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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 23/10/2020 in tutte le aree

  1. A beneficio di tutti (?) gli interessati (???), posto un link di un articolo molto informato di redatto sul suo sito da Filippo Petrucci (Nevicata): http://distopia.altervista.org/2017/07/one-more-final/ Ci sono eufemismi e retorica, ma il contenuto è tutto giusto. Sulla traduzione: あんたなんかに殺されるのは... まっぴらよ! Anta nanka ni korosareru no ha... mappira yo! Venire uccisa da uno come te... ma quando mai! La parte parte conclusiva (まっぴら、真っ平) è del tutto idiomatica. In realtà l'idioma letteralmente significa "tabula rasa", nel senso di "linea piatta", nel senso di una cosa che non ha alcuna possibilità di mostrare alcuno sprazzo di niente, zero di zero, meno di zero. Ovviamente l'idioma può usarsi anche per esprimere un proprio soggettivo rifiuto verso qualcosa (Usciamo insieme? - Mappira yo! < "Nessuna possibilità, sottozero"), in quel caso a essere "piatto" è il soggettivo livello di disponibilità a qualcosa, ma non credo proprio sia proprio questo il caso. Credo che la frase di Asuka non fosse infatti realmente un rifiuto (come dire: "non mi faccio uccidere da uno come te", ma un totale scoramento del tipo "quasi ci avevo creduto un'ultima volta, ma aspettare che tu prenda una qualsiasi iniziativa.... tavola piatta, ma quando mai, zero assoluto. Che schifo.") Del resto, Asuka non dice questa battuta divincolandosi, ribellandosi allo strangolamento di lui. L'aveva accettato supinamente. Questo commento finale arriva alle lacrime di lui che ha già mollato la presa, è un fatto. Quindi? Per la cronaca, io penso (personalmente) di capire perché Anno fosse insoddisfatto della resa che Miyamuu dava della battuta. Si sente: perché lei la rende comunque volitiva, oppositiva, molto "in character" con Asuka. Ma il punto non è quello. Il punto è la delusione. La delusione di una ragazza dinanzi all'essere inane del suo "potenziale pretendente", come del resto Asuka esprimeva chiaramente nella ri-messa-in-scena del primo strangolamento (quando lei dice a lui: "tu non vuoi me, sono solo quella che ti fa meno paura di tutti, ma a te andrebbe bene chiunque" - che è una reprise di quando Shinji ha "ammazzato" Asuka dicendole della morte di Kaji, le "cose orribili" che le ha fatto – scena aggiunta nell'ep24', iirc), e in qualche modo è anche il fulcro dell'alterco tra i due che avviene sotto gli occhi di mamma-Rei nel "treno dei desideri" (lol) prima dell'inizio del Third Impact per rinuncia suicidaria di Shinji (Un mondo che finisce). Sulla ragione del vero senso della battuta, che diverrà infatti il famoso, laconico "che schifo", c'è chiarissimo a quel che racconta Miyamuu nella trasmissione linkata prima, che nell'articolo di Filippo Petrucci è un po' edulcorato, abbellito: Miyamuu racconta la cosa come esempio precipuo di come a volte sia difficile intendere le intenzioni del regista per delle battute. Racconta lungamente che nel caso di quella battuta, incisa tante volte, Anno continuava a ripetere "no, non va, non è così....", e che lei e la Ogata avevano anche provato a mettere in scena lo strangolamento in sala di doppiaggio, ma niente, nisba, Anno diceva "no, no". Alla fine, Anno dice a Miyamuu "allora facciamo così... se tu [non Asuka il personaggio, proprio Miyamura Yuuko la ragazza, questo viene specificato] stessi dormendo da sola nella tua stanza, e dalla finestra fosse entrato un uomo sconosciuto... e poi, siccome sei incosciente nel sonno... lui in qualsiasi momento, mmmh.... beh, potrebbe aggredirti [Miyamuu pensa al verbo da usare, credo ne abbia cercato uno più delicato e generico di quelli che vogliono proprio dire "stuprare" in modo più esplicito]... ma a dispetto di questa situazione... ecco, lui senza aggredirti... mentre guarda il posto dove tu stai dormendo... – ecco, anche se non si tratta della scena di prima con Shinji – da solo... ecco, si mette a masturbarsi. E tu, aprendo gli occhi nel momento in cui lui si è masturbato... che cosa ti verrebbe da dire?" Questo è quello che racconta realmente Miyamuu. Non ha senso addolcirlo (atti osceni): la scena che Anno le ha raccontato per suggestionarla, che poi è in effetti la stessa di Shinji in ospedale (ma che al tempo del doppiaggio Miyamuu non aveva ancora visto, presumibilmente), è semplicemente quella della scoperta di un "violentatore impotente". Ovvero, il trionfo (la disfatta) della mentalità aggressivo-passiva, che anche se a volte "scoppia" in sprazzi inconsulti, alla fine è sempre passiva, schifosamente passiva, succube, inane. "Che schifo", appunto. Si noti, Miyamuu riporta anche la risposta che Anno diede quando lei gli disse che in quella situazione avrebbe detto solo "Chi schifo..." – Anno avrebbe risposto "Ah, e infatti è così, eh?", e adottato quella battuta. È ovvio il transfer del regista sull'essere aggressivo-passivo del protagonista. Quando Miyamuu gli ha detto, in sostanza, "beh, un uomo così imbelle mi farebbe pensare solo "che schifo"..." è probabile che Anno abbia pensato a questa situazione su di sé. Tipico di lui. Ora io non sono Freud né Berne, ma mi pare evidente la dinamica di coppia messa in scena. Ed è realistica: non c'è la solita scenetta da "aaah, maniaco!" e cazzate varie, ma la banale miseria della vita, della debolezza umana, del disgusto della donna per un uomo debole, e che schifo. Sembra un dialogo di Ozu: "Che schifezza, essere in vita" - "Eh sì, tutte solo schifezze!" (detto con un sorriso, però). Storia di Tokyo, cugina giovane e cugina adulta. Cose di vita. Ah, ovviamente ora sembra che io stia facendo il fichetto, ma no, non si creda: nel 1997 – e direi forse ancora tre o quattro anni dopo – non avevo capito nulla, nulla e sottolineo nulla (ho detto "nulla"?) di questo finale. Forse quanto di più tominiano sia mai stato fatto da Anno in termini di realismo relazionale di coppia. Ma le dinamiche di un amore (che tenta di essere) adulto non sono afferrabili da chi ha ancora tutti e due i piedi, con tutte le scarpe, nell'infanzia più dilettuosa e delittuosa. Sempre l'atroce moratoria crepuscolare. Ah, e se la cosa dovesse parere eccessiva: Arima Soichirou "violenta" Miyazawa Yukino e la ingravida. Nella sigla dell'anime già c'era lei con la mano sulla pancia. Ho usato le virgolette perché poi lui si pianta un taglierino nella mano, finché lei non lo affronta e gli dice a muso duro: "scusa, ma mi hai mai sentito dire "no"...?". Quel manga piaceva molto ad Anno, sì. Un pinguino col nome elevato al quadrato lo prova da tempi non sospetti. Cose da Nobi Nobita.
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