In questi giorni ho dialogato con tanti amici che hanno fatto lo stesso, tutti entusiasti. Nessuno mi ha detto niente dell'adattamento (no complimenti, no lodi), tutti mi hanno solo parlato del film.
Tre in particolare, ammetto tre persone dall'alto profilo intellettuale oltreché culturale, ma molto diverse in molti modi.
La cosa che è bello sottolineare è che se il film di Nauisicaä, ultimo lavoro di M. prima dello Studio Ghibli, può oggi vedersi come l'inizio di un tutto a seguire, è altrettanto vero che fu la fine di un tutto pregresso.
"Ho fatto un film da regista, ho ottenuto successone riscontri, anche economici, ma ho perso tutti gli amici che avevo. Suzuki-san, non voglio mai più fare il regista, tornerò a fare solo l'animatore che Ootsuka-san."
Pare quella sia stata la prima volta che annunciò il suo ritiro, ed era sincero come sarebbe poi stato tutte le altre volte, se non di più.
"E coi soldi cosa ci faccio?"
"Beh, dai, con una metà apri un mutuo per una casa, l'altra metà prestali a Talahata che vorrebbe girare un documentario..."
Dopo qualche anno pare T. avesse speso tutto, non solo la metà prestatagli.
"Suzuki-san, come faccio? Non voglio ipotecare la mia casa!"
"Beh, allora facciamo un altro film!"
E fu Laputa, per creare il quale si fece – ad hoc – lo Studio Ghibli, su proposta di Takahata che poi manco si presentò per firmare alla registrazione della società.
Ma questo fu l'inizio. In cosa Nausicaä fu la fine di un tutto?
Quel ragazzotto diciannovenne che pianse a letto dopo aver visto Hakujaden, che è una fiaba animata per bambini, dopo di allora si era voltato verso l'animazione, era stap assunto alla TOEI, e aveva fatto una quantità di lavoro impressionante. Dalle intercalazioni riviste e rifatte da Kotabe Yoichi, a un ruolo inventato apposta per lui, ovvero per il suo grande contributo su quel film così pionieristico e socialista, agli anni passati a fare da braccio e stampella per il suo amico, alla prima regia seriale, e poi l'anno dopo a una cinematografica, ma su personaggi originariamente non suoi.
Era diventato il genere di animatore che aveva in mente: un autore di storie di disegni che si muovono. E ai tempi per l'animazione il ruolo di "kantoku" manco esisteva, si diceva "enshutsu(sha)", semmai. Ed era implicito facesse gli ekonte, che non si creditavano. Per M. è ancora così, ostinatamente.
Dunque N. è stato il primo film animato tutto suo. La sua prima vera creazione animata da autore totale. Il suo mondo disegnato in movimento. Tutti il lavoro e la crescita pregressi puntano e portano qui. In principio un fanta-chanbara con una Yara della Valle del Vento, una Nausicaä principessa dei ghoul (già Ponyo, voracità prosciuttofila inclusa) e una Kshana triste e sola col suo drago terricolo, ciascuna espressione di una etnia e società, come il protagonista dalle fattezze du Ashitaka, ma col crocchio al suo posto. Tutti alla ricerca di un castello demoniaco su un'isola volante, tra insetti giganti meccanici e SoldatiTitani pure tutti robotici, plausibilmente caduti dal (l'isola nel) cielo e studiati come altri faranno con altri giganti semidivini. Il titolo era "Sengoku Majou", se ben ricordo, ma qui sul Magazine gli interessati troveranno la prima metà di un articolo persino illustrata.
Però Sengoku Majou non si fece. Si fece meno di una sua metà che fu Kaze no Tani no Nausicaä, a partire da un manga fatto col dichiarato scopo di farsene produrre il film animato.
E quindi quel film è un punto di flesso per il suo autore, dove finisce la sua giovinezza otaku e da cui riparte la sua età adulta di uomo cresciuto.
Il resto è pure storia, per chi la conosce o se ne interessa un pochino sul serio. Spero appunto che C. mi stia leggendo, e ridendo.