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Nomadland - 3 Oscar valgono un thread


Lord Gara

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Ci sono film che non vogliono raccontare una storia dall’inizio alla fine, ci sono film che semplicemente vogliono descrivere un luogo, un tempo, uno stato d’animo, raccontare un punto di vista.
Nomadland è sicuramente uno di questi film, guardarlo come un film non permetterebbe di apprezzarlo al di la della eccellente fotografia con cui Chloe Zhao ritrae gli stati centrali, quelli che probabilmente sono la vera America, dove la frontiera non se n’è mai davvero andata.
Più che un film è una riflessione sulla perdita (lavoro, affetti, condizione sociale), su cosa essa comporta e su come la si affronta e in quanto riflessione non è detto che porti necessariamente a qualcosa, non è detto che alla mancanza subentri l’accettazione, il superamento di quella privazione, l’entrare in una nuova fase, rinati, riforgiati, nuovi, più forti, più consapevoli, decidete voi quale cazzata new age sia più appropriata e no, non parlerò di resilienza perché sarebbe un insulto al lavoro di Chloe Zhao, perché in Nomadland, nel personaggio di Fern c’è tutto fuorché resilienza.
Dicevo, non è detto che quella mancanza si superi, continuando a vagare per il mondo in cerca di una nuova meta, di un senso che ci spinga a fare ancora un passo, un altro miglio, cercando qualcosa che forse non si troverà mai.
 
Tutta questa manfrina per dire che personalmente Nomadland non è che mi ha fatto strappare i capelli, non correrò ad aggiungerlo in collezione fisica ne lo rivedrò mai in vita mia è un film con un messaggio molto forte, che richiede attenzione (tanta ma non troppa a dire il vero), un po' di concentrazione e qualche minuti di interiorizzazione mentre scorrono i titoli di coda, ne riconosco la forza del messaggio e credo che la Zhao abbia fatto veramente un bel lavoro nel trasmettere le sue idee tramite la vicenda di Fern.
 
Una visione non facilissima ma se qualcuno qua dentro gliene frega qualcosa di Cinema credo abbastanza obbligata in questo periodo anche solo per capire di cosa è capace di fare Chloe Zhao che tra un po' vedremo alla prova dell'MCU (e devo dire che sono molto curioso di capire come una regista che si porta dietro sto bagaglio si misurerà con il blockbusterone fracassone marvelliano).
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4 hours ago, Lord Gara said:
Ci sono film che non vogliono raccontare una storia dall’inizio alla fine, ci sono film che semplicemente vogliono descrivere un luogo, un tempo, uno stato d’animo, raccontare un punto di vista.
Nomadland è sicuramente uno di questi film, guardarlo come un film non permetterebbe di apprezzarlo al di la della eccellente fotografia con cui Chloe Zhao ritrae gli stati centrali, quelli che probabilmente sono la vera America, dove la frontiera non se n’è mai davvero andata.
Più che un film è una riflessione sulla perdita (lavoro, affetti, condizione sociale), su cosa essa comporta e su come la si affronta e in quanto riflessione non è detto che porti necessariamente a qualcosa, non è detto che alla mancanza subentri l’accettazione, il superamento di quella privazione, l’entrare in una nuova fase, rinati, riforgiati, nuovi, più forti, più consapevoli, decidete voi quale cazzata new age sia più appropriata e no, non parlerò di resilienza perché sarebbe un insulto al lavoro di Chloe Zhao, perché in Nomadland, nel personaggio di Fern c’è tutto fuorché resilienza.
Dicevo, non è detto che quella mancanza si superi, continuando a vagare per il mondo in cerca di una nuova meta, di un senso che ci spinga a fare ancora un passo, un altro miglio, cercando qualcosa che forse non si troverà mai.
 
Tutta questa manfrina per dire che personalmente Nomadland non è che mi ha fatto strappare i capelli, non correrò ad aggiungerlo in collezione fisica ne lo rivedrò mai in vita mia è un film con un messaggio molto forte, che richiede attenzione (tanta ma non troppa a dire il vero), un po' di concentrazione e qualche minuti di interiorizzazione mentre scorrono i titoli di coda, ne riconosco la forza del messaggio e credo che la Zhao abbia fatto veramente un bel lavoro nel trasmettere le sue idee tramite la vicenda di Fern.
 
Una visione non facilissima ma se qualcuno qua dentro gliene frega qualcosa di Cinema credo abbastanza obbligata in questo periodo anche solo per capire di cosa è capace di fare Chloe Zhao che tra un po' vedremo alla prova dell'MCU (e devo dire che sono molto curioso di capire come una regista che si porta dietro sto bagaglio si misurerà con il blockbusterone fracassone marvelliano).

per quanto mi riguarda, non sono stato particolarmente colpito dal film.

Passati diversi giorni ho capito il perche'.

Non e' una questione tecnica; il punto e' che per me tutto quanto raccontato sa di gia' visto.

Conosco bene la desertificazione industriale, compresi i vari agglomerati urbani che si creano intorno alle fabbriche, in italia ne abbiamo quanti ne vuoi.

Conosco bene il doversi reinventare per sopravvivere. Nella totalita' dei casi come questi, senza alcuna dignita'.

Conosco bene i meccanismi farraginosi e insufficienti degli ammortizzatori sociali.

 

FINTANTO che sono gli americani, che magari si possono un po' svegliare sulla concreta situazione attuale.

Per me, sa tutto di gia' visto.

E non mi basta mica un paesaggio ripreso in modo Uber, per accendermi l'entusiasmo piu' di tanto.

 

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Ho capito quello che dici e mi trovi abbastanza d'accordo.
Noi con il cinema che raccontava il disagio delle periferie e della classe operaia ci abbiamo campato un ventennio abbondante se non di più mentre gli americani sembra che lo stiano scoprendo adesso, è una riflessione che stavo facendo anche io mentre lo guardavo tipo "toh guarda, mo il prossimo passo è il remake de La Classe Operaia Va in Paradiso però ambientato nella Silicon Valley".

Tra l'altro nei titoli di coda mi sono accorto che alcuni personaggi interpretavano se stessi e mi si accesa in testa la scenetta del cinema d'essai di Aldo Giovanni e Giacomo e sono andato a controllare e...

https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2021-02-25/nomadland-hulu-real-life-nomads

Interessante anche nell'articolo le dimensioni di questo movimento di nomadi stia acquisendo negli Stati Uniti e forse anche il perchè abbia destato tanto rumore questo film.

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ok visto.

mi viene da riassumere l'esperienza così: che film francese.

effettivamente un momento di svolta importante per la protagonista c'era, ed era l'opportunità di cambiare vita. in realtà la medesima occasione le è capitata ben due volte in tempi ravvicinati: la prima quando si reca a salutare sua sorella e la seconda quando passa da dave e famiglia; il motivo per il quale non ha accettato e non lo farà viene sostanzialmente definito proprio dalle parole di sua sorella ed è che a lei, fin da piccola, è sempre piaciuto vivere in modo audace (matrimonio, trasferimento, luogo di lavoro).

dopodichè la vita di fern si trasforma in una sorta di loop per il quale lei comincia a ripercorrere le tappe viste ad inizio film, seppure con alcune differenze relative alle persone.

per lei la meta non era dunque fisica; ovvero non si trattava della ricerca di una appropriata conclusione mediante un percorso su strada, ma come trovare un equilibrio interiore soddisfacente e la propria libertà rifiutando la società moderna che, assieme alla sfiga, l'aveva rovinata.

alla fine sarebbe lei quella che vince, chi si accasa o sottosta alla regole (gente che si indebita per avere una casa che non potrà mai avere -> discorso con gli immobiliari) sono quelli che cedono.

non si può dire nulla alla storia di un film come questo, specie se curiosamente si mostra una protagonista che nonostante tutto quello che le è capitato non si lascia sfuggire un benchè minimo lamento. è qualcosa di cui se ne prende atto, magari con qualche dubbio perchè per quanto poco sia realistico c'è sempre la possibilità che invece possa esserci chi reagisce così alle avversità.

a me, personalmente, pur comprendendone il disagio che vuole raccontare e probabilmente le dinamiche, questa vicenda non ha detto nulla. non mi è sembrata una storia raccontata in modo eccezionale o rivelatorio. non mi sembrava nemmeno che ce ne fosse l'intenzione.

e qui parte il discorso sulle statuette.

circa la prima metà de film è irritante ai massimi livelli. sembra un minestrone di clip fatte con istagram o tik tok o il social che volete, cioè video che per durata stanno sotto al minuto. ogni 15-60 secondi c'è uno stacco e ci si ritrova in un'altra clip che quasi mai c'entra con quello che si stava guardando prima. 50 minuti così.

panorami: in pratica abbiamo allargato il campo e, quando su mezzo in movimento, giocherellato un po' con la camera che fissa un punto all'orizzonte.

la mcdormand ha solo due espressioni: felicità/sorriso quando scherza e normale/sguardo perso (bonus: anche quando ascolta o osserva).

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Il montaggio specie all'inizio l'ho trovato seccante anche io, è molto nervoso, molto accelerato, quasi non si capisce la scansione temporale (nel film sembra che passino mesi ma per lo spettatore sono minuti) e ora che mi ci fai tornare anche poco si capisce se è la nascita della nomade oppure no.

Altra cosa che mi faceva strano e non ho nominato prima l'uso della colonna sonora: se ci fate caso viene utilizzata come "segway" tra una sequenza e l'altra, in pratica si ripete la sequenza: scena senza sottofondo girata a mo di clip -> pausina con sguardo perso della McDormand -> parte la musichina -> scena nuova -> stop musichina -> iniziando i dialoghi

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6 hours ago, Lord Gara said:

si capisce se è la nascita della nomade oppure no

nel 2011 chiude la miniera a empire e tutti i lavoratori devono trasferirsi (aka trovarsi altro impiego). lei era tra questi, nel reparto risorse umane, mentre il marito in miniera; precedentemente a questo lavoro ha fatto anche supplenza part time in una scuola, sempre a empire, e quando incontra una donna con le figlie che la riconoscono, beh parlando si capisce che si sta spostando con il furgone da un po' di tempo. ad un certo punto viene a sapere che c'è una specie di comunità di persone nomadi e si dirige lì. il film dovrebbe durare circa un anno prima che torni ad empire, teoricamente per salutarla definitivamente, se ci si rifa a festa del ringraziamento e capodanno.

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