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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 03/11/2020 in Risposte

  1. Ai tempi di MANGAZINE (Honoo Tripper) la cicatrice infantile di un appendicite veniva adattatra come "ernia inguinale" per giustificarne la lateralità invertita. Essì, bisogna sempre venire incontro al pubblico di destinazione! Sempre! A qualsiasi costo! L'importante è sollazzarsi e sedarsi nello svago, mica capire qualcosa. :-) Italia ulililì, Giappone ululà.
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  2. Anche l'OVA si chiama Honoo Tripper, insieme a Warau Hyouteki e Choujo. È solo che da noi il Giappone arriva spesso dall'Atlantico, così spesso che neppure ce ne accorgiamo. Infatti vogliamo nome-cognome, scriviamo OAV e tante altre cose angloamericane, spesso a partire dai titoli. One Pound Gospel, tipo. Oltre le fiamme era un titolo "adattato" perché, suppongo, "La viaggiatrice delle fiamme" paresse brutto. Eh già. Quanto debba essere deformata una mente per trovare "brutto" ciò che è "giusto" fatico a immaginarlo. La mia idea di bellezza è modellata su quella di correttezza. Non chiamo giusto ciò che trovo bello, piuttosto trovo bello ciò che verifico essere giusto. Ortodossia mia, autocorrezione, autoeducazione, esercizi spirituali e cose. Todo modo para buscar... la verità delle parole, il miglioramento del sé.
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  3. https://www.huffingtonpost.it/entry/proietti-e-nato-e-morto-il-211-provate-a-fare-2-diviso-11-il-risultato-stupisce-i-social_it_5fa128bac5b6128c6b5c2760
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  4. Scusate, mi introduco a gamba tesa solo per aiutare chi è in difficoltà con i quote. Vi basta selezionare il testo che desiderate quotare e cliccare sul popup che compare a fine selezione:
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  5. Ho controllato. La prima stampa ha il sottotitolo "caccia allo stregone" a partire dal volume 3. Nel frattempo me lo sono già letto. Ma ovviamente lo comprerò.
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  6. È realmente un piacere confrontarsi con persone realmente interessate di ciò di cui si parla. Io per primo ho taalvolta cambiato delle mie opinioni di merito a seguito delle osservazioni di persone la cui "visione generale" non era a me affine, tra l'altro. ;-) Idem. :-) Domanda legittima. Come dicevo, è un qualcosa su cui penso e ripenso sempre, anche perché nel tempo ho non solo "cambiato", ma pure "evoluto" determinati miei modi di vedere. Ad esempio, oggi come oggi e già da un bel po' trovo del tutto irrinunciabile il corretto mantenimento dell'ordine cognome-nome per le persone giapponesi (o cinesi, o coreane). Era una cosa che ai tempi del mio primo adattamento di Eva non pensavo, ma poi ci ripensai, e credo che la "pietra tombale" sull'inversione delle parti del nome "all'occidentale" sia giunta dalla (meravigliosa) introduzione di Francesco Prandoni al suo (preziosissimo e fondamentale) libro Anime al cinema. Allo stesso modo, ai tempi del mio primo adattamento di Eva non mantenevo neppure il "-chan" (il cartello sulla sua stanza nell'ep-2 diventava da "Cameretta di Shinchan" a "Cameretta di Shinji", quando Misato lo chiama ironicamente "Shinchan" nell'ep5 diventava "Piccolino..."). Quindi anche sulla questione della resa dei suffissi onorifici sono scivolato verso una visione più vicina all'originale, benché in genere non trovo sensato mantenerli tutti. Come spiegavo credo tutto sommato di no. Perché? Perché non sono "parole", sono "parti di parole", ovvero "morfemi" – e il loro valore lessimico non è indipendente. Ovvero, o sono nomi sostantivi usati come apposizioni agglutinate in coda al nome proprio (ancora: dottor, professor, comandante, senpai... che infatti troveresti anche "da soli", non sono ad accompagnare un nome proprio), oppure sono meri morfemi caratterizzanti il nome a cui si attaccano. Tant'è che a mantenerli in genere si usa il trattino, no? ? Tranne chan, che deforma e diventa parte del nome, come appunto in "Shinchan". Una grande svolta in tutto questo mi venne con Ponyo sulla scogliera. Il protagonista si chiama Sosuke, ma viene chiamato sia Sosuke, sia Sosukechan, sia Sochan. Così in giapponese e così in italiano. Del resto, mi dissi, quando forse negli Anni Sessanta si iniziò ad abusare dei diminutivi fatti all'angloamericana, tipo Gualty, nessuno se ne fece un problema. Sulla sopprassione di -chan quando aggiutno a troncamento, come faceva notare il nostro Anonimo, tornerò rispondendo a lui. :-) Però, parlando delle mie visioni che ho "evoluto", c'è anche la resa delle pronunce. Sempre ai tempi della prima edizione di eva, facevo pronunciare – benché non toniche – le vocali mute: ìkari e àsuka, per intenderci. Era già una piccola rivoluzione, dato che di base da noi di diceva akìra e neppure àkira, al tempo o sakùra e non sàkura. In realtà questa cosa era solo parziale, fato che comunque in Eva facevo doppiare fuyutsùki, e in più fu contesta da tutte i lati: per chi era già troppo, per chi ancora troppo poco. Tra i sostenitori del troppo poco ricordo alcuni "puritsi ante litteram" sul vecchio newgroup IACA, che chiedevano a gran voce As'ka. Ai tempi difesi molto la presenza delle vocali mute, pronunciante non toniche ma pronunciate. Poi ricordo che quando vidi che alla Sefit per il doppiaggio di GTO (sul quale non avevo messo quasi penna o bocca) le pronunce fatte "a orecchio" dai bravi doppiatori italiani di quella società prevedevano una "professoressa fuyùtzki" iniziai a rifarmi molte domande. In questo caso, la "pietra tombale" fu di novo il doppiaggio di Ponyo: nei provini doppia Sòsuke, da Ghibli mi disse "no, fallo pronunciare Sòske". Fine della storia per Shito. Che anche che ne frattempo avevo studiato un po' di fonetica e fonologia (giusto un paio di esami universitari, nulla di che, ma interessanti), e allora ricostruii il mio "sistema mentale". Vero? Perché la mia "ortodossia" o "integralismo" è in realtà funzionale e sempre ragionata, mai aprioristica (!) o a prescindere, a dispetto di quello che persone che non riescono proprio a trovarsi a loro agio con la fedeltà del contenuto di un'opera straniera, indi sempre estranea a noi, possano dire: solo fandonie e scemenze. Io sono anche quello che ha voluto fortemente "tradurre e doppiare" le canzoni di Totoro, per dire, perché per me nel caso quella è la "vera massima fedeltà". A tutti gli effetti la mia "visione delle cose" è frutto di una continua rielaborazione del mio pensiero che nasce dall'esperienza e dallo studio personale edal confronto con tutte le persone il cui pensiero mi pare valido, a prescindere che mi siano simpatiche o meno. ;-)
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  7. Non ci sono parole, resta solo l'invidia, per chi l'ha preso lassu'.
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