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"Colorful" di Hara Keiichi


Shuji

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https://www.primevideo.com/detail/0MWUVHW6230U8GI5WWGBI5PYCX/ref=atv_sr_fle_c_Tn74RA__1_1_1?sr=1-1&pageTypeIdSource=ASIN&pageTypeId=B09JWYW2NC&qid=1634806692

 

E' effettivamente in italiano! C'è anche una vaga lista dei doppiatori.

 

Ottimo, lo volevo far vedere a un po' di gente.

Modificato da Chocozell
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  • 5 months later...

che gran bel film questo colorful. per quanto semplice, e per altro rivelandosi piacevole da seguire nonostante il tema di partenza (la morte) di cui non si scorda mai, si è rivelato essere un film molto al di sopra di quello che le parole scritte su di lui possono lasciare pensare. quello che vuole dire colorful è in realtà parlare della vita e lo fa con le emozioni, lavorandoci passo dopo passo per dargli forma e comunicarle efficacemente, dolcezza ed attenzione.

il film, pur concentrandosi nel fenomeno improbabilissimo della metempsicosi dell'anima di un ragazzo nel corpo di un altro (makoto) che si è suicidato, come impianto principale ricorre alla struttura di una rete relazionale basica per offrire un valido sguardo concreto ed universale sulle persone; rimanendo però nel microcosmo della storia raccontata, è notevole che tanto "makoto" quanto i suoi famigliari, i conoscenti e gli amici con il progredire del film subiscano un riposizionamento a seconda del punto di vista scelto per seguire la narrazione. da una parte c'è l'anima reincarnata in makoto, il protagonista a tutti gli effetti che ha un tempo limite di sei mesi entro il quale deve dare un senso alla propria esitenza e, trattandosi di una prova che non vuole superare perchè non interessato, non sembra proprio intenzionato a farlo; questo stato del protagonista è destinato a mutare in grande parte ed avviene attraverso alcune esperienze o la conoscenza delle persone. dall'altra parte anche le persone in contatto con makoto cambiano, sia attraverso di lui sia perchè non fanno altro che rivelarsi a lui (e dunque allo spettatore, che come lui andrà a riconsiderarli).

non per nulla un elemento fondamentale e motore di tutto il film sono le reazioni "degli altri": quelle dei contatti di makoto per lui, quelle di makoto per loro. questo è un argomento chiave che ritorna successivamente quando viene spiegato il titolo dell'opera: colorful. in genere si è abituati a descrivere le persone in riferimento alle loro caratteristiche; quindi un'interpretazione soggettiva di apparenza e comportamenti. nel film questi attributi si sceglie di parificarli ai colori, e più se ne aggiungono (autonomamente) alla propria esistenza e maggiore un individuo tenderà alla completezza. resta però che, siano definizioni o colori, nel bene e nel male sono gli altri a rendercene conto perchè noi non siamo in grado di farlo sufficientemente. ecco dunque l'importanza del punto di vista esterno, necessario per definire meglio sè stessi.

alla fine la grande domanda alla quale colorful vuole dare una risposta non è tanto perchè vivere, ma come. e ci riesce, anche qui in modo universale. come vivere una vita che non si sente propria? come vivere una vita diversa da quella che si vorrebbe? come vivere una vita piena di delusioni che sonvolgono? come vivere una vita dove le aspettative vengono disattese? non è un caso che i termini delle domande siano assoluti e negativi, perchè questa estremizzazione è la condizione esistenziale nella quale si trova "makoto". ci sono diversi modi ed ognuno deve trovare il proprio per farlo, ma il film suggerisce alcuni esempi: alle volte accontentadosi, altre inseguendo la curiosità, accettando la verità, non dandosi per vinti, qualche volta fregandosene e ponendosi nuovi obbiettivi perchè la vita riserva sfortune ma si può sorpassarle. l'idea stessa del sorpasso viene sottolineata da una insert song a 3/4 di film, durante una scena importante, ed in essa si immagina un rapporto epistolare tra un giovane angosciato, stremato e sconfitto che decide di scrivere al sè stesso adulto del futuro, il quale lo incoraggia dicendogli, sostanzialmente, che esistere significa venire feriti a qualunque età ma vale la pena continuare a sognare e cercare delle risposte per andare avanti.

ci sarebbe ancora molto altro da dire su colorful, perchè con i suoi personaggi e le sue comparse fornisce un assist a discorsi importanti sulla società senza tralasciare il ruolo dell'ambiente formativo scolastico. è un film intenso ed utile fino all'ironica sigla di chiusura, tutta da ascoltare, e che svela la sua positività gradualmente senza ipocrisie. pur essendo rivolto agli adolescenti ed alla loro delicatissima fase esistenziale, ha anche qualche freccia per chi è avanti negli anni (oltre alla già citata insert song, la famiglia di "makoto" è composta da adulti insoddisfatti consapevoli delle proprie colpe, ma che cercano anche di correggersi). dunque un film che potrebbe essere visto in famiglia se lo si vuole. dubito accadrà mai, le persone sono perlopiù proprio come makoto: in fuga dalla realtà e da sè stessi, attendono che per qualche diritto che si sono immaginati gli debba piombare addosso la salvezza e nel mentre si dedicano ai vizi, puniscono gli altri per gratificazione personale.

indubbiamente ci sono usanze, situazioni e luoghi tipici del giappone che potrebbero far sentire estraneo lo spettatore; ma è poca cosa, il messaggio del film può arrivare lo stesso anche senza spiegarli.

dal punto di vista tecnico mi è sembrato un film ottimamente realizzato. i fondali (ripresi da luoghi veri) sono complessi e ricchi di dettagli, le animazioni fluide, il 3D ben mascherato ed è tutto molto... colorato, in senso buono.

vorrei spendere un'ultima parola sul character design. è di tipo caricaturale, come pressochè tutto quello presente in animazione, ma tendente all'essenziale. ciò non va frainteso con qualcosa come "povero" o scarno, perchè l'espressività di quanto disegnato è davvero di alto livello ed i fotogrammi presi da soli non esprimono per nulla la bontà della caratterizzazione effettiva.

buono anche il doppiaggio italiano, forse a tratti solo un po' accelerato.

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