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Cos'è una recensione (della serie, un titolo poco impegnativo, prossima fermata: come portare la pace nel mondo).


Shuji

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Siccome si appropinqua spedito il nuovo lunedì, come il suo stress, butto giù qualcosa che ogni tanto vorrei scrivere da qualche parte. Magari potrebbe addirittura essere di qualche utilita', vista la quantita' di censori e re-censori che spuntano come funghi su internette, e riconoscerne una valida da una meno, ossia.

 

Che diavolo e' una recensione?

 

Iniziamo per 'sottrazione', con il 'cosa non e'.

 

1. Una recensione non e' un giudizio.

Chiunque parlando di un qualcosa esprime un giudizio di qualche tipo, e' uno sputa sentenze, e cio' non e' necessariamente un male. Io poi quando vedo stelline, piango, ma quello puo' anche essere stato un trauma infantile.

 

2. Una recensione non e' una lista della spesa.

Una cosa e' andare al supermercato con una lista in cui scriviamo; carne, pesce, frutta, derivati e su cui mettere una spunta piu' o meno concreta quando una cosa e' nel carrello, altra cosa e' iniziare a parlare di un argomento con una lista in cui scriviamo; regia, sceneggiatura, luci, recitazione e derivati e su cui mettere una spunta quando in qualche modo se ne scrive nel testo; le due cose citate hanno esatto valore ontologico; con l'unica distinzione che almeno la roba nel carrello la si mangia.
E ricordate, quando in una recensione leggete 'la sceneggiatura di questo film/libro/salcazzo e' eccezionale', da qualche parte la mamma dei cretini mugola di piacere e mette in cantiere propri rinforzi al gia' inflazionato genere umano.

 

3. Una recensione non e' un riassunto, piu' o meno tendente alla completa sinossi dell'opera.

Si, ok, avete poche battute a disposizione, lo so che avete le cartelle stampa e nelle cartelle stampe e' inevitabile ci sia sempre il riassunto, ma, buonddio, preferisco di gran lunga che ve le inventiate le cose, piuttosto che leggere una recensione in cui c'e' soltanto un riassunto... e in cui a volte si infila pure la parte piu' sugosa come la finale (LOL). Del resto, e' molto semplice volendolo fare, stabilire il contesto di un'opera con semplicita', senza parlare unicamente di esso.

 

E allora che diavolo e' una recensione?
Una recensione altro non e' che l'elaborazione del punto di vista di qualcuno che, piaccia o meno, ha un'esperienza (generalmente) mostruosa alle spalle. Che si puo' condividere o meno.

 

Una recensione 'illustra' in positivo o in negativo il punto di vista dell'estensore, semplicemente portando esempi concreti NEL "testo" (e nel contesto) dell'opera stessa e ponendo a riguardo commenti propri; commenti che esplicano ma sempre all'interno di un contesto preciso il gradimento o meno dell'estensore, alla fine poi il lettore DOVREBBE fare il punto con gli esempi fatti, anche tipo se siano di piu' o meno queli in senso positivo fatti.

 

Qualunque testo che non tenga conto di questo, non e' una recensione, ma un commento, ed affonda la propria articolazione d'essere nel 'pour parler' piu' comune. Non che questo sia negativo di per se'. Ma un commento non e' mai una recensione. Un voto o delle stelline non sono una recensione. L'evocare ambiti produttivi senza specificarne altro che il 'suono' del nome, non e' una recensione. Chi butta giu' un riassunto al 90% sta copia-incollando cartella stampa, e al 10% copia incollando da altri che hanno a loro volta copia-incollato (inutile dire che se si cerca un parere, non lo si trova certamente in questo).

 

E quando la prossima volta leggerete (o se lo farete, internet ne e' pieno) di 'regia meravigliosa' 'sceneggiatura incredibile', 'recitazione impeccabile' 'fotografia ispirata', ricordatelo.

Da qualche parte la mamma dei cretini mugola di piacere.

Sic est.

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Mi sono posto interrogativi simili in maniera molto schietta quando in Dynamic facevamo Animania. Uh, avrei dovuto usare il passato remoto, in effetti.

 

A parte la gradevole giocosità della prosa con cui hai scritto, mi pare anche tutto molto significativo e sottoscrivibile. Grazie anche per questo bel post.

 

Ai tempi, la mia forse più semplicistica idea fu "una recensione è un articolo informativo su un'opera che separa chiaramente i fatti dalle opinioni".

 

Un po' è (un po' tanto) è ancora e sempre la mia posizione intellettuale quando scrivo qualsiasi testo informativo:

 

- questo è dato di fatto, obiettivo, ogettivo;

- questo è opinione personale, commento, giudizio di valore - tendenzialmente mio o mutuato da chi cito perché condivido.

 

Tipo, quando scrivevo per riviste di videogiochi, mi piaceva che il 'corpo della recensione' fosse 'elmenti informativi obiettivi al 1''%', e che il 'commento' fosse ben segregato in un apposito boxino i cui contorni fossero assolutamente invalicabili. Questa forma la trovai per la prima volta nel CVG inglese degli anni, mmmh, forse 1995-96. Mi parve sensato. Mi pare ancora sensato. Dopo un po', con la fidelizzazione del lettore (io) sui redattori (loro), sapevo da principio chi di loro aveva una sensibilità o delle preferenze più affini alle mie, e quindi tenevo in maggiore considerazione il suo 'commento' (personale giudizio) su quando di personale e insindacabile c'è: i gusti.

Modificato da Shito
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faccio un esempio.

 

Film, il 13' guerriero.

(per qualche motivo mi e' tornato in mente dopo che in questi giorni si parla dei 47 ronin)

 

1) In un'ambientazione medioevalizzante, il protagonista (Antonio Banderas) si trova a dover affrontare un viaggio pieno di pericoli. Quando lo vediamo bivaccare in penombra dinanzi ad un fuoco da campo, mentre cogliendo elementi nei discorsi e nelle parole che lo circondano progressivamente ne impara la lingua, cogliamo idealmente anche le luci e le ombre che circondano l'opera e sostanzialmente anche la rappresentazione visiva. Cio' non nega la crescita del protagonista, il quale anche per rimarcare la cosa avra' modo approfondito di parlare della propria esperienza, sia da avventuriero, sia da uomo tra gli uomini, nonostante tutto.

 

e' una

 

2) In un'ambientazione dal solito stampo medievale, il protagonista (Antonio Banderas) si trova a dover affrontare un viaggio pieno di pericoli. Quando lo vediamo bivaccare in penombra dinanzi ad un fuoco da campo, mentre cogliendo elementi nei discorsi e nelle parole che lo circondano progressivamente ne impara la lingua, cogliamo idealmente anche le ombre che informano costantemente la visione.  Cio' non nega la crescita del protagonista, il quale anche per rimarcare la cosa avra' modo pur troppo approfondito di parlare della propria esperienza, sia da avventuriero, sia da uomo tra gli uomini, nonostante quanto accaduto.

 

e' un'altra.

 

La prima si avvicina piu' al testo.

La seconda parla dello stesso esempio quasi con le stesse parole, ma la fa diventare del tutto negativa.

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Mi interessa molto come argomento, anche se ormai recensioni di fumetti non ne faccio più, ogni tanto ne leggo alcune, anche di film (l'ultima è stata proprio sui 47 Ronin che si è beccato un bel 4 in pagella :°_°: ), per questo vorrei avere degli elementi per capire l'oggettività della recensione, che non siano semplicemente il gusto del recensore.

Ad esempio io ritenevo giusto spoilerare il meno possibile gli eventi del volume, anche per evitare di ritrovarmi a farne un riassunto con commento! :giggle:

Trattandosi di un film io al massimo potrei limitarmi a recensire la storia ed il suo svolgimento, di regia in effetti ne capisco abbastanza poco, tranne in casi estremi tipo Bay che non ti fa capire un cazzo di quello che succede! :°_°:

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faccio un esempio.

 

Film, il 13' guerriero.

(per qualche motivo mi e' tornato in mente dopo che in questi giorni si parla dei 47 ronin)

 

(...)

La prima si avvicina piu' al testo.

La seconda parla dello stesso esempio quasi con le stesse parole, ma la fa diventare del tutto negativa.

 

Sì, mi sembra che l'introduzione surretizia di giudizi valore 'diffusi' nell'esposizione di elementi obiettivi -nel secondo esempio- sia quantopiù indebita.

 

Giusto?

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Mi interessa molto come argomento, anche se ormai recensioni di fumetti non ne faccio più, ogni tanto ne leggo alcune, anche di film (l'ultima è stata proprio sui 47 Ronin che si è beccato un bel 4 in pagella :°_°: ), per questo vorrei avere degli elementi per capire l'oggettività della recensione, che non siano semplicemente il gusto del recensore.

Ad esempio io ritenevo giusto spoilerare il meno possibile gli eventi del volume, anche per evitare di ritrovarmi a farne un riassunto con commento! :giggle:

Trattandosi di un film io al massimo potrei limitarmi a recensire la storia ed il suo svolgimento, di regia in effetti ne capisco abbastanza poco, tranne in casi estremi tipo Bay che non ti fa capire un cazzo di quello che succede! :°_°:

 

La semplicita' e' alla base di tutto.

 

Una recensione e' come dicevo sempre e nient'altro che un parere personale.

Un parere personale che pero' deve essere esposto sulla base di esempi concreti presenti all'interno dell'opera di cui si parla.

La presenza poi di questi vari commenti/esempi all'interno del testo della recensione (se ce ne sono di piu' o meno in un senso che sia positivo o negativo), fornisce indicazione se al recensore e' piaciuto o meno cio' di cui parla. Sempre pero' in assenza di qualsivoglia giudizio di merito a prescindere.

 

Quindi, le recensioni che parlano di massimi sistemi, di intere categorie liquidate in due parole tipo 'la regia è una figata' o 'la regia è pessima', senza oltremodo uno straccio di riferimento al testo che non le rende lecite ma almeno mitiga, sono minchiate.

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La semplicita' e' alla base di tutto.

 

Capisco (spero) e concordo.

 

 

Una recensione e' come dicevo sempre e nient'altro che un parere personale.

Un parere personale che pero' deve essere esposto sulla base di esempi concreti presenti all'interno dell'opera di cui si parla.

 

Sulla prima cosa: sì, credo tu abbia ragione, è inevitabile. Anche se mi interessa sapere cosa ne pensi del contenuto più schiettamente informativo di una recensione.

 

Ovvero, posto che il recensione *doverebbe* essere un esperto conoscitore dell'ambito di cui si occupa, un giornalismo di genere davvero di valore è quello che mi educa, perché senza spiegarmi frontalmente nulla in effetti mi spiega un sacco di cose proprio nel tessuto informativo. Esempio: mi pare di capire che tu sappia parecchio di animazione trimensionale al computer. Io ne so poco o forse nulla, ho delle mie idee stilistiche, ma generalissime, nulla di realmente ineerente al caso preciso. Indi, se tu facendo una recensione parli della bontà tecnica di un film in 3DCG, e argomenti questo giudizio, io nel seguire le tue argomentazioni mi sto educando. Soprattutto se, nel tutto,intendo nel modo in cui scrivi, nel modo di cui esponi le cose, il mio subconscio si è subconsciamente convinto che tu sia una persona sensata = meritevole di stima di competenza. Credo che questa funzione 'educativa' dell'informazione sia preziosa, e sia forse -a mio modo di vedere- al componente del miglior giornalismo: che ne dici? (è un po' alla Dewey, a rileggerlo).

 

 

La presenza poi di questi vari commenti/esempi all'interno del testo della recensione (se ce ne sono di piu' o meno in un senso che sia positivo o negativo), fornisce indicazione se al recensore e' piaciuto o meno cio' di cui parla. Sempre pero' in assenza di qualsivoglia giudizio di merito a prescindere.

 

 

Mmmh, non riesco a capire se per te quindi la cosa è buona o no. Nel senso che 'senza qualsivoglia giudizio di merito a prescindere' per me è un po' poco chiaro. Nel senso: se il recensore scrive "purtroppo", io assumo che lui non abbia gradito qualcosa, ma quel "purtroppo", da solo, per me suona come un giudizio surretizio E non motivato, quindi mi viene da archivarlo come irrilevante a prescindere.

 

Esempi:

 

- la trama procede in un modo assai lineare e semplicistico, trovando poi una soluzione che appare quantopiù forzosa.

 

- la trama procede in un modo orribilmente lineare e semplicistico, trovando poi una soluzione che appare sgradevolmente forzosa.

 

Ovviamente, dal primo al secondo esempio c'è l'esplicitazione del fatto che il recensore non gradisce la linearità e la semplicisticità della trama, e non gradisce la forzosità del finale. Ma io che leggo CONOSCO i *miei* gusti. Quindi, posto che mi fidi del recensore, assumo che la trama sia 'lineare' e 'semplicistica' e che il finale sia 'forzoso' e deciderò se la cosa può essere gradevole o sgradevole *per me*, no?

 

Qualcuno potrebbe dire che 'trama lineare e semplicistica' sia un difetto in sé, ma a me già viene da dire: chissà. C'è gente che ama Picasso e il Cubismo, le persone con gli occhi in mezzo al petto, quindi il mondo e matto davvero, quando si parla di gusti. Dato che per me distaccandosi dal figurativismo c'è più o meno l'oscenità. Ma ancora, sono io.

 

 

Quindi, le recensioni che parlano di massimi sistemi, di intere categorie liquidate in due parole tipo 'la regia è una figata' o 'la regia è pessima', senza oltremodo uno straccio di riferimento al testo che non le rende lecite ma almeno mitiga, sono minchiate.

 

Qui invece mi pare di concordare al 100% e sicuramente. Ovviamente, in una recensione professioanle e seria, un giudizio di valore anche forte e perentorio *necessita* di un'argomentazione chiara e di una definizione di competenza soggettiva.

 

Esempi:

 

- la regia appare molto studiata, sfrutta spesso montaggi anacronici che mostrano gli avvenimenti da vari punti di vista, in precisi avanti-e-indietro che riescono a trascinare lo spettatore nella diversa percezione dei vari personaggi.

 

- la stupenda regia, che fa spesso avanti-e-indietro nella storia, ti fa proprio vivere la storia dai punti di vista dei vari personaggi.

 

- la regia è una figata, cioè, troppo troppo avanti.

 

io direi:

 

- buono

 

- dilettantistico

 

- burino

 

-----

 

Btw questo thread mi piace molto davvero.

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Domani vi rispondo meglio.

 

Stasera metto un altro termine di paragone, la recensione del film di qui sopra, fatta dal Morandini (Morando)

--

Nel 922 d.C. Ahmad ibn Fadlan, bn Fadlan, poeta alla corte di Baghdad, è costretto ad arruolarsi con dodici guerrieri vichinghi che tornano in patria per difendere il re normanno Hrothgar contro un'orda feroce di Wendol, cannibali tatuati e cacciatori di teste, travestiti da orsi o cinghiali. Dal romanzo Eaters of the Dead (Mangiatori di morti, 1976) di Michael Crichton, J. McTiernan, specialista di cinema d'azione, ha cavato un notturno film epico-avventuroso da 85 milioni di dollari, rimodernato con effetti speciali e risvolti orrorifici, girato nel 1998 in esterni della British Columbia. Adattato da William Wisher e Warren Lewis, rimase bloccato per un anno per insanabili contrasti tra il regista e Crichton, uno dei produttori. Pur non privo qua e là di pagine suggestive, soccombe sotto il peso di troppe e contraddittorie intenzioni in cui la partitura musicale del vecchio Jerry Goldsmith (1929) cerca vanamente di mettere ordine. Si distingue, comunque, dalla stereotipata spettacolarità hollywoodiana per un'insolita nota filoaraba, non priva di accenti ironici, al servizio del protagonista. AUTORE LETTERARIO: Michael Crichton
--
 
Morando aggiunge informazioni sulla produzione, come sempre, fate pero' presente che le parti 

"ha cavato un notturno film epico-avventuroso"
"Pur non privo qua e là di pagine suggestive, soccombe sotto il peso di troppe e contraddittorie"

 

 
in cui parla del film in se' corrispondono al mio:
 

"Quando lo vediamo bivaccare in penombra dinanzi ad un fuoco da campo, mentre cogliendo elementi nei discorsi e nelle parole che lo circondano progressivamente ne impara la lingua, cogliamo idealmente anche le luci e le ombre che circondano l'opera e sostanzialmente anche la rappresentazione visiva."
 

 

Era infatti essenziale comunicare il 'nero' del film ed insieme evidenziare l'equilibrio tra le parti non cosi' brillante, nel risultato finale.
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Il film in questione l'ho visto un paio di volte ma essendo passato del tempo magari non ricordo bene, non è che il Morandini trae qualche informazione dal libro?  Perché al di là dello spoiler sulla natura dei nemici (io ricordo che fino alla fine i Vichinghi sono superstiziosi al riguardo) non mi sembra comunque quella la natura esatta dei medesimi. :°_°:

Però se lo dicono proprio all'inizio del film potrei essermelo perso... >_<

Modificato da Joker
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faccio un esempio.

 

Film, il 13' guerriero.

(per qualche motivo mi e' tornato in mente dopo che in questi giorni si parla dei 47 ronin)

 

(...)

La prima si avvicina piu' al testo.

La seconda parla dello stesso esempio quasi con le stesse parole, ma la fa diventare del tutto negativa.

 

Sì, mi sembra che l'introduzione surretizia di giudizi valore 'diffusi' nell'esposizione di elementi obiettivi -nel secondo esempio- sia quantopiù indebita.

 

Giusto?

 

 

Si perche' metterebbe comunque dei pregiudizi (a prescindere quindi dal contesto), con poi l'uso molto scorretto di una 'giustificazione' a posteriori.

 

La semplicita' e' alla base di tutto.

 

Capisco (spero) e concordo.

 

 

Una recensione e' come dicevo sempre e nient'altro che un parere personale.

Un parere personale che pero' deve essere esposto sulla base di esempi concreti presenti all'interno dell'opera di cui si parla.

 

Sulla prima cosa: sì, credo tu abbia ragione, è inevitabile. Anche se mi interessa sapere cosa ne pensi del contenuto più schiettamente informativo di una recensione.

 

Ovvero, posto che il recensione *doverebbe* essere un esperto conoscitore dell'ambito di cui si occupa, un giornalismo di genere davvero di valore è quello che mi educa, perché senza spiegarmi frontalmente nulla in effetti mi spiega un sacco di cose proprio nel tessuto informativo. Esempio: mi pare di capire che tu sappia parecchio di animazione trimensionale al computer. Io ne so poco o forse nulla, ho delle mie idee stilistiche, ma generalissime, nulla di realmente ineerente al caso preciso. Indi, se tu facendo una recensione parli della bontà tecnica di un film in 3DCG, e argomenti questo giudizio, io nel seguire le tue argomentazioni mi sto educando. Soprattutto se, nel tutto,intendo nel modo in cui scrivi, nel modo di cui esponi le cose, il mio subconscio si è subconsciamente convinto che tu sia una persona sensata = meritevole di stima di competenza. Credo che questa funzione 'educativa' dell'informazione sia preziosa, e sia forse -a mio modo di vedere- al componente del miglior giornalismo: che ne dici? (è un po' alla Dewey, a rileggerlo).

 

 

La presenza poi di questi vari commenti/esempi all'interno del testo della recensione (se ce ne sono di piu' o meno in un senso che sia positivo o negativo), fornisce indicazione se al recensore e' piaciuto o meno cio' di cui parla. Sempre pero' in assenza di qualsivoglia giudizio di merito a prescindere.

 

 

Mmmh, non riesco a capire se per te quindi la cosa è buona o no. Nel senso che 'senza qualsivoglia giudizio di merito a prescindere' per me è un po' poco chiaro. Nel senso: se il recensore scrive "purtroppo", io assumo che lui non abbia gradito qualcosa, ma quel "purtroppo", da solo, per me suona come un giudizio surretizio E non motivato, quindi mi viene da archivarlo come irrilevante a prescindere.

 

Esempi:

 

- la trama procede in un modo assai lineare e semplicistico, trovando poi una soluzione che appare quantopiù forzosa.

 

- la trama procede in un modo orribilmente lineare e semplicistico, trovando poi una soluzione che appare sgradevolmente forzosa.

 

Ovviamente, dal primo al secondo esempio c'è l'esplicitazione del fatto che il recensore non gradisce la linearità e la semplicisticità della trama, e non gradisce la forzosità del finale. Ma io che leggo CONOSCO i *miei* gusti. Quindi, posto che mi fidi del recensore, assumo che la trama sia 'lineare' e 'semplicistica' e che il finale sia 'forzoso' e deciderò se la cosa può essere gradevole o sgradevole *per me*, no?

 

Qualcuno potrebbe dire che 'trama lineare e semplicistica' sia un difetto in sé, ma a me già viene da dire: chissà. C'è gente che ama Picasso e il Cubismo, le persone con gli occhi in mezzo al petto, quindi il mondo e matto davvero, quando si parla di gusti. Dato che per me distaccandosi dal figurativismo c'è più o meno l'oscenità. Ma ancora, sono io.

 

 

Quindi, le recensioni che parlano di massimi sistemi, di intere categorie liquidate in due parole tipo 'la regia è una figata' o 'la regia è pessima', senza oltremodo uno straccio di riferimento al testo che non le rende lecite ma almeno mitiga, sono minchiate.

 

Qui invece mi pare di concordare al 100% e sicuramente. Ovviamente, in una recensione professioanle e seria, un giudizio di valore anche forte e perentorio *necessita* di un'argomentazione chiara e di una definizione di competenza soggettiva.

 

Esempi:

 

- la regia appare molto studiata, sfrutta spesso montaggi anacronici che mostrano gli avvenimenti da vari punti di vista, in precisi avanti-e-indietro che riescono a trascinare lo spettatore nella diversa percezione dei vari personaggi.

 

- la stupenda regia, che fa spesso avanti-e-indietro nella storia, ti fa proprio vivere la storia dai punti di vista dei vari personaggi.

 

- la regia è una figata, cioè, troppo troppo avanti.

 

io direi:

 

- buono

 

- dilettantistico

 

- burino

 

-----

 

Btw questo thread mi piace molto davvero.

 

 

Cambiamo un attimo punto di vista.

 

Quello che fa dire a te 'la regia appare molto studiata', si deve esplicitare in un esempio concreto sul 'testo' dell'opera che a sua volta possa essere tanto significativo da poter essere riportato.

 

Se io dico, guardando un film di Tarkovskj (Stalker ad esempio) che tutti sanno usare una narrazione lineare e non un editing di scene come ad esempio fa Ejzenstein, che la prima scena di Stalker *campo lungo e fuoco fisso quasi a mo' di camera di sorveglianza per diversi minuti* mi ricorda anche una certa fissita' bizantiniana legata all'arte pittorica, non esplicito il mio punto di vista, ma esplicito il 'come' sono arrivato a definire 'quasi bizantiniana' quella ripresa.

 

Ora, il 'come' si arriva a dare una definizione che sia legato ovviamente ad un certo tipo di formazione, non e' cosa che dovrebbe essere inserita in una recensione; il 'come' si arriva a dare un qualche parere dovrebbe essere sempre qualcosa che 'genera' un commento dietro le quinte, non il commento in se'. Perche' cio' di cui si parla e'il film, non del 'compiacimento' del parlarne.

 

E questo esempio si presta bene comunque come commento in se'.

 

Se poi parliamo di cose di natura molto 'tecnica' inerente il film, se ne puo' parlare solo se questa e' fondamentale per la comprensione dell'opera.

Ad esempio, Arca Russa di Sokurov e' nella pratica un immenso piano sequenza; in questo caso e' fondamentale perdere anche due righe per spiegare cos'e' il piano sequenza, perche' quella e' la natura stessa del film.

 

MA se guardando un altro film come ad esempio Leoni per Agnelli di Redford, a sua volta noto che il taglio delle scene e' tale da evidenziare quasi sempre la mimica facciale/del corpo (tendenzialmente al piano medio, e maliziosamente si potrebbe forzare un riferimento al piano americano, che rammento e' chiamato tale perche' nato come ripresa dal cinturone/pistole in su nei film western) in modo da denotare che la maggior parte del film e' appunto legato al dialogo e all'interazione dei personaggi, non vado a inserire 'appunti di ripresa', ma parlo soprattutto di maggiore spazio e attenzione dato ai dialoghi.

 

POI se voglio porre questo elemento inserito nel contesto del film, prendo un esempio da una scena o da un dialogo, poi ne prendo un altro ancora, ma non parlo mai di regia o di 'eventi' astratti o che comunque non fanno parte di quanto presente sullo schermo e non a livello di 'costruzione'.

 

Sempre se parliamo di 'recensione'; se poi si vuole parlare di qualcosa di piu' approfondito, si parla appunto di approfondimento, di dossier e di quant'altro; in questi casi l'attenzione non e' piu' spostata appunto sul 'parere' sul film, ma di appronfondimenti di varia natura che per loro stessa natura prescindono anche dal contesto stesso.

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