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Seauton Graftà, aka il tutto, il nulla e la ciambella intorno


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Ma personalmente non posso trovare epifanico un contenuto simile: mi è già tutto noto per apprendimento esperienziale (come si suppone debba essere per chiunque, essendo, come dicevi tu, la sofferenza un fattore universalmente condiviso). Infatti quel che concludevo nel vecchio messaggio che sei andato a ripescare mi pare fosse: a me (al netto dell'apprezzamento formale e contenutistico) non ha apportato nulla, ma un preadolescente potrebbe trarne una lezione utile. Ho quindi pensato che, essendo io un uomo adulto (anagraficamente, che implica abbia vissuto a sufficienza da provare sofferenza) e in virtù del fatto che esperire la sofferenza sia prerogativa di tutta l'umanità (come tu stesso dici), questo principio dovesse tendenzialmente essere applicabile a qualsiasi altro uomo adulto.

Mah, è un assunto abbastanza generalsita e per affermarlo con tanta sicurezza dovresti almeno dimostrarlo.

Secondo questo tuo commento, giacché non esistono le spade laser o la Forza, è inutile guardare Star Wars perché non porta nulla.

Siccome non capiterà mai di avere una bomba nel bagno di casa(o almeno spero), è inutile guardare Arma Letale(era arma letale?)

Non so se ho resa l'idea. S

tai praticamente assumendo che essendo tu adulto e siccome a te non ha portato nulla in quanto tale, dovrebbe valere lo stesso per gli altri.

Quest'affermazione è arrogante allo stesso modo di quella di Final Vegeta nei tuoi confronti(senz'offesa FV), perché ti stai ponendo come metro di paragone per tutti.

 

O sbaglio?

 

Ancora, per la famosa teoria secondo cui "il mezzo determina la fascia d'età"(chiudo qui perché c'è un altro topic in cui discutere di ciò{Tesi dell'angelo crudele-> grandi, piccini e pupazzetti colorati}, come già dissi tempo addietro a Shito, mi sembra(proprio in quel topic), il voler affermare ciò è una presa di posizione arrogante, in quanto ci si pone al di sopra dell'autore.

In pratica non si è diversi da un qualsiasi doppiatore/adattatore/ecc... con crisi da sceneggiatore mancanto

Modificato da Chocozell
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Tipo le madri che fa Hosoda, per capirci. Non è un complimento.

Potevi risparmiarla :sisi:

 

 

Perché mai, se è esattamente quello che penso e che ho inteso esprimere?

I post di Weltschmerz sono davvero oro.

 

Trovo bello e sinanco esistenzialmente consolate leggere i suoi ragionamenti, in forma e contenuto. Grazie davvero per postarli.

 

Si capisce benissimo quello che esprimi, e dietro a quello si intravede una conoscenza piuttosto approfondita di certe cose. E' davvero splendido.

 

A parte le critiche alla persona che ti ha mosso Vegeta, davvero dissennate (<- nota per i meno attenti, la flessione di genere e numero mostra che l'aggettivo si riferisce "alle critiche", non "al criticante". E. Dannatamente. Diverso.), per i semplici motivi con cui tu gli hai risposto, ci sono punti davvero meravigliosi nel tuo post, che non riesco a non citare.

 

"L'indirizzo che hai riportato mi sembra autorevole solo per dimostrare che oggi pare sia di moda citare patologie a sproposito."

 

Dio mio, quanto hai ragione. Salvo poi mettere tutto dentro il calderone del generico "disturbo di personalità" - ora che la "gamma dell'autismo" comincia ad anadare ancor meno di moda - e fare tana patologici tutti. Mamma mia, che paura, la tassonomia psichiatrica che fa strutturalismo delle personalità. Mi agghiaccia. Penso al povero Giovanni Gentile, alle ragioni per cui intenzionalmente escluse la psicologia da qualsiasi programma d'istruzione media superiore, e mi intristisco. Poi visualizzo un ideale libro statunitense intitolato "Human behaviours - for dummies". E mi spavento. Io che alle scuole medie andavo a studiare sociologia dell'età adolescenziale in biblioteca, e poi la mattina dopo a scuola mi pareva di stare in una gabbia di scimmiette. E no, non avevo letto "La scimmia nuda".

 

Alla fine la società sta rispondendo alla tendenza di narcisismo di autocommiserazione, vittimizzazione che impera. Tanto è egocentrismo, no? E così si va. Una vittima è comunque speciale, e un protagonista! Oh, Justine! Quant'ebbe a invidiarti tua sorella nel pigmento duraturo!

 

Tant'è che tu giustamente scrivevi:

 

"Infatti da me questo film avrà sempre un plauso per il suo essere in controtendenza rispetto all'ideale di edonismo dilagante nella cultura di massa."

 

Sì, sì, assolutamente e mille volte sì.

 

Il problema è che questo film, che può essere rivolto o a un pubblico infantile reale (come Riley), o a un pubblico di bambinoni, ovvero di persone anagraficamente adulte che non hanno ancora psicologicamente maturato alcuna adultità (come Joy, o le finte madri-sorellone immaginate da maschi infantili fuori tempo massimo) - va a fare breccia nella società dei secondi, dei bambinoni, che a volte hanno anche già proliferato. Quindi bambinoni con bambini. Questo è il mondo in cui viviamo.

 

E questo spiega anche il successo di un film come questo, certamente bello e valido in molti modi, ma ritenuto sconvolgente ed epifanico da un mondo di finti adulti che consuma regolarmente finzione infantile incartata per i finti adulti, dai comic-movies a Star Wars a quel che si voglia.

 

Voglio dire, tu scrivi una cosa chiara, limpida, e bella come questa:

 

"Il problema di Riley mi pare del tutto afferente dei fattori endogeni che risultano inadeguati alle sue aspettative (dissonanza tra realtà ideale e realtà percepita). Cioè fondamentalmente sta apprendendo che la realtà esterna non risponde sempre ai suoi desideri e che bisogna accettare dei compromessi per vivere (il che provoca quella frustrazione a cui lei non sa reagire se non schermandosi in se stessa: comportamento disadattivo di cui lei è diretta responsabile, perché si rifiuta di affrontare la situazione). A suo modo è un lutto, certo, e lei lo supera pienamente nel finale. Come è fisiologico, ripeto: non ci sono deragliamenti, procede tutto molto ordinariamente. Del resto, a prescindere da come lo percepisca, il suo è un dramma tutto sommato piuttosto relativo: resta comunque sempre sotto la tutela di due genitori amorevoli che la sostengono (che penso sia tutt'altro che scontato)."

 

Che è davvero tutto, tutto quanto, e che rispostucole ricevi? E' imbarazzante.

 

Piuttosto infatti io dicevo che in una società di famiglie molto, molto più atipiche di quella di Riley, che di atipico non hannulla, è anzi idiliiaca, questo film potrebbe essere sottilmente traumatizzante per molti piccini veri, nell'impotenza di agire sul loro contesto familiare - come si capisce.

 

Ancora:

 

"Credo che si dovrebbe guardare al contenuto, più che alla forma.

E, come dicevo, a prescindere dalla forma (abbastanza compiuta in Inside Out, non l'ho mai messo in dubbio), ciò che lo spettatore ricava dalla visione del film è il ritratto rassicurante di un dramma dall'esito positivo. Che di per sé non è un problema, ma è un apologo che descrive la situazione ottimale da vivere nella realtà (la quale conta casi di difficile risoluzione), e non così spesso è quella che si incontra nella vita delle persone."

 

Ovviamente qui intendevi 'lo spettatore adulto', chiaro.

 

Il pubblico ideale di questo film sarebbero i figli preadolescenti di famiglie solide. Tipo, dai nove a tredici anni - che è un'età critica. Per i maschi si può estendere anche fino ai quindici, forse, per le femmine anticipare ai sette.

 

Quell'età in cui si inizierebbe a introiettare il mondo, e a rendersi conto che non gira secondo le proprie volontà, perché "il mondo" e "il proprio mondo" sono enti distinti. E quindi si possono avere microtraumi e "fare i capricci", come Riley. E anche questi microtraumi vanno elaborati positivamente, e questo il film lo mostra benone.

 

Mi viene da pensare sai cosa, carissimo?

 

Che questo film sarebbe stato ottimo per un sacco di persone "adulte" che lo osannano ora, SE L'AVESSERO VISTO E CAPITO DA BAMBINI.

 

Ma ora è troppo tardi. :-(

 

Chocozell, davvero, la tua risposta è realmente imbarazzante. Nota bene: LA TUA RISPOSTA, non TU. La tua risposta l'ho letta e la giudico per quel che è, mente tu sei una persona che io non conosco e non posso giudicare. Ti torna? Te lo specifico perché nella tua risposta sembri non saper distinguere, o cogliere, questa fondamentale differenza. Il che conducendo alla tua risposta tutta storta al punto da essere davvero imbarazzante. Dico imbarazzante per me che leggo, eh. Figurati.

 

Hai mischiato tutto e non hai capito niente. Eppure si capiva tutto, e limpidamente. Credo non ci fosse un modo più chiaro per esprimere le cose che sono state espresse.

 

Weltschmerz ha continuato a lodare il film per il suo valore reale. E ha soltanto detto che la finzione infantile, fruita da un adulto (reale, mentalmente maturato), è sterile. Certo che è sterile, per un adulto, guardare l'Uomo Ragno e Guerre Stellari. Bisogna anche dirtelo? Alla MEGLIO è escapismo vacuo. Credi che un adulto abbia bisogno di capire che "dal potere nasce la responsabilità?". E quando guardi un neonato inerme cosa capisci, secondo te? Hai bisogno dell'Uomo Ragno e degli one-liner di un supereroe per realizzare la vita? Hai bisogno della finzione fantastica per capire il reale? Allora è finita.

 

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Certo spezzato in quel punto si segue davvero poco (già che tutto fa riferimento ai post precedenti di Weltschmerz, e io ancora parlo del film) ma ce ne faremo una ragione. :-)

 

Quello che conta è sempre il contenuto. Il luogo è cosmesi.

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