lettura interpretativa dell'opera. Non so perché, ma credo sarà più sensata della mia.

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Mh, per quanto riguarda il mio, molto semplice è intanto l'idea che 'lui' stesse cercando, in una vita probabilmente immortale e di potere soprannaturale/sovrumano, qualcosa che potesse farlo sorridere. Il 'pagamento' dei suoi servigi sarebbe stato questo.

 

Come dire, quando l'immortalità ce l'hai già più dei libri alchemici sulla Lapis Sapientiae e cose ti serve un libro di 'commedia'.

 

Qualcuno ha inteso leggere nel 'viaggio & esperienza' della piccola la metafora di uno spulzellaggio, ma mi pare un po' forzato/estremo/eccessivo. Forse solo una generica metafora di crescita?

 

PS:

I sottotitoli italiani nel video linkato sono sematicamente 'appesantiti' che manco Shitarello 1997, btw. :(

Modificato da Shito
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da estimatore dello studio 4°C e in generale dei cortometraggi non posso che apprezzare, in particolare kigeki se ben ricordo fu il mio pezzo preferito di tutto deep imagination, ma dovrei riguardarmelo... cosa che potrei anche fare.

 

imperdibili comunque a mio parere tutte le raccolte dello studio, contengono sempre almeno qualche gioiellino quando non arrivano ad essere capolavori corali come i due genius party. :snob:

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Beh, il fatto che si parli di un epoca post 'rogo di libri', laddove invece l'essere soprannaturale ne è un estimatore e un sopravvissuto, mi pare cmq in qualche modo significativo.

Modificato da Shito
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Ecco, questa e' un po' la chiave di tipo stilistico adoperata; c'e' una sorta di distonia particolare tra la cultura che esprime il prodotto, la giapponese, e quella in qualche modo di riferimento, che e' piu' occidentale.

 

Ad esempio la notazione usata per rappresentare i cavalieri, e' molto occidentale, il come invece l'assassino (diciamo cosi') incaricato 'svolge' l'azione, non lo e'.

 

E' come se l'autore giapponese si fosse in qualche modo perfettamente appropriato di una cifra stilistica altrui (piu' occidentale, a livello di rappresentazione visiva specialmente) raccontando poi una propria storia.

 

Per il resto, questa sorta di 'mollezza' dei personaggi, questa mancanza di incisivita' nell'immediato che invece si traduce al contrario con il prosieguo, e senza che vi siano reali spiegazioni di quanto accade (le cose, semplicemente, accadono), insieme al tipo di rappresentazione visiva, mi fanno ricondurre l'opera ad un simil pre-fuilletton imbevuto in salsa romantico/europeo piu' o meno relativamente a quel periodo, classica.

 

E' una storia particolare che in qualche modo 'soggiace' allo svolgersi degli eventi stessi senza rivelarsi nel dettaglio e anzi lasciando lo spettatore di vagare e vederci quello che vuole.

 

L'autore poi come accennato prima e' molto bravo a muoversi secondo determinati binari di genere e culturali, per poi distaccarsene nei giusti momenti e creare un qualcosa di nuovo, e di personale.

 

E dimostra che alla fine una storia non e' un succedersi matematico di eventi senza la quale nulla si muove, ma tutto cio' che consente a dei personaggi di vivere appieno le loro caratterizzazioni; il cavaliere nero e' ben caratterizzato ma nell'ambito di una vicenda ben delineata che permette a lui di mostrarsi senza dichiararsi in modo esplicito e palese in precedenza, dando respiro al personaggio e di conseguenza alla vicenda. Oltre al fatto che di per se' il cavaliere nero evoca un prototipo di figura molto forte e conosciuto. Ma che contemporaneamente si sa gia' bene come si comporta e comportera' messo davanti ad eventi postigli dinanzi dalla vicenda.

 

Per questo l'ho trovato molto ben riuscito e anche bello, ai tempi e anche ora.

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A me sembra anche un bel ritratto di otaku, abituato a vivere per procura tramite i libri e in generale le storie, e dunque affamato di queste cose.

 

Riguardo la cornice di abbellimento: è si un immortale sovrannaturale ma soprattutto un sopravvissuto ad un'epoca in cui le emozioni si passavano con i libri, e sorrisi e semplici dialoghi erano tabù.

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